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- Finito di stampare
nel
- mese di dicembre
1997
- dalla Tipografia
poligrafica s.n.c.
- S. Atto (Te)
- per conto della
Demian Edizioni
- Corso Michetti, 11
- 64100 Teramo

- Valerio Carmelo
Donatelli
- (in religione P.
Candido)
- (Atalea 1927 -
Giulianova 1994)


- Sandro Galantini
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NOTA DEL CURATORE
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Gli uomini veramente grandi e buoni
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non muoiono mai, neppure in questo mondo.
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Preservato dai libri, il loro spirito
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passeggia ancora
sulla
terra.
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S. Smiles, Carattere, c. X
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L’idea di
ricordare con un volume “in honorem” chi ha acquisito una qualche
benemerenza non è certo nuova. D’altronde, a guidare le intenzioni del
curatore di Extra limites — quando, due anni fa, pur consapevole
delle difficoltà di organizzazione e di realizzazione che
inevitabilmente avrebbe incontrato, iniziò a concepirlo —, non è stata
ceno l’ansia di assicurare l’originalità (se esiste, essa circoscritta
unicamente al titolo), quanto la preoccupazione di dar vita ad una
realizzazione a stampa che consentisse di ricordare adeguatamente — sia
pure secondo le nostre limitate possibilità — un Uomo veramente buono e
di grande spessore intellettuale (l’esergo non è casuale) quale era il
mai troppo compianto P. Candido Donatelli.
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I due anni
di tempo che separano il momento genetico del progetto dalla sua
realizzazione sono ben rappresentativi delle difficoltà patite,
difficoltà tuttavia che, è evidente, non hanno impedito (grazie anche
all’amichevole e personale interessamento di una ampia schiera di
studiosi) di licenziare per le stampe il volume.
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Sebbene ad
esso non possa né debba affidarsi in via esclusiva il ricordo della
presenza operosa e della attività solerte e feconda di iniziative (sia
in ambito religioso, sia in ambito culturale) di P. Candido nei tanti
luoghi d’Abruzzo nei quali la sua vocazione lo portò, tuttavia crediamo
che Extra limites possa rappresentare una realizzazione che ben
evidenzia - ad iniziare dalle commosse e commoventi parole scritte da P.
Serafìno Colangeli il quale si fa così portavoce dei sentimenti presenti
nell‘intera comunità dei PP. Cappuccini dell’Abruzzo — la stima e
l’affetto che no insieme con tanti altri che lo conobbero e lo
frequentarono, abbiamo nutrito e tuttora nutriamo nei suoi confronti.
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Il volume
accoglie una serie di contributi che attengono all‘area dell’“abruzzesistica“,
sia perché abruzzesi sono appunto gli autori (tra i più significativi
rappresentanti dell‘intellettualità contemporanea), sia perché
all’Abruzzo, alla sua cultura ed alle sue vicende si riferiscono le
pagine che seguono, sia perché; finalmente, temi cari da sempre a P.
Candido, come segnala, al di là delle tante testimonianze in più
occasioni date, la sua nomina, l’11 aprile 1981, a Socio Ordinario della
Deputazione Abruzzese di Storia di Patria, il prestigioso sodalizio che
annovera, come ha annoverato nella sua secolare esistenza, i nomi dei
più illustri e passionati studiosi.
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Vuole
segnalare la varietà e la vanità degli interessi coltivati dal Nostro,
comunque circoscritti alla regione abruzzese, persino il titolo stesso
scelto per questo volume miscellaneo, Extra limites, oltre i
confini intendendo con ciò la volontà di valicare, attraverso gli
interessanti saggi che sono confluiti nel libro (tutti occorre dire, di
consistente spessore scientifico, e che non mancheranno, come è facile
prevedere, di stimolare l’attenzione del lettore, o magari di attivare
proficue rimeditazioni), tanto le delimitazioni geografiche tra le
province (lo sguardo si volge all’intero territorio regionale), quanto
le demarcazioni tra le discipline (gli studi infatti afferendo alla
storia, all’arte, alla letteratura, alle tradizioni popolari additano un
percorso stimolante che si dipana attraverso una pluralità di aree
tematiche).
