NOTA DELL‘AUTORE - L ‘autore sente il dovere di esprimere la propria gratitudine particolarmente alla dott.ssa Paola Ciarelli e al dott. Aldo Marroni succedutisi nella direzione del “Centro di Servizi Culturali’, della Regione Abruzzo di Giulianova, per il pronto interessamento e la sensibilità dimostrata nel recepire le problematiche del lavoro. Per quanto riguarda la cronologia dei tempi di composizione, va precisato che questi studi sono stati composti nel biennio 1994-‘96, riprendendo e riorganizzando per lo più alcune indagini precedenti; a tale scopo i rilievi ed i disegni di S.Anna, rivelatisi indispensabili e centrali nell’economia generale del lavoro, sono stati appositamente eseguiti da Manuel Bastioni coadiuvato da Romina Di Bonaventura, cui va la nostra riconoscenza le successive elaborazioni grafico-matematiche, riconoscibili al tratto diverso, come gli altri disegni sono dell’autore.
Francesco Di Giorgio Martini:
Teoria e pratica proporzionale
da giulianova ai trattati
A cura di Mario Montebello

Finito di stampae nel mese di luglio 1997
dalla Tipolitografia Poligrafica s.n.c. (S. Atto - TE)
per conto della Demian Edizioni
Corso Michetti, 11 64100 Teramo
PREMESSA
 
Fino ad oggi, il proporzionamento martiniano ha resistito a ogni sforzo ermeneutico, tanto che non manca chi ne limita fortemente il valore e il significato, ricacciando con ciò stesso il Senese più in basso rispetto al suo reale livello culturale. Noi ci limitiamo a presentare alcune considerazioni di fondo, convinti che solo un lungo lavoro di collazione tra la modularità di Giulianova e gli spunti teorici dei Trattati potrà chiarire progressivamente il problema, secondo una trasparente analogia con il lavoro compiuto dallo stesso Francesco su Vitruvio ed i resti antichi per ritrovare il “linguaggio” e l’architettura classica. Come primo punto, va affermata l’esistenza del proporzionamento martiniano quale sistema organico dotato insieme di una sua complessità e duttilità, testimoniato fin da ora sui due versanti suddetti della trattatistica e della progettualità giuliese. Nella cultura umanistico-rinascimentale, tutta a sfondo neoplatonico, il numero è dotato di valore ontologico e gnoseologico insieme, risultando la struttura costitutiva dell’intima razionalità del cosmo e per ciò stesso offrendosi come chiave interpretativa di esso: conseguentemente ambedue gli aspetti complementari sono presenti nell’opera martiniana (sarebbe assai strano, anzi sospetto il contrario), l’ontologico come proporzionamento nella progettualità e lo gnoseologico come strumento d’indagine e conoscenza nella trattatistica (M. Montebello, in preparazione). È impotente la critica rivolta a un’accanita ermeneutica dei Trattati, che da soli non possono dare alcun risultato per la segretezza in cui è avvolto l’argomento, di cui si danno solo accenni frammentari. Dall’altra parte, non è possibile pretendere nelle opere realizzate un’assoluta coerenza martiniana, e il ricorso a rilievi di precisione non può dare risultati illuminanti se si intendono tali rilievi quale espressione di una esasperata ricerca scientificheggiante, perché il costruire dell’epoca accettava un certo livello di approssimazione già in fase progettuale (razionalizzazione dei rapporti irrazionali), e questo particolare bisogna concederlo come dato scontato e non esorcizzarlo per una pretesa oggettività scientifica del risultato. La coerenza proporzionale martiniana dunque va intesa in un modo tutto particolare e ricollocata dentro questi limiti storici, per essere intesa ed accettata. L’eccesso di analisi matematiche sull’argomento sono pressoché gratuite se si limitano ad ingabbiare schemi di basiliche e palazzi in una fitta rete di quadrati rettangoli e cerchietti, in quanto la stessa cosa con un po’ di buona volontà si può fare colla più modesta bicocca purché costruita sulla base di un qualsiasi sistema metrico, anch’esso a suo modo proporzionale. Allora la vera discriminante, rispetto ad una progettazione con finalità soltanto pratiche, è la presenza di una cultura tesa ad esprimere una certa visione del mondo dove il proporzionamento è soltanto strumentale, senza di che sarà bene conservare sempre un legittimo sospetto. Il proporzionamento deve lasciarsi leggere limpidamente, e rimandare a qualcosa di assai più profondo. Tornando al caso di Francesco, mi pare che non ci possano essere dubbi sulla sua volontà di strutturare l’opera architettonica secondo un sistema filosofico-espressivo: certe tensioni di ricerca si legano a considerazioni della trattatistica che non si giustificherebbero senza postulare una costante applicazione della «regula» matematica come regola cosmica o sarebbero destinate a suonare molto strane, colla necessità di ricorrere al deus ex machina di un pesante intervento estraneo nella compilazione dei Trattati, che una esperienza anche superficiale degli stessi spinge a limitare fortemente, per la profonda coerenza e congruenza degli spunti dottrinari coll’aspetto più realisticamente operativo. Gli interventi correttori a livello grammaticale-formale sono tutt’altra cosa, e rientrano nell’ottica e nell’uso del primo Rinascimento, in cui la norma linguistica per il volgare scritto era ancora fortemente oscillante, o del tutto inesistente.
La scoperta del piano urbanistico-architettonico di Giulianova, databile su basi documentarie agli anni 1470-72, e la conseguente attribuzione a Francesco di Giorgio, mettendomi a disposizione un materiale eterogeneo e non sempre affidabile su edifici, spazi pubblici e difese, mi hanno spinto e in un certo modo costretto alla riconsiderazione dell’argomento; le misure sono state dedotte principalmente da una mappa del centro storico del 1882 ricca di dettagli non più verificabili sul terreno, e da controlli diretti quando era possibile. Da questa situazione si è sviluppato per necessità un lavoro di verifica e interpretazione, che aveva alla base come dato ineliminabile l’accettazione di un certo livello di approssimazione sia progettuale che esecutiva (si veda la seconda parte); riassorbita però a livello statistico dal fatto di avere molti dati a disposizione, con possibilità di interventi di studio differenziati e molteplici, oltre a controlli incrociati. Nella trattatistica, accanto a spunti dottrinari emerge un generico schematismo per quanto riguarda gli aspetti più propriamente teorici, in opposizione a una sovrabbondanza proporzionale che caratterizza la realizzazione urbatettonica; non mancano perciò nel tentativo di rilettura incertezze ed ipotesi provvisorie, oltre a zone francamente oscure, ma confido di poter presentare qualche dato che serva come base di discussione per le ricerche future.