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Abruzzo
rivista dell’Istituto di Studi Abruzzesi
fondata da Ettore Paratore
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2002
SIGRAF EDITRICE
Pescara
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Finito di stampare nel mese di marzo 2002
presso la SIGRAF Editrice
S. Silvestro - Pescara
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Abruzzo
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rivista dell’Istituto di Studi Abruzzesi
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fondata da Ettore Paratore
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2002
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SIGRAF EDITRICE
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Pescara
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GLI INSEDIAMENTI SLAVO-ALBANESI IN ABRUZZO.
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ALCUNE NOTE ED INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE.
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(Stralcio delle pagg. 367, 368 369, 370 e 371)
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di SANDRO GALANTINI
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1. Lo
stato degli studi sugli insediamenti slavo-albanesi nella regione
abruzzese.
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Una
ormai copiosa pubblicistica evidenzia in maniera palmare come, da un
ventennio almeno a questa parte, ad un interesse episodico si siano
giustapposte più sistemati che ed avvedute ricognizioni aventi ad
oggetto il fenomeno dell’immigrazione slavo- albanese nel Mezzogiorno
d’Italia (ma anche nelle Marche) dall’età aragonese sino al XVIII
secolo. Si direbbe una sostanziale palingenesi di studi - certamente
diversi per impostazione, contenuti e aree geografiche - che ha permesso
per un verso di superare le generalizzazioni di comodo e le
approssimazioni filologiche (retaggio di una mentalità ereditata da
certa storiografia sette ed ottocentesca, sovente incapace di valicare
gli angusti confini delle smossi e delle preziosità erudite) attraverso
una più adeguata ed attenta esegesi delle fonti conosciute o
l’esplorazione di quelle ancora non note, e, per altro verso, di fornire
acconci strumenti per procedere ad una non più rinviabile revisione del
patrimonio storico regionale.
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Similmente ad altre realtà dell’Italia centromeridionale, l’Abruzzo ha
registrato nel periodo che si distende tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90
del nostro secolo una felice florescenza di studi relativi agli
alloglotti, consentendo in tal modo di emancipare questa problematica
gravida di molteplici e non irrilevanti implicazioni - anche di ordine
sociologico e linguistico - da una attenzione sostanzialmente tiepida e
da una condizione di marginalità ingiustificabile. Non appare dubitabile
che tanta pregressa trascuratezza sia in parte ascrivibile ad una
diffusione sul territorio regionale abruzzese degli insediamenti
oltremarini estremamente compressa e frammentaria rispetto a realtà
anche finitime nelle quali, per converso, affatto consistente fu
l’incidenza demografica allogena ed estremamente capillare la presenza
di coaguli slavo-albanesi. Difatti se è pur vero che, almeno
limitatamente al capoluogo frentano, Nunzio Federico Faraglia rilevava
che nei fuochi numerati nel 1447 erano compresi «alquanti ebrei ed
albanesi assai» (situazione non troppo dissimile da quella che alcuni
studi di geografia urbana e di demografia storica indicano per L’Aquila
tra i secoli XV e XVI), è anche vero che lo storico ed economista
camplese Pancrazio Palma, raccogliendo un dato di Scipione Mazzella non
sappiamo quanto fededegno, indicava in 90 e 218 il numero dei fuochi
slavo-albanesi rispettivamente per l’Abruzzo Ultra e per quello Cifra,
contro i 1155 della Capitanata.
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