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Questo
omaggio tributato a P. Candido, doveroso quanto l’intestazione al suo
nome della nuova biblioteca conventuale di Giulianova (il cui cospicuo
fondo di abruzzesistica è stato costituito grazie alla sua generosa
donazione), se non può esaurire la riconoscenza verso un uomo che ha
saputo meritarla nei tanti anni di attività spesa a favore degli altri,
crediamo tuttavia possa aiutare, a partire da noi a non dimenticarlo.
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Sandro Galantini
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- Giulianova, 10 novembre 1997
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RICORDO DI UN AMICO FRATERNO
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Quando una
persona cara se ne va improvvisamente e la comunione di vita, dopo si
lunga consuetudine, si interrompe drammaticamente, al primo sconcerto,
al vuoto dell’assenza, al bisogno della presenza succede la nostalgia
dei ricordi anche se costituiti di cose umili e quotidiane. I ricordi si
fanno via via più netti, si decantano nel nostro spirito e rimangono
come punti fermi nella parte più intima di noi.
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Il ricordo
di P. Candido Donatelli risale al 1937 quando arrivò al Seminario
Serafico di Sulmona ed era il più piccolo di statura e di anni, ma
vivacissimo e fu affidato a me, ormai veterano del Collegio, perché
facessi il suo accompagnatore e lo introducessi nella Comunità dei
collegiali. Era questo un momento delicato per tutti per il distacco
dalla famiglia e particolarmente per lui che da poco aveva perduto la
mamma. Questa specie di rapporto di padrino a fìglioccio è rimasto
sempre fra noi e lui aveva nei miei confronti un atteggiamento di
particolare riguardo ed era profondamente sensibile alla mia lode come
alla mia disapprovazione.
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Dopo
l’ordinazione sacerdotale siamo stati lontano per un lungo periodo, ma
dal Settembre del 1968 al 31 Marzo del 1994, giorno della sua dipartita,
abbiamo vissuto sempre insieme nella Comunità di Giulianova.
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Quando
venne a Giulianova succedendomi come Superiore, io già conoscevo il suo
amore per la storia della nostra Regione e sapevo della sua raccolta di
Abruzzesistica a quel tempo ancora modesta. Qui ora poteva spaziare,
incoraggiato dal mio amore per il libro. Ho sempre seguito con la più
viva simpatia la sua passione che lui alimentava, come i bibliofili di
tutti i tempi, con i frequenti viaggi, appena subodorava la possibilità
di acquisire alla sua raccolta le pubblicazioni recenti e ancor più
libri fuori commercio e soprattutto preziose edizioni di secoli passati
per le quali aveva un fiuto speciale e una professionalità che gli
derivava dalla continua consultazione di cataloghi e librerie di
antiquariato e dalle numerose amicizie che lo informavano. Però il suo
amore per i libri non lo isolava dalla nostra Comunità e al ritorno dai
suoi viaggi gratifìcava i suoi confratelli con quei doni che lui stesso
gustava con molto piacere: enormi pagnotte di pane cotte al forno a
legna, salumi e dolcetti paesani, piccoli doni che indicavano la sua
presenza affettuosa e forse il desiderio di essere compreso e
“perdonato” per le sue frequenti assenze.
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Non a
tutti mostrava i fagotti di libri, nel timore di non essere compreso; io
però andavo a trovarlo nella sua stanza e lui me li mostrava con
soddisfazione e mi descriveva con competenza il valore delle sue ultime
acquisizioni o dei regali di amici.
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L’amicizia: ecco la dote che predominava nella vita di P. Candido e il
simbolo delicato di essa veniva significato da quel bouquet di fiori che
dopo la sua scomparsa, per un mese intero, una persona amica portava
perché fosse collocato nel posto dove lui sedeva a mensa.
