CAPONE - BRAGA, Gaetano - Filosofo, nato a Gulianova il 4 maggio 1889, morto a Firenze il 18 aprile 1956. Studiò nel Liceo - ginnasio “M. Delfico” di Teramo, indi a Firenze nell’Istituto di Studi Superiori, dove si laureò in filosofia il 18 luglio 1912. L'anno dopo conseguì il diploma di perfezionamento, in seguito a concorso nazionale. Nel 1915 risultò primo fra i concorrenti ad uno dei due assegni di perfezionamento all’interno per la facoltà di Lettere e Filosofia. Insegnò nel Liceo “Petrarca” di Arezzo dal 1916 al 1923, in quello di Spoleto dal 1923 al 1925 e nel Liceo “Tito Livio” di Padova dal 1925 al 1933. Nel dicembre del 1922 ottenne la libera docenza in Storia della Filosofia presso l’Università di Padova e poi l’incarico dal 1926 al 1933. Nominato per concorso, straordinario di Filosofia teoretica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia nell'Università di Cagliari, vi insegnò dal 1933 al 1936. Infine fu ordinario di Filosofia presso la Facoltà di Magistero della Università di Firenze dal 1936 fino al gennaio 1956.
L’ INTERPRETAZIONE DELLA REALTÀ
E DELLA VITA UMANA NEL PENSIERO
DI GAETANO CAPONE BRAGA
con LIRICHE INEDITE
a cura di Aristodemo Viviani
 
Stampato a Pescara
dalla «Stamperia d’Arte»
di Nicola D’Arcangelo
nel 1958
 
ARISTODEMO VIVIANI
 
L’ INTERPRETAZIONE
DELLA REALTÀ E DELLA VITA UMANA
NEL PENSIERO DI
GAETANO CAPONE BRAGA
con LIRICHE INEDITE
 
 
COMUNE DI GIULIANOVA
COMITATO PER LE ONORANZE ALLA MEMORIA
DEL CONCITTADINO
PROF. GAETANO CAPONE BRAGA
 
A GAETANO CAPONE BRAGA
 
Questa pubblicazione è stata realizzata mediante il generoso contributo dei seguenti Enti e privati: Amministrazione Provinciale di Teramo — Amministrazione Comunale di Giulianova — Mercato all’Ingrosso del pesce — Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo — Banco di Napoli, Filiale di Giulianova — Baronessa Maria Ciafardoni Migliori — Signora Margherita Sodo Migliori — Signora Dina Nocera Migliori — Signora Gilda Lubrano Ved. Migliori Comm. Amato Alfonso Migliori — Gr. Uff. Filippo De Santis — Comm. Giuseppe De Santis — Comm. Alfonso De Santis e con il contributo dei Famigliari dell’ Illustre Concittadino.
 

CAPITOLO I (stralcio)

