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- Giulianova
com'era
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A cura di Sandro
Galantini
- Finito di stampare
nel mese di ottobre dell'anno duemilauno per i tipi dello
stabilimento SIGRAF - Pescara


- Sandro Galantini
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COME UNO SPECCHIO DOTATO DI MEMORIA
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È abitudine, quando si parla
delle nostre città, di riferirsi principalmente ai centri
storici. In fondo gli storici, gli studiosi di architettura e di
urbanistica si occupano solo di questa parte antica: l’altra
parte di città resta fuori, come una presenza cui si allude
talvolta per necessità, ma sempre vista con la diffidenza con la
quale si guardava una volta alle partes infidelium.
Senonché, la prima e più macroscopica conseguenza dello svlluppo
urbano di questo ultimo secolo è proprio che la città, quella
che una volta era la città, è divenuta una parte tout court,
un frammento della città attuale: è divenuta il “centro
storico”.
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In generale, rispetto all'intera
città d’oggi, la cifra iconosferica antica è ormai una parte
assai modesta, come documenta anche Sandro Galantini nel suo
prezioso libro Gulianova com'era. Storia e memoria della
città attraverso le cartoline d'epoca. Esso illustra i
fenomeni di trasformazione urbana dall'angolo visuale della
città antica.
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La vita e le trasformazioni del
centro storico non sono però ormai comprensibili se non si
osserva il quadro d’insieme, lo sviluppo dell'intera città che è
venuta formandosi fuori di quella antica, per effetto dei
meccanismi del nuovo sistema produttivo e sociale.
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L’architettura giullese si può
dividere in classica e vernacolare. Quest'ultima (dal latino vernaculus, ossia indigeno, domestico) è la cultura
artigiana, empirica del costruire. Comprende tutte le
realizzazioni edilizie fondate sulla semplicità costruttiva,
sull’uso di materiali e tecnologie tradizionali e sull’aderenza
alle urgenze dell’esistenza popolare. L’architettura classica,
invece, si fonda sulla triade vitruviana venustas, firmitas,
utilitas, cioè bellezza, stabilità, utilità: tre qualità
interdisciplinari che non è possibile ignorare o soddisfare
parzialmente senza infirmarne la validità.
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Nel primo archetipo troviamo il
nucleo di case agricole di Colleranesco e il confuso agglomerato
della Borgata “Marina”; nel secondo il rinascimentale Duomo di
San Flaviano e il Santuario dello Splendore.
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Nel dualismo fra figurazione
cristallizzata e materia incandescente che vive sul gesto e
sull’energia personale, l’estetica della vita attrae gli anonimi
autori delle fotografie/cartoline che Galantini, con cura e
rigore filologico, ha adunato in questa sua pubblicazione su
Giulianova.
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Tali fotografi sono attratti dal reale allo stato
puro, sforzandosi però di privilegiare
uno sguardo che riguardi l’intensità del dettato figurale.
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Le loro "riprese" dal Mercato del
pesce allo Stabilimento Bagni "Venere", dal Corso Vittorio
Emanuele al Piazzale della stazione ferroviaria, contengono
sempre una particolare animazione dovuta al movimento o alla
manualità, al fuori fuoco o al solare, che serve ad insinuare in
ogni immagine il codice della sua interpretazione, che altro non
è ‑ per parafrasare una felice definizione di Daguerre ‑ se non
uno «specchio della memoria».
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Floriano De Santi
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Consigliere di
Stato per i
Beni Culturali
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presso la Presidenza della
Repubblica
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Université de Paris ‑ Sorbonne
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