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Potremmo
dire che la chiave di lettura della sua vita sia stato il sentimento
dell’amicizia che traspariva dal suo volto sorridente, dai suoi grandi
occhi buoni sempre aperti alla meraviglia e allo stupore come gli occhi
dei bambini. Il suo servizio religioso era sempre improntato a grande
cordialità, come ne possono far fede i parroci della nostra Provincia ai
quali offriva la sua collaborazione senza risparmiarsi.
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Il suo
rapporto con Dio, la sua devozione alla Vergine erano come velati di
pudore ed era difficile scoprire i suoi sentimenti; però la sua presenza
solitaria nel coro conventuale, con gli occhiali inforcati, mentre
recitava il breviario, era come immersa in un alone di pace che dava la
sensazione della sua comunione con Dio.
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Padre
Candido aveva un carattere impulsivo che a volte lo faceva reagire con
impeto, ma subito prevaleva il suo cuore profondamente umano che era
incapace, come un fanciullo, di conservare risentimento. Il sereno
tornava dopo la tempesta e i rapporti riprendevano la loro normalità
nella piccola famiglia.
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Quando nel
1992 fui nominato ancora Guardiano della ormai ridotta Comunità di
Giulianova, fra i miei primi progetti vi fu quello di una biblioteca che
accogliesse il patrimonio librario del Convento, anche se non molto
consistente, tuttavia importante per la storia e la presenza dei
Cappuccini in Giulianova; ma soprattutto mi mosse il desiderio che la
preziosa raccolta di Abruzzesistica di P. Candido fosse messa a
disposizione degli studiosi. Gliene parlai fraternamente, con un pò di
timore, conoscendo il suo legame ai libri da lui raccolti che oramai non
erano più contenibili dalle due stanze che lui occupava; invece con
meraviglia mia, e di molti confratelli, acconsentì immediatamente e
accettò che due dipendenti della Piccola Opera Charitas ne iniziassero
subito la schedatura nei locali del Convento.
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Quando
ormai tutto era pronto per accogliere la sua preziosa raccolta, P.
Candido ci lasciò improvvisamente, colpito da un infarto fulminante il
31 Marzo 1994.
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Nell’organizzare la sua biblioteca ci siamo accorti della grande
perspicacia con la quale aveva fatto le sue scelte e quale completezza
avrebbe potuto dare alla sezione di Abruzzesistica quando l’avesse vista
anche visivamente organizzata, nei suo vari settori.
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Il
desiderio mio e della Comunità Cappuccina era che lui potesse stabilirsi
per le ore di lavoro nella nuova biblioteca e quando lo vedevo immerso
tra i suoi libri, leggere o prendere appunti con l’atteggiamento
caratteristico del bibliofilo e dello studioso, l’immaginavo con gioia e
glielo dicevo, come avrebbe occupato il posto che gli competeva nella
biblioteca che era soprattutto sua, per raccogliere finalmente, nella
sua maturità, i frutti di tanta tenacia e così grande amore e inoltre
come essa sarebbe diventata punto di riferimento per i suoi numerosi
amici e per gli studiosi.
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Lo
immaginavo intento a scrivere le memorie e le sue felici intuizioni
sulla storia della nostra Regione e della nostra Città delle quali,
purtroppo, ha lasciato solo qualche piccolo saggio.
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Sono
convinto che fosse suo desiderio custodire, valorizzare, aggiornare il
patrimonio che lui ha lasciato al Convento dei Cappuccini di Giulianova
che tanto amava e alla nostra città e che fosse messo a disposizione
degli studiosi. Tutto questo si è voluto realizzare col servizio di una
persona competente in studi abruzzesi e optando per una apertura a tempo
pieno della biblioteca che veniva messa disposizione del pubblico appena
due mesi dopo il suo decesso, il 27 Maggio 1994. A me e ai miei
confratelli sembrò doveroso che fosse intestata alla sua cara memoria;
così rimarrà nella storia della nostra città il suo ricordo unito ad una
delle Istituzioni culturali più prestigiose di essa: la Biblioteca “P.
Candido Donatelli”.
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P. Serafino Colangeli O.F.M. Capp.
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