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Volume curato da Silvio Di Eleonora e realizzato con il
contributo finanziario della Regione Abruzzo |
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Finito di stampare dalla Edigrafital S.r.I.
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di S. Atto di Teramo
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nel mese di maggio 2005
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Giuseppe
Devinzenzi |
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ISTITUTO ABRUZZESE DI RICERCHE STORICHE
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TERAMO
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GIUSEPPE DEVINCENZI
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E
IL PROCESSO DI MODERNIZZAZIONE
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DELLA COSTA ADRIATICA
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Atti del Convegno
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Notaresco
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Roseto degli Abruzzi, 29-30 ottobre 2004
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Teramo 2005
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PRESENTAZIONE
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Nell’
immediato periodo post-unitario non furono molti gli intellettuali ad
avere esperienze politiche anche internazionali per gestire le sorti di
uno Stato appena nato.
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La
Destra storica, che ne assunse il potere all’indomani della
proclamazione del Regno d’Italia, si arroccò attorno al Cavour e a
pochissimi altri che avevano avuto modo di perfezionare, anche
attraverso l’esilio, le loro conoscenze all’estero.
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Tra
questi figura Giuseppe Devincenzi di Notaresco (TE) nato da una famiglia
della borghesia agraria, da poco affrancatasi dalla secolare e pesante
tutela feudale acquaviviana.
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Cresciuto in provincia sotto la guida di Michelangelo Ciccone, formatosi
all’Università di Napoli, studioso delle istituzioni inglesi durante
l’esilio londinese e ansioso ammiratore dei successi scientifici
europei, trascorse gran parte della sua vita tra lavoro e ricerca.
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Il
Devincenzi fu il continuatore dello stimolante “salotto dei Delfico”,
non solo, per contiguità territoriale ma, soprattutto, per assonanza
politica e culturale.
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Sia
nella prima esperienza parlamentare, come deputato abruzzese del 1848,
che in quelle successive all’indomani dell’unità, mise sempre a
disposizione dell’Italia tutte le sue conoscenze e le sue idee
riformatrici.
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I
lavori svolti, come Ministro della Luogotenenza, per incarico del Cavour
e poi del Ricasoli e del Lanza, sono stati più volte studiati e
ricercati come nel convegno del giugno 1972 nel corso del quale i
relatori approfondirono il suo impegno in favore dell’ammodernamento
dell’agricoltura della penisola e di quella dell’Italia meridionale in
particolare.
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Da
attento uomo politico, come disse Angelo Maria Ghisalberti,
all’inaugurazione dei lavori, non dimenticò mai, l’iniziale patriottismo
tenendolo costantemente presente nel lungo arco di tempo della sua vita
e cioè dal crollo del regime napoleonico all’avvento dell’Italia
giolittiana.
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Fermezza di propositi e fedeltà alla religione della libertà furono
sempre i suoi punti fermi che difese anche quando si trovò in contrasto
con gli esponenti della classe politica cui apparteneva.
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il
retroterra di questa preparazione morale e filosofica venne esaminato e
ricostruito in tutta la sua complessità nel convegno del 1997
organizzato dal Comune di Notaresco in collaborazione con la regione
Abruzzo.
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Ma il
Devincenzi, in modo particolare, fu attratto dal tema delle riforme
amministrative e dell’innovazione tecnologica.
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L’esperienza espositiva londinese gli aprì gli occhi e la mente e ne
fece memoria con contributi scientifici non meramente avveniristici e
teoriche ma con prospettive serie che mettevano in primo piano la
centralità delle riforme strutturali, il decentramento amministrativo,
la ricerca di nuove risorse economiche nell’ambito di un fiscalismo equo
e senza vessazioni con una visione d’insieme più vicina al modello
inglese che a quello francese.
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Non a
caso l’On.le Alberto Aiardi, che per qualche anno si è trovato ad
interessarsi degli stessi settori, definisce il Devincenzi “un
conservatore liberista illuminato”.
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Le
relazioni, raccolte in queste volume, si muovano su questa scia e
riguardano in modo particolare l’attività svolta dal parlamentare
abruzzese nel processo di modernizzazione della costa adriatica,
studiata nel suo insieme e nell’ambito delle sue risorse.
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Il
suo sogno era: fare dell’Adriatico un indispensabile elemento di
congiunzione tra il Mediterraneo orientale e l’Europa centrale, ma anche
una via fruttuosa per i rapporti tra la sponda occidentale e quella
orientale dell’Adriatico nel contesto di una nuova portualità e nella
creazione di un efficiente sistema turistico-balneare.
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Infine un doveroso ringraziamento a relatori che hanno preso parte alle
due giornate di lavoro e alla Regione Abruzzo che con il suo contributo
ne ha reso possibile la realizzazione.
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La Direzione
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Adelmo Marino
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IL NUOVO CHE VIENE.
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GIUSEPPE DEVINCENZI E LA CIVILTÀ BALNEARE
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ABRUZZESE NELLA SECONDA METÀ DELL'OTTOCENTO
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(Stralcio)
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Sandro Galantini
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Concependo, con precocissima lungimiranza, le vie di comunicazioni come
un sistema integrato in cui — dice Costantino Felice - “le varie
componenti del trasporto e della mobilità si completavano
vicendevolmente”, Giuseppe Devincenzi dimidiava il suo interesse, ed
orientava lucidamente la sua azione politica e propositiva, tra mare e
terra.
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Una
rete efficiente di collegamenti stradali ma anche ferroviari,
longitudinali e trasversali, insieme con il potenziamento deciso degli
scali portuali avrebbero originato quel sistema intermodale capace di
assicurare, secondo le prospettazioni del Notareschino, un sicuro
effetto tonificante nei confronti dell’economia abruzzese, questione da
egli privilegiava all’interno delle più ampie problematiche del
Meridione.
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Sono,
beninteso, coloriture eminentemente affaristiche, finanziarie e più in
generale commerciali quelle che connotano il pensiero dell’uomo politico
abruzzese, non potendo che essere remota ogni prospettiva di sviluppo in
chiave turistica di un litorale ancora in buona parte mestamente
desolato, tanto da rievocare l’immagine settecentesca di “Maremme
d’Abruzzo” utilizzate da Giuseppe Maria Galanti e da Melchiorre Deffico,
e nei confronti del quale le città abruzzesi che su di esso prospettano
dedicano pigrissime attenzioni preferendo volgersi al controllo ed allo
sfruttamento dei pingui retroterra agricoli.
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