REAZIONE BORBONICA AD ATRI:
“IL PROCESSO MAMBELLI” 1851 - 1856
 di cura di: Sandro Galantini
Estratto da "Notizie dell'Economia Teramana"
Anno XLIII - Novembre - Dicembre 1991
Finito di stampare
nel mese di novembre 1991
 

SANDRO GALANTINI, è nato a Senigallia (AN) il 21 giugno 1964; risiede a  Giulianova (TE) Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino e il diploma della Scuola di Applicazione Forense presso l’Università di Teramo.

Sandro Galantini
 
REAZIONE BORBONICA AD ATRI:
“IL PROCESSO MAMBELLI” 1851 - 1856
 
di Sandro Galantini
 
Il 3 luglio del 1851, il comandante della Brigata di Pubblica Sicurezza, sergente Francesco De Casas, ed il Capo Urbano Carlo Pretaroli, entrambi di Atri, indirizzano al Giudice Regio del Circondano due rapporti di polizia nei quali viene fatta menzione di notizia criminis concernente alcuni cittadini della città aprutina. Il tenore di tali rapporti — ai quali se ne aggiunge uno ulteriore in data 5 luglio — appalesa immediatamente la qualificazione giuridica dei reati ascritti delitto di lesa maestà, atteggiamenti irriguardosi nei confronti delle Istituzioni, detenzione di scritti proibiti[1].
Tali rapporti costituiscono il primo atto d’impulso di un processo penale destinato ad avere ampia eco non solo in quello che allora era il Primo Abruzzo Ulteriore (solo parzialmente coincidente con gli attuali confini geografici della provincia teramana), bensì in tutta la regione; processo diremmo singolare e anfibologico, se non altro per le risultanze emerse nel corso dei giudizi di primo grado e d’Appello e che fondano decisioni (rectius: sentenze) diametralmente opposte: mentre, infatti, i giudici teramani condannano, quelli teatini della Gran Corte Criminale Speciale (innanzi ai quali prosegue il giudizio di prima istanza) assolvono.
Parlare di questo processo come del ‘Processo Mambelli’ tout-court è certamente impreciso; invero, insieme col canonico Ariodante Mambelli[2], altri otto atriani vengono imputati e coinvolti nel processo. Però, tra costoro la figura più rilevante è proprio quella del Mambelli, ciò che legittima il riferimento al processo in parola come “Processo Mambelli”. Prima di affrontare compiutamente le fasi nelle quali si articola il processo de quo, è necessario prendere in considerazione la cornice storica nella quale esso si situa, in particolare la temperie scaturita dalla Costituzione concessa, il 29 gennaio 1848, da Ferdinando II.
Prima Costituzione della penisola — cui sarebbero seguite in progressione quelle della Toscana, del Piemonte e dello Stato Pontificio —, essa viene salutata da grande entusiasmo in tutto il Regno; lo stesso Mambelli non mancherà di esprimere accenti di esaltazione per Ferdinando II e per Pio IX: “Pio IX, e Ferdinando II, quegli ne prende l’iniziativa, mostra il campo della civiltà, dell’onore, ed a nome del Vangelo proscrive la tirannia; questi perfeziona, scuote il trono dall’assolutismo stazionario, ne spezza lo scettro, e la libertà ridona. A chi maggior gloria?!! (...) Troppo arduo è il giudizio, e con libera voce sol grido: egual gloria a Pio l’immortale, a Ferdinando il grande, poiché all’impresa di un Pio era necessario il braccio di Ferdinando, ed al braccio di Ferdinando era necessaria l’impresa di Pio. Senza l’accordo del potere religioso per un Papa il più saggio col potere civile di un Re, il più forte, l’Italia sarebbe ancora fra ceppi avvinta, lacerata nel seno da’ tiranni, e da’ propri figli, che pugnerebbero
sanguinosa battaglia per ritogliersi dall’avvilimento della schiavitù, e dallo scherno dello straniero”[3].
Lo statuto costituzionale segnava una conquista importante per i patrioti napoletani, soprattutto per quell’articolo 31 che testualmente disponeva:”Il passato rimane coperto di un velo impenetrabile. Ogni condanna sinora profferita per politiche imputazioni é cancellata, ed ogni procedimento per avvenimenti successivi sinora viene vietato”.
Formula solenne destinata a rimanere però mero intento: questa, come altre disposizioni volte a riconoscere la libertà di stampa, quella di associazione verranno subitamente obliterate dal ripudio della Costituzione ed al conseguente moto reazionario posto in essere su direttive dello stesso Ferdinando II. […]
 
Note
Questa nota è stata realizzata sulla scorta dei documenti conservati nell’Archivio di Stato di Chieti, fondo Gran Corte Criminale, vol. 1, mazzo 879, busta 66, in parte compresi nel volume di Giancarlo Prosperi, Mambelli nel Risorgimento atriano, Teramo, Edigrafital, 1991, pp. 85 ess., posti a mia disposizione grazie alla generosa disponibilità dell’A., che qui sentitamente ringrazio.
[1] Cfr. G. Prosperi, op, cit., p. 96 ess.
[2] Sulla figura del Mambelli, cfr. la bella voce di R. Aurini, Dizionario biografico della gente d’Abruzzo, Teramo, 1958, con bibliografia pertinente.
 
[3] A. Mambelli, Poche parole del Can. A, Mambelli ai suoi cittadini fratelli in Atri in occasione del dÌ 5 marzo 1848 per la prima Costituzione italiana, s.i.e., pp. 5-7
     
   
Estratto da "Notizie dell'Economia Teramana"
Anno XLIII - Novembre - Dicembre 1991