C’ERA UNA VOLTA
Le case di terra” dei nostri antenati
 Alla ricerca delle abitazioni rurali
della cultura contadina del Tramano
 a cura di: SANDRO GALANTINI

Finito di stampare ad ottobre del 1989

 

SANDRO GALANTINI, è nato a Senigallia (AN) il 21 giugno 1964; risiede a  Giulianova (TE) Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Urbino e il diploma della Scuola di Applicazione Forense presso l’Università di Teramo.

Sandro Galantini
 
C’ERA UNA VOLTA
Le case di terra”
dei nostri antenati
 
Alla ricerca delle abitazioni rurali
della cultura contadina del Tramano
 
di SANDRO GALANTINI
 
     Non è raro, procedendo attraverso le aree della fascia collinare teramana, specificamente quelle intorno ai torrenti Vibrata e Salinello e sulle colline di Atri e Cologna di Roseto, incontrare quelle tipiche abitazioni rurali note nel territorio come “pinciaie”, “pingiare” o “pinciare”[1].
     La recente palingenesi di studi sul territorio concernenti gli aspetti e gli elementi della cultura contadina, ha galvanizzato l’attenzione di più di uno studioso sulle tipologie, origine, diffusione e tecniche di costruzione di questa categoria di casa quanto mai misera e precaria, che, di fatto, ancora si conserva nonostante la tecnica agraria relativamente evoluta e i recenti progressi colturali realizzati nell’Abruzzo subappenninico e, segnatamente, nell’area in argomento.
    Le “pinciare” comprendono in genere quegli edifici costruiti in terra cruda - terra compressa, calcemonio, adebe, ecc. -, escludendo le architetture scavate e naturalmente quelle di mattoni cotti, e trovano diffusione in tutta la fascia collinare dove i materiali tipo pietra e legno scarseggiano e devono essere quindi trasportati da luoghi più lontani e i mattoni, che necessitano di processi di lavorazione e cottura in fornaci, hanno un costo non sempre accessibi1e[2].
     Un tempo assai diffuse, oggi le “pinciaie” sono presenti in numero molto ridotto; un’indagine svolta nel 1933 sulle abitazioni rurali a cura dell’Istituto centrale di Statistica[3], considerando in un’unica categoria, in base al materiale usato per la costruzione, le case d’abitazione in terra, fogliame, ecc., ne enumerava per tutto l’Abruzzo ben 7012. per la quasi totalità localizzate nella zona di collina. La ripartizione per provincia, ne assegnava 2084 a Teramo, 1588 a Pescara, 3343 a Chieti e 97 all’Aquila. In base a questi risultati è ragionevole ritenere che il loro numero sia progressivamente diminuito, anche perché - secondo gli stessi risultati dell’indagine - quasi i due terzi di queste case erano o inabitabili, o in condizioni precarie e quindi in via di rapido deperimento, sia perché successive disposizioni legislative favorevoli ai piccoli proprietari agricoli e il progresso sociale hanno dato a molti contadini abruzzesi la possibilità di sostituire la “pinciara” con una casa in muratura[4]. [...]
 
NOTE
[1] E. Giammarco, Dizionario Abruzzese e Molisano, Edizioni dell‘Ateneo, Città di Castello, 1977. Si tratta di voce dialettale che trova origine dal termine “penci”, cioé i coppi con ‘quali venivano coperte le pinciaie.
[2] C. Forlani, Territorio e costruzioni: le abitazioni di terra, in “RST” (Rassegna di Studi sul Territorio), Anno I, nr.1, p. 61. Questo spiegherebbe la particolare distribuzione della casa sparsa coincidente con la fascia dei terreni argillosi.
[3] Istituto Centrale di Statistica, “Boll. mensile di Statistica agraria e forestale”, VH(1934), fasc. 7 (Supplem. straord. alla Gazzetta Ufficiale nr. 178 del 31 luglio 1934),p. 543. Ma una menzione esplicita alle nostre pinciaie si trova anche negli Atti della Giunta per l’inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe Agr., voi. XII, fasc. I, Roma, 1885, p. 469.
[4] M. Ortolani, La casa rurale in Abruzzo, Olschki, Firenze, 1961, p. 95.
   
   

Estratto dall'Organo ufficiale della Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Teramo, intitolato «Notizie dell'Economia Teramana» n°10-11-12, 1989.