Alcuni aspetti del ventennio 1780-1800. - La Corte napoletana, dal 1735 al 1789, sembra muoversi in sintonia con le istanze degli intellettuali più avanzati del Regno, senza scontentare la nobiltà ancora largamente impregnata di feudalesimo, quella che preferisce lo statu quo alle riforme, sia pur timide. Dopo il 1776 l’asse politico filo spagnolo, nel Regno creato da Carlo III e Bernardo Tanucci, viene spostato in direzione della massonica Corte d’Austria e non si hanno ripercussioni o sommovimenti, sia per l’avanzata età del Ministro toscano, sia perché il nuovo assetto internazionale viene visto come un naturale adeguamento, conseguenza del matrimonio (avvenuto già nel 1768) tra Ferdinando IV e Maria Carolina d’ Austria. In seguito a tale evento, Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, e Giuseppe II, l’imperatore, fratelli della giovanissima Regina, cominciano a frequentare e ad influenzare la Corte di Napoli.

Gjorgio - Vincenzio Pigliacelli
Avvocato, Ministro della Repubblica Napoletana del 1799
A cura di Giovanni Di Leonardo
Finito di stampare nel novembre 2001 da "MEDIA" editoria, grafica, stampa Mosciano Sant'Angelo - Teramo
 
 
 
 
 
I MARTIRI DELLA REPUBBLICA PARTONOPEA [recte: Napoletana].
Astore F.co Ant; Mattei Gregorio; Eleonora Fonseca Pementel; Carlo Muscari; Vincenzo De Filippis.
Ignazio Caia; Domenico Cirillo; Mario Pagano; Giuseppe Albanese.
Ascanio Filomarino; , duca della Torre; F.co Conforti; gen. Fed. Federici; Ercole D'Agnese; Ferd. Pignatelli.
Mons. Gius. And. Serraio; Gen. Serra; Gabr. Manthonè: mons. Mich. Natale; Pasq. Baffi.
Carlo Mauri; Luisa Sanfelice; mons. F.co Sav. Granata.
(da documenti del tempo)
Il documento è tratto da ALFREDO COMANDINI, L'Italia nei cento anni, cit., vol. I, 1900.
 
 
 

Giovanni Di Leonardo è nato a Morro D’Oro, il 20 aprile 1944, e vive a Giulianova. Si è laureato in Filosofia, all’Università Statale “La Sapienza” di Roma, con una tesi sulla Storia del Partito Socialista nel Teramano dal 1894 al 1922, seguita dal Prof. Renzo De Felice, conseguendo il massimo dei voti (110/110); successivamente ha insegnato Italiano e Storia negli Istituti Statali, di secondo grado, in diverse località della Lombardia e a Giulianova e Roseto degli Abruzzi. Numerose volte ha avuto l’incarico di Commissario esterno nelle Commissioni di Maturità in Istituti di Milano, Verona, Roma, ecc..

Prof. Giovanni Di Leonardo

PRESENTAZIONE

       Quel primo momento di lotta per l’indipendenza e l’unità della nazione italiana che s’identifica nella breve, drammatica vicenda della Repubblica Napoletana del 1799 ebbe tra i suoi protagonisti alcuni abruzzesi, a testimonianza della partecipazione delle province a un movimento di idee e di azioni allora incipiente e immaturo, ma destinato a fermentare nei decenni successivi, fino a tradursi nei fatti rivoluzionari del ‘48 e del ‘60.

Rispetto alle figure di Gabriele Manthoné e di Meichiorre Delfico, già illuminate a tutto tondo dalle molte indagini esperite, quella di Giorgio Vincenzio Pigliacelli era restata finora in penombra, un po’ per il difetto di un’adeguata documentazione (difetto che, per altro, persiste a causa delle vicissitudini delle relative “carte”), un po’ anche per la casuale disattenzione di storici e ricercatori, rivolti ad altri obiettivi, magari di più agevole accesso.

Alle carenze della bibliografia specifica rimedia ora Giovanni Di Leonardo, non soltanto riconnettendo e riordinando le conoscenze già acquisite sul personaggio, sulla sua presenza nella Napoli borbonica e poi nel governo dell’effimera Repubblica, fino alla morte sul patibolo (29 ottobre 1799), ma anche estendendo la ricerca ai membri della sua famiglia in Tossicia, particolarmente al fratello Pasquale, che, quale erede, dovette occuparsi delle conseguenze della sua immatura scomparsa.

Conferisce un cospicuo interesse al volume la serie di documenti pubblicati come “allegati” nel capitolo sesto, in quanto essi determinano un ampliamento notevole del patrimonio cognitivo sulla figura del Pigliacelli sia come studioso del diritto, sia come pubblico amministratore, nonché sulle varie circostanze riferibili alla sua vita.

