Premessa
Con questo
lavoro abbiamo inteso contribuire a far luce sulle radici più remote della
democrazia abruzzese, partendo dai primi embrioni degli attuali partiti
politici. Non ci troviamo di fronte a grandi elaborazioni teoriche da parte
delle associazioni e degli uomini che mano mano incontreremo, né potrebbe
essere diversamente, trattandosi di uomini d’azione che per lo più mutuano
principi e idee dai movimenti generali cui si ispirano.
La ricerca e
la redazione di questo libro hanno avuto un iter estremamente discontinuo,
sia per la nostra storia personale, che ci ha costretti ad emigrare, sia per
le vicende politiche internazionali, connesse al nostro lavoro, che hanno
provocato autentici stravolgimenti negli ultimi dieci anni.
Iniziammo
circa quindici anni fa la “ricerca sul campo”, ma abbiamo dovuto
interromperla numerose volte per i motivi sopra accennati. Mai, tuttavia,
abbiamo pensato di non portare a termine il lavoro perché lo sentivamo come
un debito di noi abruzzesi verso le centinaia di uomini che verranno
menzionati nel testo e che, in alcuni casi, per diverse ragioni, sono stati
completamente dimenticati perfino nelle tante opere di carattere storico che
pure la nostra regione ha visto pubblicare.
Molti sono
nomi che oggi non dicono più nulla, si sono perduti nel buio della memoria,
ma che negli anni dal 1865 al 1895 diedero un importante contributo
militare, morale e intellettuale alle genti della nostra regione e agli
ultimi tentativi di completamento del Risorgimento nazionale.
Forse erano
utopisti, poiché mentre la situazione generale, dopo gli sconvolgimenti
unitari, volgeva alla normalizzazione, essi pretesero di continuare a
lottare in prima persona, a rischio anche della vita, pur di affermare le
loro idee in ordine all’assetto dello Stato, ai valori politici e morali di
cui erano portatori.
Noi li
seguiremo attraverso le loro corrispondenze ai giornali, le carte d’archivio
e gli atti processuali. Talvolta la ricostruzione procederà con lunghe
citazioni, ma con questa tecnica, cioè facendo parlare i protagonisti
attraverso le carte, abbiamo cercato di far rivivere il clima culturale di
quegli anni in cui lo Stato Liberale si consolida sacrificando,
inevitabilmente, anche uomini che avevano contribuito alla sua nascita.
Si tratta di
Garibaldini in senso lato, e di Mazziniani, negli anni Sessanta, e poi anche
di Internazionalisti dagli anni Settanta. Svolsero un ruolo importante negli
ultimi fatti d’arme del Risorgimento (1866; 1867; 1870) e poi nel dibattito
politico che seguì quegli eventi eroici. Erano molti in Abruzzo fino al
1870, poi le loro fila si assottigliarono rapidamente. Oggi è come se lo
spirito, le idee e le azioni di quegli uomini fossero coperti da una pietra,
tanto appaiono lontani da noi; con questo lavoro proviamo a sollevare questa
pietra: non è facile, ma lo facciamo volentieri, ancorché consapevoli delle
nostre modeste forze.
In questo
breve cammino incontreremo persone di notevole spessore che non si piegarono
alla quotidianità, né alla normalizzazione voluta dal potere, ma che spesero
tutte le energie per affermare le loro idee, nulla risparmiando, né
arretrando davanti alle inevitabili difficoltà cui andavano incontro.
Furono uomini
“contro”, consapevoli di andare, spesso, verso l’insuccesso: furono “vinti”,
ma non scesero a compromessi disonorevoli. Di questi uomini ci accingiamo a
“raccontare” le vicende, sperando che altri continuino a farlo per additare
alle generazioni future i valori positivi dei quali pure furono portatori.
Gli autori