
- Scritti inediti
e materiali di lavoro
- A cura dell'Associazione
Il Veliero
- Finito di stampare
nel mese di giugno 2001, da "MEDIA", per conto dell'Agenzia per la
Promozione culturale di Teramo - sede di Giulianova

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- Ignazio Cerio
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INTRODUZIONE
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CRISTIANO SPILA
Università di Roma “La Sapienza”
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Ignazio Cerio è un personaggio certamente singolare, uno di quegli
eruditi e sapienti del secolo scorso, un personaggio inatteso che accade
di trovare in luoghi rari e felicemente nascosti. Qualcosa di
sorprendente nobilita la sua esistenza, come una qualità inventata da un
misterioso nume della storia. Questo nume instabile predispose per lui
situazioni avventurose, forse imprevedibili a lui stesso, certo
destinate a durare ben oltre la sua scomparsa. Nella sua lunga
esistenza, Ceno approntò una bella e non facile collezione di antichità,
viaggiò molto, fu uno stimato collezionista di oggetti; come allora
usava, raccolse cose d’Egitto e d’Oriente, stravaganze e bellezze
naturali: la sua intelligenza ricorda certi ingegnosi scienziati
secenteschi, intesi a mettere insieme i documenti più vari e bizzarri
del mondo. li mondo di Capri, ossia la natura e la storia dell’isola, è
stata la sua materia da collezione.
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Il primo aspetto che
consente di inscrivere la figura di Cerio in un orizzonte insieme
napoletano ed europeo, con un forte richiamo alla nuova dimensione di
studi inaugurata dal darwinismo, in netta opposizione ad un orientamento
generale di studi idealistici in Italia, è proprio questo concetto di
allargamento e interazione delle varie competenze e discipline. Cerio è
certamente un uomo dell’Ottocento, che vive a cavallo fra i due secoli,
e nel campo scientifico si mostra come un propugnatore del metodo di
studio positivista; ma a questo dato, egli vi aggiunge le infinite
sfumature del gusto e dell’intelligenza: l’amore per l’antico, la
ricerca di testimonianze remote della natura e della civiltà, lo studio
e la scoperta dei fossili, appena visibili orme tra le rovine e le
sabbie del tempo. È dunque naturale che quasi alla fine dell’Ottocento
quest'uomo geniale e curioso sia potuto giungere a scoprire le solide
prove dell’esistenza a Capri dell’uomo primitivo, e ne sia rimasto
incantato, sconvolto ed eccitato dalla scoperta delle vestigia di un
mondo ormai lontanissimo, remotissimo, ma ancora vivo di presenze: non è
solo la poesia delle rovine che lo attrasse, ma il rilievo di una
ricerca, di un’osservazione, di una scoperta in qualche modo fondativa,
esemplare, didattica.
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Cerio svolse una
attività scientifica e naturalistica non meno eclettica e importante di
quella storico-archeologica, con le quali del resto essa risulta
coordinata e solidale. La ricerca di Cerio è infatti proprio questo: la
sua polimorfa disponibilità alla conoscenza lo presenta come scienziato,
pensatore, osservatore, artista, sognatore. Incline a coltivare le
scienze come le arti, una sapiente distrazione lo porta ad occuparsi di
tutte le forme del conoscere, una casualità intellettuale lo muove in
tutte le direzioni. Ignazio Ceno, che si potrebbe chiamare semplicemente
uomo di scienze, esibisce un fare accurato ma anche disinvolto,
una certa umiltà aggraziata da gran signore, una serietà scientifica e
accademica nutrita di fantasia; lo guida una personalità viva e vivace,
un desiderio ostinato di progresso, una tenace passione di conoscenza.
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La riflessione
teorico-pratica affidata agli scritti, che qui presentiamo, si irradia
dalla sua multiforme attività di scienziato, di ricercatore e di
collettore di studi.
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Il nucleo didattico
attorno a cui Ignazio Cerio non ha cessato di muoversi è lo sviluppo
della conoscenza, del sapere, della ragione, delle scienze, del
progresso e della civiltà. A Capri, proprio in virtù del suo
ininterrotto sforzo di promotore scientifico, l’area delle scoperte
scientifiche si allarga, perché viene rotto un isolamento culturale e
vengono create le condizioni per un dibattito scientifico veramente
internazionale. In questo raggiunge i suoi migliori obiettivi: con lui è
possibile un dialogo tra scienziati e umanisti, un’unità culturale, che
è la vera nozione di studio multidisciplinare.
