Vincenzo Nardi
Emozioni
attimi di vita
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Finito di stampare nel mese di Luglio 2002
“MEDIA” Editoria, Grafica e Stampa
Selva Piana di Mosciano S. A. (TE)
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Vincenzo Nardi
Emozioni
attimi di vita
 
Prefazione
 
Emozioni tratti di vita, questa nuova raccolta di versi di Vincenzo Nardi che segue i volumi Emozioni e La mia terra, è anche poesia dell’ombra, della notte, del silenzio, con una ricorrenza non costante, ma comunque significativa, di toni notturni, o meglio ancora astrali, immagini riflesse in un’acqua da chiaro di luna con i contorni ancora sfumati, indeterminati alla vista, quasi che il poeta invochi altri occhi, altri sensi per scoprire quello che l’evidenza (il giorno) cela.

«Tra le tenebre vocative

che invocano sinuosi cristalli di luce» (Tenebre).

«Valli silenziose

piene ancora di calore della notte

induce la mente alla pace e riposo» (Valli).

 
La voce del buio, sembra suggerirci Vincenzo Nardi, è una lingua notturna che esiste quanto quella solare o meglio, per diversamente argomentare, l’essenza del giorno è la sua notte. Frugare proprio nell’ombra allora può essere un invito a decifrare il buio, quello dentro e fuori noi, come la notte visibile che vive il suo invisibile giorno.
Anche poesia dell’ombra, si diceva, perché questo è un aspetto, un tema se si preferisce, presente nel recente lavoro di Nardi. L’altro, forse il principale, è dato da quel canto solitario che raggiunge momenti di commossa e pensosa partecipazione del conflitto irrisolto tra impegno e disperazione: ecco allora che la pagina di Vincenzo Nardi, talvolta dolente tralaltra sottilmente malinconica, coglie i fermenti e le inquietudini della società della quale il poeta si sente parte attiva e rende testimonianza di un dramma esistenziale che in taluni casi si cobra di valenze sociali. Versi che lasciano scorgere la radice di una giustificata inquietudine, cui non sono estranee ragioni di ordine metafisico; poesia che si fa anche denuncia lasciando intuire come Nardi vagheggi una società diversa, tesa indubbiamente ai valori dello spirito umano, contro il mercantilismo imperante, la diffusa perdita di senso e di ethos:
 

«Prigioniera dentro una realtà

non più tua,

una vita non più vita,

appassita» (Vita è).

«Tuffo in un attimo

si può distruggere

amori, affetti

la propria vita unica» (Attimo).

 «Liberi,

liberi in questa giungla

senza più rispetto» (Ricordi).

 
Dal profondo dell’anima sale dunque l’ansia di nuove morali conquiste e si avverte, torte, una serena apertura di tede e speranza, frutto - crediamo - di una religiosità intrisa d’un profondo senso del divino.
 

«Braccia aperte verso il cielo

chiedono libertà

e il dono dell’energia» (Energia vitale).

«Vita unica grande

da poterne assaporare tutto

quella che essa ti offre

nei suoi modi più liberi

senza condizioni» (Vita).

 
Un tema caro a Vincenzo Nardi è anche quello degli affetti domestici. Pure in questa raccolta la sua poesia penetra, con estrema discrezione, negli angoli più segreti del privato, tacendo avvertire il suo sincero bisogno di creare nuovi spazi all’anima. Così ne il canto degli innamorati; così in Diario, in La lode, Donna e Attesa.
Si potrebbe definire Vincenzo Nardi il poeta del sogno, o dei sogni? Nardi è certamente ed effusivamente poeta lirico, evocativo, tutto proteso al sentimento della vita (che - sia detto per inciso - è l’unico sentimento poetico), dunque una poesia delle “ragioni del cuore”: ma questo non esclude la possibilità di riconoscere in lui una poesia di robusto impegno civile, di denuncia. Certo è che in Nardi pulsa sempre il cuore, la vita profonda, il suo sentimento grave e struggente; non c’è verso suo che non venga dalle radici, che non porti in sé e con sé tutta intera - con l’amore e il dolore che l’hanno colorata, intessuta - l’esistenza: quella febbre del vivere mai placata nella quale riconosciamo l’equazione poesia-verità.
 
                                                SANDRO GALANTINI