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Presentazione
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di Aldo Marroni
Quando
si presenta un volume che ha apparentemente quella tonalità nostalgica che
quasi commuove gli anziani nel mentre meraviglia le nuove generazioni, si
corre sempre il rischio di essere sdolcinati e di dare alle proprie
espressioni quel senso di polverosa nobiltà, quel modo di guardare le cose
con commiserazione, come un vestito passato di moda di cui sì può solo
sorridere pensando al rapido mutamento dei costumi e delle mentalità. Allora
la prima cosa da fare è di prendere le necessarie distanze dal proprio
oggetto e leggerlo entro delle coordinate di pensiero che sono quelle del
suo tempo e del modo in cui è stato vissuto, utilizzato e goduto.
Lo
scrittore Luigi Braccili dona all'Abruzzo e ai cultori di cose abruzzesi un
nuovo lavoro che, in qualche modo, costituisce un tassello prezioso di un
quadro più ampio dedicato ai mestieri del passato e ai culti non più
praticati. Il repertorio che presentiamo ha la caratteristica di essere
stato redatto non da un freddo ricercatore ma da uno studioso che ha vissuto
e praticato personalmente quei giochi, li ha visti giocare, li ha costruiti.
Dunque l’opera è anche carica di quella passione emotiva che rende quello
che potrebbe essere un esangue elenco di nomi, un affresco suggestivo e
partecipato, nel quale si rispecchia un modo d’essere vivo e flagrante.
Quando si parla di gioco solitamente il paragone corre ai modo di giocare in
voga nei nostri tempi. Si elogia il passato e si deplora il presente. Ora
questo atteggiamento sembra del tutto errato, se è vero quello che dicevamo
prima, ovvero "leggere" le cose con gli occhi del loro tempo. In questo
senso è necessario considerare che i giochi qui riproposti, per la loro
semplicità stimolavano un tipo di intelligenza centrata sull'abilita, sulle
qualità fabbrili, sull’apporto di un'immaginazione retta da pochi e scarni
elementi sui quali "lavorare di fantasia". Dunque quello del passato era un
modo di crescere che allenava la mente alle necessita storiche del momento,
quando la scolarizzazione di massa doveva ancora avvenire. Per quanto
riguarda i giochi del presente, è sicuramente vero che un attaccamento
smodato al video può indurre nei giovani una forma di atteggiamento
anestetico, tuttavia un uso moderato favorisce sicuramente un tipo di
intelligenza in grado di ragionare per campi di interesse, per associazioni
e dissociazioni, collegamenti imprevisti e possibilità mai sperimentare. È questa intelligenza risponde sicuramente alle necessità che un individuo
deve avere in una società in cui il “virtuale”
ha preso il sopravvento sul “reale”, in cui l’ideale è troppo ideale per
essere creduto. L'approccio con la realtà è ora mediato da nuovi organi che
non sono più le mani che costruiscono o decostruiscono le cose, ma dalla
logica che governa la telematica.
Il libro
di Braccili si raccomanda dunque per essere l’esame attento di un modo di
vita, una maniera di rapportarsi con le cose, che nella sua antica
semplicità ci ha comunque messo a disposizione quel mondo in cui noi oggi
esistiamo.