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Quando si tratta del
suo lavoro, Ignazio Cerio mostra di possedere una rigorosa capacità
operativa, in certo qual senso una maschera protettiva che riesce a
fargli trasformare un problema d’indole generale nel banco di prova
della sua personale intelligenza. Non si può fare a meno di notare, in
presenza dei suoi scritti inediti, dei suoi appunti, dei suoi progetti,
quale fosse il grado di insegnamento che ne intendeva trarre, in che
modo riusciva ad ordinare la materia di un ragionamento, e a sistemare i
punti nel modo più didascalico e preciso che gli era abituale. Dalla
meticolosità con cui soleva prendere appunti, dal ventaglio di interessi
che egli dimostra nelle materie più disparate, si ricavano gli elementi
caratteristici della figura di uno scienziato al passaggio del secolo,
teso a ricavare conoscenze sempre più ampie dal processo di
trasformazione che si verifica nelle scienze, dall’affermarsi del
pensiero evolutivo, al profilarsi di un sistema più ‘aperto’ di ricerca.
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Ignazio Cerio ha
applicato il suo zelo di ricercatore e divulgatore di cultura alle
speculazioni naturalistiche, ma se le circostanze di una nuova scoperta,
o di un improvviso interesse, lo portavano in un campo vergine per lui
di conoscenze, pure le esperienze di studio e una stupefacente duttilità
intellettuale lo soccorrevano nell’affrontare una diversa casistica e
assai diverse distinzioni. Nell’umiltà e nell’impegno è da riconoscersi
un tratto assai nobile e caratteristico dell’uomo e dello scienziato
Cerio.
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Una certa attitudine,
di tipo artigianale e di stretta educazione positivista, al costante
esercizio della scrittura, che in una fase di riflessione promuove un
bisogno di registrare e di annotare (con un’attenzione a tutti gli
aspetti dello scibile), si è fatta in lui qualità funzionale: scongiura
il pericolo che in tanto eclettismo l’osservazione si perda e, al
contempo, garantisce, dentro i motivi dell’attività di ricerca, lo
sviluppo delle conoscenze. Legata allo svolgersi di una attività
eclettica, in un materiale accumularsi ed interrompersi continuo del
tempo, l’opera di Cerio risulta frammentaria e dispersiva: egli non
riesce a realizzare in eguale misura il valore scientifico delle sue
pagine - donde il continuo interrompersi della scrittura sulla traccia
di altre occupazioni o scoperte e il bisogno di stabilire nuovi punti di
contatto.
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Il volume ripercorre
le tappe di quello che è stato lo svolgimento intellettuale e culturale
di Ignazio Cerio, mettendo in luce come esso non corrisponda affatto
alle interpretazioni correnti di uno scienziato positivista tout
court, partendo anzitutto da quella fenomenologia della
“multidisciplinarietà” degli studi che costituisce non solo il timbro
peculiare della sua ricerca, ma anche il fondo nascosto della sua
esperienza di vita. Tale attitudine rivela un’origine e una collocazione
storica facilmente riconoscibili: il collezionismo, la mania per
l’antichità, l’enciclopedismo, sono tipici della cultura positivista; ma
in lui la forza di questo scambio di discipline e di competenze acquista
il significato di un’esperienza di vita altrettanto forte. Non solo, ma
in Cerio il desiderio di conoscenza infrange lo spazio del sapere
tradizionale e dello stesso metodo positivistico che pure ne aveva
favorita la nascita.
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L’impegno e
l’attenzione degli studiosi delle varie discipline scientifiche per la
figura di Ignazio Cerio hanno trovato rigorose espressioni soprattutto
per quel che riguarda l’ambito delle scoperte preistoriche. Lo studio
della paletnologia e della paleontologia, in quanto coglie gli aspetti
più duraturi dell’attività di Cerio, rappresenta un filone
particolarmente fecondo con il quale si sono cimentate generazioni di
studiosi, che hanno puntato la loro attenzione sugli aspetti più vivi di
tale ricerca. Tale filone di studi, individuato nel suo concreto valore
di documento scientifico, vincola Ceno alla geografia e alla storia di
Capri. E non c’è che dire, in quanto Capri costituisce per Cerio quella
unità naturale per la quale soltanto è opportuna una ricerca più
specifica per cogliere tutti gli aspetti della sua enorme influenza
sugli studi paletnologici.
