Copertina del libro: "Scritti inediti e materiali di lavoro".

Scritti inediti e materiali di lavoro
A cura dell'Associazione Il Veliero
Finito di stampare nel mese di giugno 2001, da "MEDIA", per conto dell'Agenzia per la Promozione culturale di Teramo - sede di Giulianova

 

 

 

Ignazio Cerio nasce a Giulianova il 28 febbraio 1840 da Pasquale e dalla diciottenne Raffaella Fossi. Pasquale Cerio era a Giulianova almeno dal 1838 come agente di dogana; probabilmente in quello stesso anno viene liberato da Ponza dove aveva scontato una ingiusta pena: tredici anni perché sospettato di idee libertarie.
Ignazio Cerio

 

INTRODUZIONE

CRISTIANO SPILA
Università di Roma “La Sapienza”

Ignazio Cerio è un personaggio certamente singolare, uno di quegli eruditi e sapienti del secolo scorso, un personaggio inatteso che accade di trovare in luoghi rari e felicemente nascosti. Qualcosa di sorprendente nobilita la sua esistenza, come una qualità inventata da un misterioso nume della storia. Questo nume instabile predispose per lui situazioni avventurose, forse imprevedibili a lui stesso, certo destinate a durare ben oltre la sua scomparsa. Nella sua lunga esistenza, Ceno approntò una bella e non facile collezione di antichità, viaggiò molto, fu uno stimato collezionista di oggetti; come allora usava, raccolse cose d’Egitto e d’Oriente, stravaganze e bellezze naturali: la sua intelligenza ricorda certi ingegnosi scienziati secenteschi, intesi a mettere insieme i documenti più vari e bizzarri del mondo. li mondo di Capri, ossia la natura e la storia dell’isola, è stata la sua materia da collezione.
Il primo aspetto che consente di inscrivere la figura di Cerio in un orizzonte insieme napoletano ed europeo, con un forte richiamo alla nuova dimensione di studi inaugurata dal darwinismo, in netta opposizione ad un orientamento generale di studi idealistici in Italia, è proprio questo concetto di allargamento e interazione delle varie competenze e discipline. Cerio è certamente un uomo dell’Ottocento, che vive a cavallo fra i due secoli, e nel campo scientifico si mostra come un propugnatore del metodo di studio positivista; ma a questo dato, egli vi aggiunge le infinite sfumature del gusto e dell’intelligenza: l’amore per l’antico, la ricerca di testimonianze remote della natura e della civiltà, lo studio e la scoperta dei fossili, appena visibili orme tra le rovine e le sabbie del tempo. È dunque naturale che quasi alla fine dell’Ottocento quest'uomo geniale e curioso sia potuto giungere a scoprire le solide prove dell’esistenza a Capri dell’uomo primitivo, e ne sia rimasto incantato, sconvolto ed eccitato dalla scoperta delle vestigia di un mondo ormai lontanissimo, remotissimo, ma ancora vivo di presenze: non è solo la poesia delle rovine che lo attrasse, ma il rilievo di una ricerca, di un’osservazione, di una scoperta in qualche modo fondativa, esemplare, didattica.
Cerio svolse una attività scientifica e naturalistica non meno eclettica e importante di quella storico-archeologica, con le quali del resto essa risulta coordinata e solidale. La ricerca di Cerio è infatti proprio questo: la sua polimorfa disponibilità alla conoscenza lo presenta come scienziato, pensatore, osservatore, artista, sognatore. Incline a coltivare le scienze come le arti, una sapiente distrazione lo porta ad occuparsi di tutte le forme del conoscere, una casualità intellettuale lo muove in tutte le direzioni. Ignazio Ceno, che si potrebbe chiamare semplicemente uomo di scienze, esibisce un fare accurato ma anche disinvolto, una certa umiltà aggraziata da gran signore, una serietà scientifica e accademica nutrita di fantasia; lo guida una personalità viva e vivace, un desiderio ostinato di progresso, una tenace passione di conoscenza.
La riflessione teorico-pratica affidata agli scritti, che qui presentiamo, si irradia dalla sua multiforme attività di scienziato, di ricercatore e di collettore di studi.
Il nucleo didattico attorno a cui Ignazio Cerio non ha cessato di muoversi è lo sviluppo della conoscenza, del sapere, della ragione, delle scienze, del progresso e della civiltà. A Capri, proprio in virtù del suo ininterrotto sforzo di promotore scientifico, l’area delle scoperte scientifiche si allarga, perché viene rotto un isolamento culturale e vengono create le condizioni per un dibattito scientifico veramente internazionale. In questo raggiunge i suoi migliori obiettivi: con lui è possibile un dialogo tra scienziati e umanisti, un’unità culturale, che è la vera nozione di studio multidisciplinare.