IL REALISMO TEISTICO INTEGRALE
 
Le varie forme di realismo, sorte come reazione all’idealismo assoluto e ad ogni forma di immanentismo soggettivistico, sono, per il Capone Braga, gli orientamenti della filosofia contemporanea che non solo cercano di dare una spiegazione soddisfacente dei problemi filosofici, ma rispondono anche ad esigenze di carattere sociale, religioso, morale, proprie della società odierna. « Il genere umano — afferma il Capone Braga — uscito affranto da due terribili guerre, da una parte non può non riconoscere l’importanza della dura realtà sanguinante, dall’altra non può assolutamente credere che tutto si riduca a tale realtà imperfetta e dolorosa, e volge con ferma fede lo sguardo ad un mondo superiore trascendente, di valori assoluti ed eterni »[1]. La concezione del Capone Braga nasce perciò dall’insoddisfazione sia per tutte le forme di naturalismo e di positivismo, sia anche per tutti i movimenti radicalmente immanentistici che non danno giustificazione dei problemi religiosi e morali. « Io iniziai i miei studi di filosofia — confessa il nostro pensatore — al Liceo, poco dopo il principio di questo secolo, quando era ancora abbastanza vigoroso il naturalismo, che aveva trionfato durante la seconda metà dell’Ottocento; il mio professore di Liceo m’insegnò appunto tale filosofia. Ma io, pur riconoscendo il valore di questo indirizzo, non ne rimasi soddisfatto, poiché vidi ch’esso non era in grado di risolvere specialmente quei problemi che stanno più a cuore allo spirito umano: il problema morale e quello religioso »[2]. Per il nostro filosofo, infatti, la concezione naturalistica e meccanica non può dare una spiegazione adeguata e soddisfacente di questi problemi: « Se al bisogno religioso dello spirito — afferma il Capone Braga — a quella tendenza profonda e irresistibile per cui l’uomo dimentica i bisogni del senso e non resta pago della vita terrena, si dà per oggetto non qualche cosa di divino (di trascendente, di sovrumano, di sovrannaturale), ma qualcosa di naturale oppure di umano, non solo si lascia insoddisfatto quel bisogno, ma si snatura il problema, lo si sposta in una direzione falsa, e perciò non lo si risolve »[3]. Ecco perchè durante gli studi universitari il Capone Braga si andò sempre più allon tanando dalle correnti naturalistiche e, sotto l’influsso dell’insegnamento del De Sarlo, si orientò verso le dottrine spiritualistiche e realistiche. Noi troviamo infatti il nostro studioso collaboratore de La Cultura Filosofica, la rivista che, sotto la direzione del De Sarlo, negli anni del declinare del positivismo e del sorgere dell’idealismo, combatte l’una e l’altra dottrina[4]. Il Capone Braga però costruisce la sua concezione sopratutto attraverso lo studio e l’esame dell’idealismo oggettivo platonico-aristotelico (e quindi agostiniano-tomistico) e l’elaborazione critica del pensiero kantiano e post-kantiano. Il suo realismo teistico integrale viene così a trovarsi in polemica con tutti i movimenti soggettivistici moderni e specialmente con l’idealismo assoluto, che risolve la realtà nello spirito, considera i valori radicalmente soggettivi, e di conseguenza, relativi o all’io individuale o all’io trascendentale. Al principio sofistico « l’uomo è la misura di tutte le cose » il Capone Braga ha opposto invece il principio platonico (Leggi, IV, 716 C) « Dio è la misura di tutte le cose », ed in un saldo fondamento oggettivo e trascendente ha cercato così la soluzione dei problemi più assillanti del pensiero umano[5].[…]
 
 NOTE
[1] La mia confessione filosofica, in «Filosofi che si confessano» a cura di Giuseppe Maria Sciacca, D’Anna, Messina, 1948, p. 47.
[2] Lineamenti di un realismo teistico integrale, in « Annali deUa Faeolti di Filosofia e Lettere della R. Univ. di Cagliari », Firenze, 1936, p. 3.
[3]Op. cit., pp. 3-4. Ch. L’intrinseca inconsistenza dell’immanentismo religioso, in « Sophia a, 1952, n. 2. I valori, se sono concepiti « come immanenti nel mondo umano, diventano contingenti e soggettivi. Tutto ciò che non è trascendente, che non è fuori dello spazio e del tempo, corre rischio di e sere travolto dalla bufera infernale di questo mondo. La ruota d’Issione si può arrestare non già in mezzo a tale bufera, ma solo fuori di essa, nell’eternità, nei trascendente, nel divino » (Op. cit., p. 152).
[4] Cfr. M. F. Sc..ccÀ, Il Secolo XX, Il ed., Bocca, Milano, 1947, voi. I, pp. 49-60; voi. TI, pp. 720-726; ID., La philosophie italienne contempo- mine, Vitto, Lyon.Paris, pp. 75-81. 85-86; E. GARIN, Cronache di filosofia iSa. liana (1900.1943), Laterza, Bari, 1955, p. 385.
[5] Il mondo delle idee, TI ed. Marzorati, Milano, 1954, p. 398; Lineamenti, p. 14; Il problema del fondamento dell’etica, Casa edit. Marzocco, Firenze, 1945, p. 128.