Copertina libro "La costruzione di una 'città ideale' del Rinascimento". -E’ con  vivo piacere che l’Amministrazione Comunale di Giulianova ha raccolto l’invito a promuove la pubblicazione della ricerca di Mario Bevilacqua sulla fondazione della nostra città. Giulianova nasce, intorno al 1470, come città di nuova fondazione, voluta a e ideata dal duca Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona, grande uomo d’arme e raffinato cortigiano. Il disegno urbano e la costruzione dei principali monumenti che avrebbero caratterizzato il nuovo borgo sono espressione delle più aggiornate ricerche umanistiche, con particolari consonanze con gli ambienti eruditi napoletani, romani e toscani. Più in particolare, non possono non colpire i suggestivi rapporti che emergono tra Giulia e Pienza, nell’intrecciarsi dei destini del vescovo aprutino, l’erudito monsignor Giovanni Antonio Campano che fu strettissimo collaboratore di Pio II, e degli Acquaviva, che in questi anni si legano con stretti vincoli ai Piccolomini, a loro volta intenti a consolidare le proprie posizioni di grandi feudatari abruzzesi.

GIULIANOVA
La costruzione di una 'città ideale' del Rinascimento
A cura di Mario Bevilacqua
Stampato in Italia - electa napoli srl - Gruppo Mondadori Electa S.p.A., finito di stampare nell'anno 2002

 

 

 

 

Giulianova e il suo territorio in una planimetria catastale - A. Mosca, 1881 -1882). Teramo, Ufficio del Territorio

Nel 1470 Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona duca di Atri, grande condottiero e raffinato protagonista della vita di corte tra Napoli, Firenze, Roma, Urbino e Ferrara, fa costruire in Abruzzo la città che in suo onore viene chiamata Giulia Nuova: un’impresa grandiosa, al confine tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa, con una piazzaforte dai più aggiornati sistemi difensivi.
Ma Giulianova mostra anche, nel disegno urbano e nei monumenti, di accogliere l’influsso delle riflessioni della cultura umanistica, con un impianto basato sullo studio di Vitruvio e una sicura consapevolezza delle teorie di Leon Battista Alberti, dell’esperimento ambizioso di Pienza, della fantasia utopica di Sforzinda.
Alla luce di una documentazione ricca e inedita, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca in archivi e biblioteche italiani e stranieri, la storia della città viene per la prima volta ricostruita con rigore filologico e ampiezza di riferimenti. Sulle strade del Quattrocento, con l’Abruzzo crocevia e centro vitale di esperienze di grande rilievo, si riscopre il valore esemplare di una vicenda unica della civiltà urbanistica del Rinascimento.

 

ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.

Presentazione dell'opera

E’ con  vivo piacere che l’Amministrazione Comunale di Giulianova ha raccolto l’invito a promuove la pubblicazione della ricerca di Mario Bevilacqua sulla fondazione della nostra città.
Giulianova nasce, intorno al 1470, come città di nuova fondazione, voluta a e ideata dal duca Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona, grande uomo d’arme e raffinato cortigiano. Il disegno urbano e la costruzione dei principali monumenti che avrebbero caratterizzato il nuovo borgo sono espressione delle più aggiornate ricerche umanistiche, con particolari consonanze con gli ambienti eruditi napoletani, romani e toscani. Più in particolare, non possono non colpire i suggestivi rapporti che emergono tra Giulia e Pienza, nell’intrecciarsi dei destini del vescovo aprutino, l’erudito monsignor Giovanni Antonio Campano che fu strettissimo collaboratore di Pio II, e degli Acquaviva, che in questi anni si legano con stretti vincoli ai Piccolomini, a loro volta intenti a consolidare le proprie posizioni di grandi feudatari abruzzesi.
La ricerca a tutto campo di Mario Bevilacqua analizza vicende di uomini e vicende di monumenti, in un clima di fervide contaminazioni culturali che mostra con quale intensità la nostra regione, e più specificamente la provincia di Teramo, partecipassero, e spesso da protagoniste, agli avvenimenti politici e alle avventure culturali dell’Italia del Quattrocento. L’analisi delle grandiose architetture che ancora caratterizzano il centro storico della nostra città — la chiesa di San Flaviano, i torrioni della cinta muraria — mette in risalto l’importanza storica di realizzazioni uniche e fortemente originali nel panorama della nostra regione e dell’intera Italia rinascimentale.
La riflessione sul valore della storia delle nostre origini si riflette sulla nostra identità di cittadini di oggi, tema che non può che essere molto vicino a questa Amministrazione, intenta ormai da anni in una difficile opera di intervento e di sensibilizzazione sui beni culturali, nel recupero del centro storico come patrimonio di valori e identità comuni.

Giancarlo Cameli
Sindaco di Giulianova

Il prezioso e articolato lavoro scientifico intrapreso da Mario Bevilacqua sulla progettazione ed edificazione della città di Giulia (1470), rappresenta uno di quei rari episodi per la vita culturale di una cittadina in cui si percepisce di vivere un evento non occasionale. Accade ormai raramente che la semplice pubblicazione di un libro riesca a catturare l’attenzione dei lettori di vicende storiche, tranne che il contenuto del testo non costituisca una scoperta sensazionale o una revisione ardita degli avvenimenti già noti.
Ci troviamo di fronte, dunque, a un evento importante per Giulianova, destinato — mi auguro — a far sgorgare nuovi e fecondi scambi culturali con personalità di spicco del mondo accademico italiano.
Tale giudizio trae origine dalla consapevolezza che il saggio di Mario Bevilacqua riordini, sulla base di una grande messe di nuovi dati documentari, frutto di un appassionato lavoro di scavo, una serie di studi elaborati su questo periodo storico, inquadrandoli (ed è proprio questa la felice sorpresa) in un ambiente italiano ed europeo, inserendo a pieno titolo la nostra vicenda locale in quel travagliato e fecondo arco temporale che unisce la cultura umanistica a quella rinascimentale.
Solamente attraverso tale contestualizzazione storica emerge la peculiarità — e la rilevanza — di Giulia rispetto alle altre città rinascimentali di nuova fondazione. Grazie poi all’accurata ricerca su Giulio Antonio Acquaviva, ideatore del nuovo insediamento urbano, risulta più chiaro il ruolo da egli esercitato nell’ambito politico, sociale e culturale di fine Quattrocento. Dopo la sua morte emergerà, sempre più nitidamente, quella connessione secolare che congiungerà quasi indissolubilmente i destini della nostra città alle sorti della famiglia Acquaviva.
Ritengo infine che non avremmo mai avuto a nostra disposizione il prezioso contributo di Bevilacqua se non vi fosse stata la prodigiosa indagine storica di Mario Montebello, illustre figlio di questa terra e — secondo il parere del compianto Riccardo Cerulli — «unico storico di Giulianova», che per vari anni ha scandagliato le pagine più oscure e frammentate sulla genesi di Giulia; pur giungendo a ipotesi differenti rispetto a quelle formulate in questo studio, egli ha saputo suscitare l’affascinante dibattito attorno alla storia della nostra città, attirando l’interesse di molti studiosi.
Un’Istituzione non deve parteggiare per una delle differenti tesi storiografiche, ma ha semmai il dovere di far incontrare le migliori intelligenze locali con quelle nazionali ed europee.
 
Tito Forcellese
Consigliere Comunale delegato alla Cultura