Nota degli Autori
Questo lavoro
è stato ideato non per ricostruire tulle le vicende delle guerre
risorgimentali, né per seguire passo passo quanto accadde nell’Abruzzo Ultra
Primo, ma per dare un nome, e possibilmente un volto, ai tanti giovani
anonimi che pure si batterono, a fianco di Garibaldi e dei suoi ufficiali,
rischiando la vita in modo assolutamente disinteressato, rifuggendo da loro
l’idea di un qualunque vantaggio da trarne.
A metà
Ottocento nasceva il fenomeno del Volontariato o Volontarismo, certamente
indotto dal Romanticismo, in quanto vedeva in quel molo una
materializzazione degli ideali più puri che portavano i giovani a
sacrificarsi per la patria, la libertà, l’indipendenza dei popoli. Uno dei
precursori di questa mentalità è certamente Lord George Gordon Byron che
partecipa alle lotte per l’Indipendenza d’Italia e di Grecia e muore a
Missolungi.
Il
Risorgimento Italiano, oltre a Mazzini e Cavour, è sicuramente
caratterizzato dalla figura di Giuseppe Garibaldi che, col suo carisma,
calamita i giovani patrioti ai quali promette «fame, sete, freddo, fatiche
estenuanti, la nuda terra per giaciglio, il firmamento per coltre», e la
probabilità di rimanere storpiati o, addirittura, la possibilità di perdere
la vita. Naturalmente pochi rispondono, ma sono i migliori: per questo i
Volontari vincono. All’Epopea Garibaldina man mano è inevitabilmente
subentrata la normalizzazione piemontese, e successivamente, venendo meno i
protagonisti e cambiando le istituzioni, rischia di diventare un ricordo
sempre più sbiadito e lontano, aumentando così il grado di difficoltà per
chi voglia far rivivere qualcuno di quegli uomini che, pur rischiando la
vita, non furono protagonisti di primo piano. I militari regolari, inoltre,
erano spesso infastiditi dal molo dei Volontari, che prima furono utilizzati
proficuamente, poi disarmati e dimenticati.
Le difficoltà,
incontrate nel corso della ricerca, sono state molte in quanto siamo, ormai,
a circa centocinquanta anni da quegli avvenimenti, e la memoria dei singoli,
come quella collettiva, continua a rimuovere le storie degli uomini che
dominarono la scena negli anni che stiamo esaminando. Non nascondiamo di
essere rimasti affascinati da questi giovani garibaldini, quasi sempre
genuini, privi di secondi fini; colpiscono le loro storie personali, sia per
gli aspetti strettamente militari, sia per quelli civili che, in alcuni casi
hanno risvolti patetici, hanno dell’incredibile, tanto sono schivi da
ridursi perfino in miseria, ma mai fanno sentire la propria voce per
ottenere qualcosa.
Terminato il
processo unitario, la quasi totalità di loro, in punta di piedi, torna alle
abitudini quotidiane e nell’anonimato più completo.
Un capitolo
viene dedicato alla corrispondenza intercorsa tra Pietro Marrelli e i
patrioti del Teramano. In alcuni casi (lettere di Ariodante Mambelli,
Clemente De Cesaris ed Antonio Tripoti) si tratta di documenti di estremo
interesse per la pregnanza politico-filosofica, che li rende necessari per
chi voglia comprendere quel drammatico, ma affascinante periodo. In
appendice abbiamo ritenuto opportuno far conoscere un saggio politico,
scritto da Costantino Ettorre, di Morro D’Oro, per il «Popolo», con
l’intento di «aprirgli amorosamente gli occhi». L’opuscolo era stato
stampato clandestinamente, nel settembre del 1860, e mai più dato alla luce.

lezzi
Giuseppe
Vede la
luce a Giulianova, il 19 agosto 1834, da Andrea lezzi, di anni 27, e da
Natalina Rita, di anni 18, fuori dal matrimonio che, tuttavia, sarà
celebrato il 16 gennaio 1841 e Giuseppe, nello stesso atto, riconosciuto
come figlio della coppia. Muore a Giulianova, il 6 gennaio 1909, Pittore.
A parte le
modalità della nascita, la sua è stata una vita romantica e, come in un
romanzo che si rispetti, piena di colpi di scena. Figlio di Andrea,
rivoluzionario ed ex detenuto politico, ne assimila presto i sentimenti e la
sensibilità.
Appena
compiuti i venti anni, Giuseppe si arruola nell’esercito borbonico, nel IV
Reggimento Cacciatori e viene assegnato al distaccamento di Corropoli (TE).
Presto le autorità rivolgono l’attenzione al milite che risulta essere
figlio di un detenuto per motivi politici e lo trasferiscono in Sicilia,
sempre nei Cacciatori, ma al IX Reggimento. Le notizie sul suo servizio
militare non sono molte, perciò ci serviamo di un passo di Muzio Muzii:
Giuseppe prese
parte alla difesa di Palermo nel maggio del 1860, ma poi, una notte,
abbandonò il suo posto di sentinella e passò nelle file dei Garibaldini. Fu
assegnato all’Unità di Nino Bixio e con questo combatté a Milazzo, ove
riportò tre ferite. Tuttavia si poté trovare alla presa di Messina e poi fu
tra i primi a passare lo Stretto, all’attacco di Reggio. Compì tutta l’epica
marcia per la Calabria e la Campania e, sul Volturno, combatté la dura
battaglia del 1° e del 2 ottobre 18601.
Nel 1867 si
arruola di nuovo, ma questa volta come volontario tra i Garibaldini che
invadono lo Stato Pontificio, portando con sé anche il fratello Roberto.
Terminata questa esperienza, torna alla vita privata stabilendosi a
Giulianova, ed esercitando il mestiere appreso dal padre, cioè quello di
pittore.
lezzi Roberto
Nasce a
Giulianova, il 6 febbraio 1845; muore ivi, il 17 aprile 1905. Pittore.
Fratello minore di Giuseppe, ventiduenne lo segue nelle fila garibaldine che
nel 1867 vanno a combattere nell’Agro Romano: il suo nome è compreso
nella squadra di 61 volontari che, al comando di Dionisio Fabris2,
il 18 ottobre, arriva a Nerola, poche ore prima dell’ attacco dei pontifici
per la sua riconquista. L’avventura di Roberto lezzi, nell’Agro Romano,
dunque, quasi certamente si conclude al primo scontro cui prende parte.
Caduto prigioniero di Zuavi e Pontifici viene rinchiuso nella Fortezza di
Castel Sant’ Angelo e, successivamente a Civitavecchia, dove rimane fino ai
primi giorni del 1868, quando verosimilmente vengono rilasciati tutti i
prigionieri (ma Muzio Muzii sostiene che vi sia rimasto fin dopo la
liberazione di Roma, nel 1870)3.
NOTE
(1) Muzio Muzii, Teramo Garibaldina, cit.,
p. 87.
(2)
B.P.A.Q., Fondo Marrelli, vol. 394, f. 95.
(3)
Muzio Muzii, Teramo Garibaldina, cit., p. 87.
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Stralcio del
Capitolo IV - Profili biografici dei Garibaldini, pag. 124 e 125, di
Giovanni Di Leonardo, Maria Rita Bentivoglio -
Garibaldini in Abruzzo
(1860-1870).