L’opera multiforme ed enigmatica di Pierre Klossowski, che abbraccia la narrativa, la saggistica, la produzione artistica, rappresenta la risposta più estrema alla dilagante trivialità, un’arma potentissima per combattere l’asservimento dell’uomo a fini estranei alla sua natura. Aldo Marroni attraversa gli scritti più radicali di klossowski, le leggi dell‘ospitalità, il bagno di diana, sade prossimo mio, nietzsche e il circolo vizioso, per separare dalla narrazione la trama filosofica del mito e portare alla luce i concetti intorno a cui si è articolata la sua riflessione: l’estetica della rappresentazione, l’essere, l’identità, la perversione, “l’ambiguità del sacro”, il delicato rapporto con la filosofia nietzschiana. emerge così un’interpretazione acuta e brillante dell’opera di una delle personalità più complesse e affascinanti della cultura europea del novecento, il cui pensiero è stato assorbito e ridiscusso da filosofi quali Bataille, Baudrillard e Perniola.
Klossowski
e la comunicazione artistica
A cura di Aldo Marroni
Finito di stampare nell'anno 1993 "Centro internazionale studi di estetica"

BIOGRAFIA

Aldo Marroni (Giulianova 1952) è autore di:Klossowski (Pescara, Tracce, 1990); Klossawski e la coomunicazione artistica (Palermo, Aesthetica preprint, 1993); Filosofie dell’intensità (Milano, Mimesis, 1997); Klossowoski. Sessualità, vizio e complotto nella filosofia (Milano, Costa e Nolan, 1999); Inestetiche. Desoggettivazione e conflitto nel sentire contemporaneo (Pescara, Tracce, 1999).

Per le Edizioni Tracce ha curato la pubblicazione di: J. Rigaut,  Dietro lo specchio (1990); A. Sarno, Filosofia del sentire (1995); P. Klossowski, Le ultime fatiche di Gulliver seguito da Sade e Fourier (1997). Suoi scritti sono apparsi su “aut aut”, Rivista di estetica”, “Itinerari”, “Revue des sciences humaines” (Univ. di Lille), “Tempo presente, “Oggi e domani”, “Estetica News”.

 

Prefazione

Questa ricerca nasce da una lunga frequentazione dell’opera di Pierre Klossowski risalente all’estate 1986, anno in cui ho partecipato a Rimini a un seminario sul concetto di ospitalità diretto da Mario Perniola.

Accostandomi al lavoro multiforme dell’artista-filosofo francese mi sono posto queste domande: quale rilievo ha la nozione di simulacro? Il suo pensiero è frutto di una solitaria elucubrazione spinta al culmine o ha una rilevanza esterna? Vale a dire: tende ad essere disincarnante, come in Georges Bataille, o ha un effetto incarnante? Esiste un livello dell’esperienza in cui tale effetto incarnante assume come suoi strumenti i codici, gli stereotipi istituzionali e convenzionali in uso, per attuare una strategia di penetrazione e non di autodeterioramento e sparizione?

Singolare destino quello della ricezione italiana di Klossowski, rimasto un pensatore del tutto sconosciuto, e comunque poco studiato, pur essendo le sue opere quasi tutte tradotte e pubblicate. I vari e sparuti commentatori sono stati colpiti esclusivamente dalla condotta adulterina di Roberte e dalla vocazione voyeuristica di Octave, suo marito, ambedue protagonisti della Lois de l’hospitalité, scoprendo così nello scrittore e pensatore francese soltanto una sorta di erotomane in preda alle sue ossessioni coniugali. È solo nel 1979, con la pubblicazione del saggio Fenomeno e simulacro, che Mario Perniola ne valorizza il pensiero e svela la fecondità della nozione di simulacro, soprattutto in relazione al magistrale lavoro Nietzsche et le cercle vicieux.

Per un sistema culturale avvezzo a classificare in correnti e ambiti di lavoro ben delimitati, scrittori, filosofi, artisti, è sempre effetto di una anomalia ciò che nasce con il vizio dell’inclassificabilità. Pierre Klossowski è uno di quegli intellettuali (ma anche questa è una definizione di comodo) refrattari, in linea di principio e in linea di fatto, a qualsiasi catalogazione.

È un romanziere, un filosofo, un artista, un erotomane? Niente di tutto questo: egli si è autodefinito un monomane. L’apparente oscurità della definizione devia inesorabilmente chi non fa uno sforzo di conoscenza su una strada contraddistinta da segnali negativi come: malattia, follia, mania, fissazione. Insomma Klossowski non potrebbe che apparire surdeterminato da un’inalienabile sfera patologica.

Nemmeno Platone tuttavia ha pensato che la mania fosse alcunché di devastante per il pensiero, e lo stesso Klossowski afferma che il monomane, vale a dire il posseduto da una sola e medesima passione, un “segno unico”, ha il compito altamente positivo di divulgare nella società (cioè nel mondo dei codici convenzionali) contrassegnata dalla piattezza spirituale e dal rifiuto programmatico di accogliere ciò che è esteriore alla propria visione soggettivistica, quel segno che in maniera benefica lo domina. Quando l’anima è vuota, quando non è posseduta da nessuna potenza, solo allora è malata. Ma come il monomane, sia esso il perverso sadiano, il teologo Octave appassionato collezionista delle opere di Tonnerre, oppure Roberte o Atteone, potrà far transitare il suo “segno” nell’ambito dei costumi convenzionali? Come questa sensibilità giungerà al pubblico divenendo nel contempo praticabile quale legge dell’ospitalità?

       Il cammino da intraprendere è diametralmente opposto a qualsiasi interiorizzazione e spiritualizzazione dell’esperienza vissuta. Il monomane non disincarna la sua perversione per incontrare il più originario, ma si orienta verso l’esterno: l’erotismo, la valorizzazione della pelle e della lingerie, soprattutto i guanti, la drammaturgia teatrale e spettacolare dei tableaux vivants, che obbediscono al gesto sospeso, incompiuto, del solecismo.

      Non vi è dunque nulla di misterioso da disoccultare per Klossowski ma il tentativo, sempre reiterato, saggiando pratiche tra loro diverse, di individuare un livello d’espressione istituzionale già accettato e consolidatosi nella società. Simile ambito appartiene al mondo del codice dei segni convenzionali: la produzione artistica, l’esperienza cinematografica, la scrittura creativa.

     Il mio lavoro, pubblicato dal Centro Internazionale Studi di Estetica grazie a Luigi Russo, nasce proprio dall’esigenza di verificare gli esiti estetici e artistici dell’opera klossowskiana. Infatti a partire dagli anni ‘70 Klossowski ha consacrato la sua attività esclusivamente alla creazione di tableaux vivants, i quali rappresentano il livello istituzionale e convenzionale per far transitare in concreto nel mondo quel segno di sensibilità ricevuto in dono dal monomane.

      A conclusione della presente nota esprimo sincera gratitudine all’amico Mario Perniola: senza i suoi consigli e l’importante contributo teorico, questo e i miei precedenti lavori sull’artista-filosofo francese non sarebbero mai nati, Un ringraziamento non meramente formale va inoltre a Jean Decottignies che ha apprezzato la mia ricerca più di quanto meritasse e, the last but not the least, allo stesso Pierre Klossowski per lo stimolante incoraggiamento ricevuto.