CROCETTI
 a cura di Pietro Marcozzi
CON 19 TAVOLE FUORI TESTO
 
Edizioni « Gli Amici dell’Arte »
ISTITUTO NAPOLETANO D’ARTE E DI CULTURA
sotto l’Alto Patronato
di S. A. R. I. la Principessa di Piemonte
NAPOLI — MCMXXXVII-XV

 

Nato a Giulianova il 4 agosto 1913, morto a Roma 3 febbraio del 2003. Dall’età di 20 anni iniziò a partecipare con successo alle Biennali Internazionali d’arte di Venezia, alle Quadriennali di Roma, alle mostre d’arte italiane, di Bruxelles, Parigi, Berna, Zurigo, New York ed a tante altre. Nel 1931 gli venne assegnato il premio Nazionale dell’Accademia di S. Luca e, nel 1936, un premio dell’Accademia d’Italia. Alla XVI Biennale di Venezia gli venne conferito il Gran Premio per la scultura italiana. Nel 1949 vinse il concorso internazionale per le Porte bronzee della Basilica Vaticana. L’opera fu inaugurata nel 1964. Dal 1946 al 1955 ottenne la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia e dal 1956 al 1963 quella di Firenze. Subito dopo divenne titolare di scultura all’Accademia di Belle Arti di Roma. Fortunato Bellonzi sostiene che l’arte di Venanzo Crocetti appartiene alla linea della maggiore scultura italiana. Essa è pensosa del destino dell’uomo, partecipe delle nostre inquietudini. La sua è un’arte che potremmo definire “classica” per la completezza formale, che può anche misurarsi di proposito con gli antichi, non già nel desiderio della emulazione, ma nella necessità di confronto, affinché l’immagine plastica, mentre è dentro il tempo nostro, lo travalichi per guadagnare una densità umana più vera e più salda. Il Crocetti, con perfetta sapienza di mestiere e con lo studio assiduo del “gran libro della natura”, ricerca insieme la parvenza palpitante dell’esistere e la realtà inconsumabile dell’essere.
Venanzo Crocetti
 
PIETRO  MARCOZZI
 
CROCETTI
 
CON 19 TAVOLE FUORI TESTO
 
Edizioni « Gli Amici dell’Arte »
ISTITUTO NAPOLETANO D’ARTE E DI CULTURA
sotto l’Alto Patronato di
S. A. R. I. la Principessa di Piemonte
NAPOLI — MCMXXXVII-XV
 
PROPRIETÀ LETTERARIA ED ARTISTICA
Teramo — Per i tipi della Casa Editrice Tipografica Teramana del Cav. Luigi D’Ignazio
 
La II Quadriennale d’arte rivelò i nuovi valori della giovane scultura italiana, non più sconvolta da ventate di declamazione e di retorica. Soprattutto rispecchiò i decisi orientamenti dello spirito nazionale dopo il cataclisma della guerra. Venti anni. Quanta differenza d’arte, di pubblico e di gusto, in questi venti anni!
Accanto agli scultori di nota fama così personali nella diversità dei temperamenti, i giovanissimi già facevano presentire l’affermazione della loro individualità. Crocetti, Fazzini, Niccolini, Basaldella, Andrea Spadini. Questi artisti ventenni, maturati in pieno clima della rivoluzione, hanno avuto un’ascensione rapidissima. Specialmente Venanzio Crocetti. In Crocetti sorprende subito l’assenza assoluta di ogni decorativismo e di ogni leziosa esteriorità. Raffinando la materia e sintetizzando la forma, il suo temperamento sensibile ad ogni espressione di sincerità e di bellezza, tende sempre più decisamente alla ricerca di uno stile in cui si manifesti l’equilibrio delle qualità plastiche ed intuitive.
Già nella XIX Biennale di Venezia, l’attenzione dei critici d’arte fu richiamata in particolar modo dal Vitellino fuggente per la modellazione fresca e snella del movimento, e dal Daino per l’evidenza plastica con cui è reso il riposo vigile del ruminante.
Ma alla Quadriennale romana, in Fabiola. e in Pescatorello, statica e movimento raggiungono un tal grado di lirismo da far salutare nel Crocetti una delle più sicure promesse della nuova scultura italiana. L’identità del titolo fa subito ricordare il Pescatorello di Gemito. L’ opera del celebre scultore napoletano fissa mirabilmente l’emozione dello « scugnizzo » che serra contro il petto la preda guizzante. Il Crocetti invece non vuol rendere il particolare realistico, ma la grazia agile e la gioia emananti dall’adolescente che incede sereno e sicuro come un nume. Così in Fabiola, unico particolare descrittivo, la treccia dei capelli che scende sull’omero destro e nasconde il piccolo seno. Ma quale ingenua grazia traspira da tutta la figura!
 
