La chiesa, conosciuta come l’Annunziata, si trova nei pressi dell’incrocio della statale 16 con la statale 80 per Teramo, a un chilometro circa a sud del centro abitato di Giulianova. L’edificio resta a sinistra di chi viene da Ancona, immediatamente dopo la ferrovia, proprio all’inizio della parte pianeggiante della zona Annunziata. La facciata guarda ad Ovest.
S. Maria a Mare di giulianova
A cura di Pasquale Rasicci
Stampato in S. Egidio alla Vibnrata
presso la Tipografia Unigraf
per i titpi della Linotipia Alfa
Ottobre 1981
 
 
I vari rilievi furono effettuati il 27 e il 30 gennaio 1979 da:
 
Maria Braga
Gianni D'Angelo
Pinella Di Carlo
Maria Ferrante
Alberta Viola
Pasquale rasicci
soci dell'Archeoclub di Giulianova

ARALDICA - Lo stemma del Comune di Giulianova contiene un cavaliere medioevale a cavallo che rappresenta Giulio Antonio Acquaviva, il fondatore della città tardomedioevale. Lo stemma è sormontato da cinque torri che raffigurano le antiche fortificazioni quattrocentesche della città. Giulia Nova o Giulianova, che deve il suo nome, appunto, al fondatore, anticamente si chiamava Castrum Novum, colonia fondata dai romani sulle rive del Batinus, l'odierno Tordino. Dopo la caduta dell’Impero Romano, nel corso del Medioevo, le fu dato il nome di Catel S. Flaviano, in onore delle reliquie del martire che, secondo la leggenda, sarebbero state rinvenute, forse portatevi via mare, in quel sito.

S.MARIA A MARE DI GIULIANOVA

UBICAZIONE
La chiesa, conosciuta come l’Annunziata, si trova nei pressi dell’incrocio della statale 16 con la statale 80 per Teramo, a un chilometro circa a sud del centro abitato di Giulianova. L’edificio resta a sinistra di chi viene da Ancona, immediatamente dopo la ferrovia, proprio all’inizio della parte pianeggiante della zona Annunziata. La facciata guarda ad Ovest.
 
NOTE STORICHE
S. Maria a Mare sorge nella zona di Castrum Novum, l’antica città romana posta a 18 miglia a sud di Castrum Truentino, sulla via Salaria.
Nel IX secolo Castrum Novum si trasformò in « Castel S.Flaviano ».
Nel XV secolo la piccola cittadina di S. Flaviano si era ridotta in un mucchio di rovine e vi erano sorti troppi acquitrini. Per questi motivi il conte Giuliantonio Acquaviva ricostruì la cittadina nella zona più elevata del territorio e la chiamò « Giulianova ». La nuova cittadina fu dotata di sette torri.
Ciò avveniva tra il 22 agosto 1462 (data della morte del padre Giosia) e il 7 febbraio 1481 (giorno della sua morte).
Di questo memorabile avvenimento ci lasciò memoria il dottissimo Campano, vescovo aprutino, coi seguenti versi che si possono ancora leggere su una lapide in travertino (45x170) murata sulla parete di una casa, all’ingresso di Giulianova paese, venendo dalla stazione ferroviaria (Porta marina di Giulia):

 

ADVENA QUISQUIS AD HAEC SURGENTIA MOENIA PERGIS,
MUTATAS COGNOSCE LOCO SIC NOMINE SEDES,
TURBINE BELLORUM, ET COELO GRAVIORE RELICTAS.
ARVA VIDES, PROFUGIS QUONDAM VIDUATA COLONIS,
FRUGIBUS INDIGENAS ISTIS EXPLERE BEATOS.
 
Traduzione di Gabriella Clementoni
O forestiero, chiunque tu sia che ti dirigi verso queste
mura elevate, riconosci i luoghi mutati e nell’ubicazione
e così nel nome, abbandonati per l’imperversare della
furia bellica e per l’eccessiva inclemenza del clima.
Tu vedi i campi, rimasti senza contadini andati un tempo
esuli, rendere felici con queste messi i nativi del luogo.
 
Il territorio già occupato da Castro e Castel S. Flaviano fu destinato all’agricoltura che distrusse quasi completamente le testimonianze del passato splendore. Della mancanza di protezione archeologica si sono sempre lamentati gli studiosi locali.
Stabilire la data di nascita della chiesa non è possibile per mancanza di documentazione.
L’Ughelli, in « Italia Sacra », cita un documento del 1108, nel quale si nomina Attone Comite residente nel suburbio di S. Flaviano, in « Ecclesia S. Mariae Juxta Mare Sitam ».
Vincenzo Bindi ricorda un altro documento del 1120. L’edificio venne quindi probabilmente costruito prima del Mille e fu completamente riedificato nel XII secolo.
Il Vescovo Guido II, di ritorno dalla Sicilia dove aveva ottenuto molti privilegi da Re Guglielmo, per mostrarsi riconoscente alla chiesa che l’aveva ospitato durante l’invasione e la distruzione della sua Teramo ad opera del conte di Loretello, volle restaurarla radicalmente intorno al 1156.
Vincenzo Bindi ci informa che in passato le pareti della chiesa erano ampiamente dipinte e che nel 1919, in una delle due navate, si vedevano ancora figure di santi, vescovi, dottori e abati con le loro mitre e pastorali. Si notavano poi alcune religiose ed altri personaggi, vestiti dei costumi del tempo, con le mani giunte e con gli occhi rivolti al cielo in soave atteggiamento di preghiera. Nella navata di sinistra si potevano poi ammirare pitture che rappresentavano scrittori locali e un affresco che ricordava la distruzione di Teramo per opera di Roberto, conte di Loretello. Tutte le pitture mostravano freschezza, delicatezza e morbidezza di linee ed anche una certa arte classica nei panneggiamenti e nell’aggruppare e disporre i vari personaggi. Le opere erano certamente di artisti abruzzesi dei secoli XII, XIII e XIV.
Nei secoli successivi lo stile romanico del monumento è stato più volte modificato. Prima dell’ultimo conflitto mondiale, anche a causa dei danneggiamenti, era divenuto uno dei monumenti più difficili da decifrare.
Tutta la costruzione è in laterizio.

Stralcio del Capitolo I - S. Maria a mare di Giulianova, pag. 5, 6 e 7, di Pasquale Rasicci.