Commemorare la nascita del violoncellista giuliese Gaetano Braga è un doveroso omaggio alla memoria di uno dei più grandi personaggi e talenti espressi nella storia di Giulianova. Di Braga è stato detto e scritto molto, ma non ancora abbastanza, forse, per avere la giusta consapevolezza e conoscenza postuma della sua statura artistica ed umana. Identica osservazione potrebbe farsi sulle altre grandi figure le cui opere e le cui attività hanno reso lustro a Giulianova, travalicando i confini cittadini, regionali e persino nazionali. A nome dell’Amministrazione Comunale e mio personale ringrazio, pertanto, tutti coloro che, nel rinnovato fervore culturale degli ultimi anni, sono impegnati nella ricerca, nello studio e nella promozione di iniziative tese alla riscoperta dei valori lasciati da tali illustri personaggi affinché, tramite loro, siano tratti esempi di ulteriore elevazione del potenziale intellettuale delle nuove generazioni e siano create le adeguate motivazioni verso il completamento del ricco mosaico che compone la memoria storica della nostra amata città.
Gaetano Braga
"suggestioni in letteratura"
Finito di stampare dalla Deltagrafica di
Teramo nel mese di giugno 2000
 
 
 
 
 
Di famiglia modesta, stava per essere avviato alla carriera ecclesiastica sin da fanciullo, quando la Duchessa d’Atri Giulia Colonna, notate in lui delle spiccate attitudini musicali, lo aiutò a superare le difficoltà familiari, che gli impedivano il trasferimento a Napoli presso il Conservatorio S. Pietro a Maiella. Qui fu ammesso, primo tra tutti i candidati, nella classe di canto; ma, rimasto affascinato dal suono del violoncello del compagno di collegio Laboccetta, prese di nascosto delle lezioni da lui. Il direttore Mercadante, scopertolo a suonare in orchestra, e sorpreso dalla sua bravura, fece subito costruire per lui un violoncello dal liutaio Gagliano, e affidò Braga al maestro Ciaudelli, allievo a sua volta di Paganini (il quale suonava anche il violoncello) e di Vincenzo Fenzi, il cui figlio Scipione, nel 1870 divenne docente al Conservatorio di Mosca, sorto solo da pochi anni. Braga debuttò a Napoli all’età di 14 anni e dopo una tournée in varie città italiane (Firenze, Bologna, Trieste…), si fermò a Vienna, dove prese parte al celebre quartetto di Mayseder. Si recò, poi, a Parigi, dove suonò con Bizet, Rubistein, Saint-Säens, Debussy, Gounod, con i migliori pianisti (List, Thalberg, Sgambati, Martucci, Lubech, Prudent, Fumagalli, Stanzieri, Goria, Ravina), violinisti (Sivori, Pinto, Alard, Vieux-Temps) e col celebre contrabbassista Bottesini.
Gaetano Braga
 

