VIII Edizione Premio
«FILOMENA CARRARA»
 
CENTRI DELL’ABRUZZO
Storia, Cultura, Economia, Folklore,
Ambiente ed Ecologia
 Edizioni del Premio
Finito di stampare nel
mese di settembre 1998
 
Riproduzione in copertina:
«Volto di donna».
Ceramica di Basilio Cascella
Collezione “Famiglia Benigno Suffoletta”
 
VIII Edizione Premio «FILOMENA CARRARA»
 
CENTRI DELL’ABRUZZO
Storia, Cultura, Economia, Folklore,
Ambiente ed Ecologia
 
Edizioni del Premio
 
 
                                                                     INTRODUZIONE
 
Dedicato dal marito Benigno Suffoletta e dai figli alla memoria della indimenticabile Filomena Carrara, il Premio omonimo è giunto alla ottava edizione. Un traguardo di tutto rispetto, che ha avuto il merito di portare alla ribalta - accanto a quelli di studiosi già noti - anche i nomi di altri, poco conosciuti o del tutto sconosciuti.
Per rendersene conto, basta scorrere l’elenco dei partecipanti alle edizioni passate e dei loro scritti che, sotto il titolo generale di «Centri dell’Abruzzo interno», sono stati via via pubblicati dalla Edizione del Premio, venendo così a costituire un corpus di indubbia portata - e non soltanto documentaria - nella pubblicistica sulla cultura e sull’arte abruzzese.
Anche questa VIII Edizione del Premio «Filomena Carrara» 1996 si presenta ricca ed articolata.
Nella sezione “saggi”, due lavori hanno focalizzato l’attenzione della Commissione selezionatrice.
Costantino Felice (Sviluppo economico e sistema ferroviario in Abruzzo e Mouse) ripercorre il cammino di un aspetto - che purtroppo non ha ancora trovato il giusto assetto globale - fondamentale per lo sviluppo economico e sociale della nostra regione, mettendone magistralmente in luce i diversi momenti e le contrastanti fasi operative, con una documentazione esemplare.
Sandro Galantini (Le “difficili conquiste”. Cultura Umanistica, arte e storia a Giulianova tra Seicento e Ottocento), è ugualmente esemplare nella impostazione e la documentazione del suo lavoro. Attingendo a tutte le fonti da cui poteva venire un contributo allo sviluppo del suo assunto, egli traccia un incisivo ritratto a tutto tondo della città di Giulianova nel corso di due secoli.
Di Vittorio Monaco vengono presentati - fuori concorso - i versi che ricordano un amico scomparso: Vïata morte, per Tonino D’Aurora (1943- 1996).
Nel settore delle poesie in concorso figurano versi in dialetto (Luciano Flamminio, Cesare Nicolini, Vincenzo Zappone) e in italiano (Serena Carestia, Vincenzina Di Muzio, Agnese Verdi).
Fuori concorso sono le poesie di Antonio Cellini, espressione di una notevole personalità artistica.
Nel complesso, un’altra pregevole raccolta, che va ad arricchire la serie dei precedenti volumi di testi sui Centri dell’Abruzzo interno.
 
                                                 Il Comitato Esecutivo
 
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                          LE “DIFFICILI CONQUISTE”
                   Cultura umanistica, arte e storia
                a Giulianova tra Seicento e Ottocento
                                  (Stralcio)
 
                                                     Sandro GALANTINI
 
Ancora nella prima metà dell’Ottocento - come, peraltro, segnalano gli attenti resoconti del globe trotter inglese Richard Keppel Craven - il tessuto urbano di Giulianova recava manifesti gli onusti signa degli insediamenti demici pregressi: la romana Castrum Novum, città-colonia di origine picena (pressoché coeva ad Hatria), in posizione di centralità nel sistema viario ed economico dell’agro Pretuziano, e la medievale Castel San Flaviano, non meno importante della prima soprattutto per quel Tempio di San Flaviano di cui il tedesco Cluverio doveva riconoscere le vestigia sul finire del XVI secolo.
A ritessere la trama sfaldata da una storia procellosa sarà Giuliantonio Acquaviva, che con la munitissima Giulia fondata nella seconda metà del Quattrocento - forse su disegno di Francesco di Giorgio Martini, secondo un orientamento che data dagli anni 80 del nostro secolo, rinvigorito da più meditati e recenziori studi - riannoderà il nuovo insediamento con quelli precedenti, assicurandone la continuità storico-sociale.
Sul versante segnatamente culturale, per contro, si registrano, accanto a momenti di intensa vita culturale - emblematico il fervore registrabile nell’Ottocento e, in parte, nel Settecento -, periodi di sostanziale contrazione, ciò che segnala la mancanza di una solida tradizione culturale cittadina, erosa forse dal concomitante intervento di una persistente “emigrazione” intellettuale verso i tradizionali poli extraregionali di aggregazione culturale (Napoli prima, Roma poi, per non dire di altre calamiti di minor rilievo, da Firenze a Milano), e dalle troppo frequenti turbative socio-economiche che preclusero di fatto una persistente centralità della città nel contesto provinciale o, addirittura, ne determinarono la marginalizzazione.
Questi rilievi, tuttavia, non debbono legittimare l’ipotesi di una estraneità della città rispetto alle coeve correnti di pensiero; saranno infatti alcuni esponenti locali, coinvolti da compartecipi in realtà culturali dai margini assai più dilatati, a veicolare in una realtà periferica come quella giuliese istanze culturali di respiro nazionale. […]