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Giulianova 12- 27 Aprile 2008 - Chi pregherà su questi mattoni e verserà lacrime di pentimento troverà in queste scale una via sicura per giungere al mio cuore materno e qui per trovare grazia e protezione. Sia i buoni che i cattivi, se troveranno il coraggio ai pregare sinceramente, riceveranno per mio mezzo a grazia del cuore misericordioso di mio figlio. Da “I Miracoli della Madonna” di Vittoria De Angelis, Palermo, Antares, 2001, p. 62.
Gigino Falconi, la maternità
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Maria di Nazareth nella polifonia vocale sacra preclassica – II

 di Enrico Borgatti
 
Nella produzione sacra preclassica dedicata alla Nazarena[1] spiccano le Antifone Mariane (o della B. M. V.), che furono oggetto di numerose elaborazioni polifoniche - tanto vocali quanto organistiche - a partire dal sec. XV. È consuetudine indicare cumulativamente con tale termine 4 antifone maggiori risalenti ai secc. XI-XII ed eseguite al termine dell’Officium dopo la Compieta, in 4 periodi diversi che abbracciano complessivamente l’intero anno liturgico[2].
L’Alma Redemptoris Mater (documentabile dal sec. XI) è attribuita da alcuni al monaco benedettino Hermannus Contractus di Reichenau (†1054)[3]. Noto anche con altri nomi in Germania (Heriman der Lahme, Hermann von Reichenau) e in Italia (Ermanno lo Zoppo, Ermanno di Reichenau), era figlio del conte Wolferadus II e della contessa Hiltrudis. Il soprannome Contractus gli derivò da una menomazione fisica subita in età giovanile; allievo nel convento di Reichenau[4] - dove era entrato per studiare nel 1020 - dell’abate Berno, aderì all’Ordine di S. Benedetto e nel 1054 morì in quel convento. Il suo scolaro Bertoldo ne scrisse una breve biografia dopo la sua morte. Fu scienziato (astronomo e aritmetico), erudito (scrisse cronache e biografie), teorico musicale (completò il sisema modale passando dal tetracordo all’esacordo). Difficile è attribuire sicura paternità anche ad altre sue composizioni, fra cui l’antifona minore O florens rosa e la sequenza mariana Ave preclara Maris Stella. Il testo dell’Alma Redemptoris Mater si compone di 6 esametri dattilici ed utilizza elementi letterarî centonizzati da testi patristici e preghiere mariane. Nel repertorio gregoriano si hanno 2 versioni svolgentisi nell’àmbito del V modo: una (modernamente scritta in Fa) alquanto fiorita, una seconda (in Do) di natura sillabica e di risonanza più tonale che modale. Il suo trattamento polifonico fu operato da numerosi maestri del sec. XV: Lionel Power († Canterbury, 1445), John Dunstable († Londra, 1453), Guillaume Dufay († Cambrai, 1474), Johannes Ockeghem († Tours, ca.1496), Jakob Obrecht († Ferrara, 1505), Josquin Despres[5]; ma anche da autori dei secoli successivi.
L’Ave Regina coelorum si canta a conclusione dell’Ufficio di Compieta e se ne conoscono 2 versioni melodiche. La prima, assai ornata, risale al sec. XI; la seconda, di carattere sillabico, è del sec. XVIII. Anche tale testo fu spesso elaborato in polifonia, oppure partendo dal cantus firmus, o anche liberamente. Fra gli autori troviamo ancora G. Dufay, ma anche Orlando di Lasso († Monaco di Baviera, 1594), Carlo Gesualdo di Venosa († Napoli, 1613) e William Bird († Stondon Massey, Essex, 1623).
Guillaume Dufay e Gilles Binchois
 
   La Regina coeli laetare fu introdotta nel corso del sec. XIII nell’Ufficio al termine di Compieta; si esegue dalla domenica di Resurrezione fino a quella di Pentecoste. Il testo è formato da 4 brevi versetti, risale al 1200 ca. e compare per la prima volta come antifona del Magnificat del vespro pasquale. La melodia originale appartiene al VI modo ed è ricca di melismi particolarmente estesi sulle parole portare e alleluia. Nel sec. XVII (o anche più tardi) si affiancò ad essa una versione sillabica priva di melismi. Oltre che nella recitazione dell’Angelus nel tempo pasquale (dal 1742), l’antifona compare nel Bendictus e nel Magnificat dell’Officium Beatae Mariae Virginis in Sabbato, rivestita di una melodia appartenente al I modo, caratterizzata dalla notevole uniformità dei periodi musicali che la compongono. Numerose anche in quest’antifona maggiore le polifonie create sul testo in compositori come Heinrich Isaac († Firenze, 1517), Robert White († Westminster, 1574), O. di Lasso, Giovanni Pierluigi da Pa lestrina[6], Antonio Lotti (Venezia, 1666-1740). Il testo è anche trattato come grande mottetto[7] per soli, coro ed orchestra in MichelRichard Delalande (Parigi, 1657 - Versailles, 1726), JeanJoseph Mouret (Avignone, 1682 - Charenton, 1738) e Giuseppe Sarti (Faenza, 1729 - Berlino, 1802).
 