Quando si tratta del suo lavoro, Ignazio Cerio mostra di possedere una rigorosa capacità operativa, in certo qual senso una maschera protettiva che riesce a fargli trasformare un problema d’indole generale nel banco di prova della sua personale intelligenza. Non si può fare a meno di notare, in presenza dei suoi scritti inediti, dei suoi appunti, dei suoi progetti, quale fosse il grado di insegnamento che ne intendeva trarre, in che modo riusciva ad ordinare la materia di un ragionamento, e a sistemare i punti nel modo più didascalico e preciso che gli era abituale. Dalla meticolosità con cui soleva prendere appunti, dal ventaglio di interessi che egli dimostra nelle materie più disparate, si ricavano gli elementi caratteristici della figura di uno scienziato al passaggio del secolo, teso a ricavare conoscenze sempre più ampie dal processo di trasformazione che si verifica nelle scienze, dall’affermarsi del pensiero evolutivo, al profilarsi di un sistema più ‘aperto’ di ricerca.
Ignazio Cerio ha applicato il suo zelo di ricercatore e divulgatore di cultura alle speculazioni naturalistiche, ma se le circostanze di una nuova scoperta, o di un improvviso interesse, lo portavano in un campo vergine per lui di conoscenze, pure le esperienze di studio e una stupefacente duttilità intellettuale lo soccorrevano nell’affrontare una diversa casistica e assai diverse distinzioni. Nell’umiltà e nell’impegno è da riconoscersi un tratto assai nobile e caratteristico dell’uomo e dello scienziato Cerio.
Una certa attitudine, di tipo artigianale e di stretta educazione positivista, al costante esercizio della scrittura, che in una fase di riflessione promuove un bisogno di registrare e di annotare (con un’attenzione a tutti gli aspetti dello scibile), si è fatta in lui qualità funzionale: scongiura il pericolo che in tanto eclettismo l’osservazione si perda e, al contempo, garantisce, dentro i motivi dell’attività di ricerca, lo sviluppo delle conoscenze. Legata allo svolgersi di una attività eclettica, in un materiale accumularsi ed interrompersi continuo del tempo, l’opera di Cerio risulta frammentaria e dispersiva: egli non riesce a realizzare in eguale misura il valore scientifico delle sue pagine - donde il continuo interrompersi della scrittura sulla traccia di altre occupazioni o scoperte e il bisogno di stabilire nuovi punti di contatto.
Il volume ripercorre le tappe di quello che è stato lo svolgimento intellettuale e culturale di Ignazio Cerio, mettendo in luce come esso non corrisponda affatto alle interpretazioni correnti di uno scienziato positivista tout court, partendo anzitutto da quella fenomenologia della “multidisciplinarietà” degli studi che costituisce non solo il timbro peculiare della sua ricerca, ma anche il fondo nascosto della sua esperienza di vita. Tale attitudine rivela un’origine e una collocazione storica facilmente riconoscibili: il collezionismo, la mania per l’antichità, l’enciclopedismo, sono tipici della cultura positivista; ma in lui la forza di questo scambio di discipline e di competenze acquista il significato di un’esperienza di vita altrettanto forte. Non solo, ma in Cerio il desiderio di conoscenza infrange lo spazio del sapere tradizionale e dello stesso metodo positivistico che pure ne aveva favorita la nascita.
L’impegno e l’attenzione degli studiosi delle varie discipline scientifiche per la figura di Ignazio Cerio hanno trovato rigorose espressioni soprattutto per quel che riguarda l’ambito delle scoperte preistoriche. Lo studio della paletnologia e della paleontologia, in quanto coglie gli aspetti più duraturi dell’attività di Cerio, rappresenta un filone particolarmente fecondo con il quale si sono cimentate generazioni di studiosi, che hanno puntato la loro attenzione sugli aspetti più vivi di tale ricerca. Tale filone di studi, individuato nel suo concreto valore di documento scientifico, vincola Ceno alla geografia e alla storia di Capri. E non c’è che dire, in quanto Capri costituisce per Cerio quella unità naturale per la quale soltanto è opportuna una ricerca più specifica per cogliere tutti gli aspetti della sua enorme influenza sugli studi paletnologici.
