Volume curato da Silvio Di Eleonora e realizzato con il contributo finanziario della Regione Abruzzo
Finito di stampare dalla Edigrafital S.r.I.
di S. Atto di Teramo
nel mese di maggio 2005

 

 
 
 
Giuseppe Devincenzi Fondatore e principale patrono del Regio Museo Industriale di Torino, Devincenzi nacque a Notaresco (Teramo) il 4 marzo 1814. Studiò sia filosofia (un suo saggio del 1836 su Cousin attrasse l'attenzione di Giovanni Gentile) sia le scienze naturali, sia il diritto. Con gli anni i suoi interessi di proprietario terriero lo spinsero ad occuparsi sempre più di agricoltura, approfondendo questioni di chimica, di agronomia, di tecnologia meccanica. Alla sesta riunione degli scienziati italiani, tenuta a Milano nel 1844, Devincenzi partecipò alla Commissione di Agronomia e Tecnologia. Egli iniziò l'attività politica nel 1848, quando venne eletto deputato per il collegio di Teramo all'assemblea partenopea, frettolosamente convocata dal re Ferdinando II, sotto la pressione dei moti popolari. Nel breve periodo di vita del Parlamento napoletano Devincenzi si schierò su posizioni liberali e costituzionali. Sciolto il parlamento nel 1849, Devincenzi decise, anche per sfuggire al controllo della montante reazione borbonica, di trasferirsi all'estero. Trascorse gli anni successivi tra Londra e Parigi, alternando gli studi e l'attività pubblica alla vita mondana. Nel 1860 Devincenzi lasciò l'Inghilterra e raggiunse Torino, dove si unì agli altri esuli partenopei. Condivise, assieme ad esponenti di spicco del gruppo dei liberali meridionali, l'apprensione per l'entusiasmo suscitato nel Mezzogiorno dall'impresa di Garibaldi. Eletto deputato nel 1861, Devincenzi fece parte del gruppo dei moderati e votò l'ordine del giorno Ricasoli sullo scioglimento dell'esercito garibaldino. In parlamento si interessò principalmente dei problemi dello sviluppo agrario italiano. Morì a Napoli il 1° aprile 1903. Articolo tratto dal sito: www2.polito.it
Giuseppe Devinzenzi
 
 
 
 
ISTITUTO ABRUZZESE DI RICERCHE STORICHE
TERAMO
GIUSEPPE DEVINCENZI
E IL PROCESSO DI MODERNIZZAZIONE
DELLA COSTA ADRIATICA
 
