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- La Chiesa di S.
Antonio a Giulianova
- Finito di stampare
nel mese di giugno 1986
- "Edigrafital
S.p.A." S. Atto (TE)
- Testi:
- Amalia BIANCHETTO
- Carmen DI ODOARDO
- Cinzia FALINI
- Manuel BASTIONI
- Giovanni BOSICA
- Pierino SANTOMO
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PREFAZIONE
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Una
pubblicazione sulla Chiesa di S. Antonio, il giusto coronamento di una
fatica iniziata nel 1982, con l’appello di Don Domenico Panetta ai
fedeli per il restauro. Un lavoro silenzioso e proficuo per riportare ai
fasti originari un luogo dove il popolo ha pregato, implorato, pianto,
gioito. Abbiamo accettato con piacere la proposta di Don Domenico, anche
se questa “summa” di notizie, note ed immagini, è stata anche una corsa
contro il tempo, per poter rispettare la data di celebrazione del Santo
che viene qui venerato.
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Il
presente studio (che vuole essere una guida agile alla conoscenza della
Chiesa), nella prima parte contiene una piccola digressione sul Medioevo
e sul movimento francescano che in quel periodo si sviluppa e diventa il
cardine della religiosità cittadina. Difatti, escluso il Duomo, le
maggiori Chiese a Giulianova Alta sono Conventuali. Nella seconda parte
presenta un “iter” cronologico di notizie sulla Chiesa e sul convento
francescano; la terza parte è preminentemente artistica ed
architettonica.
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Infine
abbiamo voluto far conoscere tramite le immagini, le bellezze più
nascoste e tramite le didascalie i significati più arcani.
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Un
ringraziamento particolare è dovuto ai responsabili della Biblioteca
comunale “V. Bindi” e di quella ,conventuale “P. Candido Donatelli”, per
aver facilitato le nostre ricerche.
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GLI AUTORI
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INTRODUZIONE
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La
Chiesa di S5. Antonio di Giulianova, fino alla fine del secolo scorso
era dedicata a S. Francesco come risulta da un episodio curioso.
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Per
attirare l’attenzione della gente fu provocato un apparente miracolo.
Dal Cristo di una Pietà, collocata in una nicchia vicina al presbiterio,
cominciò a gocciolare sangue. In realtà era sangue di animale che
fuoriusciva da una spugna nascosta sotto il manto dell’Addolorata.
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Molti
gridarono al miracolo, ma fu solo inganno ben congegnato.
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Il
Vescovo di Teramo allora intimò la chiusura della Chiesa di “S.
Francesco, soprannominata Chiesa di S. Antonio”. Era un’epoca in cui si
andava alla ricerca spasmodica del miracolo e siccome S. Antonio è il
Santo dei miracoli, allora diverse Chiese francescane dedicate a S.
Francesco, furono ribattezzate.
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Alcune
Chiese di stile romanico povere e austere diventarono barocche.
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Nel
dopoguerra ci fu una tendenza opposta: ritornare a tutti i costi alle
origini per cui alcune Chiese sono rimaste vuote per l’asportazione del
barocco. Anche la Chiesa di S. Flaviano ha subito questa sorte. Secondo
il parere di alcuni ha acquistato slancio architettonico, secondo altri
ha subito uno svuotamento ed un impoverimento.
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Nel
1981 ho cominciato ad interessarmi della Chiesa di S. Antonio,
sollecitato da alcuni giuliesi che erano affezionati a questa Chiesa.
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Costruita intorno al 1566, come risulta da una data incisa
sull’architrave del portone, era in uno stato di pietoso abbandono e
dava un senso di tristezza e di desolazione. Alcuni anziani mi
ricordavano con nostalgia quando la Chiesa si riempiva di uomini per i
primi Venerdì del mese. Altri menzionavano la tredicina di S. Antonio
che attirava piccoli e grandi, uomini e donne. Molti rimpiangevano le
funzioni, le novene, le celebrazioni del passato.
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Forse
anche per l’entusiasmo giovanile mi lasciai coinvolgere nell’ardua
impresa del restauro.
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Si
formò un comitato spontaneo costituito da Luigi Nenna, di venerata
memoria, da Maria Ettorre, da Luigi Della Penna e dal sottoscritto quale
presidente naturale.
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Dalla
sovrintendenza alle Belle Arti dell’Aquila avemmo, il 30 giugno 1982,
solo l’approvazione del progetto di restauro dell’artista scultore
Roberto Macellaro, senza alcun aiuto economico.
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Il
principio di fondo, con cui ci si mosse nei lavori, fu di rispetto del
barocco così com’era, ridando vita alle sculture, ai fregi, ai capitelli
cadenti. C’era tanto entusiasmo e buona volontà, però mancavano i soldi.
