LA
CRIMINALITA’
MINORILE DEGLI ZINGARI
- a cura di:
Sandro Galantini
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©
Copyright 1993 by Demian Edizioni
Via De Albentiis, 20- 64100 Teramo
Finito di stampare
nel mese di dicembre 1993
per i tipi della Demian Edizioni

- Sandro Galantini
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Sandro Galantini
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LA
CRIMINALITA’
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MINORILE DEGLI ZINGARI
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Un’indagine empirica
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Demian Edizioni
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PREMESSA
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Reiterate indagini in tema di dissocialità minorile svolte negli ultimi
anni
hanno individuato quale capitolo a parte, nella delicata e spinosa
materia della criminalità minorile, il problema costituito dalla
devianza dei minori nomadi.
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È
stato rilevato come in alcune, specifiche realtà, tra i giovani
coinvolti in procedimenti di carattere penale, una porzione rilevante
sia costituita segnatamente da giovani nomadi.
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Tali
rilievi hanno originato l’esigenza, largamente avvertita tra i
più attenti osservatori di fenomeni criminali recenziori,
di esaminare come questione a sé stante la devianza degli zingari, cioè
nelle sue varie componenti e manifestazioni all’interno ditale gruppo.
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Tuttavia, è particolarmente opportuno mettere in rilievo come i
contributi attualmente disponibili, invero di numero trascurabile,
abbiano adeguatamente affrontato la problematica de qua con riferimento
a gruppi nomadi non «sedentarizzati», tacendo affatto degli «stanziali»
e gruppi zingari assimilati.
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Operare un distinguo è non solo opportuno, bensì necessario.
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In
primo luogo, è bene porre in rilievo che gli zingari stranieri presenti
in Italia, secondo stime fondate su rilevamenti campione effettuati in
diverse province
- pur con tutte le riserve relative all’attendibilità ditali dati
- costituiscono appena il 24% della totalità degli zingari presenti sul
territorio.
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Per
converso, il 76% ha la cittadinanza italiana. Circa la consistenza
numerica, una certa attendibilità può riconoscersi alle indagini
parziali ma significative condotte dall’Opera Nomadi con la
collaborazione del Centro Studi Zingari in alcune città e regioni fin
dal 1972
e poi negli anni 1980, 1985 e 1986
, in base alle quali è stata prudentemente calcolata di 60-70 mila
unità, delle quali 35 mila ormai «sedentari».
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Conformemente ai dati numerici riportati, emerge «ictu oculi» la
maggiore consistenza numerica degli zingari italiani rispetto agli
stranieri, e, tra i primi, la prevalenza di sedentari sui nomadi
propriamente detti. Un primo ordine di conseguenze, è da un lato
l’emersione di una «griglia» interpretativa limitata, in relazione
all’ambito applicativo e alla sua efficacia euristica, ai soli zingari
stranieri - e per lo più propriamente nomadi -; dall’altro la
inapplicabilità dei consueti elementi valutativi adottati negli studi
inerenti le forme di criminalità e devianza di tali gruppi nei confronti
degli zingari italiani, in varia misura sedentari ed integrati.
Un secondo ordine di conseguenze è l’esigenza di avvalersi di strumenti
interpretativi diversi che, se indubbiamente non possono non riposare su
rilievi statistici, certo debbono tenere in considerazione la diversa
portata dei fattori «esogenm».
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Tutto
ciò postula, al fine di non precludere il collocamento in modo
attendibile dei dati che discendono dalle ricerche sul campo, la
necessaria considerazione della cornice socio-ambientale, culturale e di
controllo sociale nei quali essi si situano.
NOTE
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Si veda, ad es., l’interessante articolo di GALLUCCI-ERMINI,
«Osservazioni sul comportamento deviante degli zingari»,
Giornale di attualità med., 1985,23 ss.
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Sul punto cfr. BRESCHI, «Il problema dei minori
nomadi», Vita sociale, 1987, 124 e passim.
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Particolare attenzione nell’evidenziare le
differenze maggiormente significative tra la delinquenza dei
nomadi stranieri e quella dei nomadi italiani è stata dedicata
da CARANDO, «La delinquenza dei minorenni nomadi», Minerva med.
leg., 1987, 141 ss.
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Cfr.
MARCONE, «Tra storia e memoria», Regione Abruzzo, 1981, 12.
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Trascurando la complessa problematica relativa
alle scelte metodologiche adottate nelle indagini statistiche, è
necessario avvertire che nel nostro Paese gli zingari non sono
mai stati oggetto di rilevanienti ufficiali, se si eccettuano
quelli riservati del Ministero dell’lnterno ai fini dell’ordine
pubblico (NICOLINI, «Il problema degli zingari, II, Il problema
in Italia oggi», Aggiornamenti soc., 1988,687 ss.).
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Cfr. Indagine sugli zingari in Italia,
dattiloscritto, Roma 1973.
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I dati sono pubblicati sulla rivista di studi
zingari Lacio Drom, rispettivamente n. 3-4/1980, n. 3-4/1983 e
n. 6/1986; i dati del 1985 sono inclusi nel rapporto per la
Commissione delle Comunità Europee di M. Carpati e S. Massano.
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Per l’individuazione dei criteri in generale
seguiti nelle ricerche in parola, si veda il recente
contributo di MARULLO-COSTANZO, «Nomadi e zingari»,Trattato di
criminologia Ferracuti, (…).
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