
C’ERA UNA VOLTA
Le “case di terra” dei nostri antenati
Alla
ricerca delle abitazioni rurali
della cultura contadina del Tramano
a cura di: SANDRO GALANTINI
Finito di
stampare ad ottobre del 1989

- Sandro Galantini
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C’ERA UNA VOLTA
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Le “case di terra”
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dei nostri antenati
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Alla ricerca delle abitazioni rurali
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della cultura contadina del Tramano
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di SANDRO GALANTINI
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Non è raro, procedendo attraverso le aree della fascia collinare
teramana, specificamente quelle intorno ai torrenti Vibrata e Salinello
e sulle colline di Atri e Cologna di Roseto, incontrare quelle tipiche
abitazioni rurali note nel territorio come “pinciaie”, “pingiare” o “pinciare”.
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La recente palingenesi di studi sul territorio concernenti gli aspetti e
gli elementi della cultura contadina, ha galvanizzato
l’attenzione di più di uno studioso sulle tipologie, origine, diffusione
e tecniche di costruzione di questa categoria di casa quanto mai misera
e precaria, che, di fatto, ancora si conserva nonostante la tecnica
agraria relativamente evoluta e i recenti progressi colturali realizzati
nell’Abruzzo subappenninico e, segnatamente, nell’area in argomento.
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Le “pinciare” comprendono in genere quegli edifici costruiti in terra
cruda - terra compressa, calcemonio, adebe, ecc. -, escludendo le
architetture scavate e naturalmente quelle di mattoni cotti, e trovano
diffusione in tutta la fascia collinare dove i materiali tipo pietra e
legno scarseggiano e devono essere quindi trasportati da luoghi più
lontani e i mattoni, che necessitano di processi di lavorazione e
cottura in fornaci, hanno un costo non sempre accessibi1e.
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Un tempo assai diffuse, oggi le “pinciaie” sono presenti in numero molto
ridotto; un’indagine svolta nel 1933 sulle abitazioni rurali a cura
dell’Istituto centrale di Statistica,
considerando in un’unica categoria, in base al materiale usato per la
costruzione, le case d’abitazione in terra, fogliame, ecc., ne enumerava
per tutto l’Abruzzo ben 7012. per la quasi totalità localizzate nella
zona di collina. La ripartizione per provincia, ne assegnava 2084 a
Teramo, 1588 a Pescara, 3343 a Chieti e 97 all’Aquila. In base a questi
risultati è ragionevole ritenere che il loro numero sia progressivamente
diminuito, anche perché - secondo gli stessi risultati dell’indagine -
quasi i due terzi di queste case erano o inabitabili, o in condizioni
precarie e quindi in via di rapido deperimento, sia perché successive
disposizioni legislative favorevoli ai piccoli proprietari agricoli e il
progresso sociale hanno dato a molti contadini abruzzesi la possibilità
di sostituire la “pinciara” con una casa in muratura.
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E. Giammarco, Dizionario Abruzzese e Molisano, Edizioni
dell‘Ateneo, Città di Castello, 1977. Si tratta di voce
dialettale che trova origine dal termine “penci”, cioé i coppi
con ‘quali venivano coperte le pinciaie.
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C. Forlani, Territorio e costruzioni: le abitazioni di terra,
in “RST” (Rassegna di Studi sul Territorio), Anno I, nr.1,
p. 61. Questo spiegherebbe la particolare distribuzione della
casa sparsa coincidente con la fascia dei terreni argillosi.
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Istituto Centrale di Statistica, “Boll. mensile di Statistica
agraria e forestale”, VH(1934), fasc. 7 (Supplem. straord. alla
Gazzetta Ufficiale nr. 178 del 31 luglio 1934),p. 543. Ma una
menzione esplicita alle nostre pinciaie si trova anche negli
Atti della Giunta per l’inchiesta Agraria e sulle condizioni
della classe Agr., voi. XII, fasc. I, Roma, 1885, p. 469.
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M. Ortolani, La casa rurale in Abruzzo, Olschki, Firenze,
1961, p. 95.
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