Copertina libro "Giochi scomparsi & giocattoli fatti a mano. - Quando si presenta un volume che ha apparentemente quella tonalità nostalgica che quasi commuove gli anziani nel mentre meraviglia le nuove generazioni, si corre sempre il rischio di essere sdolcinati e di dare alle proprie espressioni quel senso di polverosa nobiltà, quel modo di guardare le cose con commiserazione, come un vestito passato di moda di cui sì può solo sorridere pensando al rapido mutamento dei costumi e delle mentalità. Allora la prima cosa da fare è di prendere le necessarie distanze dal proprio oggetto e leggerlo entro delle coordinate di pensiero che sono quelle del suo tempo e del modo in cui è stato vissuto, utilizzato e goduto.

Giochi scomparsi &
giocattoli fatti a mano
A cura di Luigi Braccili

Collana  "STORIE"
Finito di stampare nel mese di ottobre 2003 da "Media" editoria, grafica e stampa, Mosciano S.A.(TE) per conto del Centro di Servizi Culturali della Regione Abruzzo - Via I. Nievo, 6.
Tel. 0858003508 - Fax 08580027108
Presentazione
di Aldo Marroni

  Quando si presenta un volume che ha apparentemente quella tonalità nostalgica che quasi commuove gli anziani nel mentre meraviglia le nuove generazioni, si corre sempre il rischio di essere sdolcinati e di dare alle proprie espressioni quel senso di polverosa nobiltà, quel modo di guardare le cose con commiserazione, come un vestito passato di moda di cui sì può solo sorridere pensando al rapido mutamento dei costumi e delle mentalità. Allora la prima cosa da fare è di prendere le necessarie distanze dal proprio oggetto e leggerlo entro delle coordinate di pensiero che sono quelle del suo tempo e del modo in cui è stato vissuto, utilizzato e goduto.

Lo scrittore Luigi Braccili dona all'Abruzzo e ai cultori di cose abruzzesi un nuovo lavoro che, in qualche modo, costituisce un tassello prezioso di un quadro più ampio dedicato ai mestieri del passato e ai culti non più praticati. Il repertorio che presentiamo ha la caratteristica di essere stato redatto non da un freddo ricercatore ma da uno studioso che ha vissuto e praticato personalmente quei giochi, li ha visti giocare, li ha costruiti. Dunque l’opera è anche carica di quella passione emotiva che rende quello che potrebbe essere un esangue elenco di nomi, un affresco suggestivo e partecipato, nel quale si rispecchia un modo d’essere vivo e flagrante.

Quando si parla di gioco solitamente il paragone corre ai modo di giocare in voga nei nostri tempi. Si elogia il passato e si deplora il presente. Ora questo atteggiamento sembra del tutto errato, se è vero quello che dicevamo prima, ovvero "leggere" le cose con gli occhi del loro tempo. In questo senso è necessario considerare che i giochi qui riproposti, per la loro semplicità stimolavano un tipo di intelligenza centrata sull'abilita, sulle qualità fabbrili, sull’apporto di un'immaginazione retta da pochi e scarni elementi sui quali "lavorare di fantasia". Dunque quello del passato era un modo di crescere che allenava la mente alle necessita storiche del momento, quando la scolarizzazione di massa doveva ancora avvenire. Per quanto riguarda i giochi del presente, è sicuramente vero che un attaccamento smodato al video può indurre nei giovani una forma di atteggiamento anestetico, tuttavia un uso moderato favorisce sicuramente un tipo di intelligenza in grado di ragionare per campi di interesse, per associazioni e dissociazioni, collegamenti imprevisti e possibilità mai sperimentare. È questa intelligenza risponde sicuramente alle necessità che un individuo deve avere in una società in cui il “virtuale” ha preso il sopravvento sul “reale”, in cui l’ideale è trop­po ideale per essere creduto. L'approccio con la realtà è ora me­diato da nuovi organi che non sono più le mani che costruiscono o decostruiscono le cose, ma dalla logica che governa la telematica.

Il libro di Braccili si raccomanda dunque per essere l’esame attento di un modo di vita, una maniera di rapportarsi con le cose, che nella sua antica semplicità ci ha comunque messo a disposizione quel mondo in cui noi oggi esistiamo.