PREMESSA

Un pretesto, poi una suggestione, infine un’emozione. Il lavoro su Gaetano Braga è stato ed è tutto questo, per me. Lo spunto ad affrontarlo è scoccato dalla lettura occasionale e fortuita di quell’espressione chiara, inequivocabile, perentoria “la nota serenata di Braga” in una edizione del Monaco Nero di Anton Cechov. Mi fu segnalata, qualche tempo dopo il mio arrivo alla direzione della Biblioteca e dei Musei Civici, dal custode bibliotecario Pasquale Chiappini, che della nostra istituzione è l’insostituibile pilastro, il profondo conoscitore delle “secrete del Vaticano”, gli dico sempre citando il titolo (solo quello, senza nessunissima altra allusione alle vicende ed ai protagonisti) di un romanzo di André Gide. La scintilla accese anche il mio interesse e la mia curiosità su uno spaccato del mondo, in bianco e nero, del violoncellista giuliese, del quale sono diventato indegno studioso con la dose di provincialismo di chi è mosso da una vena di orgogliosa giuliesità e con le manchevolezze ed i limiti autoriconosciuti di chi la musica l’ama in quasi tutte le sue espressioni ma la conosce attraverso l’organizzazione di spettacoli, l’ascolto della televisione, della radio o di uno stereo, oppure per riminiscenza di un’estate trascorsa a solfeggiare sotto l’amorevole guida di una impareggiabile insegnante, Antonietta Tancredi in Ridolfi. Sì, perchè delle tante stranezze nelle quali sono incorso nella mia vita, non posso celare quella di essere stato “rimandato a settembre” in Musica e Canto (vi giuro, sono intonato). Un caso più unico che raro, mi assicurarono, nella storia delle Magistrali di Teramo! Il preambolo, che sa quasi di aneddoto “braghiano”, con tutto il rispetto, mi è sembrato opportuno come avviso ai naviganti (i lettori) affinché non si creino, da questo volume, aspettative di cognizioni specifiche. Il mio intento è solo proiettato a far conoscere l’artista a chi non ne ha avuto modo finora ed a rendere partecipi gli altri, scrivendone ad alta voce, delle suggestioni di cui il Maestro Giuliese fu dispensatore nella sua epoca e che, in qualche maniera e misura, ho avuto la fortuna di avvertire io stesso, tecnicamente profano di musica. Sul piano specialistico, del resto, ripara, con gli interessi, Carla Ortolani, deliziosa compagna di ventura in questa esperienza. Cercando di farvi conoscere Braga, ho conosciuto di Braga, ricongiungendomi, naturalmente con la massima umiltà, al volume scritto dal Prof. Bindi e tratto dalle memorie del violoncellista. Una suggestione, dicevo: è stata la vera rampa di lancio verso una ricerca per alcuni versi infruttuosa, quantunque passata anche attraverso istituzioni importanti (per esempio, la Biblioteca Nazionale di Parigi). Una ricerca, in ogni caso, intensa per la quale ringrazio, oltre al già ricordato Chiappini, i collaboratori della Biblioteca, Tommaso D’Angelo, Sandra Di Pancrazio e Laura Testoni; il giovane musicista e musicologo pescarese Stefano Veggetti, esecutore ed appassionato di Braga; il personale della Biblioteca Bertoliana di Vicenza; la sezione dei prestiti librari della Biblioteca Nazionale di Firenze; il compianto amico Giovanni Bosica, il quale mi indirizzò verso contatti, risultati complicati, con suoi conoscenti di Pietroburgo. A lui non posso che inviare un affettuoso saluto, certo che mi leggerà da lassù, malgrado io sia stato tra i pochi a non abituarsi a chiamarlo “Nicolino”. Un atto di particolare gratitudine è dovuto all’Amministrazione Comunale, in specie al Vice Sindaco Domenico Di Carlo ed all’Assessore Giampiero Di Candido, che hanno accondisceso alla realizzazione del progetto; ai maestri Antonio Castagna e Piero Di Egidio dell’istituto Pareggiato “Braga”, e naturalmente a Carla Ortolani. Lascio per ultima, ma per assunto, la mia famiglia che ha sopportato il ronzio del computer e la luce accesa fino alle ore piccole cui sono stato costretto per ritagliarmi ,fra i miei obblighi professionali, lo spazio di tempo necessario a condurre in porto il lavoro in maniera decente. Non ho alcuna pretesa che il presente volume sia o venga considerato di arricchimento, nel senso completo del termine, del patrimonio bibliografico della Biblioteca Civica e della bibliografia su Braga. Auspico, tuttavia, che sia o venga considerato un pretesto, una Suggestione, acchè l’istituzione, della quale mi gravano l’onore e gli oneri di conduzione, salga in cima ai pensieri di quanti hanno la possibilità ed il potere di rivitalizzarla e riqualificarla al migliore beneficio della collettività, non soltanto giuliese.

Per quel mi riguarda, se Dio vuole possibilmente non nel senso della fanciulla valacca,

Io seguo il suon.

                                                      Ludovico Raimondi