La notorietà di Crocetti data appena da qualche anno. Veramente, dalla II Mostra d’ arte sacra a Valle Giulia dove presentò due pannelli di terracotta: La Deposizione e L’Annunciazione. Materia difficile, soggetti da far tremare. Con unanime consenso fu accolta la prima; fu fatta qualche riserva per l’Annunciazione perché non contenuta perfettamente nei canoni della liturgia. S. E. Ferrazzi difese l’opera d’arte in seno alla Giuria ed acquistò per sè la bellissima terracotta. Poi, volle conoscere l’autore. Così il piccolo scultore ventenne si trovò dinanzi al grande artista, Accademico d’Italia, che ne aveva intuito il talento non comune.
Da allora l’ascesa di Crocetti non ha avuto soste — l’invito alla Mostra d’arte italiana a Parigi, limitata agli artisti viventi più geniali e combattivi, ai più degni per tendenza ed individualità — il pieno successo all’ultima Biennale di Venezia.
Questo ragazzo — così solo, con un’aria timida e trasognata, sfavillante dagli occhi ora una gravità acerba, ora un sorriso dolcissimo — come è arrivato da Giulianova a Roma? Come è pervenuto, dalle piccole statuette d’argilla che costruiva all’aria aperta, ai bronzi ed alle terrecotte del suo studio in via Gianturco? Come è passato, dal piccolo fedele pubblico di bambini, figli di pescatori e di contadini, al cimento delle grandi Mostre d’Arte e della critica più autorevole?
Nessuno lo sa, neppure i parenti. Se si domanda a lui, risponde brevemente. Ha fatto da sè. Gli è stato sufficiente un trespolo, un pò di creta; la fantasia vivace, la naturale e felice attitudine a dominare la materia. Studia e lavora molto, utilizzando tutte le ore e giovandosi delle grandi possibilità che offre Roma. I genitori li ha perduti quand’era bambino. Ama teneramente la sorellina che è in collegio, a Giulianova. Rievoca con orgoglio il prozio Gaetano Braga, il grande violoncellista che contribuì a perpetuare nel mondo la geniale originalità della melodia italiana. Del resto, parla poco. Sembra in preda ad un tormento interiore, assorto ad elaborare un sogno di bellezza che talora, improvvisamente, gli anima il volto.
 
Da l’ultima Quadriennale romana alla recente Biennale di Venezia — poco più di un anno — quanta strada ha percorso questo scultore ventenne.
Alla Mostra d’ arte di Parigi al Jeu de Paurne Crocetti presentò un magnifico bronzo: Nuotatore in riposo. Un giovane, seduto, col torso sorretto dai gomiti poggiati sulle ginocchia, scruta il mare da cui è appena emerso. Sembra calmo, in riposo. Ma gli occhi rivelano il fremito interiore e i muscoli, non ancora placati, il brivido per la nuova fatica. Somiglia ad un eroe omerico dopo la battaglia, stanco di strage, seduto sulla riva nell’ansia di scorgere le proprie navi o di udire il richiamo dei compagni nel vento marino.
La più autorevole critica parigina, da Raimond Escholier a Waldemar George, da Camille Mauclair ad Andrè Warnord e Paul Fierens, fu unanime nell’ esaltare quest’opera d’arte. Jacques. de Laprade rilevò che « Crocetti se rattaccherait plutòt dans son oeuvre fine et aiguë, à l’ecole d’Andreotti ». Nell’assidua ricerca, che è propria degli artisti in ascesa, abbia egli derivato forme dagli Etruschi o risentito l’influsso di Libero Andreotti o più ancora di Arturo Martini, Crocetti è riuscito ad infondere un palpito vitale alle sue figure e, quello che più importa, a formarsi uno stile proprio.
Arturo Martini ha certamente il merito di aver destata e liberata da triti decorativismi la fantasia di molti giovani scultori, non quello di aver loro insegnato uno stile o un tipico modellare. La sensualità cerebrale che spira dalle opere del possente scultore toscano e turba come il fortore di aromi tropicali, è affatto assente dalla sensibilità del Crocetti. Crocetti è un temperamento essenzialmente lirico, è un mistico. Le sue prime composizioni sono soggetti sacri: La Deposizione e L’Annunciazione; il più recente lavoro è un David. Anche il nudo egli sa velare della più ingenua castità. Si guardi il Nuotatore in riposo e la Fanciulla al fiume, esposta alla Biennale di Venezia. Questa terracotta di particolare bellezza per la lunga linea sinuosa, d’alga o d’onda, prova — come ha detto Ugo Ojetti — quanto musicale sia l’intima ispirazione di questo scultore. E quanto sia abile la sua tecnica lo dimostra il Concerto in cui sono raggruppate con agile fantasia cinque giovani donne. Una, seduta, suona il pianoforte e batte il tempo, le altre in piedi cantano. Tutto è leggero composto concorde. Nell’unisono, solo le anime vibrano diversamente.
A Venezia, Crocetti ha presentato anche un bronzo, San Giovannino, di un gusto e di una grazia mirabili. È il Precursore fanciullo dagli occhi limpidi e sereni. Scalzo, coperto da una piccola cappa — le mani sul petto, alla sommità del cuore come a frenarne l’ansia — il Battista va nel deserto per nutrirsi di locuste e di miele selvatico e prepararsi al suo officio santo. Cammina lievemente, attonito ed ispirato, nel rapimento di una visione di fiori di canti di stelle che si accendono. Quanta parte della sua anima, Venanzio Crocetti ha trasfuso nella sua creatura di bronzo? Certo essa cammina, essa comunica a noi il suo profondo sentimento.
Al concorso di San Remo, col premio di cinquantamila lire, « per un’opera marmorea che perpetuasse nel tempo la memoria sempre cara agli Italiani della prima regina d’Italia Margherita di Savoia », presero parte trentasei scultori. Tra costoro soltanto cinque furono scelti per un concorso di secondo grado: Barbigia, Crocetti, Deveroli, Graziosi e Griselli. Nel nuovo bozzetto Crocetti pose in pieno rilievo la regalità dell’augusta Donna. La Regina — fedelmente ritratta nei lineamenti purissimi del viso — è assisa su un trono ottocentesco con la gonna a strascico e col capo ornato delle grosse trecce bionde e del diadema gemmato.
Artisti e critici insigni rilevarono concordemente la superiorità del bozzetto di Crocetti.
Il risultato del concorso è noto. Ma è noto egualmente il giudizio di S. E. Ojetti e di S. E. Bontempelli, membro della Giuria, sui metodi seguiti nell’assegnazione dei Premi.
Comunque, Crocetti — a ventidue anni — ha compiuto un’originale perfetta opera d’arte. E questo soltanto conta.