
Maria Aniello Bravo
Presenta
DIVAGAZIONI
SULLE SCULTURE DI
ALFONSO TENTARELLI
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Edoardo Garello
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Il presente volume è stato
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edito in Torino per cura di
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EDOARDO GARELLO EDITORE
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(Via Maria Vittoria 46 - TORINO)
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formando il 1° volume
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della Collana “Galleria”
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Finito di stampare il 28 Aprile 1955
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Maria Aniello Bravo
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DIVAGAZIONI
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SULLE SCULTURE DI
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ALFONSO TENTARELLI
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PREFAZIONE DI EDOARDO GARELLO
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L’originalità dell’Arte non trova la sua linfa
soltanto nella ispirazione e nella concezione dell’opera stessa, ma
bensì ha assoluta bisogno per mostrarsi Opera d’Arte di quel tocco che
non può essere altro se non una particella della spirito divina, che per
suprema concessione è data soltanto a qualcuno e nel caso specifico
all’Artista.
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Vogliamo perciò significare che la concretezza di un’opera non è
soltanto la creazione di una bella tela, di un verso limato o di una
scultura ottimamente forgiata, ma bensì che quel capo d’opera diverrà
pezzo d’Arte e capolavoro soltanto se in esso si sentirà alitare il
soffio dell’Artista che tale dote avrà ricevuto in dono divino sin dalla
nascita.
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Nel
trovarmi a dover premettere queste poche righe all’Opera di questa
scrittrice pugliese, io voglio tenere ben presente il fattore basilare
per cui queste « Divagazioni » sono sorte e progredite nello spirito
creativo della scrittrice stessa. Cioè si dovrà comprendere come questi
brani letterari possano essere significativi appunto perchè scoccati da
una ispirazione non solo mentale e soggettiva all’autrice medesima, ma
soprattutto visiva e oggettiva in quanto esse « Divagazioni » sono state
pensate e create non per se stesse, ma in funzione dell’Opera d’Arte di
un altro Artista, nel caso presente lo scultore Tentarelli, dalla cui
opera creativa appunto, è sorta l’ispirazione allo scritto che andiamo a
presentare.
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E’
giusto che io, prima di presentare te produzioni ispirate all’Autrice,
mi occupi, per poche righe. di quelli che sono i modelli ispirativi a
loro volta nati nella fervida mente di un plasmatore di creta, a tale
titolo, secondo il mio vedere, molto più vicino a Dio di ogni altro
artista, chè appunto dalle Sacre Scritture sappiamo che fu il Divino
Supremo Architetto a pensare e plasmare l’uomo e le altre creature.
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Le
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sculture del Tentarelli hanno qualcosa di vivo in loro. Pur così scarne,
pur così linearmente abbozzate, sanno raggruppare in se stesse tutto
quell’alito creativo, che abbiamo già visto accessibile a pochi,
rappresentando, in questo momento di dispersione di valori, un positivo
e fondamentale basamento ad un’Arte non solo rappresentativa di un
individuo o di una comunità di individui, ma opera indicativo di uno
stile e di un’atmosfera e persino di un’epoca, pur restando propriamente
legata ad uno stile e ad una forma singolarmente personali.
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Per
questi motivi soprattutto, io penso che sia nato l’incontro ideale di
due modi, quello della spatola e quello della scrittura tanto che il
secondo, ispirandosi al primo, abbia potuto amalgamarsi così
intensamente da concretarsi in un medesimo mondo, in una medesima
atmosfera, tali che l’opera d’Arte si è magnificamente fusa nel connubio
dell’ispirazione e della creazione.
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Eccoci all’ultima fase di questa seduzione artistica. Ci immaginiamo
l’Autrice attenta ed estasiata nella contemplazione visiva delle
sculture. E’ questo l’attimo meraviglioso nel quale scocca la favilla
dell’ispirazione, cosicchè il mondo creativo dello scultore sa
suggerire, attraverso le forme e le sinuosità di un tocco maestro,
l’emblema ispirativo tale da porre l’Autrice in una considerevole
atmosfera a sua tolta positivamente creatrice, cosicchè nasce la
concezione atta a procreare le sue e Divagazioni
».
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In
questo spirito io invito il lettore ad accompagnarmi nella visione delle
sculture e nella lettura dei brani che le incornicianti.
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