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- Pierre Klossowski
- Sessualità,
vizio e complotto
- nella filosofia
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A cura di
Aldo Marroni
- Finito di stampare nel
mese di ottobre
1999 da "Atena - Genova"

- L’opera
multiforme ed enigmatica di Pierre Klossowski, che abbraccia la
narrativa, la saggistica, la produzione artistica, rappresenta la
risposta più estrema alla dilagante trivialità, un’arma potentissima per
combattere l’asservimento dell’uomo a fini estranei alla sua natura.
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Aldo Marroni attraversa gli scritti più radicali di klossowski, le leggi
dell‘ospitalità, il bagno di diana, sade prossimo mio, nietzsche e il
circolo vizioso, per separare dalla narrazione la trama filosofica
del mito e portare alla luce i concetti intorno a cui si è articolata la
sua riflessione: l’estetica della rappresentazione, l’essere,
l’identità, la perversione, “l’ambiguità del sacro”, il delicato
rapporto con la filosofia nietzschiana. emerge così un’interpretazione
acuta e brillante dell’opera di una delle personalità più complesse e
affascinanti della cultura europea del novecento, il cui pensiero è
stato assorbito e ridiscusso da filosofi quali Bataille, Baudrillard e
Perniola.

BIOGRAFIA
Aldo
Marroni (Giulianova 1952) è autore di:Klossowski (Pescara,
Tracce, 1990); Klossawski e la coomunicazione artistica (Palermo,
Aesthetica preprint, 1993); Filosofie dell’intensità (Milano, Mimesis,
1997); Klossowoski. Sessualità, vizio e complotto nella filosofia
(Milano, Costa e Nolan, 1999); Inestetiche. Desoggettivazione e conflitto
nel sentire contemporaneo (Pescara, Tracce, 1999).
Per le
Edizioni Tracce ha curato la pubblicazione di: J. Rigaut, Dietro lo
specchio (1990); A. Sarno, Filosofia del sentire (1995); P.
Klossowski, Le ultime fatiche di Gulliver seguito da Sade e Fourier
(1997). Suoi scritti sono apparsi su “aut aut”, Rivista di estetica”,
“Itinerari”, “Revue des sciences humaines” (Univ. di Lille), “Tempo
presente, “Oggi e domani”, “Estetica News”.
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INTRODUZIONE
Con quali
armi un sapere filosofico centrato sulla sessualità può vincere
l’asservimento all’imperante gregarietà che omologa in basso sia i corpi sia
le anime e li vincola a fini a essi estranei e oppressivi? Questo lavoro su
Pierre Klossowski nasce per rispondere a tale domanda, cercando di mostrare
nella sua opera la fecondità conflittuale e i diversi livelli di immanenza
assunti dalla filosofia divenendo di volta in volta sessualità, vizio,
complotto.
L'attenzione suscitata dalla recente proposta di inaugurare una
philosophia sexualis (Perniola 1998), a partire dall’opera di Georges
Bataille, sembra si possa coniugare anche con un pensiero filosofico il
quale pone al centro dei suoi interessi il “vizio”. La ragione principale di
questa associazione è connaturata alla stessa sessualità, ed è ravvisabile
nel fatto che la viziosità tende ad approfondire e arricchire il dibattito
sullo statuto dell’esperienza sessuale con altri concetti orientati ad
ampliarne e differenziarne il senso filosofico. Accanto alla philosophia
sexualis dobbiamo dunque ipotizzare la nascita di una filosofia viziosa,
con lo scopo di modificare il sapere filosofico in qualcosa di totalmente
mostruoso e ripugnante? E se la sessualità nella sua versione viziosa
costituisse il presupposto di un inconfessato complotto?
Partiamo
da una constatazione: alcune nozioni sono state da sempre ostaggio di un
rifiuto netto manifestato dai “funzionari della filosofia” ai quali va
addebitato un primato negativo in fatto di creazione di concetti. Tra le
nozioni che hanno subito l’ostracismo delle “filosofie olimpiche vi sono
sicuramente quelle della sessualità, di vizio e di complotto a cui
pretendiamo rinviare il nucleo centrale del pensiero di Klossowski.
È a tutti
noto che la tradizione filosofica occidentale ha costruito i suoi castelli
teoretici partendo da un assunto mai messo in discussione, cioè la
centralità dell’io pensante. Dire “pensiero” ha sempre significato dire
“soggetto pensante”, e sulla base di questa sicurezza l’essere umano ha
potuto disporre liberamente di tutto ciò che gli è sembrato non si potesse
ricomprendere entro le sue categorie concettuali. Egli ha dominato il mondo
organico e inorganico imponendo a tutti i suoi progetti e i suoi scopi,
costituiti per lo più dal desiderio di possesso illimitato e dalla
distruzione irrazionale delle cose, A partire da tale pacifica e soddisfatta
autorappresentazione il soggetto pensante ha legittimato la sua opera, è
cresciuto e si è propagato senza incontrare ostacoli insormontabili.