Giovanni Pierluigi da Palestrina

Giovanni Pierluigi da Palestrina

 
La Salve Regina Mater misericordiae, fra queste 4 antifone latine del breviario in onore di Maria - è la più popolare. Viene recitata o cantata alla fine del breviario; un tempo a cura dei Primi Vespri della festa della SS. Trinità (prima domenica dopo Pentecoste) sino a Nona del sabato innanzi l’Avvento, attualmente ad libitum ogni giorno dell’anno eccettuato il tempo pasquale. Il testo è una prosa ritmica in forma libera (6 frasi più 3 invocazioni di chiusa). La melodia è nel I modo e di genere leggermente neumatico; nella pratica liturgica, tuttavia, si adotta dal sec. XVII anche una versione più semplice nel V modo, curata da Henri Du Mont (Liegi, 1610  Parigi, 1684).
Già in uso anche questa nel sec. XI nell’isola di Reichenau (come tropo[8] al Benedicamus), ha una storia piuttosto intricata. Ne viene attribuita la paternità- molto probabile - all’arcivescovo di Santiago de Compostela, Pietro di Mezonzo († 1002); ma ha qualche fondamento anche l’ipotesi che la si debba ascrivere a Hermannus Contractus (ca.1013-1054) o a Adhémar de Puy († 1098). Fu inserita nel 1218 nell’ufficio di alcuni ordini monastici (nel 1230 in quello domenicano a Bologna) e, dal 1250, negli altri. Più lenta fu la sua diffusione nelle chiese secolari: solo verso il 1350 figura nei breviarî romani e - d’obbligo - dal 1568. Particolare diffusione nel popolo ebbe nei secc. XIVXV, nelle funzioni per l’adorazione della Vergine. Nello stesso periodo il suo testo (a volte anche la melodia come cantus firmus) fu utilizzato in numerose composizioni polifoniche: J. Dunstable, J. Ockeghem, J. Obrecht, J. Despres, Pierre de la Rue († 1518), G. P. da Palestrina, Cristóbal de Morales († 1553), Thomas Tallis († 1585), Thomás Luis de Victoria († 1611), Claudio Monteverdi (1567-1643) e molti altri.
 
Note
 

[1] Cfr. E. Borgatti, “La Madonna dello Splendore”, n. 26, - 2007 (I parte), pp. 109-11.

[2] L’antìfona (lat. antiphona) è un breve testo liturgico – di solito legato ad un salmo – letto e cantato in varî tipi di celebrazione.

[3] Cfr. P. P. Scattolin in DEUMM/Le Biografie, vol. III, UTET, Torino, 1986, p. 565.

[4] Reichenau è un’isoletta del Lago di Costanza, in territorio germanico. È celebre appunto per quest’abbazia benedettina fondata da S. Pirmino nel 724 e favorita di ricchi privilegî daCarlo Magno, Ludovico il Pio e Carlo il Grosso (che vi è sepolto). In epoca carolingia fu importante centro di cultura; dopo un periodo di decadenza risorse nel sec. XV.

[5] Per la bio/bibliografia v. E.B., op.cit., p.109.

[6] Per la bio/bibliografia v. E.B., op.cit., p.109-11

[7] Per la definizione v. E.B. op.cit., nota 2, p.111.

[8] Il tropo liturgico è un testo nuovo inserito nei canti e nelle lezioni della messa o del breviario.

 
 
Tutti i diritti riservati agli autori. Riproduzione anche parziale di testi e foto
sono da concordare con i curatori della rivista "Madonna dello Splendore
Finito di stampare nell’aprile del 2008 da MEDIA - 085.8071422 - Mosciano Sant’Angelo (Te)
La pubblicazione è stata curata da Mario Orsini, Pierino Santomo, Sergio Di Diodoro, Gianni Tancredi, Cinzia Falini.
Giulianova (Te)

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