LA CRIMINALITA
MINORILE DEGLI ZINGARI
a cura di: Sandro Galantini
© Copyright 1993 by Demian Edizioni
Via De Albentiis, 20- 64100 Teramo
Finito di stampare
nel mese di dicembre 1993
per i tipi della Demian Edizioni
 

 

SANDRO GALANTINI, è nato a Senigallia (AN) il 21 giugno 1964; risiede a  Giulianova (TE) Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino e il diploma della Scuola di Applicazione Forense presso l’Università di Teramo.

Sandro Galantini
 
Sandro Galantini
 
LA CRIMINALITA
MINORILE DEGLI ZINGARI
 
Un’indagine empirica
 
Demian Edizioni
 
 
PREMESSA
 
Reiterate indagini in tema di dissocialità minorile svolte negli ultimi anni[1] hanno individuato quale capitolo a parte, nella delicata e spinosa materia della criminalità minorile, il problema costituito dalla devianza dei minori nomadi.
È stato rilevato come in alcune, specifiche realtà, tra i giovani coinvolti in procedimenti di carattere penale, una porzione rilevante sia costituita segnatamente da giovani nomadi[2].
Tali rilievi hanno originato l’esigenza, largamente avvertita tra i più attenti osservatori di fenomeni criminali recenziori[3], di esaminare come questione a sé stante la devianza degli zingari, cioè nelle sue varie componenti e manifestazioni all’interno ditale gruppo.
Tuttavia, è particolarmente opportuno mettere in rilievo come i contributi attualmente disponibili, invero di numero trascurabile, abbiano adeguatamente affrontato la problematica de qua con riferimento a gruppi nomadi non «sedentarizzati», tacendo affatto degli «stanziali» e gruppi zingari assimilati.
Operare un distinguo è non solo opportuno, bensì necessario.
In primo luogo, è bene porre in rilievo che gli zingari stranieri presenti in Italia, secondo stime fondate su rilevamenti campione effettuati in diverse province[4] - pur con tutte le riserve relative all’attendibilità ditali dati[5] - costituiscono appena il 24% della totalità degli zingari presenti sul territorio.
Per converso, il 76% ha la cittadinanza italiana. Circa la consistenza numerica, una certa attendibilità può riconoscersi alle indagini parziali ma significative condotte dall’Opera Nomadi con la collaborazione del Centro Studi Zingari in alcune città e regioni fin dal 1972[6] e poi negli anni 1980, 1985 e 1986[7] , in base alle quali è stata prudentemente calcolata di 60-70 mila unità, delle quali 35 mila ormai «sedentari».
Conformemente ai dati numerici riportati, emerge «ictu oculi» la maggiore consistenza numerica degli zingari italiani rispetto agli stranieri, e, tra i primi, la prevalenza di sedentari sui nomadi propriamente detti. Un primo ordine di conseguenze, è da un lato l’emersione di una «griglia» interpretativa limitata, in relazione all’ambito applicativo e alla sua efficacia euristica, ai soli zingari stranieri - e per lo più propriamente nomadi -; dall’altro la inapplicabilità dei consueti elementi valutativi adottati negli studi inerenti le forme di criminalità e devianza di tali gruppi nei confronti degli zingari italiani, in varia misura sedentari ed integrati[8]. Un secondo ordine di conseguenze è l’esigenza di avvalersi di strumenti interpretativi diversi che, se indubbiamente non possono non riposare su rilievi statistici, certo debbono tenere in considerazione la diversa portata dei fattori «esogenm».
Tutto ciò postula, al fine di non precludere il collocamento in modo attendibile dei dati che discendono dalle ricerche sul campo, la necessaria considerazione della cornice socio-ambientale, culturale e di controllo sociale nei quali essi si situano.
 

NOTE

[1] Si veda, ad es., l’interessante articolo di GALLUCCI-ERMINI, «Osservazioni sul comportamento deviante degli zingari», Giornale di attualità med., 1985,23 ss.
[2] Sul punto cfr. BRESCHI, «Il problema dei minori nomadi», Vita sociale, 1987, 124 e passim.
[3] Particolare attenzione nell’evidenziare le differenze maggiormente significative tra la delinquenza dei nomadi stranieri e quella dei nomadi italiani è stata dedicata da CARANDO, «La delinquenza dei minorenni nomadi», Minerva med. leg., 1987, 141 ss.
[4] Cfr. MARCONE, «Tra storia e memoria», Regione Abruzzo, 1981, 12.
[5] Trascurando la complessa problematica relativa alle scelte metodologiche adottate nelle indagini statistiche, è necessario avvertire che nel nostro Paese gli zingari non sono mai stati oggetto di rilevanienti ufficiali, se si eccettuano quelli riservati del Ministero dell’lnterno ai fini dell’ordine pubblico (NICOLINI, «Il problema degli zingari, II, Il problema in Italia oggi», Aggiornamenti soc., 1988,687 ss.).
[6] Cfr. Indagine sugli zingari in Italia, dattiloscritto, Roma 1973.
[7] I dati sono pubblicati sulla rivista di studi zingari Lacio Drom, rispettivamente n. 3-4/1980, n. 3-4/1983 e n. 6/1986; i dati del 1985 sono inclusi nel rapporto per la Commissione delle Comunità Europee di M. Carpati e S. Massano.
[8] Per l’individuazione dei criteri in generale seguiti nelle ricerche in parola, si veda il recente contributo di MARULLO-COSTANZO, «Nomadi e zingari»,Trattato di criminologia Ferracuti, (…).