A questa
lineare tradizione filosofica serenamente inneggiante all’imperialismo
dell’io penso, alla quale hanno apportato il loro significativo contributo i
maggiori filosofi, Klossowski oppone quella che proponiamo di chiamare
filosofia viziosa. L’attribuzione alla filosofia di una sua intrinseca
“viziosità” tuttavia rimane ancora oscura e torbida se non la si coniuga con
il pensiero più limpido, intenso e libero. Infatti la filosofia viziosa
non è, come si potrebbe credere, quel pensiero impegnato a progettare
mostruosità sessuali, atti immorali e riprovevoli, essa invece spende tutte
le sue forze nel faticoso lavoro di dissoluzione dell’io, per decretare la
fine della sua centralità e la revoca di ogni finalismo. Questo progetto
“dissoluto” appare ovviamente alla stragrande maggioranza dei filosofi
accademici come un vero e proprio delitto perpetrato ai danni della
coscienza intesa quale principio unico, a cui, nel rispetto di una
consuetudine millenaria, tutto deve essere ricondotto. Allora, la paura
sembra essere suscitata dalla domanda: se scompare l’io soggettivo come e da
chi verrà esercitata la filosofia? Cosa ne sarà dell’armonia sociale? Il
problema, infatti è che dobbiamo imparare a convivere con una
desoggettivazione radicale a riconoscere forme di pensiero anche al di fuori
del nostro mondo interiore, a renderci abitabili e possibili da forze e
potenze benefiche provenienti dall’esterno. Tutto ciò prelude forse a una
concezione della filosofia come alcunché di superfluo e inutile? Ci dobbiamo
rassegnare a un pensare divenuto fiacco e miseramente condizionato da un
potere più forte dell’io? Sembrerebbe proprio di no perché per essere
all’altezza del circolo vizioso – a cui Nietzsche, per poterlo rilevare, ha
pagato con la sua follia un altissimo tributo personale – è necessario
iniziarsi a un pensiero energico, tanto forte da dichiarare coraggiosamente
il declino dell’eterna immutabilità del sapere. E non si tratta solo di
questo, perché intensità del pensiero vuol dire anche che l’atto del pensare
passa dall’essere funzione di qualcosa e per qualche scopo all’essere
fenomeno in sé tra gli altri fenomeni.
Il
contributo apportato da Klossowski a questo progetto è di primaria
importanza. Il suo programma teso a coniugare la dissoluzione del principio
unitario metaorganico, rappresentato dall’anima occidentale, con una
riflessione molto attenta alla sessualità, ci apre a nuove e impreviste
forme di accettazione filosofica e di sovranità. Per tale motivo, sentita e
declinata anche come perversione del pensiero, la sessualità, la cui pratica
deve essere intesa nella sua accezione più pura e innocente, appare
riabilitata con l’assegnazione di un compito altamente filosofico, compito
tanto più impegnativo quanto più la sua costituzione perversa e le sue
estremizzazioni preludono agli eccessi della filosofia, a partire dai quali
il pensiero fonda la sua stessa scelleratezza. Infatti, il filosofo
scellerato non è quel pensatore a cui difettano metodo e rigore o che
rinnegando le sue responsabilità di fronte al genere umano si dedica
esclusivamente alla deboscia morale, ma quel filosofiche, spingendo la
riflessione al culmine del pensabile, ne coniuga gli esiti con la sessualità
perversa, vale a dire non interpretata in relazione a fini gregari e
procreativi. Se l’entusiasmo del pensiero è un’espressione alta dell’essere
umano e l’esperienza sessuale un aspetto significativo, se non il più
solido, dell’attività del soggetto, allora appare oltremodo legittimo
coniugare filosofia ed erotismo, come fa il pensatore pervaso di
scelleratezza. Ora, il sistema della sessualità pensato entro questa
tonalità affettiva che abbiamo convenuto di chiamare “viziosa” ha le
caratteristiche di una rivolta silenziosa, occulta, e per tale motivo più
efficace di qualsiasi altra insurrezione divulgata pubblicamente (il cui
rischio di essere a sua volta omologata dal potere di cui pretende essere
l’alternativa sarebbe altissimo).
Il
complotto vizioso è tale proprio perché mira alla distruzione dei tre
cardini su cui l’occidente ha fondato il proprio potere e il proprio sapere:
l’io pensante, l’utilità e la finalità. Quando il pensiero è riconosciuto
come un vettore non più proveniente dall’interiorità dell’anima ma da
un’ignota e tuttavia famigliare esteriorità, quando il principio di utilità
sul quale l’economia borghese ha fondato la propria ideologia è
ridicolizzato dalla gioiosa inutilità dell’erotismo, quando gli scopi
imposti dalle convenzioni gregarie sono sopraffatti dagli stati impulsionali
del singolo, allora, secondo Klossowski, siamo di fronte a un complotto
ordito da un sapere filosofico divenuto sessualità, perversione e
scelleratezza, insomma siamo già nel bel mezzo di una cospirazione pensata e
sostenuta dalla filosofia viziosa. Da tale conflitto, da questa
guerra senza ricompensa, sorge inaspettata una felicità, una serenità
cosmica e terrena allo stesso tempo. |