Ben utile, in questo senso, è il lavoro d’apertura di Chiara Angelone, dal titolo I giacimenti quaternari a mammiferi di Grotta delle Felci e del Quisisana (Isola di Capri): storia e attualità, che presenta indicazioni metodologiche utili per comprendere l’importanza attuale delle scoperte paleontologiche di Cerio. La studiosa muove dalla rivisitazione dei reperti preistorici conservati al Museo ‘Ignazio Cerio e lo fa con un interesse che va oltre il documento, che sbocca in una visione didattica, attenta al dato classificatorio e descrittivo come elemento indispensabile per affermare l’importanza delle scoperte di Cerio nel campo della preistoria. Quello che la studiosa offre in questo lavoro è una importante verifica delle scoperte alla luce dei dati attuali, riesaminando il rapporto tra il grado di conoscenze dell’epoca e la comparazione con le strutture scientifiche di oggi. Proprio l’esempio di Capri è particolarmente significativo: l’isola è una sorta di microcosmo faunistico di notevole varietà e bellezza, un vero museo della natura primordiale.
La possibilità di potere indagare su una molteplicità di ‘fatti’ concentrati su un territorio di superficie relativamente modesta, ha costituito da sempre uno stimolo importante per le indagini sulle aree insulari in generale. Le riflessioni dell’Angelone sono interessanti proprio in quanto attualizzano e mostrano il grado di conoscenza scientifica del Cerio paleontologo, soprattutto a livello classificatorio, in una messa a confronto con le nuove terminologie nomenclatorie e le attuali acquisizioni della scienza nel campo tassonomico e descrittivo.
L’obiettivo di Cerio, in prima istanza, rimane dunque il progresso scientifico: un obiettivo valido, che però deve essere inquadrato nello spirito scientifico del tempo. Il saggio di Nico De Fedencis, intitolato il 'Pentateuco' di ignazio Cerio nella cultura italiana tra Ottocento e Novecento, segue questa via. Di fronte alle incertezze e difficoltà della storia delle scienze di ricostruire la circolazione delle idee, non è affatto sorprendente partire da uno come Cerio, che lavora in una modesta e pacifica provincia, cercando di riattualizzare, a partire dalle sue radici filosofiche e da un’ impronta ideologica ben definita, la sua autentica funzione di scienziato a cavallo tra i due secoli. Il termine “positivista” applicato a Ignazio Cerio non potrebbe meglio dirci quello che c’è dietro di lui, la sua posizione nella storia delle idee.
Il Pentateuco di Cerio viene studiato da De Federicis non soltanto nella forma di un esempio della posizione che egli occupa in seno al dibattito filosofico-teologico, mettendo a confronto lo spirito positivistico con la realtà in mezzo alla quale storicamente egli operò; ma altresì viene analizzato, con ampiezza di respiro storico-critico e con lucido argomentare, il posto effettivo che Cerio tiene nel panorama culturale e scientifico del suo tempo. Le conclusioni, pazientemente costruite dallo studioso anche su una base di raffronto del clima generale del dibattito scientifico del tempo, sono chiare. Cerio costituì un piccolo laboratorio di esegesi biblica dove poter non soltanto esprimere una esigenza di tipo autobiografico, ma anche il senso di una metodologia, di una ricerca razionalistica e ‘progressiva’. Il testo viene a configurarsi così come il riflesso di una situazione sociale e culturale, come espressione di una mentalità, come cifra e paradigma dello spaccato sociale di un intellettuale dell’ottocento meridionale.
Proprio l’ambiente che Cerio trovò al suo arrivo a Capri poteva persuaderlo di quale fosse l’importanza di immettere le sue idee nella cultura arretrata dell’isola, soprattutto per quello che riguardava la salvaguardia del patrimonio archeologico e storico. A Capri, trovava l’eredità di Carlo Bonucci, il quale per quasi un ventennio si era battuto per una prospettiva in qualche modo parallela alla sua. Il lavoro di Rossella Zaccagnini, Il rispetto per l’antico: Ignazio Cerio e le nuove frontiere della ricerca archeologica, marca l’attività di Cerio in questo senso come tappa decisiva. Ormai è chiaro a Cerio che un certo tipo di archeologia, come quella di Hadrawa per intenderci, ha concluso il suo ciclo storico. I grandi schemi preparati da Bonucci, da Feola, appaiono precorritori di quanto l’attività di Cerio andava dimostrando sul piano pratico. La sua passione per le antichità, che andava rafforzando nel suo ruolo di Ispettore Onorario ai Monumenti e Scavi di Capri, egli la spende nel tentativo di introdurre una idea di conservazione, di restauro, di protezione dei beni culturali e archeologici. Il ripercorrere, come fa la studiosa, le tappe dell’attività ceriana in questa direzione serve a chiarificare la gradualità del processo di avvicinamento alla consapevolezza dell’archeologia come scienza.
