
REAZIONE BORBONICA AD ATRI:
“IL
PROCESSO MAMBELLI” 1851 - 1856
di
cura di: Sandro Galantini
- Estratto da
"Notizie dell'Economia Teramana"
- Anno XLIII -
Novembre - Dicembre 1991
- Finito di stampare
- nel mese di
novembre 1991

- Sandro Galantini
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REAZIONE BORBONICA AD ATRI:
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“IL PROCESSO MAMBELLI” 1851 - 1856
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di Sandro Galantini
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Il 3
luglio del 1851, il comandante della Brigata di Pubblica Sicurezza,
sergente Francesco De Casas, ed il Capo Urbano Carlo Pretaroli, entrambi
di Atri, indirizzano al Giudice Regio del Circondano due rapporti di
polizia nei quali viene fatta menzione di notizia criminis concernente
alcuni cittadini della città aprutina. Il tenore di tali rapporti — ai
quali se ne aggiunge uno ulteriore in data 5 luglio — appalesa
immediatamente la qualificazione giuridica dei reati ascritti delitto di
lesa maestà, atteggiamenti irriguardosi nei confronti delle Istituzioni,
detenzione di scritti proibiti.
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Tali
rapporti costituiscono il primo atto d’impulso di un processo penale
destinato ad avere ampia eco non solo in quello che allora era il Primo
Abruzzo Ulteriore (solo parzialmente coincidente con gli attuali confini
geografici della provincia teramana), bensì in tutta la regione;
processo diremmo singolare e anfibologico, se non altro per le
risultanze emerse nel corso dei giudizi di primo grado e d’Appello e che
fondano decisioni (rectius: sentenze) diametralmente opposte: mentre,
infatti, i giudici teramani condannano, quelli teatini della Gran Corte
Criminale Speciale (innanzi ai quali prosegue il giudizio di prima
istanza) assolvono.
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Parlare di questo processo come del ‘Processo Mambelli’ tout-court
è certamente impreciso; invero, insieme col canonico Ariodante
Mambelli,
altri otto atriani vengono imputati e coinvolti nel processo. Però, tra
costoro la figura più rilevante è proprio quella del Mambelli, ciò che
legittima il riferimento al processo in parola come “Processo Mambelli”.
Prima di affrontare compiutamente le fasi nelle quali si articola il
processo de quo, è necessario prendere in considerazione la cornice
storica nella quale esso si situa, in particolare la temperie scaturita
dalla Costituzione concessa, il 29 gennaio 1848, da Ferdinando II.
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Prima
Costituzione della penisola — cui sarebbero seguite in progressione
quelle della Toscana, del Piemonte e dello Stato Pontificio —, essa
viene salutata da grande entusiasmo in tutto il Regno; lo stesso
Mambelli non mancherà di esprimere accenti di esaltazione per Ferdinando
II e per Pio IX: “Pio IX, e Ferdinando II, quegli ne prende
l’iniziativa, mostra il campo della civiltà, dell’onore, ed a nome del
Vangelo proscrive la tirannia; questi perfeziona, scuote il trono
dall’assolutismo stazionario, ne spezza lo scettro, e la libertà ridona.
A chi maggior gloria?!! (...) Troppo arduo è il giudizio, e con libera
voce sol grido: egual gloria a Pio l’immortale, a Ferdinando il grande,
poiché all’impresa di un Pio era necessario il braccio di Ferdinando, ed
al braccio di Ferdinando era necessaria l’impresa di Pio. Senza
l’accordo del potere religioso per un Papa il più saggio col potere
civile di un Re, il più forte, l’Italia sarebbe ancora fra ceppi
avvinta, lacerata nel seno da’ tiranni, e da’ propri figli, che
pugnerebbero
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sanguinosa battaglia per ritogliersi dall’avvilimento della schiavitù, e
dallo scherno dello straniero”.
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Lo
statuto costituzionale segnava una conquista importante per i patrioti
napoletani, soprattutto per quell’articolo 31 che testualmente
disponeva:”Il passato rimane coperto di un velo impenetrabile. Ogni
condanna sinora profferita per politiche imputazioni é cancellata, ed
ogni procedimento per avvenimenti successivi sinora viene vietato”.
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Formula solenne destinata a rimanere però mero intento: questa, come
altre disposizioni volte a riconoscere la libertà di stampa, quella di
associazione verranno subitamente obliterate dal ripudio della
Costituzione ed al conseguente moto reazionario posto in essere su
direttive dello stesso Ferdinando II. […]
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Note
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Questa nota è stata realizzata sulla scorta dei documenti
conservati nell’Archivio di Stato di Chieti, fondo Gran
Corte Criminale, vol. 1,
mazzo 879, busta 66, in parte compresi nel volume di Giancarlo
Prosperi, Mambelli nel Risorgimento atriano,
Teramo, Edigrafital, 1991, pp. 85 ess., posti a mia disposizione
grazie alla generosa disponibilità dell’A., che qui sentitamente
ringrazio.
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Cfr. G. Prosperi, op, cit., p. 96
ess.
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Sulla figura del Mambelli, cfr. la bella voce di R. Aurini,
Dizionario biografico della gente d’Abruzzo, Teramo,
1958, con bibliografia pertinente.
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A. Mambelli, Poche parole del Can. A, Mambelli ai
suoi cittadini fratelli in Atri in occasione del dÌ 5 marzo 1848
per la prima Costituzione italiana, s.i.e., pp. 5-7
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