Atti del Convegno
 
Notaresco - Roseto degli Abruzzi, 29-30 ottobre 2004
Teramo 2005
 
PRESENTAZIONE
 
Nell’ immediato periodo post-unitario non furono molti gli intellettuali ad avere esperienze politiche anche internazionali per gestire le sorti di uno Stato appena nato.
La Destra storica, che ne assunse il potere all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, si arroccò attorno al Cavour e a pochissimi altri che avevano avuto modo di perfezionare, anche attraverso l’esilio, le loro conoscenze all’estero.
Tra questi figura Giuseppe Devincenzi di Notaresco (TE) nato da una famiglia della borghesia agraria, da poco affrancatasi dalla secolare e pesante tutela feudale acquaviviana.
Cresciuto in provincia sotto la guida di Michelangelo Ciccone, formatosi all’Università di Napoli, studioso delle istituzioni inglesi durante l’esilio londinese e ansioso ammiratore dei successi scientifici europei, trascorse gran parte della sua vita tra lavoro e ricerca.
Il Devincenzi fu il continuatore dello stimolante “salotto dei Delfico”, non solo, per contiguità territoriale ma, soprattutto, per assonanza politica e culturale.
Sia nella prima esperienza parlamentare, come deputato abruzzese del 1848, che in quelle successive all’indomani dell’unità, mise sempre a disposizione dell’Italia tutte le sue conoscenze e le sue idee riformatrici.
I lavori svolti, come Ministro della Luogotenenza, per incarico del Cavour e poi del Ricasoli e del Lanza, sono stati più volte studiati e ricercati come nel convegno del giugno 1972 nel corso del quale i relatori approfondirono il suo impegno in favore dell’ammodernamento dell’agricoltura della penisola e di quella dell’Italia meridionale in particolare.
Da attento uomo politico, come disse Angelo Maria Ghisalberti, all’inaugurazione dei lavori, non dimenticò mai, l’iniziale patriottismo tenendolo costantemente presente nel lungo arco di tempo della sua vita e cioè dal crollo del regime napoleonico all’avvento dell’Italia giolittiana.
Fermezza di propositi e fedeltà alla religione della libertà furono sempre i suoi punti fermi che difese anche quando si trovò in contrasto con gli esponenti della classe politica cui apparteneva.
il retroterra di questa preparazione morale e filosofica venne esaminato e ricostruito in tutta la sua complessità nel convegno del 1997 organizzato dal Comune di Notaresco in collaborazione con la regione Abruzzo.
Ma il Devincenzi, in modo particolare, fu attratto dal tema delle riforme amministrative e dell’innovazione tecnologica.
L’esperienza espositiva londinese gli aprì gli occhi e la mente e ne fece memoria con contributi scientifici non meramente avveniristici e teoriche ma con prospettive serie che mettevano in primo piano la centralità delle riforme strutturali, il decentramento amministrativo, la ricerca di nuove risorse economiche nell’ambito di un fiscalismo equo e senza vessazioni con una visione d’insieme più vicina al modello inglese che a quello francese.
Non a caso l’On.le Alberto Aiardi, che per qualche anno si è trovato ad interessarsi degli stessi settori, definisce il Devincenzi “un conservatore liberista illuminato”.
Le relazioni, raccolte in queste volume, si muovano su questa scia e riguardano in modo particolare l’attività svolta dal parlamentare abruzzese nel processo di modernizzazione della costa adriatica, studiata nel suo insieme e nell’ambito delle sue risorse.
Il suo sogno era: fare dell’Adriatico un indispensabile elemento di congiunzione tra il Mediterraneo orientale e l’Europa centrale, ma anche una via fruttuosa per i rapporti tra la sponda occidentale e quella orientale dell’Adriatico nel contesto di una nuova portualità e nella creazione di un efficiente sistema turistico-balneare.
Infine un doveroso ringraziamento a relatori che hanno preso parte alle due giornate di lavoro e alla Regione Abruzzo che con il suo contributo ne ha reso possibile la realizzazione.
                                                        La Direzione
                                                     Adelmo Marino
 

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                             IL NUOVO CHE VIENE.
     GIUSEPPE DEVINCENZI E LA CIVILTÀ  BALNEARE
   ABRUZZESE NELLA SECONDA METÀ DELL'OTTOCENTO
                                 (Stralcio)
 
                                 Sandro Galantini
 
Concependo, con precocissima lungimiranza, le vie di comunicazioni come un sistema integrato in cui — dice Costantino Felice - “le varie componenti del trasporto e della mobilità si completavano vicendevolmente”, Giuseppe Devincenzi dimidiava il suo interesse, ed orientava lucidamente la sua azione politica e propositiva, tra mare e terra.
Una rete efficiente di collegamenti stradali ma anche ferroviari, longitudinali e trasversali, insieme con il potenziamento deciso degli scali portuali avrebbero originato quel sistema intermodale capace di assicurare, secondo le prospettazioni del Notareschino, un sicuro effetto tonificante nei confronti dell’economia abruzzese, questione da egli privilegiava all’interno delle più ampie problematiche del Meridione.
Sono, beninteso, coloriture eminentemente affaristiche, finanziarie e più in generale commerciali quelle che connotano il pensiero dell’uomo politico abruzzese, non potendo che essere remota ogni prospettiva di sviluppo in chiave turistica di un litorale ancora in buona parte mestamente desolato, tanto da rievocare l’immagine settecentesca di “Maremme d’Abruzzo” utilizzate da Giuseppe Maria Galanti e da Melchiorre Deffico, e nei confronti del quale le città abruzzesi che su di esso prospettano dedicano pigrissime attenzioni preferendo volgersi al controllo ed allo sfruttamento dei pingui retroterra agricoli.