Un capitolo del libro, viene dedicato alla corrispondenza intercorsa tra Pietro Marrelli e i patrioti del Teramano. In alcuni casi (lettere di Ariodante Mambelli, Clemente De Cesaris ed Antonio Tripoti) si tratta di documenti di estremo interesse per la pregnanza politico-filosofica, che li rende necessari per chi voglia comprendere quel drammatico, ma affascinante periodo. In appendice abbiamo ritenuto opportuno far conoscere un saggio politico, scritto da Costantino Ettorre, di Morr o D’Oro, per il «Popolo», con l’intento di «aprirgli amorosamente gli occhi». L’opuscolo era stato stampato clandestinamente, nel settembre del 1860, e mai più dato alla luce.
Garibaldini in Abruzzo (1860-1870)
A cura di Giovanni Di Leonardo
e Maria Rita Bentivoglio
Finito di stampare nel dicembre 2002
da "Media" editoria, grafica, stampa
Mosciano S.A. - Teramo

Giovanni Di Leonardo è nato a Morro D’Oro, il 20 aprile 1944, e vive a Giulianova. Si è laureato in Filosofia, all’Università Statale “La Sapienza” di Roma, con una tesi sulla Storia del Partito Socialista nel Teramano dal 1894 al 1922, seguita dal Prof. Renzo De Felice, conseguendo il massimo dei voti (110/110); successivamente ha insegnato Italiano e Storia negli Istituti Statali, di secondo grado, in diverse località della Lombardia e a Giulianova e Roseto degli Abruzzi. Numerose volte ha avuto l’incarico di Commissario esterno nelle Commissioni di Maturità in Istituti di Milano, Verona, Roma, ecc..

Prof. Giovanni Di Leonardo

 

 

 

Maria Rita Bentivoglio è nata a Giulianova il 22maggio 1948. Laureata in Pedagogia, presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Roma (con una tesi su argomento di Storia del Risorgimento, seguita dal Prof. Giuseppe Talamo), ha insegnato Materie Letterarie, nella Scuola Media, in diverse località della Lombardia ed attualmente a Giulianova.
La Prof.ssa M.R. Bentivoglio

Nota degli Autori

 

Questo lavoro è stato ideato non per ricostruire tulle le vicende delle guerre risorgimentali, né per seguire passo passo quanto accadde nell’Abruzzo Ultra Primo, ma per dare un nome, e possibilmente un volto, ai tanti giovani anonimi che pure si batterono, a fianco di Garibaldi e dei suoi ufficiali, rischiando la vita in modo assolutamente disinteressato, rifuggendo da loro l’idea di un qualunque vantaggio da trarne.

A metà Ottocento nasceva il fenomeno del Volontariato o Volontarismo, certamente indotto dal Romanticismo, in quanto vedeva in quel molo una materializzazione degli ideali più puri che portavano i giovani a sacrificarsi per la patria, la libertà, l’indipendenza dei popoli. Uno dei precursori di questa mentalità è certamente Lord George Gordon Byron che partecipa alle lotte per l’Indipendenza d’Italia e di Grecia e muore a Missolungi.

Il Risorgimento Italiano, oltre a Mazzini e Cavour, è sicuramente caratterizzato dalla figura di Giuseppe Garibaldi che, col suo carisma, calamita i giovani patrioti ai quali promette «fame, sete, freddo, fatiche estenuanti, la nuda terra per giaciglio, il firmamento per coltre», e la probabilità di rimanere storpiati o, addirittura, la possibilità di perdere la vita. Naturalmente pochi rispondono, ma sono i migliori: per questo i Volontari vincono. All’Epopea Garibaldina man mano è inevitabilmente subentrata la normalizzazione piemontese, e successivamente, venendo meno i protagonisti e cambiando le istituzioni, rischia di diventare un ricordo sempre più sbiadito e lontano, aumentando così il grado di difficoltà per chi voglia far rivivere qualcuno di quegli uomini che, pur rischiando la vita, non furono protagonisti di primo piano. I militari regolari, inoltre, erano spesso infastiditi dal molo dei Volontari, che prima furono utilizzati proficuamente, poi disarmati e dimenticati.

Le difficoltà, incontrate nel corso della ricerca, sono state molte in quanto siamo, ormai, a circa centocinquanta anni da quegli avvenimenti, e la memoria dei singoli, come quella collettiva, continua a rimuovere le storie degli uomini che dominarono la scena negli anni che stiamo esaminando. Non nascondiamo di essere rimasti affascinati da questi giovani garibaldini, quasi sempre genuini, privi di secondi fini; colpiscono le loro storie personali, sia per gli aspetti strettamente militari, sia per quelli civili che, in alcuni casi hanno risvolti patetici, hanno dell’incredibile, tanto sono schivi da ridursi perfino in miseria, ma mai fanno sentire la propria voce per ottenere qualcosa.

