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Rivista n°29 del 2010
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Giulianova sul Web: La Madonna dello Splendore a Giulianova Recensioni: I Fedri.
  Una dinastia per la musica (1719-1957).
  Dalle «celesti armonie» di Adriano a Dino, il pianista reatino amato da Beniaminio Gigli.
Giulianova (Te) n°29 del 22 Aprile 2010

di Marco della Sciucca

Giovanni DI LEONARDO, I Fedri. Una dinastia per la musica (1719-1957). Dalle «celesti armonie» di Adriano a Dino, il pianista reatino amato da Beniamino Gigli, Giulianova, Edizione Associazione Culturale “G. Braga” Onlus, 2010, pp. 335, s.i.p.
 
Nel 2007 salutammo con buoni auspici, sempre su queste colonne, il volume di Giovanni Di Leonardo, Organari abruzzesi del Settecento. Le celesti armonie di Adriano Fedri, dedicato a un celebre personaggio atriano, l’organaro Adriano Fedri. L’autore non si è evidentemente fermato lì nelle sue ricerche sull’argomento: ha successivamente voluto inseguire le trame ereditarie della dinastia Fedri, ed eccoci allora a questa recentissima pubblicazione, che nel primo capitolo riprende in sintesi i contenuti del volume del 2007, con le settecentesche vicende biografiche e organarie di Adriano, per poi dedicarsi, nel secondo capitolo, ai figli di questi, Emidio e Damaso.
Emidio darà seguito al ramo atriano della famiglia, un ramo che si rivelerà di lì a poco sterile per quanto riguarda l’arte organaria e la musica in genere: l’ultimo documento individuato da Di Leonardo relativo ad attività organarie è un triste epilogo, un atto di ingiunzione emesso dal Capitolo della Cattedrale di Atri nei confronti del figlio di Emidio, Gaetano, nel 1840, per non aver soddisfatto gli impegni di un contratto riguardante l’organo della cattedrale. Da qui in poi si passa alle generazioni degli agrimensori in seno al ramo atriano della famiglia.
Più fruttuoso, musicalmente parlando, è invece il ramo reatino, quello discendente da Damaso. Rieti era stata una città molto familiare già per Adriano e reatina sarà la moglie di Damaso: quest’ultimo si era trasferito in quella città definitivamente forse dal 1788, non senza difficoltà economiche insorte soprattutto nei primi anni del secolo XIX.
Il figlio Salvatore continuerà la tradizione organaria di famiglia, trasmettendola anche al figlio Antonio (terzo capitolo), ma al riguardo la documentazione archivistica sembra essere più scarsa, o forse semplicemente più dispersa e quindi di più difficile rintracciabilità. Il quarto capitolo fa spazio a notizie sui figli di Antonio, e siamo ormai a cavallo tra il XIX e il XX secolo e lo scenario è la città dell’Aquila: Egisto, violinista e maestro di banda, la cui attività risulta scarsamente documentata; Celestino, riparatore di organi e stimato accordatore di pianoforti. Sempre nello stesso capitolo troviamo una sezione dedicata a un altro grande costruttore d’organi, Zeno Fedeli, attivo tra il 1881 e il 1920, l’ultimo organaro della dinastia, ma di un ramo della famiglia diverso rispetto a quello originato da Adriano (è infatti in quest’ultimo che si era mutato il cognome da Fedeli a Fedri), un ramo risalente agli inizi del Settecento e mai allontanatosi dal paese di origine della dinastia, Corgneto, Rocchetta di Camerino.
I capitoli più importanti e cospicui del volume sono però gli ultimi quattro (5-8), ben oltre cento pagine tutte incentrate sulla figura di Dino Fedri, figlio di Egisto, nato a Rieti (di nuovo una virata dinastica verso la città laziale) il 5 marzo 1912. Pianista, compositore, didatta e direttore di banda, musicista di grande versatilità (avrà anche un suo complesso jazz, l’Orchestra Fedri), diverrà accompagnatore e preparatore di cantanti famosissimi, Beniamino Gigli in testa. L’attività di Dino è ampiamente documentata, dagli esordi reatini al trasferimento a Roma, la collaborazione con la Rai, il Festival e lo Sperimentale di Spoleto, la sua apprezzata vena compositiva non solo classica, le importanti e trionfali tournée internazionali con Gigli (in Europa, Stati Uniti, Canada e Regno Unito), i successi nell’ambito della canzone italiana, la leucemia che lo consegna alla morte nel marzo del 1957.
Nell’ultima parte del volume Di Leonardo ci consegna un’ampia appendice documentaria, in cui sono trascritti alcuni dei documenti più importanti relativi alle attività organarie e alle vicende biografiche dei vari Fedri dal Settecento all’Ottocento, diverse recenti perizie e relazioni sugli storici organi Fedri, ma soprattutto una quantità di testimonianze relative a Dino Fedri (particolarmente interessante la lunga cronologia dei suoi concerti). Ricco e interessante l’apparato iconografico, con fotografie che ritraggono alcuni degli organi di fabbricazione Fedri, per poi passare in rassegna momenti, oggetti, luoghi, attività e cose dei vari esponenti della famiglia, di Egisto, Celestino e soprattutto Dino (una nota di rettifica: la sala da concerto della seconda foto di p. 178 non è la Carnegie Hall di New York, ma la Royal Albert Hall di Londra).
Rispetto al precedente volume dedicato ad Adriano Fedri, in quest’ultimo Di Leonardo sembra percorrere gli argomenti con minore organicità, con il risultato che il lettore potrebbe non comprendere bene quale sia il senso ultimo dell’opera: raccontare la storia di una dinastia o puntare piuttosto sul singolo personaggio illustre di essa (nella fattispecie, Dino Fedri)?
In realtà, questa “inorganicità” è la risposta forse più coerente con una scrittura storicistica obiettiva rispetto alle fonti documentarie, positivistica. Le più autorizzate a narrare sono sempre le fonti: se queste scarseggiano, la storiografia si ridurrà al lumicino, se abbondano, si arriverà fino alla monografia biografica più dettagliata. È sotto questa luce che comprendiamo allora che il fine ultimo del libro è senz’altro la ricostruzione delle trame di una dinastia illustre, con un andamento storiografico che, nel suo essere ondulatorio o forse incostante, riflette in realtà autenticamente lo stato delle fonti. Anche questa è una lezione.

 

Tutti i diritti riservati agli autori. Riproduzione anche parziale di testi e foto
sono da concordare con i curatori della rivista "Madonna dello Splendore
Finito di stampare nell’aprile del 2010 da EDITPRESS - Tel. 0861.230092 - Castellalto (Te)
La pubblicazione è curata da Cinzia Falini, Sergio Di Diodoro, Luigi Martinelli,
Mario Di Ferdinando, Ruggero Ripani, Alessandro Spinozzi
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