
CROCETTI
a cura di
Pietro Marcozzi
CON
19 TAVOLE FUORI TESTO
Edizioni
«
Gli Amici dell’Arte »
ISTITUTO NAPOLETANO D’ARTE E DI CULTURA
sotto l’Alto Patronato
di S. A. R. I. la Principessa di Piemonte
NAPOLI — MCMXXXVII-XV
- Venanzo Crocetti
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PIETRO MARCOZZI
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CROCETTI
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CON 19 TAVOLE FUORI TESTO
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Edizioni
«
Gli Amici dell’Arte »
-
ISTITUTO NAPOLETANO D’ARTE E DI CULTURA
-
sotto l’Alto Patronato di
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S. A. R. I. la Principessa di Piemonte
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NAPOLI — MCMXXXVII-XV
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PROPRIETÀ LETTERARIA ED ARTISTICA
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Teramo — Per i tipi della Casa Editrice Tipografica Teramana del
Cav. Luigi D’Ignazio
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La II
Quadriennale
d’arte rivelò i nuovi valori della giovane scultura italiana, non più
sconvolta da ventate di declamazione e di retorica. Soprattutto
rispecchiò i decisi orientamenti dello spirito nazionale dopo il
cataclisma della guerra. Venti anni. Quanta differenza d’arte, di
pubblico e di gusto, in questi venti anni!
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Accanto agli scultori di nota fama così personali nella diversità dei
temperamenti, i giovanissimi già facevano presentire l’affermazione
della loro individualità. Crocetti, Fazzini, Niccolini, Basaldella,
Andrea Spadini. Questi artisti ventenni, maturati in pieno clima della
rivoluzione, hanno avuto un’ascensione rapidissima. Specialmente
Venanzio Crocetti. In Crocetti sorprende subito l’assenza assoluta di
ogni decorativismo e di ogni leziosa esteriorità. Raffinando la materia
e sintetizzando la forma, il suo temperamento sensibile ad ogni
espressione di sincerità e di bellezza, tende sempre più decisamente
alla ricerca di uno stile in cui si manifesti l’equilibrio delle qualità
plastiche ed intuitive.
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Già
nella XIX Biennale di Venezia, l’attenzione dei critici d’arte fu
richiamata in particolar modo dal Vitellino fuggente per la
modellazione fresca e snella del movimento, e dal Daino per
l’evidenza plastica con cui è reso il riposo vigile del ruminante.
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Ma
alla Quadriennale romana, in Fabiola. e in Pescatorello,
statica e movimento raggiungono un tal grado di lirismo da far salutare
nel Crocetti una delle più sicure promesse della nuova scultura
italiana. L’identità del titolo fa subito ricordare il Pescatorello
di Gemito. L’ opera del celebre scultore napoletano fissa mirabilmente
l’emozione dello « scugnizzo » che serra contro il petto la preda
guizzante. Il Crocetti invece non vuol rendere il particolare
realistico, ma la grazia agile e la gioia emananti dall’adolescente che
incede sereno e sicuro come un nume. Così in Fabiola, unico
particolare descrittivo, la treccia dei capelli che scende sull’omero
destro e nasconde il piccolo seno. Ma quale ingenua grazia traspira da
tutta la figura!
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La
notorietà di Crocetti data appena da qualche anno. Veramente, dalla II
Mostra d’ arte sacra a Valle Giulia dove presentò due pannelli di
terracotta: La Deposizione e L’Annunciazione. Materia
difficile, soggetti da far tremare. Con unanime consenso fu accolta la
prima; fu fatta qualche riserva per l’Annunciazione perché non
contenuta perfettamente nei canoni della liturgia. S. E. Ferrazzi difese
l’opera d’arte in seno alla Giuria ed acquistò per sè la bellissima
terracotta. Poi, volle conoscere l’autore. Così il piccolo scultore
ventenne si trovò dinanzi al grande artista, Accademico d’Italia, che ne
aveva intuito il talento non comune.
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Da
allora l’ascesa di Crocetti non ha avuto soste — l’invito alla Mostra
d’arte italiana a Parigi, limitata agli artisti viventi più geniali e
combattivi, ai più degni per tendenza ed individualità — il pieno
successo all’ultima Biennale di Venezia.
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Questo ragazzo — così solo, con un’aria timida e trasognata, sfavillante
dagli occhi ora una gravità acerba, ora un sorriso dolcissimo — come è
arrivato da Giulianova a Roma? Come è pervenuto, dalle piccole statuette
d’argilla che costruiva all’aria aperta, ai bronzi ed alle terrecotte
del suo studio in via Gianturco? Come è passato, dal piccolo fedele
pubblico di bambini, figli di pescatori e di contadini, al cimento delle
grandi Mostre d’Arte e della critica più autorevole?
