Copertina del libro "Giulianova com'era". È abitudine, quando si parla delle nostre città, di riferirsi principalmente ai centri storici. In fondo gli storici, gli studiosi di architettura e di urbanistica si occupano solo di questa parte antica: l’altra parte di città resta fuori, come una presenza cui si allude talvolta per necessità, ma sempre vista con la diffidenza con la quale si guardava una volta alle partes infidelium.

Giulianova com'era
A cura di Sandro Galantini
Finito di stampare nel mese di ottobre dell'anno duemilauno per i tipi dello stabilimento SIGRAF - Pescara

 

 

SANDRO GALANTINI, è nato a Senigallia (AN) il 21 giugno 1964; risiede a  Giulianova (TE) Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino e il diploma della Scuola di Applicazione Forense presso l’Università di Teramo.

Sandro Galantini

  

 

COME UNO SPECCHIO DOTATO DI MEMORIA
 
È abitudine, quando si parla delle nostre città, di riferirsi principalmente ai centri storici. In fondo gli storici, gli studiosi di architettura e di urbanistica si occupano solo di questa parte antica: l’altra parte di città resta fuori, come una presenza cui si allude talvolta per necessità, ma sempre vista con la diffidenza con la quale si guardava una volta alle partes infidelium. Senonché, la prima e più macroscopica conseguenza dello svlluppo urbano di questo ultimo secolo è proprio che la città, quella che una volta era la città, è divenuta una parte tout court, un frammento della città attuale: è divenuta il “centro storico”.
In generale, rispetto all'intera città d’oggi, la cifra iconosferica antica è ormai una parte assai modesta, come documenta anche Sandro Galantini nel suo prezioso libro Gulianova com'era. Storia e memoria della città attraverso le cartoline d'epoca. Esso illustra i fenomeni di trasformazione urbana dall'angolo visuale della città antica.
La vita e le trasformazioni del centro storico non sono però ormai comprensibili se non si osserva il quadro d’insieme, lo sviluppo dell'intera città che è venuta formandosi fuori di quella antica, per effetto dei meccanismi del nuovo sistema produttivo e sociale.
L’architettura giullese si può dividere in classica e vernacolare. Quest'ultima (dal latino vernaculus, ossia indigeno, domestico) è la cultura artigiana, empirica del costruire. Comprende tutte le realizzazioni edilizie fondate sulla semplicità costruttiva, sull’uso di materiali e tecnologie tradizionali e sull’aderenza alle urgenze dell’esistenza popolare. L’architettura classica, invece, si fonda sulla triade vitruviana venustas, firmitas, utilitas, cioè bellezza, stabilità, utilità: tre qualità interdisciplinari che non è possibile ignorare o soddisfare parzialmente senza infirmarne la validità.
Nel primo archetipo troviamo il nucleo di case agricole di Colleranesco e il confuso agglomerato della Borgata “Marina”; nel secondo il rinascimentale Duomo di San Flaviano e il Santuario dello Splendore.
Nel dualismo fra figurazione cristallizzata e materia incandescente che vive sul gesto e sull’energia personale, l’estetica della vita attrae gli anonimi autori delle fotografie/cartoline che Galantini, con cura e rigore filologico, ha adunato in questa sua pubblicazione su Giulianova.
Tali fotografi sono attratti dal reale allo stato puro, sforzandosi però di privilegiare uno sguardo che riguardi l’intensità del dettato figurale.
Le loro "riprese" dal Mercato del pesce allo Stabilimento Bagni "Venere", dal Corso Vittorio Emanuele al Piazzale della stazione ferroviaria, contengono sempre una particolare animazione dovuta al movimento o alla manualità, al fuori fuoco o al solare, che serve ad insinuare in ogni immagine il codice della sua interpretazione, che altro non è ‑ per parafrasare una felice definizione di Daguerre ‑ se non uno «specchio della memoria».

 

Floriano De Santi
Consigliere di Stato per i Beni Culturali
presso la Presidenza della Repubblica
Université de Paris ‑ Sorbonne