
POESIA
D’OCCASIONE
E
LETTERATURA MINORE ABRUZZESE
DELL’
OTTOCENTO
Editrice Vecchio Faggio del 1992
- Finito di stampare
nel mese di luglio 1992
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Regione Abruzzo - Centro Servizi Culturali di Chieti.
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Amministrazione Provinciale di Chieti.
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Teatro Stabile dell’Aquila.
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In copertina:
Luigi Servolini, Prime gemme (1948), xilografia.
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Nelle due tavole fuori testo: l’attore Piero Di Iorio, nei panni del
poeta Domenico Stromei.

- Sandro Galantini
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POESIA D’OCCASIONE
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E
LETTERATURA MINORE ABRUZZESE
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DELL’ OTTOCENTO
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Atti del seminario di studi
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a
cura di
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VITO MORETTI
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Editrice Vecchio Faggio
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1992
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PREMESSA
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Il
volume propone gli “Atti” del Seminario di Studi tenuto a Chieti il 13
aprile 1991 su iniziativa del Centro Servizi Culturali della Regione
Abruzzo e del Teatro Stabile dell’Aquila che, nell’occasione, ha
provveduto anche alla messa in scena del dramma di Sabatino Ciocca.
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Le
relazioni qui riunite hanno inteso avviare una esplorazione sistematica
della cultura regionale dell‘Ottocento, attraverso le voci di minore
risonanza o di più modesto uditorio che, pur attenuate dai fragori delle
coeve esperienze, seppero ben conservare un timbro proprio, una
autoctona caratterizzazione nei temi, nelle scritture e, insomma, nei
modi di intendere la funzione delle “lettere”, specie nelle concrete
circostanze della storia e del sociale.
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Si
tratta, dunque, di un primo approccio alla complessa materia in cui si è
riconosciuto l’Abruzzo negli anni anteriori e posteriori all‘Unità, e
l’avvio anche di una ricerca che dovrà necessariamente estendersi agli
altri aspetti della cultura (teatro, giornalismo...), fino a ricostruire
gli umori sotterranei di quelle ‘piccole patrie’ abruzzesi che hanno
alimentato le fantasie non gratuite di remote e prossime generazioni.
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Vito Moretti
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GIANNINA MILLI: UN PRIMO APPROCCIO
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di
Sandro Galantini
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A Roberta Straccialini
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Premessa.
La Milli e la poesia d’ improvvisazione
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Si
deve a qualche recente commemorazione e a sporadici contributi critici,
se il nome e le opere della poetessa teramana Giannina Milli non sono
stati interamente obliterati, giacché, per quanto ingeneroso e affatto
ingiustificabile, quasi generale è l’oblìo in cui la letteratura
ufficiale l’ha sepolta: diverse storie della letteratura, infatti, la
citano appena, moltissime addirittura non la menzionano affatto;
rarissima, poi, risulta la sua antologizzazione.
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Rinvenire le ragioni poste a fondamento ditale scarso interesse, non è
tuttavia operazione difficoltosa, ove si rifletta sul giudizio negativo
che quasi tutti i letterati italiani diedero della poesia estemporanea,
della quale la Milli fu l’ultima epigone.
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Sebbene siano rinvenibili composizioni ascrivibili a verseggiatori
capaci di improvvisare in varie epoche e in diversi paesi, è tuttavia in
Italia che, nel corso del ‘700 e della prima metà dell’800, la poesia
d’improvvisazione o estemporanea assurge a importante fatto di
costume: rispondendo a canoni estetici, meccanismi di costruzione e
moduli ritmici alquanto codificati - è certamente all’Arcadia che deve
essere ricondotto l’abbrivio della predisposizione e del recepimento a
moduli e stili propri di tale genere, avendo essa contribuito a formare
un gusto, reso estremamente popolare, e una sensibilità inclini a
orpelli retorici, temi convenzionali e facile contabilità, la poesia
estemporanea si configura, a parte qualche eccezione, come
manifestazione di esercitazioni letterarie. Se concomitanti condizioni
culturali e sociali favorirono lo sviluppo e il successivo trionfo di
tale fenomeno in Italia, furono tuttavia gli stessi letterati italiani a
mostrarsi diffidenti, ad avversare esplicitamente talvolta, il genere in
argomento: emblematico l’atteggiamento di Pietro Giordani, il quale, nel
suo noto scritto sul fiorentino Sgricci, pronuncia una violenta
requisitoria avverso gli improvvisatori, rei di sfacciataggine e
pedanteria, giudizio peraltro condiviso dallo Stendhal, che delle
tragedie dallo stesso Tommaso Sgricci dice: “c’est un centon des auters
grecs qui ravit les pédants et m’a scié a fond (...) M. Sgricci évite
adroitement les sujets modernes…”[…].
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