Terminato il processo unitario, la quasi totalità di loro, in punta di piedi, torna alle abitudini quotidiane e nell’anonimato più completo.

Un capitolo viene dedicato alla corrispondenza intercorsa tra Pietro Marrelli e i patrioti del Teramano. In alcuni casi (lettere di Ariodante Mambelli, Clemente De Cesaris ed Antonio Tripoti) si tratta di documenti di estremo interesse per la pregnanza politico-filosofica, che li rende necessari per chi voglia comprendere quel drammatico, ma affascinante periodo. In appendice abbiamo ritenuto opportuno far conoscere un saggio politico, scritto da Costantino Ettorre, di Morro D’Oro, per il «Popolo», con l’intento di «aprirgli amorosamente gli occhi». L’opuscolo era stato stampato clandestinamente, nel settembre del 1860, e mai più dato alla luce.

lezzi Giuseppe

Vede la luce a Giulianova, il 19 agosto 1834, da Andrea lezzi, di anni 27, e da Natalina Rita, di anni 18, fuori dal matrimonio che, tuttavia, sarà celebrato il 16 gennaio 1841 e Giuseppe, nello stesso atto, riconosciuto come figlio della coppia. Muore a Giulianova, il 6 gennaio 1909, Pittore.

A parte le modalità della nascita, la sua è stata una vita romantica e, come in un romanzo che si rispetti, piena di colpi di scena. Figlio di Andrea, rivoluzionario ed ex detenuto politico, ne assimila presto i sentimenti e la sensibilità.

Appena compiuti i venti anni, Giuseppe si arruola nell’esercito borbonico, nel IV Reggimento Cacciatori e viene assegnato al distaccamento di Corropoli (TE). Presto le autorità rivolgono l’attenzione al milite che risulta essere figlio di un detenuto per motivi politici e lo trasferiscono in Sicilia, sempre nei Cacciatori, ma al IX Reggimento. Le notizie sul suo servizio militare non sono molte, perciò ci serviamo di un passo di Muzio Muzii:

Giuseppe prese parte alla difesa di Palermo nel maggio del 1860, ma poi, una notte, abbandonò il suo posto di sentinella e passò nelle file dei Garibaldini. Fu assegnato all’Unità di Nino Bixio e con questo combatté a Milazzo, ove riportò tre ferite. Tuttavia si poté trovare alla presa di Messina e poi fu tra i primi a passare lo Stretto, all’attacco di Reggio. Compì tutta l’epica marcia per la Calabria e la Campania e, sul Volturno, combatté la dura battaglia del 1° e del 2 ottobre 18601.

 

Nel 1867 si arruola di nuovo, ma questa volta come volontario tra i Garibaldini che invadono lo Stato Pontificio, portando con sé anche il fratello Roberto. Terminata questa esperienza, torna alla vita privata stabilendosi a Giulianova, ed esercitando il mestiere appreso dal padre, cioè quello di pittore.

 lezzi Roberto

Nasce a Giulianova, il 6 febbraio 1845; muore ivi, il 17 aprile 1905. Pittore. Fratello minore di Giuseppe, ventiduenne lo segue nelle fila garibaldine che nel 1867 vanno a combattere nell’Agro Romano: il suo nome è compreso nella squadra di 61 volontari che, al comando di Dionisio Fabris2, il 18 ottobre, arriva a Nerola, poche ore prima dell’ attacco dei pontifici per la sua riconquista. L’avventura di Roberto lezzi, nell’Agro Romano, dunque, quasi certamente si conclude al primo scontro cui prende parte. Caduto prigioniero di Zuavi e Pontifici viene rinchiuso nella Fortezza di Castel Sant’ Angelo e, successivamente a Civitavecchia, dove rimane fino ai primi giorni del 1868, quando verosimilmente vengono rilasciati tutti i prigionieri (ma Muzio Muzii sostiene che vi sia rimasto fin dopo la liberazione di Roma, nel 1870)3.

NOTE

(1) Muzio Muzii, Teramo Garibaldina, cit., p. 87.

(2) B.P.A.Q., Fondo Marrelli, vol. 394, f. 95.

(3) Muzio Muzii, Teramo Garibaldina, cit., p. 87.

▪        Stralcio del Capitolo IV - Profili biografici dei Garibaldini, pag. 124 e 125, di Giovanni Di Leonardo, Maria Rita Bentivoglio - Garibaldini in Abruzzo (1860-1870).