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Ben utile, in questo
senso, è il lavoro d’apertura di Chiara Angelone, dal titolo I
giacimenti quaternari a mammiferi di Grotta delle Felci e del Quisisana
(Isola di Capri): storia e attualità, che presenta indicazioni
metodologiche utili per comprendere l’importanza attuale delle scoperte
paleontologiche di Cerio. La studiosa muove dalla rivisitazione dei
reperti preistorici conservati al Museo ‘Ignazio Cerio e lo fa con un
interesse che va oltre il documento, che sbocca in una visione
didattica, attenta al dato classificatorio e descrittivo come elemento
indispensabile per affermare l’importanza delle scoperte di Cerio nel
campo della preistoria. Quello che la studiosa offre in questo lavoro è
una importante verifica delle scoperte alla luce dei dati attuali,
riesaminando il rapporto tra il grado di conoscenze dell’epoca e la
comparazione con le strutture scientifiche di oggi. Proprio l’esempio di
Capri è particolarmente significativo: l’isola è una sorta di microcosmo
faunistico di notevole varietà e bellezza, un vero museo della natura
primordiale.
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La possibilità di
potere indagare su una molteplicità di ‘fatti’ concentrati su un
territorio di superficie relativamente modesta, ha costituito da sempre
uno stimolo importante per le indagini sulle aree insulari in generale.
Le riflessioni dell’Angelone sono interessanti proprio in quanto
attualizzano e mostrano il grado di conoscenza scientifica del Cerio
paleontologo, soprattutto a livello classificatorio, in una messa a
confronto con le nuove terminologie nomenclatorie e le attuali
acquisizioni della scienza nel campo tassonomico e descrittivo.
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L’obiettivo di Cerio,
in prima istanza, rimane dunque il progresso scientifico: un obiettivo
valido, che però deve essere inquadrato nello spirito scientifico del
tempo. Il saggio di Nico De Fedencis, intitolato il 'Pentateuco' di
ignazio Cerio nella cultura italiana tra Ottocento e Novecento, segue questa via. Di fronte alle incertezze e difficoltà della storia
delle scienze di ricostruire la circolazione delle idee, non è affatto
sorprendente partire da uno come Cerio, che lavora in una modesta e
pacifica provincia, cercando di riattualizzare, a partire dalle sue
radici filosofiche e da un’ impronta ideologica ben definita, la sua
autentica funzione di scienziato a cavallo tra i due secoli. Il termine
“positivista” applicato a Ignazio Cerio non potrebbe meglio dirci quello
che c’è dietro di lui, la sua posizione nella storia delle idee.
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Il Pentateuco di Cerio viene studiato da De Federicis non soltanto nella forma di un
esempio della posizione che egli occupa in seno al dibattito
filosofico-teologico, mettendo a confronto lo spirito positivistico con
la realtà in mezzo alla quale storicamente egli operò; ma altresì viene
analizzato, con ampiezza di respiro storico-critico e con lucido
argomentare, il posto effettivo che Cerio tiene nel panorama culturale e
scientifico del suo tempo. Le conclusioni, pazientemente costruite dallo
studioso anche su una base di raffronto del clima generale del dibattito
scientifico del tempo, sono chiare. Cerio costituì un piccolo
laboratorio di esegesi biblica dove poter non soltanto esprimere una
esigenza di tipo autobiografico, ma anche il senso di una metodologia,
di una ricerca razionalistica e ‘progressiva’. Il testo viene a
configurarsi così come il riflesso di una situazione sociale e
culturale, come espressione di una mentalità, come cifra e paradigma
dello spaccato sociale di un intellettuale dell’ottocento meridionale.
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Proprio l’ambiente
che Cerio trovò al suo arrivo a Capri poteva persuaderlo di quale fosse
l’importanza di immettere le sue idee nella cultura arretrata
dell’isola, soprattutto per quello che riguardava la salvaguardia del
patrimonio archeologico e storico. A Capri, trovava l’eredità di Carlo
Bonucci, il quale per quasi un ventennio si era battuto per una
prospettiva in qualche modo parallela alla sua. Il lavoro di Rossella
Zaccagnini, Il rispetto per l’antico: Ignazio Cerio e le nuove
frontiere della ricerca archeologica, marca l’attività di Cerio in
questo senso come tappa decisiva. Ormai è chiaro a Cerio che un certo
tipo di archeologia, come quella di Hadrawa per intenderci, ha concluso
il suo ciclo storico. I grandi schemi preparati da Bonucci, da Feola,
appaiono precorritori di quanto l’attività di Cerio andava dimostrando
sul piano pratico. La sua passione per le antichità, che andava
rafforzando nel suo ruolo di Ispettore Onorario ai Monumenti e Scavi di
Capri, egli la spende nel tentativo di introdurre una idea di
conservazione, di restauro, di protezione dei beni culturali e
archeologici. Il ripercorrere, come fa la studiosa, le tappe
dell’attività ceriana in questa direzione serve a chiarificare la
gradualità del processo di avvicinamento alla consapevolezza
dell’archeologia come scienza.
