
X Edizione Premio «FILOMENA CARRARA»
CENTRI DELL’ABRUZZO
Storia, Cultura, Economia, Folklore,
Ambiente ed Ecologia
Edizioni Qualevita
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Riproduzione in copertina:
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«Marina».
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Olio su tela del pittore Tommaso Cascella
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Collezione “Benigno Suffoletta”
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X Edizione
Premio «FILOMENA CARRARA»
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CENTRI DELL’ABRUZZO
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Storia, Cultura, Economia, Folklore,
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Ambiente ed Ecologia
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Edizioni Qualevita
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Introduzione
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“Il
decennale”
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La
prima edizione del Premio «Filomena Carrara» si è svolta il 14 luglio
1989. Il caso ha voluto che un anniversario fondamentale per la storia
d’Europa coincidesse con una data così importante per la piccola storia
della nostra famiglia e di questa manifestazione.
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La
storia del Premio è iniziata con le borse di studio per gli studenti
pettoranesi, pochi mesi dopo la scomparsa della persona, in nome della
quale questo premio è nato, e ci ha portato, in quasi dieci anni di
cammino, da Pettorano ai centri dell’Abruzzo Interno fino ad abbracciare
tutta la nostra regione.
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Sulla
copertina di quest’anno è raffigurata una “marina” di Tommaso Cascella.
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Il
quadro rappresenta lo sbocco al mare di questo Abruzzo Interno e del
Premio nel suo percorso di vita, nella ricerca di nuove fonti per la
propria crescita.
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Nel
corso di questi anni spesso mi è stato chiesto, da chi si avvicinava per
la prima volta al Premio, chi fosse Filomena Carrara.
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Ripensando a mia madre mi sono sorpreso nel verificare quanto l’anima di
questo premio fosse vicina a Lei, che neanche immaginava che sarebbe
esistito.
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Filomena Carrara era una donna semplice, assolutamente sincera e
concreta, senza alcuna inclinazione alla finzione, persino schiva di
fronte a qualunque manifestazione fosse costruita in nome di quel
concetto astratto che allora, come oggi, e spesso abusando, veniva
chiamato “immagine”.
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Una
donna moderna che era cresciuta, aveva lavorato e vissuto in posti così
distanti, non solo geograficamente, come Pettorano sul
Gizio, il nord America, poi nuovamente l’Italia, sempre perfettamente
integrata nella cultura e nei costumi dei luoghi ma sempre così fedele
ai suoi principi.
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Mi
piace pensare che il Premio e l’Abruzzo, che in qualche modo il Premio
cerca di rappresentare, siano come nel mio ricordo era mia madre, fedele
alla propria cultura ed alle proprie tradizioni anche se pronta a
recepire i cambiamenti della vita e della storia.
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Durante queste dieci edizioni abbiamo incontrato centinaia di persone
che in vari modi si sono interessate al Premio, presentando il loro
Abruzzo, con tante facce ed aspetti ma con un’anima sempre
sinceramente legata alle proprie radici.
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Tutti
hanno contribuito: mandando saggi, poesie, racconti, articoli, foto,
video, organizzando la manifestazione o partecipando come spettatori
alla premiazione ed alla presentazione della pubblicazione annuale.
Hanno parlato del Premio sui giornali, alla radio, alla televisione.
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Con
questa pubblicazione del “decennale” vogliamo ricordare tutti,
attraverso una piccola rassegna di alcuni dei protagonisti delle
precedenti, e speriamo anche delle prossime, edizioni.
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Vittorio Monaco, Rino Panza, Costantino Felice, Enrico Di Carlo, Sandro
Galantini, Gabriella Albertini, Nicolina D’Orazio Di Tunno, Adriano
Ghisetti-Giavarina, Rosa Giammarco, sono alcuni tra i vincitori, i
partecipanti, i collaboratori di questa manifestazione, e la
pubblicazione di quest’anno è una testimonianza della loro presenza, una
piccola antologia del loro lavoro, della loro ricerca sull’Abruzzo.
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Ringraziando loro, la mia famiglia vuole ringraziare tutti quelli che
hanno aiutato a crescere e valorizzare il Premio «Filomena Carrara».
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Gaetano Suffoletta
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La
Chiesa
di S. Maria a Mare di Giulianova
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tra Otto e Novecento
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(Stralcio)
Sandro GALANTINI
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A Romano, mio padre
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L’autore ringrazia, per la gentile collaborazione prestata, i dottori
Marcello Sgattoni e Fausto Eugeni, Bibliotecari presso la Biblioteca
Provinciale “M. Delfico” di Teramo.
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Il
suolo di Castro o Castel S. Flaviano ora vien detto Terra Vecchia,
fertile contrada assoggettata all’aratro ed alla marra distruggitrice
de’ coltivatori, senza alcuna archeologica e scientifica sorveglianza -
Barbarie nel secolo XIX!». In questo passo c’è in maniera direi patente
tutta la contrarietà, per utilizzare un anodino eufemismo, di un
appassionato archeologo, quale era Angelo Antonio Cosmo de’ Bartolomei,
nel constatare la rozza indifferenza degli agricoltori e la ben più
esecrabile insensibilità degli amministratori nei confronti di quella
zona ormai marginale e periferica di Giulianova che ancora possedeva
innumeri tracce - palesi o ipogee - dell’antica e doviziosa colonia
romana di Castrum Novum e gli altrettanto vistosi avanzi della medievale
San Flaviano. A signoreggiare questa landa acquitrinosa e in buona parte
inospitale, che la toponomastica popolare indicava significativamente
come Terravecchia, era la struttura della antica Ecclesia
Sanctae Mariae Juxta Mare sita, fondata avanti al Mille e con un
passato di tutto riguardo, non restituito però dalle malridotte
condizioni. Decaduta e semidiruta, nella prima metà dell’Ottocento la
chiesa rimandava solo a sguardi non fuggevoli né distratti la eco della
pregressa importanza e della sua antica dignità di prepositura, in
passato ambita dai principali signori della provincia, segnalate, l’una
e l’altra, da un apparato documentario estremamente eloquente al quale,
nel corso dei decenni, hanno attinto i tanti studiosi che di questa
chiesa si sono occupati. […]
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