
L’ACQUA
UTILE,
UMILE, PREZIOSA E CASTA
(S.
Francesco)
a
cura di: Gaetano Meaolo
Studio biblico, mariologico
e
liturgico in onore
della Vergine SS.ma dello Splendore
venerata nel suo omonimo Santuario
in
Giulianova
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Finito di stampare
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nel mese di Settembre 1992
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dalle Grafiche Ballerini
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di Pescara
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Per richiesta del presente volume, rivolgersi a: Padre Paolino
Potalivo
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Santuario Maria SS. dello Splendore
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64021 Giulianova (Teramo)
- Volume
consultabile presso la Biblioteca
- "Centro
Culturale - San Francesco"
- della Piccola
Opera Charitas
- di Giulianova.
Tel. 085-802321
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GAETANO MEAOLO
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L’ACQUA
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UTILE, UMILE, PREZIOSA E CASTA
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(S. Francesco)
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Studio biblico, mariologico e liturgico in onore
-
della Vergine SS.ma dello Splendore
-
venerata nel suo omonimo Santuario in Giulianova
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PRESENTAZIONE
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Mi
arresto sull’ultima pagina di questo sostanzioso saggio, pregustato in
bozze, mi guardo dentro e rimedito l’ammonimento di Seneca: «Non refert
quam multos libros, sed quam bonos habeas. Poco importa che tu abbia
molti libri, importa che siano ottimi quelli che possiedi» (Epistolae,
45,1). Come questo.
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Il
mio debito verso i Padri Cappuccini, che mi hanno onorato chiedendomene
la presentazione, non si esaurisce in poche battute suggeritemi dalla
devozione alla Madonna dello Splendore e dall’amicizia verso mons.
Gaetano Meaolo, bensì mi obbliga ad andare sino in fondo, sino ad
abbeverarmi alla sorgente, sitibondo come sono, anch‘io, di luce e di
verità, di giustizia, di amore e di pace.
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Accade sovente che la prefazione ad un libro diventi pretesto di
riassumerne sbrigativamente il contenuto, col pericolo che gli
acquirenti si sentano autorizzati a sorvolarne le pagine.
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Perciò non stendo la prefazione a
L’acqua utile, umile, preziosa e casta, edito dal Santuario, per i
tipi di Grafiche Ballerini, riccamente illustrato, “studio biblico,
mariologico e liturgico in onore della Vergine santissima dello
Splendore, venerata nel suo omonimo Santuario in Giulianova“.
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Mi
accontento di presentarlo, giacché non è libro di lettura. Fosse solo
questo, basterebbe scomporne il contenuto nei vari capitoli, accennare
alle fonti bibliografiche che trovano nelle antologie e nelle
enciclopedie più ampio respiro. Non è nemmeno un mazzo di fiori, da cui
estrarre l’uno o l’altro da offrire alla delizia e al giudizio di
intenditori.
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È un
libro di meditazione, originato dalla storia giuliese. che ha il suo
fuoco nella benevolenza della Vergine e nella fede schietta e semplice
di un oscuro uomo del contado abruzzese. Di lui nemmeno il casato
conosciamo. Ed egli ritorna a noi, dalla distanza di oltre quattro
secoli, chiamato familiarmente Bertolino, come si direbbe dell’umile
sagrestano o campanaro del villaggio.
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Sullo
sfondo dell’Apparizione. comprovata da segni inoppugnabili, cantata
dalla tradizione popolare, mantenuta fresca come acqua sorgiva,
monsignor Meaolo, paziente tessitore di storie bibliche, di eventi
timbrati dal sole, dalle acque, dal fuoco, ci prende per mano e ci
introduce nel vetusto Santuario. Nè si accontenta di narrarci la
leggenda e di citarne le fonti; ci prepara ad accostarci al Simulacro, a
piedi nudi, per ottenere la grazia di essere inondati dall’acqua che
salva e posseduti dalla speranza che non delude.
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Prima
di moderni restauri e rifacimenti, sul frontone del Santuario stava
scolpito il monito sapienziale: “Executite pulverem de pedibus vestris
et sic mundi ingredimini Templum hoc et in splendore suo Deiparam
adorate Mariam. Scuotete la polvere dai vostri calzari per entrare
degnamente nella Casa di Dio ad onorarvi Maria nel suo splendore.
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Noi
siamo stati affidati a Lei; Lei è stata affidata a noi. L ‘affidamento è
un onore ed un impegno. Non lo si prende alla leggera.
