I sentimenti, le riflessioni parafilosofiche o
comunque sostanziate di buon senso o
saggezza popolare, le immagini anche
cromatiche, dei punti più
caratteristici o più amati di
Giulianova,
si affollano insistenti, tenaci
intorno alla mente di Marà, mentre
con il capo appoggiato sul braccio,
nel ponte o nella sua cuccetta di
motorista, — la barca è in pesca e
si svolge frenetico, intorno, il
lavoro dei suoi compagni di fatica —
cerca di dormire per recuperare le
forze ed essere pronto, domani a
vegliare durante il viaggio di
ritorno.
Questi sentimenti fanno quasi a gara,
sovrapponendosi l’uno all’altro, a
mostrarsi nella loro luce migliore,
nelle loro forme più attraenti,
allettanti, animati quasi da una
sorta di spirito di rivalsa, da una
convinzione profonda di poter
vincere questa volta, cioè di
ottenere di essere considerati,
espressi; al cenno stanco della mano
del poeta, che cerca di respingerli,
svaniscono per un po’, eccoli di
nuovo, distinti, individui ben
delineati, che tornano alla carica e
sembrano dire: questa volta
finalmente dopo trenta a
trentacinque anni siamo noi più
forti della tua ritrosia, del tuo
pudore e, poi, noi sentimenti siamo
più profondi, noi pensieri siamo più
forti, irrobustiti dall’esperienza,
noi immagini siamo più struggenti e
siamo tutte rafforzate dalla
presenza fortissima dei ricordi, che
sanno la via del tuo cuore e di
costringono a cedere.
— Ma che volete da me? — cerca di reagire Marà —
è vero, vi sento, vi ho sempre avuti
con me, anche quando fingevo
freddezza e superiorità, ma che
volete che vi dica? — non so di
rime, non so di battute, non so di
chiasmi; al massimo potrer farvi
vivere, pronunciandovi, creandovi
nel mio dialetto, nell’unico parlare
che mi è facile, il giuliese — Va
bene! risposero in coro: La ponte de
lu porte, la cupola, il cagnolino,
la moglie e la marina.
Ed ecco queste espressioni, queste creature,
vive, palpitanti, in panni dimessi
ma vividi, senza apparati
pretenziosi, ma viventi dal vero,
dall’autenticità del sentimento.
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