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Gigino Falconi, la maternità |
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L’angolo...,
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Giulianova e...,
di
Pierino Sintomo |
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I
collaboratori della Rivista |
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Maria di Nazareth nella polifonia vocale sacra
preclassica – II |
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|
di
Enrico Borgatti |
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Nella produzione sacra
preclassica dedicata alla
Nazarena
spiccano le
Antifone Mariane (o
della B. M. V.), che
furono oggetto di numerose
elaborazioni polifoniche -
tanto vocali quanto
organistiche - a partire dal
sec. XV. È consuetudine
indicare cumulativamente con
tale termine 4 antifone
maggiori risalenti ai secc.
XI-XII ed eseguite al
termine dell’Officium
dopo la Compieta, in
4 periodi diversi che
abbracciano complessivamente
l’intero anno liturgico.
-
L’Alma Redemptoris Mater
(documentabile dal sec.
XI) è attribuita da alcuni
al monaco benedettino
Hermannus Contractus di
Reichenau (†1054).
Noto anche con altri nomi in
Germania (Heriman der
Lahme, Hermann von
Reichenau) e in Italia (Ermanno
lo Zoppo, Ermanno di
Reichenau), era figlio
del conte Wolferadus II
e della contessa
Hiltrudis. Il soprannome
Contractus gli derivò
da una menomazione fisica
subita in età giovanile;
allievo nel convento di
Reichenau
- dove era entrato per
studiare nel 1020 -
dell’abate Berno,
aderì all’Ordine di S.
Benedetto e nel 1054 morì in
quel convento. Il suo
scolaro Bertoldo ne
scrisse una breve biografia
dopo la sua morte. Fu
scienziato (astronomo e
aritmetico), erudito
(scrisse cronache e
biografie), teorico musicale
(completò il sisema modale
passando dal tetracordo
all’esacordo). Difficile è
attribuire sicura paternità
anche ad altre sue
composizioni, fra cui
l’antifona minore O
florens rosa e la
sequenza mariana Ave
preclara Maris Stella.
Il testo dell’Alma
Redemptoris Mater si
compone di 6 esametri
dattilici ed utilizza
elementi letterarî
centonizzati da testi
patristici e preghiere
mariane. Nel repertorio
gregoriano si hanno 2
versioni svolgentisi nell’àmbito
del V modo: una
(modernamente scritta in Fa)
alquanto fiorita, una
seconda (in Do) di natura
sillabica e di risonanza più
tonale che modale. Il suo
trattamento polifonico fu
operato da numerosi maestri
del sec. XV: Lionel Power
(† Canterbury, 1445),
John Dunstable (†
Londra, 1453), Guillaume
Dufay († Cambrai, 1474),
Johannes Ockeghem (†
Tours, ca.1496), Jakob
Obrecht († Ferrara,
1505), Josquin
Despres;
ma anche da autori dei
secoli successivi.
-
L’Ave Regina coelorum
si canta a conclusione
dell’Ufficio di Compieta e
se ne conoscono 2 versioni
melodiche. La prima, assai
ornata, risale al sec. XI;
la seconda, di carattere
sillabico, è del sec. XVIII.
Anche tale testo fu spesso
elaborato in polifonia,
oppure partendo dal
cantus firmus, o anche
liberamente. Fra gli autori
troviamo ancora G. Dufay,
ma anche Orlando di Lasso
(† Monaco di Baviera,
1594), Carlo Gesualdo di
Venosa († Napoli, 1613)
e William Bird (†
Stondon Massey, Essex,
1623).
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Guillaume
Dufay e
Gilles
Binchois |
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La Regina
coeli laetare
fu introdotta nel corso del sec.
XIII nell’Ufficio al termine di
Compieta; si esegue dalla
domenica di Resurrezione fino a
quella di Pentecoste. Il testo è
formato da 4 brevi versetti,
risale al 1200 ca. e compare per
la prima volta come antifona del
Magnificat del vespro
pasquale. La melodia originale
appartiene al VI modo ed è ricca
di melismi particolarmente
estesi sulle parole portare
e alleluia. Nel sec.
XVII (o anche più tardi) si
affiancò ad essa una versione
sillabica priva di melismi.
Oltre che nella recitazione
dell’Angelus nel tempo
pasquale (dal 1742), l’antifona
compare nel Bendictus e
nel Magnificat dell’Officium
Beatae Mariae Virginis in
Sabbato, rivestita di una
melodia appartenente al I modo,
caratterizzata dalla notevole
uniformità dei periodi musicali
che la compongono. Numerose
anche in quest’antifona maggiore
le polifonie create sul testo in
compositori come Heinrich
Isaac († Firenze, 1517),
Robert White († Westminster,
1574), O. di Lasso,
Giovanni Pierluigi da Pa
lestrina,
Antonio Lotti (Venezia,
1666-1740). Il testo è anche
trattato come grande mottetto
per soli, coro ed
orchestra in MichelRichard
Delalande (Parigi, 1657 -
Versailles, 1726), JeanJoseph
Mouret (Avignone, 1682 -
Charenton, 1738) e Giuseppe
Sarti (Faenza, 1729 -
Berlino, 1802). |
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Giovanni Pierluigi da Palestrina |
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La Salve Regina
Mater misericordiae,
fra queste 4 antifone latine
del breviario in onore di
Maria - è la più popolare.
Viene recitata o cantata
alla fine del breviario; un
tempo a cura dei Primi
Vespri della festa della SS.
Trinità (prima domenica dopo
Pentecoste) sino a Nona del
sabato innanzi l’Avvento,
attualmente ad libitum
ogni giorno dell’anno
eccettuato il tempo
pasquale. Il testo è una
prosa ritmica in forma
libera (6 frasi più 3
invocazioni di chiusa). La
melodia è nel I modo e di
genere leggermente neumatico;
nella pratica liturgica,
tuttavia, si adotta dal sec.
XVII anche una versione più
semplice nel V modo, curata
da Henri Du Mont
(Liegi, 1610 Parigi, 1684).
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Già in uso anche questa nel
sec. XI nell’isola di
Reichenau (come tropo
al Benedicamus),
ha una storia piuttosto
intricata. Ne viene
attribuita la paternità-
molto probabile -
all’arcivescovo di Santiago
de Compostela, Pietro di
Mezonzo († 1002); ma ha
qualche fondamento anche
l’ipotesi che la si debba
ascrivere a Hermannus
Contractus (ca.1013-1054) o
a Adhémar de Puy (†
1098). Fu inserita nel 1218
nell’ufficio di alcuni
ordini monastici (nel 1230
in quello domenicano a
Bologna) e, dal 1250, negli
altri. Più lenta fu la sua
diffusione nelle chiese
secolari: solo verso il 1350
figura nei breviarî romani e
- d’obbligo - dal 1568.
Particolare diffusione nel
popolo ebbe nei secc. XIVXV,
nelle funzioni per
l’adorazione della Vergine.
Nello stesso periodo il suo
testo (a volte anche la
melodia come cantus
firmus) fu utilizzato in
numerose composizioni
polifoniche: J. Dunstable,
J. Ockeghem, J.
Obrecht, J. Despres,
Pierre de la Rue (†
1518), G. P. da
Palestrina, Cristóbal
de Morales († 1553),
Thomas Tallis († 1585),
Thomás Luis de Victoria
(† 1611), Claudio
Monteverdi (1567-1643) e
molti altri.
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Note |
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Per la definizione v. E.B.
op.cit., nota 2, p.111.
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