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Attorno a Gesù e a Maria, noi formiamo la dolce famiglia armoniosamente
compaginata in tutti i suoi membri: famiglia che prega, si accosta ai
sacramenti, custodisce la tradizione di pietà e di bontà trasmessaci
dagli avi.
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Scuotiamo pertanto la polvere dei nostri calzari: polvere è il peccato,
l’indifferenza religiosa, la profanazione del giorno festivo e del nome
del signore, l’egoismo che impedisce l’apertura ai nostri simili.
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Occorre che qualcuno ci aiuti ad uscire dalle strettoie del compromesso
e della tiepidezza.
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Giovanni XXIII amava ripetere il verso di un antico poeta persiano.
“Apri il cuore umano e vi troverai il sole”. L‘acqua si ottiene
perforando la terra; l’oro e i diamanti, frantumando la roccia; la perla
preziosa, sventrando l’ostrica faticosamente pescata.
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Affidiamoci a Maria. Lei conosce l’arte di aprire i nostri cuori e
sprigionarne il sole. La Madre celeste viene a dirci che abbiamo bisogno
del suo Gesù, più che non dell’acqua, dell’oro e dei diamanti, più che
non della perla rifulgente.
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Entrati nel Tempio santo, adorato il Signore, ci volgiamo alla Madre
dello Splendore, con confidenza filiale, con speranza inespugnabile.
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Quanto è bello questo titolo, che si colloca accanto ai molti altri che
la pietà popolare ha coniato in onore della Madre di Dio: Madonna
dell’aurora, della luce, della luna, del sole, delle stelle, dei fiori ,
dell’acqua, del fuoco! Il titolo dello Splendore fa riflettere ed esige
corretta interpretazione.
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Gli
splendori di Maria sono l’immacolato suo concepimento, la divina
maternità, i suoi dolori in unione con la passione redentrice del Figlio
suo, l’assunzione in cielo, in anima e corpo.
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Lei è
la più bella e la più alta di tutte le creature; tuttavia è ossa delle
nostre ossa, sangue del nostro sangue. La sentiamo tanto vicina, la
sentiamo nostra, siamo sorretti dalla sua fortezza materna, dalla sua
tenerezza femminile. Lei ci ricorda che il Figlio di Dio ha voluto sulla
terra una sua famiglia, una casa, una madre, un maestro di lavoro, san
Giuseppe. Maria di Nazareth ricorda tutto questo. E ci invita a fare
spazio anche alle invenzioni della ingenua devozione che si esprime con
gesti e canti, senza mai dimenticare che la nostra vita è ascensione a
Dio, tramite l’esercizio delle virtù cristiane e le sofferenze. Da soli
non ce la facciamo a raggiungere la meta. Soltanto se gli splendori
della Madonna ci toccano, riusciamo a raggiungere la vetta e ad onorare
il proposito di mantenerci fedeli al messaggio che sta racchiuso nel
Tempio della Madonna dello Splendore: fedeli alle nostre radici
battesimali per procedere tenendo sollevate davanti a noi le lampade
delle virtù teologali e del messaggio d’amore consegnatoci da Gesù nel
Cenacolo.
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Maria
ci guarda, ci protegge, ci ama. Con Lei faremo un bel tratto di strada
nel tempo, sicuri di approdare un giorno con Lei al tempio dello
splendore eterno.
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I
capitoli del volume si succedono in armoniosa litania. Essi inducono a
gustare le dolcezze della comunione con Dio e della materna
intercessione della Madre sua e nostra:
L’acqua nel Pentateuco, nei Libri storici dell’antico testamento, nei
salmi, nei profeti, nel Cantico dei cantici.
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Man
mano che scorrono le pagine, ci invade struggente ed ineffabile
nostalgia di perdono e di grazia:
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«Amore, che mi formasti
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a
immagine dell’iddio che non ha volto,
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Amore
che si teneramente
-
mi
ricomponesti dopo la rovina,
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Amore, ecco, io mi arrendo:
-
sarò
il tuo splendore eterno.
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-
Amore, che mi hai eletto fin dal giorno
-
che
le tue mani plasmarono il corpo mio,
-
Amore, celato nell’umana carne,
-
ora
simile a me interamente sei,
-
Amore, ecco, mi arrendo:
-
sarò
il tuo possesso eterno.
-
-
Amore, che al tuo giogo
-
anima
e sensi, tutto m hai piegato
-
Amore, tu m ‘in voli nel gorgo tuo,
-
il
cuore mio non resiste più,
-
ecco,
mi arrendo, Amore:
-
mia
vita ormai eterna»
-
(Davide M Turoldo,
I Salmi, Ed. Paoline 1987, 514)
-
-
La
litania di mons, Meaolo continua, in un crescendo di ardore e di letizia
che trascina:
Il
battesimo di Gesù nell’acqua e nel sangue. Gesù e l’acqua di Cana
tramutata in vino. Gesù e l’acqua alla festa dei Tabernacoli. Le
domeniche battesimali di quaresima. Maria di Nazareth e l’acqua. L’acqua
e i santuari mariani.