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Nessuno lo sa, neppure i parenti. Se si domanda a lui, risponde
brevemente. Ha fatto da sè. Gli è stato sufficiente un trespolo, un pò
di creta; la fantasia vivace, la naturale e felice attitudine a dominare
la materia. Studia e lavora molto, utilizzando tutte le ore e giovandosi
delle grandi possibilità che offre Roma. I genitori li ha perduti
quand’era bambino. Ama teneramente la sorellina che è in collegio, a
Giulianova. Rievoca con orgoglio il prozio Gaetano Braga, il grande
violoncellista che contribuì a perpetuare nel mondo la geniale
originalità della melodia italiana. Del resto, parla poco. Sembra in
preda ad un tormento interiore, assorto ad elaborare un sogno di
bellezza che talora, improvvisamente, gli anima il volto.
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Da
l’ultima Quadriennale romana alla recente Biennale di Venezia — poco più
di un anno — quanta strada ha percorso questo scultore ventenne.
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Alla
Mostra d’ arte di Parigi al Jeu de Paurne Crocetti presentò un
magnifico bronzo: Nuotatore in riposo. Un giovane, seduto, col
torso sorretto dai gomiti poggiati sulle ginocchia, scruta il mare da
cui è appena emerso. Sembra calmo, in riposo. Ma gli occhi rivelano il
fremito interiore e i muscoli, non ancora placati, il brivido per la
nuova fatica. Somiglia ad un eroe omerico dopo la battaglia, stanco di
strage, seduto sulla riva nell’ansia di scorgere le proprie navi o di
udire il richiamo dei compagni nel vento marino.
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La
più autorevole critica parigina, da Raimond Escholier a Waldemar George,
da Camille Mauclair ad Andrè Warnord e Paul Fierens, fu unanime nell’
esaltare quest’opera d’arte. Jacques. de Laprade rilevò che « Crocetti
se rattaccherait plutòt dans son oeuvre fine et aiguë, à l’ecole d’Andreotti
». Nell’assidua ricerca, che è propria degli artisti in ascesa, abbia
egli derivato forme dagli Etruschi o risentito l’influsso di Libero
Andreotti o più ancora di Arturo Martini, Crocetti è riuscito ad
infondere un palpito vitale alle sue figure e, quello che più importa, a
formarsi uno stile proprio.
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Arturo Martini ha certamente il merito di aver destata e liberata da
triti decorativismi la fantasia di molti giovani scultori, non quello di
aver loro insegnato uno stile o un tipico modellare. La sensualità
cerebrale che spira dalle opere del possente scultore toscano e turba
come il fortore di aromi tropicali, è affatto assente dalla sensibilità
del Crocetti. Crocetti è un temperamento essenzialmente lirico, è un
mistico. Le sue prime composizioni sono soggetti sacri: La
Deposizione e L’Annunciazione; il più recente lavoro è un
David. Anche il nudo egli sa velare della più ingenua castità. Si
guardi il Nuotatore in riposo e la Fanciulla al fiume,
esposta alla Biennale di Venezia. Questa terracotta di particolare
bellezza per la lunga linea sinuosa, d’alga o d’onda, prova — come ha
detto Ugo Ojetti — quanto musicale sia l’intima ispirazione di questo
scultore. E quanto sia abile la sua tecnica lo dimostra il Concerto
in cui sono raggruppate con agile fantasia cinque giovani donne. Una,
seduta, suona il pianoforte e batte il tempo, le altre in piedi cantano.
Tutto è leggero composto concorde. Nell’unisono, solo le anime vibrano
diversamente.
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A
Venezia, Crocetti ha presentato anche un bronzo, San Giovannino,
di un gusto e di una grazia mirabili. È il Precursore fanciullo dagli
occhi limpidi e sereni. Scalzo, coperto da una piccola cappa — le mani
sul petto, alla sommità del cuore come a frenarne l’ansia — il Battista
va nel deserto per nutrirsi di locuste e di miele selvatico e prepararsi
al suo officio santo. Cammina lievemente, attonito ed ispirato, nel
rapimento di una visione di fiori di canti di stelle che si accendono.
Quanta parte della sua anima, Venanzio Crocetti ha trasfuso nella sua
creatura di bronzo? Certo essa cammina, essa comunica a noi il suo
profondo sentimento.
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Al
concorso di San Remo, col premio di cinquantamila lire, « per un’opera
marmorea che perpetuasse nel tempo la memoria sempre cara agli Italiani
della prima regina d’Italia Margherita di Savoia », presero parte
trentasei scultori. Tra costoro soltanto cinque furono scelti per un
concorso di secondo grado: Barbigia, Crocetti, Deveroli, Graziosi e
Griselli. Nel nuovo bozzetto Crocetti pose in pieno rilievo la regalità
dell’augusta Donna. La Regina — fedelmente ritratta nei lineamenti
purissimi del viso — è assisa su un trono ottocentesco con la gonna a
strascico e col capo ornato delle grosse trecce bionde e del diadema
gemmato.
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Artisti e critici insigni rilevarono concordemente la superiorità del
bozzetto di Crocetti.
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Il
risultato del concorso è noto. Ma è noto egualmente il giudizio di S. E.
Ojetti e di S. E. Bontempelli, membro della Giuria, sui metodi
seguiti nell’assegnazione dei Premi.
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Comunque, Crocetti — a ventidue anni — ha compiuto un’originale perfetta
opera d’arte. E questo soltanto conta.
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