Quando nel 1927 Vincenzo Bindi portò a compimento la piccola monografia dedicata a Giulianova, da pubblicare nella collana “Le cento Città d’Italia” dell’Editore Sonzogno di Milano, era ormai in età avanzata. Sarebbe scomparso l’anno successivo, a Napoli, dopo una breve malattia.

Giulianova: La Posillipo
degli Abruzzi
A cura di Vincenzo Bindi
Ristampa del 1992 a cura della "Galleria d'Arte Moderna" di Carla Limoncelli & C. sas

 

Vincenzo Bindi con un lascito del 3 ottobre 1927 dota la città di Giulianova di una particolare e significativa pinacoteca. Nelle prime quarantanove pagine del lascito testamentario egli cataloga e spesso presenta criticamente trecentosessantasette opere (altre sono da lui numericamente numerate) appartenenti ad un periodo estesissimo compreso tra il 1600 e il 1920 circa ed elenca centoquindici artisti ad iniziare da J. De Ribera (Lo Spagnoletto) e terminando con la presentazione della monotipia di F. Patella.

Il Prof. Vincenzo Bindi

DA POSILLIPO A GIULIANOVA

Quando nel 1927 Vincenzo Bindi portò a compimento la piccola monografia dedicata a Giulianova, da pubblicare nella collana “Le cento Città d’Italia” dell’Editore Sonzogno di Milano, era ormai in età avanzata.
Sarebbe scomparso l’anno successivo, a Napoli, dopo una breve malattia.
La sua attività di scrittore d ‘arte e di storia era iniziata circa cinquant‘anni prima, sempre a Napoli, stimolato dal suocero Consalvo Carelli, maestro della cosiddetta “Scuola di Posillipo”. Bindi, evidentemente, per quell’immagine pittorica prevalente a Posillipo, tutta tesa ad illustrare il paesaggio e le vedute del territorio napoletano, aveva conservato fino agli ultimi suoi anni un particolare amore. E non è privo di significato — alla luce di questo suo sentimento — il titolo che egli scelse per il libretto sulla sua città natale "Giulianova: Posillipo degli Abruzzi". Vi echeggiano, nell’equivalenza proposta da Bindi, due tesi: da una parte la visione idealizzata (ma storicamente fondata) di Castrum Novum; dall’altra, nell’accostamento tra Giulianova e Posillipo, è posto un più sotterraneo rapporto tra l’Abruzzo e Napoli. La sua città natale è intesa come un pezzo di Napoli, per l’amenità del clima e le bellezze naturali.
Ripubblicare a distanza di sessantacinque anni l’opera di Bindi ha un senso tutto particolare, poiché tende a vivificare un immagine della nostra Città che è andata purtroppo perduta, ma che è ancora ripristinabile con uno sforzo collettivo centrato soprattutto sulla valorizzazione del centro Storico, a cui Bindi si riferiva nel 1927 e dal quale rimirava la marina.
Su questa strada l’Amministrazione comunale si è incamminata da diversi anni, con iniziative che tendono a favorire la rinascita sociale, economica ed urbanistica del centro Storico.
La mostra dal titolo “Giulianova nell‘Ottocento”, inaugurata nell‘estate del 1984 (anche in quella occasione ristampammo il libretto di Bindi) era nata proprio come momento di riflessione e di stimolo per tutti i giuliesi e in primo luogo per il comune.
Le iniziative di “Città Alta/città d’Arte” degli ultimi anni rappresentano, inoltre, la continuità di quell’impegno teso a valorizzare le potenzialità del nostro centro Storico, partendo proprio dalle presenze artistiche e storiche in esso contenute.
Voglio, infine, rivolgere un ringraziamento sincero a Pasquale Limoncelli, ideatore della ristampa, infaticabile animatore culturale, a cui si deve la presenza qui a Giulianova di numerose personalità dell’arte contemporanea.

 Giulianova, 12 marzo 1992

                                  Dr. Franco Gerardini
                           Sindaco del Comune di Giulianova