IL SENTIERO LUNGO
DELL’ESISTENZA
Antologia di poesie
in lingua Croato-Molisana
a cura di Sandro Galantini
Quaderni della Pro-Loco “Naš-Selo”/1
Montemitro
Finito di stampare ad agosto del 1991
da Arti Grafiche Galvan - Sambuceto (CH)
per conto di Renato Cannarsa Editore
Fotocomposizione:
Il Nuovo - S.E.A. srl Vasto (CH)

 

"Questo volumetto in lingua croata, è stato realizzato con la collaborazione dell'istituto italiano di cultura di zagabria e dall'Associazione degli Amici molisani d'origine Croata in occasione del Congresso Mondiale del P.E.N. Club Internazionale Ragusa.
Spalato, 1993
DUGA STAZA POSTOJNJA
Antologija pjesana
na hrvasko - moliškom jeziku
Izdavač:
Društvo Prijatellja Moliških Hrvata - Split

 

 

Proprietà letteraria riservata
Volume pubblicato
da Renato Cannarsa Editore
per conto del Comune di Montemitro
e dell’Associazione Pro-Loco “Naš Selo”
che se ne riservano tutti i diritti
 
Coordinamento editoriale e traduzioni
di Giovanni Romagnoli
cura dei testi in croato-molisano
di Agostina Piccoli
 
IL SENTIERO LUNGO
DELL’ESISTENZA
 
                            Antologia di poesie
                        in lingua Croato-Molisana
                       a cura  di Sandro Galantini
 
                  Quaderni della Pro-Loco “Naš-Selo” / 1
                                   Montemitro
                         Renato Cannarsa Editore
 
                                          Nemojte zabit maš lipi jezik
                                               Nicola Neri (1761-1799)
 
 
PRESENTAZIONE
 
Nell’accingermi a dare alle stampe la prima raccolta di alcune tra le poesie, in lingua Croato-Molisana, presentate nei concorsi indetti dal Comune di Montemitro da quasi un decennio, mi chiedevo se ciò contraddicesse, in qualche misura, la caratteristica precipua del nostro idioma, ossia: l’oralità.
A ben riflettere, però, considerando il progressivo depauperamento terminologico che la nostra lingua subisce, per tutta una serie di motivi che non possono essere esposti in questa sede, con la pubblicazione delle poesie, si vuole arginare la crescente dispersione del nostro patrimonio culturale.
In altre parole, si vuole costituire un punto di partenza, pur con la coscienza dei propri limiti, per un lavoro continuo e incessante, teso alla salvaguardia di ciò, che sia pur faticosamente, resiste da quasi cinque secoli: naš jezik (la nostra lingua).
Nel congedarmi, augurandomi che il nostro lavoro riscuota consenso, sento il dovere di ringraziare l’amico Sandro Galantini, per l’impegno, serio e attento, profuso in questa opera.
Ringrazio, altresì, il Comune di Montemitro e l’Associazione Pro-Loco “Naš Selo” per l’indispensabile sostegno economico, nonché tutti gli autori e quanti hanno collaborato alla realizzazione della raccolta.
 
                                                  Giovanni Romagnoli
                                 Associazione Pro-Loco “Naš Selo”
 
 
NOTA DEL CURATORE
 
Una antologia poetica merita sempre una attenzione particolare, se non altro perché precipitare in una waste land, spésso composita nelle trame di un sentimento eterogeneo, implica la capacità tutt’altro che irrilevante di riuscire ad interpretare un aggrovigliato alfabeto.
Si è detto a lungo, e tuttora si discute, circa i modi di accostarsi alla parola; il problema si attualizza con le parole di Borges: “Quando le immagini e i ricordi ci abbandonano, ci rimangono solo le parole, le parole degli altri”. Il problema non è di poco momento, giacché nella poesia la parola non è da configurare come mero mezzo espressivo, impiego di codici più o meno accentuatamente ontologizzati, ma è addirittura dimensione, è ricerca, è, per mutuare una felicissima espressione di Cleanth Brooks, il “linguaggio del paradosso”, come tale carico di una polivalenza che giunge alla disarticolazione delle espressioni codificate sino a configurarsi talvolta come negazione comunicativa.
Finita decisamente la stagione degli sperimentalismi, obliterate fortunatamente talune allucinanti prove letterarie — i cui percorrimenti, sovente, hanno eluso l’incontro con l’umanità per farsi denormalizzazione degli assetti espressivi, e quindi “comunicazione separata”, come è dato riscontrare nelle recenti avanguardie (tra queste, emblematicamente, l’esperienza del Gruppo ‘63) — si avverte in modo veemente l’esigenza di una poesia che possa manifestarsi come esplosiva trascrizione di esigenze interiori in cerca di un rapporto frontale, se non addirittura frantumante, con la realtà, in una continua osmosi di attributi ed istanze.
Si può verificare allora che la parola, dalle vibrazioni del tutto originali, mutui dal mondo della natura frammenti d’immagini e sintomi di tensione intorno alle varie categorie dell’essere.
Diventa allora, al tempo stesso, roccia, aria, fiore, vento, tenebra, con cui vengono composti i molteplici paesaggi di un microcosmo, del quale creatore e dominus è il poeta con i suoi ricordi, i suoi fremiti, i suoi pensieri, le sue passioni.
Degli autori di questa antologia — che potremmo definire poeti in fieri, giacché l’interiorizzazione abbisogna indubbiamente di altre, impegnative prove, di uno scavo interiore che sia esercizio completo e continuo — colpisce la mancanza di sudditanza verso tralatici topoi, abusatissimi e spesso perduranti in recenti “stagioni” poetiche, cui fanno da pendant la “testimonianza” del sentimento arcano dall’un lato, e larvate esigenze di sartriano impegno proprio di una visione aderente ai problemi esistenziali e sociali, dall’altro.
Credo, per concludere questa breve nota, che ci si trovi di fronte ad una poesia autentica, nel senso che essa — e qui non posso esimermi dal riportare i giustissimi rilievi dell’amico Vito Moretti — “(...) traduce sempre ciò che si è: l’esistenza di ieri nel ricominciamento dell’oggi, la quotidianità divenuta memoria e i desideri accattivati sulle ragioni inquiete del sogno, le presunte visioni del riscatto e i simboli appena decifrabili delle nascoste lacerazioni”.
 
                                                      Sandro Galantini