RENATO VUILLERMIN
e l’antifascismo cattolico
Finito di stampare nel mese
di settembre 1981
presso la tipografia
«Arti Grafiche Aquilane» - L’Aquila
 
Comitato di Redazione
Riccardo Cerulli. Francesco Carusi,
Giovanni Jannucci, Umberto Russo,
Mario Zuccarini
 
Direttore Responsabile
Raffaele Colapietra.
 
Autorizzazione del Tribunale dell’Aquila
n. 195 registro giornali
in data 18 aprile 1980.
Direzione ed Amministrazione: palazzo Manieri, Via Bazzano, L’Aquila.

 

Volume consultabile presso la Biblioteca
"Centro Culturale - San Francesco"
della Piccola Opera Charitas
di Giulianova. Tel. 085-802321

 

Nel novembre del 1944 quando Vuillermin era stato fucilato dai fascisti a Savona, senza specifica accusa, trattenuto in carcere come ostaggio, il Comune di Giulianova e gli amici, tra i quali Flaviano De Marco e Leo Leone (futuro Senatore della Repubblica), promossero una commemorazione del martire Vuillermin. Intervenne e fu il suo  primo contatto con l'Abruzzo post-Resistenza l'On. Giuseppe Spataro che ascoltò una Messa solenne celebrata dal Padre Guardiano Bonaventura da Bagno.
Renato Vuillermin in un dipinto
di Vincenzo Cermignani
RENATO VUILLERMIN
e l’antifascismo cattolico
 
Giulianova
28 dicembre 1980
 
SUPPLEMENTO SPECIALE
DELLA
RIVISTA ABRUZZESE DI STUDI STORICI
DAL FASCISMO ALLA RESISTENZA
 
FRANCESCO MARRONI
 
PAROLE INTRODUTTIVE
 
Prima di dare inizio al convegno di studio, credo che sia doveroso salutare e ringraziare quanti oggi sono intervenuti per rendere omaggio alla memoria di Renato Vuillermin, nel trentasettesimo anniversario della sua fucilazione ad opera dei fascisti.
Un ringraziamento particolarmente sentito va alla sorella e al figlio che, con la loro presenza. ci onorano e ci testimoniano attivamente della loro adesione agli ideali che ispirarono il loro congiunto.
Ringraziamo ancora quegli studiosi che, con il loro prezioso contributo di ricerca storica, interverranno per approfondire e dibattere i problemi dell’antifascismo cattolico.
Come sindaco di Giulianova - certo di interpretare la volontà dei cittadini - ho accolto con grande piacere, direi, con entusiasmo l’iniziativa partita dall’Istituto abruzzese per la storia d’Italia, pertanto un caloroso ringraziamento va al suo presidente Avvocato Riccardo Cerulli.
Ricordare e commemorare Vuillermin oggi vuol dire affrontare nel vivo la tematica dell’antifascismo . e Giulianova, cittadina di tradizione antifascista e democratica, non può non essere orgogliosa di ospitare un convegno di studio di così alto livello culturale.
Del resto, studiare l’opera di un uomo come Renato Vuillermin . con la sua composita e ricca matrice socio-culturale non è solo e semplicemente un «omaggio», ma ancor più un insegnamento, una lezione che s’incarna nel tessuto storico-sociale del presente, proprio perché quella storia del passato ha ancora una sua valenza politico-morale, sopratutto per le nuove generazioni che, per loro fortuna, non hanno vissuto gli anni bui del regime fascista.
Non spetta a me ricordare la figura di Renato Vuillermin, ma mi sia consentito dire che l’antifascista piemontese a Giulianova incontrò un terreno fertile per le sue idee e i suoi ideali, al punto che ben presto strinse un tenace legame con l’antifascismo locale - anche se egli rimase sempre in stretto contatto epistolare con i suoi amici piemontesi. Ed è interessante ricordare la lettera a Leo Leone del 15 marzo 1943, che oggi possiamo leggere certamente come un documento prezioso per la comprensione del pensiero vuillerminiano. In questa lettera, rivolgendosi a Leo Leone, scrive:
 
«[...] tu hai tenuto fede alla libertà. E vi tieni fede ora in momenti forse più difficili perché tanto si è fatto per obnubilarne il sacro incanto agli occhi degli Italiani, nè è lontano il giorno in cui si dovrà pur rendere il dovuto omaggio ad un manipolo oscuro di eroi, i quali, superando talvolta angosce, veramente gravi per l’umana fralezza, hanno custodito intatto per i propri fratelli, al fine di renderlo loro più splendente per il lavacro di tante oscure lacrime, il tesoro delle libertà religiose, civiche, economiche e di pensiero».
 
Il riferimento agli eroi oscuri, cioè quei personaggi il cui nome non è scritto sul grande libro della storia, non può non stimolarci a ricordare quegli antifascisti di Giulianova che in quegli anni lottarono per abbattere la tirannide fascista.
Pasquale Rossi. Luigi Nanni, Alessandro Pica, Pasquale Tancredi, Tarquinio Paolini sono soltanto alcuni dei nomi di quanti non vollero accettare un regime basato sulla sopraffazione e sulla violenza, e per questo non ebbero paura di pagare anche a duro prezzo il loro impegnato gesto di rivolta contro il fascismo. Sono certo che Vuillermin a Giulianova sentì questo clima di ostilità verso un regime che anche in un piccolo centro aveva suscitato quantomeno dissenso e sfiducia se non proprio lotta attiva. Pertanto, il piemontese non esitò ad aprirsi a quanti lo avvicinarono per esprimergli solidarietà e ammirazione. E certamente il comunista Leo Leone fu tra quelli che più piansero la sua scomparsa; Leone parlerà poi del «pugnace cristianesimo» di Vuillermin paragonandolo a Marsilio da Padova e al domenicano riformatore Girolamo Savonarola, proprio perché in questo modo voleva sottolineare nel piemontese lo spirito progressivo e riformatore, cristiano prima che cattolico.
Quanto all’adesione di Vuillermin al Partito Popolare ancora Leo Leone nota che:
 
«vi si affermò per la vasta cultura, la forte preparazione politica, il coraggio personale: e soprattutto per la irriducibile tendenza antifascista che ispirava la sua azione».
 
Non aggiungerà parole di commento a quanto acutamente notato dall’antifascista giuliese. D’altro canto, gli interventi che seguiranno getteranno certamente luce sui vari aspetti della cultura, dell’esperienza e dell’impegno vuilerminiano. Tuttavia, da ultimo, vorrei aggiungere brevemente che sin dal lontano 1944 Renato Vuillermin veniva ricordato a Giulianova, tanto che Il Popolo del 10 novembre 1944 riportò in prima pagina il discorso commemorativo pronunciato da Giuseppe Spataro, che, tra l’altro, era stato grande amico di Vuillermin.
Per concludere questa mia breve introduzione ai lavori del convegno non mi resta che sperare che la voce degli studiosi vuillerminiani vada, metaforicamente, al di là di questa sala in quanto sono convinto - e dico questo senza cadenza retorica - che gli ideali che animarono combattenti come Renato Vuillermin hanno un peso morale che va ben oltre quella data temperie e investe una concezione del mondo basata sulla difesa della dignità umana dinanzi a ogni ingiustizia e sopraffazione. D’altra parte, penso che ben poca cosa sarebbe oggi questa manifestazione se, oltre alla ricerca culturale e allo studio storico, non ci offrisse anche motivo per una riflessione critica e impegnata sulla problematica del nostro presente.
 
                                                     Francesco Marroni