Occorre ora vedere come questa problematica positivistica e
multidisciplinare prenda corpo e si articoli nel campo della medicina,
che rimane l’attività primaria di Cerio, e la portata che vi assume
nella pratica curativa e nella intuizione nosologica del Nostro. Il
punto di partenza è il brillante e informatissimo saggio di Gennaro
Rispoli, dal titolo Don Ignazio Cerio, medico-cerusico. Questo
lavoro rappresenta la delimitazione dello spazio specifico di analisi
della pratica medicale e insieme la valorizzazione della figura
intellettuale e morale di Cerio.
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Rispoli accenna più
volte al valore di testimonianza esemplare della figura di Cerio come
medico, sia mettendo in luce il suo modo di “sperimentare” le malattie,
di ordinarle, di studiarle; sia per quanto riguarda la sua formazione
medica. Verso questa tematica, lo studioso si mostra specialmente
attento, chiarendo i debiti scientifici di Cerio, i suoi antecedenti, la
problematica specifica, la sua strumentazione analitica e diagnostica, i
risvolti quotidiani della pratica medica, la configurazione del sapere
nel quale sono insiti, cercando di definirli e di coglierli nel loro
fondamento pratico, e finendo così per offrire un ritratto
particolarmente vivo di Ignazio Cerio medico. Impresa non facile per
Rispoli, che ricostruisce l’ambiente positivistico della medicina
napoletana, fondando il suo discorso sulle mutazioni storiche e sulla
comprensione dei motivi scientifici.
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Sappiamo che la
medicina occupa un posto privilegiato nella vita di Ignazio Cerio, e per
così dire, strategico. Poiché proprio dalla base culturale e informativa
della medicina trova spazio un veicolo formidabile per ampliare gli
orizzonti culturali: l’enciclopedismo. La congiuntura teorica che rende
possibile l’esperienza medica di Cerio risiede proprio nelle scienze
umarnstiche che sono alla base della sua formazione umana ed
intellettuale.
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Il già così
articolato ed eclettico mosaico dell’attività di Ignazio Cerio nei vari
campi dello scibile si arricchisce di un ulteriore tassello: quello
della tassidermia. Gennaro Aprea e Nicola Maio, redattori dello scritto
Ignazio Ceno collezionista zoologo e preparatore, tracciano un
percorso di studi e di ricerche di straordinario interesse culturale per
quanto riguarda le competenze di Cerio in materia di imbalsamazione di
animali. Tale interesse, che si inscrive perfettamente nei gusti e nello
spirito ‘artigianale’ di uno come Cerio, non può non implicare
determinate conseguenze dal punto di vista scientifico e pratico.
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Ignazio Cerio, sia
ben inteso, non era il primo a praticare questa disciplina, ma possedeva
sicuramente gli strumenti e la metodica necessaria per poter affrontare
parecchie preparazioni di animali e in maggior misura, visto il suo
precipuo interesse per l’ornitologia, di uccelli. Basandosi, come ben
evidenziano i richiami e i documenti forniti dagli autori, in parte
dalla tradizione scientifica e dalle tecniche di lavorazione apprese dai
manuali e in parte dalla sua stessa sterminata ricerca, Cerio viene
realizzando prodotti di notevole fattura: ad uso degli studiosi con cui
era in contatto (su tutti, Giglioli) e per la sua privata collezione. I
due studiosi, attraverso una sintetica quanto esaustiva parabola storica
del tema, esemplarmente individuano una specifica competenza di Cerio,
che gli derivava soprattutto dalla sua pratica di medico e che egli
utilizzerà in modo tendenzialmente sistematico.
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Presi nella loro
apparente disorganicità, dunque, questi scritti inediti rivelano una
significativa unità almeno su un certo piano, in quanto mostrano in
quale misura Cerio conducesse analisi e comparazioni sperimentali e
indagasse sui misteri del cosmo e della natura. Gli scritti ceriani
rappresentano, inoltre, un campo d’azione non meno importante di quello
pratico, giacché si rivelano pieni di problemi intravisti e di
riflessioni continue sulla metodologia e la didattica. Ignazio Cerio,
mosso da molteplici interessi e questioni, vive in modo articolato e
forse neanche troppo pacifico i problemi e le tensioni inerenti alle sue
indagini.
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La vicenda di Ignazio
Cerio a cavallo tra Ottocento e Novecento, è esemplare e rappresenta,
per così dire, una delle esperienze più articolate e complesse del
fenomeno scientifico positivistico in Italia, e in particolare nel
Napoletano. In realtà, la figura di Ignazio Cerio non deve essere
localizzata nelle carte geografiche dei comuni o delle regioni d’Italia,
ma in quell’altra ideale geografia dove si trovano tutti quegli uomini
che hanno immaginato e vissuto la gloria della conoscenza.
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