Foto copertina: veduta di Giulianova nel 1° Abruzzo Ulteriore. Disegno si S. LEALE, tratto da "Il Regno delle due Sicilie", descritto e illustrato, di Antonio Racioppi e Filippo Cirelli, 2° Edizione. Stabilimento Tipografico Pansini, Napoli, 1853.
Giulianova
A cura di Pasquale Rasicci
Finito di stampare nel mese di
luglio 1997 delle Grafiche
Martintype S.r.l. di Colonnella (TE)

 

ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.

PRESENTAZIONE

Si avvertiva da tempo la necessità di disporre di uno strumento che consentisse, senza abiurare alla necessaria rigorosità ma nel contempo agile, di dare contezza del ricco patrimonio storico ed artistico posseduto da Giulianova. L’una e l’altra caratteristica possiede questo volume di Pasquale Rasicci, studioso attento - come segnala la sua ampia produzione - ma anche giornalista ed insegnante; da sempre incline ad operare nel segno di una ricerca rigorosa e metodologicamente orientata ma preoccupato anche di permettere la più ampia fruibilità delle acquisizioni consapevoli e storicamente fondate.
L’intento divulgativo si lascia cogliere agevolmente sfogliando le pagine del volume: tanto la scrittura — che fortunatamente nulla concede ad inutili e soverchi preziosismi — quanto l’impianto rispondono all’obiettivo, perseguito e dichiarato, di rendere agevole l’approccio con la storia plurisecolare — e per molti aspetti complessa — della città aprutina e coi suoi superstiti monumenti.
Oltre a quelli principali e maggiormente noti (la Chiesa di S. Flaviano e quella di S. Maria a Mare, da sempre oggetto dell’attenzione degli studiosi), Rasicci opportunamente riserva margini d’interesse ai monumenti minori, alcuni — credo — persino poco noti agli stessi cittadini e che hanno patito un sostanziale ed immeritato disinteresse. Così la pregevole chiesetta di S. Anna — per la quale si spera in un opportuno e non più differibile recupero —; così il ponte romano ed i resti dei monumenti sepolcrali pur’essi romani che sorgevano a lato della via Cecilia ed ora insistono sommessamente presso la statale per Teramo; così ancora la diruta torre del Tordino — che proprio Rasicci a seguito di una faticosa ricognizione, fotografò e studiò con attenzione — i reperti emersi dalla campagna di scavi nel sito della romana Castrum Novum (e sfugge alla logica il motivo che impedisce di continuare a scavare in una zona di grande interesse come quella oggetto delle precorse indagini archeologiche).
Risponde parimenti all’esigenza di aprire varchi ad un discorso dai margini dilatati che involge l’attivismo dispiegato in ambito sociale e culturale, l’inserimento di sezioni riservate agli istituti religiosi operanti a Giulianova — dai Cappuccini, con il Santuario della Madonna dello Splendore e l’Istituto Psico-pedagogico Piccola Opera Charitas, ai Benedettini-Silvestrini dell’Istituto S. Volto, all’Istituto Gualandi; realtà importanti alle quali la città, ma anche l’intera regione, deve molto - e alle ben quattro biblioteche (l’unico caso in Abruzzo tra i comuni non capoluogo di provincia) presenti ed operative nella città adriatica, indice sintomatico di una vivalità culturale che — tra periodi felici ed altri segnati da inopinate contrazioni — riesce ancora a sottrarsi alle avviluppanti spire di un tempo edace che pare sovente privilegiare l’apparire sull‘essere.
Legata non casualmente a questi ultimi rilievi risulta la parte conclusiva del libro di Rasicci, quella dedicata agli uomini illustri della città, ad iniziare dai membri di quella potente ed onesta famiglia di Acquaviva che tanta parte ebbe nella storia civile e culturale di Giulianova, passando poi per la fitta schiera degli intellettuali — dal Caravelli, al Braga, al Bindi — che in non pochi casi veicolarono in una realtà periferica, come quella giuliese, istanze culturali d’ampio respiro tra Sette ed Ottocento, sino all’ultima generazione di artisti, sui quali da tempo si registra notevole attenzione.
Una ricognizione dell’amplissima latitudine, questa di Rasicci, che si arricchisce inoltre del supporto iconografico per “rendere” anche visivamente gli sviluppi intervenuti in seno alla città.
In soccorso di una attenzione anelante ad approfondire i molteplici aspetti considerati, Rasicci offre opportunamente un folto corredo bibliografico, necessario supporto per affrontare studi e ricerche dell’ampio spettro.
Credo che saranno in molti — non solo i turisti, destinatari comunque privilegiati del volume — ad apprezzare un lavoro realizzato con armonico equilibrio tra esigenze divulgative e rigorosità storica, robustamente sorretto dalla ragione ma scaturito dalla più netta conoscenza che solo l’atto d’amore, per ripercorrere un concetto caro ad Italo Mancini, consente di avere.
 
Giulianova, il giorno di S. Aniceto 1997
 
                                                          Sandro Galantini
                                              Direttore Biblioteca
                                             “P Candido Donatelli”
                                                    Giulianova