Renato Curi è un ragazzo semplice e sorridente. Ha 24 anni, i capelli ricci, i baffetti da adulto, lo sguardo furbo. È sposato con Clelia, ha una figlia, Sabrina. Renato e Clelia stanno per diventare genitori per la seconda volta. Ancora non lo sanno. Sono felici. Renato fa il calciatore professionista. Gioca in Serie A, nel Perugia. Di quella squadra è uno degli uomini più importanti. Ha classe, Renato, ha visione di gioco e i piedi buoni. Non solo. Renato Curi corre per tre, in mezzo al campo o sulla fascia destra. Rincorre tutti gli avversari, non si dà mai per vinto. È piccolo di statura, Renato Curi, ma ha un´anima grande, un coraggio sconfinato, un´umiltà e una generosità che in campo fanno sempre la differenza. E i compagni gli vogliono bene. Anche i tifosi lo amano. È un mito, Renato Curi. È un eroe sportivo. La sua squadra non può fare a meno di lui. Deve giocare contro la Juventus in un triste finale d'ottobre del '77. Due anni prima ha fatto un gol alla Juve, Renato Curi, e ai bianconeri ha fatto perdere la possibilità di vincere il campionato. Il 30 ottobre del 1977 il Perugia sta giocando proprio contro la Juventus. Era infortunato, Curi. Ma alla Juventus non si può dire no. Recupera all´ultimo momento e quel giorno è in campo. È una giornata tremenda, con pioggia e vento. Il campo è un pantano. Ma per lui è uguale. Corre lo stesso, Renato Curi. Corre anche all´inizio del secondo tempo. Improvvisamente si ferma. Cade a terra, Renato Curi. Non si muove più. Però tutti sanno che, nel suo piccolo, è un guerriero. Si alzerà, Renato Curi. Continuerà a correre. Forse non in questo mondo, ma certamente continuerà a correre.

CONTINUA A CORRERE, RENATO CURI!
ISBN: 88-88329-48-X
Andrea Bacci
Collana “Bandiere a mezz’asta” diretta da Francesco Caremani
Finito di stampare ad ottobre 2005
 
Tutte le fotografie, comprese quelle della copertina. sono dl proprietà della famiglia Curi che ha concesso a titolo gratuito la riproduzione per questo libro.
 
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PROLOGO
 
Dicono che chi è basso di statura sia persona d’idee chiare, con i piedi ben saldi a terra. Perché chi è alto ha la testa più vicina alle nuvole, quindi è più portato ai voli di fantasia. Chi rimane sotto il metro e settanta, invece, è persona concreta, che pensa ai problemi effettivi della vita di tutti i giorni, I sogni, i voli pindarici, i desideri alti, sono pochi e mai esagerati. Perché il cielo, forse, è troppo distante, troppo alto. Quindi che siano altri i sognatori, non i piccoli uomini.
La storia che vogliamo raccontare è quella di un uomo piccolo. Un uomo di 24 anni, simpatico, sorridente, sempre spettinato e con un paio di piccoli baffetti per darsi un po’ più di tono. Un uomo con una moglie piccola e con una piccolissima bambina di tre anni. Un uomo con un bel lavoro, invidiato da tutti e ben remunerato. Fa il calciatore, questo piccolo uomo. Lo fa in una piccola squadra, di una piccola città. Gli piace fare quello che fa, a quel piccolo uomo. E non invidia i colleghi più ricchi e famosi. Certo, arrivato a quel punto gli piacerebbe guadagnare di più, giocare in una grande squadra di una grande città. Ma si sa accontentare, quel piccolo uomo, e non si lamenta mai. Sa che è giovane, e che continuando a lavorare con sacrificio e umiltà, magari arriverà davvero qualche chiamata importante. Arriverà il momento di diventare grandi. Intanto è un piccolo uomo tranquillo e felice, con un’altrettanto piccola famiglia tranquilla e felice. La gente gli vuole bene, e lui ricambia l’affetto. Non dà fastidio a nessuno, questo piccolo uomo. E non si vede perché qualcuno dovrebbe dare fastidio a lui.
Invece qualcuno c’é, che gli dà fastidio. A lui e alla sua famiglia. Un qualcuno che è più grande di lui, che è più grande di tutti. Un qualcuno che si chiama Destino. Quella che segue è la storia di quel piccolo uomo e di quel Destino, molto più grande di lui.
 
 
RINGRAZIAMENTI
Se questo libro è nato, il merito è di Francesco Caremani, botolo ringhioso aretino con cui il sottoscritto, senese della provincia trapiantato a Perugia, non dovrebbe nemmeno parlare! Ci unisce il fatto, non trascurabile, dell’essere entrambi toscani “ghibellini”.
Altro ringraziamento per Luca Turolla, editore dal cuore granata: i miei amori calcistici non ci faranno mai andare del tutto d’accordo!
Per questo lavoro ho utilizzato articoli di stampa periodica e quotidiani, soprattutto la cronaca di Perugia de La Nazione e de Il Messaggero. A questo proposito intendo ringraziare il personale della Biblioteca “Augusta” di Perugia e di quella Universitaria di Bologna.
Il mio ringraziamento va a tutti gli intervistati che mi hanno raccontato i loro ricordi di Renato Curi, specialmente la signora Clelia, poi Sabrina e Renato.
Un ringraziamento speciale va a Paolo Sollier, grandioso talento trascurato, forse proprio da lui stesso, della letteratura sportiva italiana, che mi ha gratificato dei suoi interventi nel libro.
Oltre le persone citate nel libro, intendo ringraziare anche i giornalisti Massimo Moscardi e Walter De Berardinis per le loro utili indicazioni e informazioni. Per ciò che riguarda i riferimenti bibliografici, ho utilizzato “Morte allo stadio” di Gioconda Marinelli (Gamma, 1984), “Perugia un amore” di Francesco Ghirelli e Giordano Martucci (Marcon, 1997), “A.C. Perugia, la squadra dei miracoli” di Lanfranco Ponziani (Edi-Grafica, 1977), “Il calcio a Giulianova dalle origini al 1960” a cura di Sandro Galantini (De Siena, 2004).
Il mio ultimo e più grande ringraziamento va a mia moglie Ombretta, alla pazienza con cui mi lascia navigare nei miei sogni e nelle storie che ho la fortuna di raccontare.
 
L’Editore e L’Autore ringraziano la famiglia Curi.