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GLI ALBANESI E SCHIAVONI
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CHE POPOLARONO SITI DELL’ABRUZZO
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a cura di: Sandro Galantini

- Sandro Galantini
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Gli Albanesi e Schiavoni
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che popolarono siti dell’Abruzzo
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SANDRO GALANTINI
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ad Annamaria Pinciotti
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e Aldo Marroni
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PREMESSA
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La venuta degli Albanesi nell’Italia Meridionale
viene posta da alcuni
intorno alla metà del sec. XV. Secondo altro orientamento, essa è
configurabile dalla fine del sec. XIV
Il primo contingente, comandato da Demetrio Reres, giunse per invito di
Alfonso I d’Aragona che, in stretti rapporti con l’Albania, si servì dei
suoi uomini per domare una rivolta calabrese e ricompensò il loro
condottiero dandogli delle cariche nella Calabria Ultra (1448). Con tali
elementi si popolarono allora in questa provincia i paesi di Amato,
Andali, Arietta, Casalnuovo, Vena, Zangarona; mentre due figli del Reres,
Giorgio e Basilio, con parte delle truppe, si trasferirono in Sicilia.
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L’immaginazione si accentuò, quando divennero
più intense le relazioni tra l’Albania ed il regno, per i notevoli
soccorsi dati a Ferdinando I da Giorgio Castriota Scanderbeg
nelle lotte sostenute dalla monarchia contro gli angioini, pretendenti
al trono, e contro i baroni.
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I Castriota ebbero feudi in Puglia; e qui
rimasero molti dei loro soldati, cui se ne aggiunsero altri, inviati per
rinforzo, ed altri ancora, in gran numero, quando, morto lo Scanderbeg
(1467), si affievolì la resistenza alla conquista turca sull’opposta
riva dell’Adriatico, e i cristiani preferirono batter la via
dell’esilio. Così furono ripopolate le quasi deserte terre di Faggiano,
Martignano, Monteparano, Roccaforzata, S. Giorgio, S. Martino, S.
Marzano, Sternatia, Zollino e Casalnuovo. Quando Irene Castriota andò in
sposa al principe di Bisignano, grande feudatario della Calabria, molti
di questi albanesi in Puglia preferirono seguire in Calabria la loro
connazionale (1470), prendendo dimora nei paesi di S. Demetrio, Macchia,
Cosmo, Vaccarizzo, S. Giorgio Spezzano. Un nuovo contingente di profughi
giunse dopo la caduta di Krpj in mano dei Turchi (1478), e popolò, anche
in Calabria, le terre dì Acquaformosa, Castroregio, Cavallarizzo,
Cervicato, Cerzeto, Civita, Falconara, Firmo, Frascineto, Lungro,
Mongrassano, Plataci, Porcile,
Rota, S. Basilio, S. Benedetto Ullano, S. Caterina, S, Giacomo, S.
Lorenzo, S. Martino, S. Sofia, Serra di Leo. E, finalmente, moltissimi
ne giunsero allorché cadde in possesso dei Turchi la fortezza di Corone
(1533-34): feudi furono concessi, allora, ai Castriota dello Skanderbeg
ed ai nobili albanesi giunti da Corone (Golfo di Messene nel
Peloponneso) nel 1584 con 200 galee messe a disposizione dal Vice
Governo di Napoli, da Carlo V, allorché scoppiò la guerra tra Carlo V e
i Turchi.
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Alcune famiglie si fermarono in Napoli, altre si
recarono nell’isola di Lipari, la maggioranza fu dispersa fra
varie università (così Melfi ne fu piena, finché nel 1597 non se ne
distaccarono per formare Barile; altre popolarono Brindisi di Montagna,
Maschito, S. Costantìno, Farneta). Altre ancora trovarono asilo in vari
villaggi della Capitanata e del Molise (Chieuti, S. Paolo Civitate,
Castelluccio Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Portocannone, Ururi,
Campomarino, Montecilfone, S. Martino in Pensilis, Guglionesi,
Petacciato, Rotello, S. Croce di Magliano);
qui vennero disseminati per evitare vasti aggregati. Tuttavia mantennero
tenacemente la lingua, i costumi, i riti.
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Successivamente soltanto sciami di albanesi
toski (soldati e contadini), pavidi del turco, dalla Morea si portarono
in Italia, guidati da due sacerdoti ortodossi.[...].
NOTE
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Così, ad esempio, Nino Cortese, voce “Albanesi d’Italia",
in «Enciclopedia Italiana»,
Ist. Giov. Treccani, 1929, VII, pp. 92 e ss.
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RENATO MARCHIANÒ (a cura di), «Villa Badessa» piccola
Patria ‘Arbreshë', senza indicazioni editoriali, dove, alla
nota 4, afferma che [...] l’epoca delle colonizzazioni in
Italia si distende dal 1399 al 1744 [...].
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In
effetti qui sostò, in una località denominata Castello di Bisiri,
ubicato tra Marsala e Mazara del Vallo, dal 1448 al 1450, una
colonia militare albanese, al comando di Giorgio Reres ed al
servizio di Re Alfonso d’Aragona, col compito di proteggere le
coste siciliane da eventuali invasioni angioine. Nel 1450 questa
colonia militare si trasferì nel territorio del Castello di
Calatamauro di proprietà dei Cardona-Peralta ed ivi i soldati si
dedicarono alla costruzione di un casale abbandonato (Comitissa)
ed alla coltivazione delle terre dei due feudi: Serradamo e
Contessa. Cfr. CALOCERO RAVIOTTA, in «Katundi Ynë»,
Anno XV, n. 51, 1984, p. 17.
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Nel 1459 erano difatti giunti, per rinvigorire le forze di
Ferdinando d’Aragona contro gli Angioini, contingenti di soldati
(circa 5000 provenienti da Valona, Durazzo, Dulcigno, Antivari)
guidati dal figlio dello Skanderbeg, Giovanni, e dal nipote,
Coico Stressio. Essi ricevettero, quale remunerazione, terre sul
Gargano ed in Puglia (S. Giovanni Rotondo, Siponto e Trani).
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Specificamente Giovanni ebbe
il titolo di Duca di S. Pietro in Galatina e marchese di Spoleto.
Cfr. ROBERTO ALMAGIÀ, «Fatti e vicende degli Albanesi»,
in
«Katundi Ynë», cit., p. 35.
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Giova qui sottolineare
l’impegno dello Skanderbeg, giunto personalmente nel 1461,
sbarcando nelle Puglie, per aiutare Ferdinando I d’Aragona, in
lotta contro il principe Orsini di Taranto, che aspirava al
trono. Cfr. AGOSTINO GIORDANO, «Monografia di paesi
arbëreshë: Ejanina, in «Zëri i Rrbëreshvet», n. 13, Anno IX, 1980, p. 16 nota 20.
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Località della Calabria, in provincia di Cosenza, attualmente
frazione del comune di Frascineto. Denominata «Porcile» fino al
1939, anno in cui, con R.D.L. del 4 aprile n. 703, è stato
mutato in quello di «Ejanina».
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Cfr.
RENATO MARCHIANÒ (a cura di), op. cit., ivi.
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Cfr.
RUNAT0 MARCHINÒ (a cura di), op. cit., idem; benché il
Cortese ponga in data precedente la colonizzazione delle
località molisane. Cfr. NINO CORTESE, voce “Albanesi d’Italia“,
cit., ivi..
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