La nota su un altro martire abruzzese del 1799, Colombo Andreassi di Villa S. Angelo, appare ispirata allo stesso obiettivo di ravvivare la memoria ed approfondire la conoscenza storica di coloro che non esitarono a sacrificarsi per gli ideali, ancora avvolti nelle foschie aurorali, del Risorgimento italiano.

In sostanza, il volume di Giovanni Di Leonardo offre un utile e interessante contributo al complesso di studi apparsi in occasione del recente bicentenario della Repubblica Napoletana, mentre inserisce nella bibliografia storica dell’Abruzzo un ben delineato profilo del personaggio cui è dedicato.

 Umberto Russo

 

Nota dell’Autore

       L’occasione che ha dato il via a questo ulteriore studio su Giorgio Pigliacelli è stata fornita dal bicentenario della sua morte, nell’ambito delle vicende della Repubblica Napoletana, e dal duecentocinquantesimo anniversario della sua nascita, avvenuta a Tossicia il 7 febbraio 1751. I martiri abruzzesi sacrificati a Napoli nel 1799 sono quattro: Gabriele Manthoné, Michelangelo Cicconi, Giorgio Pigliacelli e Colombo Andreassi.

Di Manthoné esistono biografie esaurienti; Michelangelo Cicconi ha avuto dedicato un volume nel 2000; mentre non abbastanza era stato fatto per Pigliacelli e quasi nulla per Andreassi. Col presente volume si vogliono colmare queste lacune. Si vuole aggiungere, cioè, una tessera al complesso mosaico della conoscenza di alcuni personaggi abruzzesi, protagonisti del drammatico secondo Settecento nella nostra regione e nel Regno, perciò meritevoli di essere adeguatamente ricordati, anche per i valori ideali e morali di cui furono portatori.

La ricerca non sempre è stata agevole perché da essi ci separano ormai più di duecento anni. In alcuni casi, inoltre, non è stato possibile consultare gli atti necessari a fare chiarezza: per tutti basti ricordare che l’Archivio Notarile di Napoli, ancora improprio depositano degli atti notarili del Settecento, è in restauro da oltre trent’anni! Qui si sperava di trovare documenti relativi alla vita e alla professione del nostro avvocato, ma non è stato possibile accedervi. Anche l’archivio privato dello storico Mariano D’Ayala non esiste più, e doveva contenere certamente manoscritti di Giorgio Pigliacelli.

A Tossicia non esistono più eredi diretti e, dopo l’interesse degli intellettuali del Risorgimento, c’è stata una fase di oblio e la stessa sua casa natale è stata abbattuta, negli anni Cinquanta, perché pericolante.

Il Comune e la Comunità Montana, negli ultimi anni, hanno sentito l’esigenza di valorizzare nuovamente la memoria dello sfortunato martire della Repubblica Napoletana con una serie di iniziative.

I suoi ultimi eredi, che attualmente vivono in Campania, pur non avendo cimeli o immagini, o anche solo una descrizione attendibile dell’aspetto del nostro avvocato, si sono mostrati molto interessati ad approfondire la conoscenza del loro illustre antenato.

Pigliacelli, nonostante le ricerche effettuate, per alcuni aspetti appare ancora un personaggio enigmatico, professionalmente ineccepibile e magistrale tecnico del Diritto; ma per dar vita ad uno scavo nelle sue numerose “allegazioni” necessitano conoscenze specifiche, perciò saranno altri ad indagare, se lo vorranno, su questo particolare aspetto del nostro martire.

Nel presente lavoro emergono abbastanza nitidamente il contesto famigliare e soprattutto la figura del fratello Pasquale; spazio ha pure l’attività di avvocato di Giorgio, e alla fine del volume si riproduce un suo saggio sul tema del matrimonio che ci consente di valutare lo spessore dell’uomo e del giurista.

Nel testo compaiono molte e talvolta lunghe citazioni, ma la cosa è inevitabile vista la mancanza di materiale specifico. Questo modo di procedere ha facilitato una ricostruzione soddisfacente del contesto nel quale visse.

Si è cercato, cioè, di mettere insieme la documentazione ancora disponibile sull’avvocato tossiciano, e ne risulta un insieme costituito spesso da documenti inediti, altre volte da notizie conosciute, ma sparse, mai messe insieme. Affiora comunque un quadro che spero sarà ritenuto degno di attenzione da parte dei lettori e degli studiosi della storia del Regno di Napoli.

Giulianova, ottobre 2001