PRESENTAZIONE
Quel primo momento di lotta per l’indipendenza e l’unità della nazione
italiana che s’identifica nella breve, drammatica vicenda della Repubblica
Napoletana del 1799 ebbe tra i suoi protagonisti alcuni abruzzesi, a
testimonianza della partecipazione delle province a un movimento di idee e
di azioni allora incipiente e immaturo, ma destinato a fermentare nei
decenni successivi, fino a tradursi nei fatti rivoluzionari del ‘48 e del
‘60.
Rispetto alle figure di Gabriele Manthoné e di
Meichiorre Delfico, già illuminate a tutto tondo dalle molte indagini
esperite, quella di Giorgio Vincenzio Pigliacelli era restata finora in
penombra, un po’ per il difetto di un’adeguata documentazione (difetto che,
per altro, persiste a causa delle vicissitudini delle relative “carte”), un
po’ anche per la casuale disattenzione di storici e ricercatori, rivolti ad
altri obiettivi, magari di più agevole accesso.
Alle carenze della bibliografia specifica
rimedia ora Giovanni Di Leonardo, non soltanto riconnettendo e riordinando
le conoscenze già acquisite sul personaggio, sulla sua presenza nella Napoli
borbonica e poi nel governo dell’effimera Repubblica, fino alla morte sul
patibolo (29 ottobre 1799), ma anche estendendo la ricerca ai membri della
sua famiglia in Tossicia, particolarmente al fratello Pasquale, che, quale
erede, dovette occuparsi delle conseguenze della sua immatura scomparsa.
Conferisce un cospicuo interesse al volume la
serie di documenti pubblicati come “allegati” nel capitolo sesto, in quanto
essi determinano un ampliamento notevole del patrimonio cognitivo sulla
figura del Pigliacelli sia come studioso del diritto, sia come pubblico
amministratore, nonché sulle varie circostanze riferibili alla sua vita.
La nota su un altro martire abruzzese del 1799,
Colombo Andreassi di Villa S. Angelo, appare ispirata allo stesso obiettivo
di ravvivare la memoria ed approfondire la conoscenza storica di coloro che
non esitarono a sacrificarsi per gli ideali, ancora avvolti nelle foschie
aurorali, del Risorgimento italiano.
In sostanza, il volume di Giovanni Di Leonardo
offre un utile e interessante contributo al complesso di studi apparsi in
occasione del recente bicentenario della Repubblica Napoletana, mentre
inserisce nella bibliografia storica dell’Abruzzo un ben delineato profilo
del personaggio cui è dedicato.
Umberto Russo

Nota dell’Autore
L’occasione che ha dato il via a questo ulteriore studio su Giorgio
Pigliacelli è stata fornita dal bicentenario della sua morte, nell’ambito
delle vicende della Repubblica Napoletana, e dal duecentocinquantesimo
anniversario della sua nascita, avvenuta a Tossicia il 7 febbraio 1751. I
martiri abruzzesi sacrificati a Napoli nel 1799 sono quattro: Gabriele
Manthoné, Michelangelo Cicconi, Giorgio Pigliacelli e Colombo Andreassi.
Di Manthoné esistono biografie esaurienti;
Michelangelo Cicconi ha avuto dedicato un volume nel 2000; mentre non
abbastanza era stato fatto per Pigliacelli e quasi nulla per Andreassi. Col
presente volume si vogliono colmare queste lacune. Si vuole aggiungere,
cioè, una tessera al complesso mosaico della conoscenza di alcuni personaggi
abruzzesi, protagonisti del drammatico secondo Settecento nella nostra
regione e nel Regno, perciò meritevoli di essere adeguatamente ricordati,
anche per i valori ideali e morali di cui furono portatori.
La ricerca non sempre è stata agevole perché da
essi ci separano ormai più di duecento anni. In alcuni casi, inoltre, non è
stato possibile consultare gli atti necessari a fare chiarezza: per tutti
basti ricordare che l’Archivio Notarile di Napoli, ancora improprio
depositano degli atti notarili del Settecento, è in restauro da oltre trent’anni!
Qui si sperava di trovare documenti relativi alla vita e alla professione
del nostro avvocato, ma non è stato possibile accedervi. Anche l’archivio
privato dello storico Mariano D’Ayala non esiste più, e doveva contenere
certamente manoscritti di Giorgio Pigliacelli.
A Tossicia non esistono più eredi diretti e,
dopo l’interesse degli intellettuali del Risorgimento, c’è stata una fase di
oblio e la stessa sua casa natale è stata abbattuta, negli anni Cinquanta,
perché pericolante.
Il Comune e la Comunità Montana, negli ultimi
anni, hanno sentito l’esigenza di valorizzare nuovamente la memoria dello
sfortunato martire della Repubblica Napoletana con una serie di iniziative.
I suoi ultimi eredi, che attualmente vivono in
Campania, pur non avendo cimeli o immagini, o anche solo una descrizione
attendibile dell’aspetto del nostro avvocato, si sono mostrati molto
interessati ad approfondire la conoscenza del loro illustre antenato.
Pigliacelli, nonostante le ricerche effettuate,
per alcuni aspetti appare ancora un personaggio enigmatico,
professionalmente ineccepibile e magistrale tecnico del Diritto; ma per dar
vita ad uno scavo nelle sue numerose “allegazioni” necessitano conoscenze
specifiche, perciò saranno altri ad indagare, se lo vorranno, su questo
particolare aspetto del nostro martire.
Nel presente lavoro emergono abbastanza
nitidamente il contesto famigliare e soprattutto la figura del fratello
Pasquale; spazio ha pure l’attività di avvocato di Giorgio, e alla fine del
volume si riproduce un suo saggio sul tema del matrimonio che ci consente di
valutare lo spessore dell’uomo e del giurista.
Nel testo compaiono molte e talvolta lunghe
citazioni, ma la cosa è inevitabile vista la mancanza di materiale
specifico. Questo modo di procedere ha facilitato una ricostruzione
soddisfacente del contesto nel quale visse.
Si è cercato, cioè, di mettere insieme la
documentazione ancora disponibile sull’avvocato tossiciano, e ne risulta un
insieme costituito spesso da documenti inediti, altre volte da notizie
conosciute, ma sparse, mai messe insieme. Affiora comunque un quadro che
spero sarà ritenuto degno di attenzione da parte dei lettori e degli
studiosi della storia del Regno di Napoli.
Giulianova,
ottobre 2001