Occorre ora vedere come questa problematica positivistica e multidisciplinare prenda corpo e si articoli nel campo della medicina, che rimane l’attività primaria di Cerio, e la portata che vi assume nella pratica curativa e nella intuizione nosologica del Nostro. Il punto di partenza è il brillante e informatissimo saggio di Gennaro Rispoli, dal titolo Don Ignazio Cerio, medico-cerusico. Questo lavoro rappresenta la delimitazione dello spazio specifico di analisi della pratica medicale e insieme la valorizzazione della figura intellettuale e morale di Cerio.
Rispoli accenna più volte al valore di testimonianza esemplare della figura di Cerio come medico, sia mettendo in luce il suo modo di “sperimentare” le malattie, di ordinarle, di studiarle; sia per quanto riguarda la sua formazione medica. Verso questa tematica, lo studioso si mostra specialmente attento, chiarendo i debiti scientifici di Cerio, i suoi antecedenti, la problematica specifica, la sua strumentazione analitica e diagnostica, i risvolti quotidiani della pratica medica, la configurazione del sapere nel quale sono insiti, cercando di definirli e di coglierli nel loro fondamento pratico, e finendo così per offrire un ritratto particolarmente vivo di Ignazio Cerio medico. Impresa non facile per Rispoli, che ricostruisce l’ambiente positivistico della medicina napoletana, fondando il suo discorso sulle mutazioni storiche e sulla comprensione dei motivi scientifici.
Sappiamo che la medicina occupa un posto privilegiato nella vita di Ignazio Cerio, e per così dire, strategico. Poiché proprio dalla base culturale e informativa della medicina trova spazio un veicolo formidabile per ampliare gli orizzonti culturali: l’enciclopedismo. La congiuntura teorica che rende possibile l’esperienza medica di Cerio risiede proprio nelle scienze umarnstiche che sono alla base della sua formazione umana ed intellettuale.
Il già così articolato ed eclettico mosaico dell’attività di Ignazio Cerio nei vari campi dello scibile si arricchisce di un ulteriore tassello: quello della tassidermia. Gennaro Aprea e Nicola Maio, redattori dello scritto Ignazio Ceno collezionista zoologo e preparatore, tracciano un percorso di studi e di ricerche di straordinario interesse culturale per quanto riguarda le competenze di Cerio in materia di imbalsamazione di animali. Tale interesse, che si inscrive perfettamente nei gusti e nello spirito ‘artigianale’ di uno come Cerio, non può non implicare determinate conseguenze dal punto di vista scientifico e pratico.
Ignazio Cerio, sia ben inteso, non era il primo a praticare questa disciplina, ma possedeva sicuramente gli strumenti e la metodica necessaria per poter affrontare parecchie preparazioni di animali e in maggior misura, visto il suo precipuo interesse per l’ornitologia, di uccelli. Basandosi, come ben evidenziano i richiami e i documenti forniti dagli autori, in parte dalla tradizione scientifica e dalle tecniche di lavorazione apprese dai manuali e in parte dalla sua stessa sterminata ricerca, Cerio viene realizzando prodotti di notevole fattura: ad uso degli studiosi con cui era in contatto (su tutti, Giglioli) e per la sua privata collezione. I due studiosi, attraverso una sintetica quanto esaustiva parabola storica del tema, esemplarmente individuano una specifica competenza di Cerio, che gli derivava soprattutto dalla sua pratica di medico e che egli utilizzerà in modo tendenzialmente sistematico.
Presi nella loro apparente disorganicità, dunque, questi scritti inediti rivelano una significativa unità almeno su un certo piano, in quanto mostrano in quale misura Cerio conducesse analisi e comparazioni sperimentali e indagasse sui misteri del cosmo e della natura. Gli scritti ceriani rappresentano, inoltre, un campo d’azione non meno importante di quello pratico, giacché si rivelano pieni di problemi intravisti e di riflessioni continue sulla metodologia e la didattica. Ignazio Cerio, mosso da molteplici interessi e questioni, vive in modo articolato e forse neanche troppo pacifico i problemi e le tensioni inerenti alle sue indagini.
La vicenda di Ignazio Cerio a cavallo tra Ottocento e Novecento, è esemplare e rappresenta, per così dire, una delle esperienze più articolate e complesse del fenomeno scientifico positivistico in Italia, e in particolare nel Napoletano. In realtà, la figura di Ignazio Cerio non deve essere localizzata nelle carte geografiche dei comuni o delle regioni d’Italia, ma in quell’altra ideale geografia dove si trovano tutti quegli uomini che hanno immaginato e vissuto la gloria della conoscenza.