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Suggella il volume l’accorata supplica dell’anima consapevole della
propria condizione, dell’anima che si rivolge a Dio, ma passando
attraverso la mediazione della Madonna:
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«Senza te siamo sommersi
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in un
gorgo profondo
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di
peccati e di tenebre.
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-
Il
tuo braccio potente
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ci
condisca a un approdo
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di
salvezza e di pace».
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(Uff.
lett. martedì III sett.)
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L’esimio Autore ci introduce nell’aula sacra. E noi vi ci troviamo così
bene che vorremmo abitarvi per sempre, come è vero che il volume non ci
cadrà di mano: “Una lettura che sia piaciuta, anche rinnovata dieci
volte piacerà sempre. Lectio quae placuit, decies repetita placebit”(Orazio,
Ars
poetica, 365).
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Vogliamo abitare nella casa del Signore e della Madre sua per apprendere
l’arte di “vedere, giudicare, agire” da cristiani, posti in grado di
discernere i “segni dei tempi”: “La nostra epoca è percorsa e penetrata
da errori radicali, è straziata e sconvolta da disordini profondi, però
è pure un’epoca nella quale si aprono allo slancio della Chiesa
possibilità immense di bene”(Giovanni XXIII,
Mater
et magistra, 224), sino ad abilitarci ad indicare a tutti “la via
aperta della divina misericordia alla vita riconciliata” (Giovanni Paolo
II).
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L’acqua ci ripulisce, ci disseta, ci nutre così che col poeta - uno dei
tanti che hanno bevuto alla fonte della devozione mariana - possiamo
cantare e con lui parlare alla Madonna dello Splendore:
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«...e
le donne concepiscano ancora
-
e ti
offrano i loro figli
-
come
tu offristi il tuo frutto a noi».
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Secondo la storia santa sono quattro i giorni del mondo: quello della
creazione quando lo Spirito aleggiava sulle acque, i giorni
dell’incarnazione e della pentecoste, poi l’ultimo quello della parusia,
del ritorno glorioso di Gesù. Quattro giorni che sono come i quattro
punti cardinali e i paralleli del creato e della vita. Mentre tu, o
Maria, sei annunciata come il grande segno apparso nel cielo, finalmente
immagine dell’umanità liberata e credente. Tu, presente in tutti quattro
i tempi, strumento amoroso all’essere e all’operare di tuo Figlio, il
solo Signore della storia. Dopo, i testi santi di Te non dicono più
nulla. E fanno bene. Ti sappiamo, per fede, assunta in cielo in anima e
corpo. E da lassù, a noi vieni e vai, in misteriose vicende di cui è
bene non dire. E già dono quando si riesce a cantare.
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Sei
la palma di Cades
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orto
sigillato per la santa dimora.
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Sei
la terra che trasvola
-
carica di luce
-
nella
nostra notte.
-
-
Vergine, cattedrale del silenzio,
-
anello d’oro
-
del
tempo e dell’eterno
-
tu
porti la nostra carne in paradiso
-
e Dio
nella carne.
-
Vieni
e vai per gli spazi
-
a noi
invalicabili.
-
Sei
lo splendore dei campi,
-
roveto e chiesa bianca
-
sulla
montagna.
-
-
Non
manchi più vino alle nostre mense,
-
o
vigna dentro nubi di profumi.
-
Vengano a te le fanciulle
-
ad
attingere la bevanda sacra,
-
e le
donne concepiscano ancora
-
e ti
offrano i loro figli
-
come
tu offristi il tuo frutto a noi.
-
-
Amorosa attendi che si avveri
-
la
nostra favolosa vicenda,
-
creazione finalmente libera.
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-
Il
Dio morente sulla collina chiese
-
una
seconda volta il tuo possesso,
-
quando partecipava perfino alle tombe
-
la
nostra ultima nascita.
-
-
Noi
ti abbiamo ucciso il Figlio,
-
ma
ora sei nostra madre:
-
viviamo insieme la risurrezione.
-
-
(Davide M. Turoldo, Ave Maria,
-
Gei,
Milano 1984).
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Sotto
il Monte Giovanni XXIII, 11 febbraio 1992, Immacolata di Lourds.
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† Loris Francesco Capovilla
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arciv. tit. di Mesembria
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