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Sensibilizzammo, attraverso i mezzi di comunicazione, gli enti pubblici
e privati e tutti i cittadini di Giulianova. Avemmo concrete risposte
dal Comune di Giulianova, dalla Cassa di Risparmio e dalla Cooperativa
Artigianale di Terarno. Ma soprattutto fummo incoraggiati dalle offerte
spontanee come quella di Emma Cermignani, di una vedova..., del popolo
giuliese.
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La
durata del restauro si prolungò per oltre due anni, a causa delle varie
difficoltà incontrate: deumificazione della parete Nord-Ovest,
consolidamento del soppalco, scollamento dell’intonaco della volta ed
acquisto, notevole e costoso, delle foglioline di oro zecchino.
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Nonostante i numerosi imprevisti, il 24 novembre 1984, la Chiesa di S.
Antonio fu solennemente riaperta, con la presenza del Vescovo, dei
parroci e religiosi di Giulianova e della Diocesi di Teramo, nonché con
la partecipazione delle maggiori autorità Comunali e Provinciali e
soprattutto di tutto il popolo giuliese.
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Indescrivibile ed emozionante la gioia di tutti nell’ammirare lo
splendore della Chiesa, al di sopra di ogni aspettativa. Il Vescovo
esclamò:“Se così bella è questa Chiesa, figurarsi che sarà il Paradiso”.
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Da quel
giorno la Chiesa è stata meta di migliaia di persone. Il turista che
entra per la prima volta, rimane sorpreso nel constatare che l’interno
della Chiesa è molto diverso dall’esterno. Una Chiesa barocca
incastonata dentro la Chiesa romanica, come una bomboniera in una
scatola. I fidanzati fanno a gara per poter celebrare il loro matrimonio
in questo luogo sacro. Infatti, dalla storica data dell’inaugurazione,
centinaia di giovani hanno espresso qui il loro “sì” definitivo ad
amarsi per sempre. È uno spettacolo di fede, la Domenica, vedere molti
che preferiscono partecipare qui alla Messa festiva. Anche i giorni
feriali si nota, alla Messa delle ore 9.00, un notevole afflusso.
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E che
dire poi della tredicina di S. Antonio? Questa tradizione è risorta con
la Chiesa. Ogni sera alle ore 21.00, dal primo al 13 giugno, la gente
gremisce la Chiesa per pregare, per inneggiare a Dio tramite
l’intercessione del Santo di Padova, che sentiamo anche nostro e
meditare, rifacendosi al Vangelo ed agli scritti del Santo, sui temi
fondamentali del cristianesimo: “Evangelizzazione, Chiesa comunità
d’amore, l’amore a Dio e al prossimo, il peccato, la conversione, la
riconciliazione, l’Eucarestia, la preghiera, i miracoli, la sofferenza e
Maria Madre di Gesù e Madre nostra”.
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Il
credente che accede alla Chiesa di S. Flaviano per pregare, raggiunge il
rapporto verticale con Dio, direttamente, per lo slancio possente
dell’architettura e del cielo della cupola che proietta lo sguardo
nell’infinito.
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Il
devoto che entra nella Chiesa di S. Antonio, arriva a Dio, affascinato
dallo splendore dell’edificio, per la mediazione dei Santi, in modo
particolare tramite S. Antonio.
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Diverse
sono le Chiese, diversa è anche la sensibilità di ognuno. Un giorno
memorabile fu la Domenica del 25 settembre 1994 quando, in occasione
dell’ottavo centenario della nascita di S. Antonio, i frati della
Basilica del Santo portarono l’insigne reliquia di S. Antonio in questa
Chiesa. I religiosi rimasero incantati ammirando la splendida Chiesa, la
devozione della gente per il Santo dei Miracoli e la suggestiva
fiaccolata per Giulianova, fino al Santuario della Madonna dello
Splendore.
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La
Chiesa di S. Antonio, grazie al restauro, ha acquistato una bellezza
straordinaria da non farci rimpiangere il passato e da costituire per i
giuliesi gioia e vanto per questo gioiello del centro storico.
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Col
passare del tempo ci si può anche assuefare alle cose belle, al punto di
non dare loro più quell’importanza che meritano.
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Alcuni
amici, sorpresi del fatto che non esiste nessun opuscolo su Chiesa così
caratteristica, mi hanno stimolato a soddisfare il desiderio di tanti
che chiedono continuamente notizie su questa Chiesa.
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Questa
pubblicazione, che in breve tempo è stato pensata e realizzata, vuole
essere una prima risposta a chi è appassionato di cultura storica,
architettonica, artistica e religiosa con l’intento di farci riscoprire
i tesori nascosti della nostra città.
Don Domenico Panetta
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