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Gigino Falconi, la maternità |
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Sommario della rivista |
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Guida
su Giulianova |
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Gli articoli |
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Editoriale |
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Ringraziamenti |
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Programma
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9° Festival...,
di Mario Orsini |
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Solenne giubileo, a 450 anni ... |
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Giulianova: città...,
di L. A. Basile |
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L. A. Basile |
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Alle origini ..., di
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I passionisti...,
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Di Giannatale |
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Come eravamo (3)... |
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L’angolo...,
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Dante Di Pompeo |
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L’angolo...,
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…vivevamo...,
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Un bosco per la città,
III A e III B |
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Gigino Falconi,
... da S. Pegoraro |
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Lino Manocchia,
di
W.
De Berardinis |
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Come eravamo (8)... |
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Donne e dintorni,
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L’amore e...,
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S.
Gambacorta |
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G. Sgattoni,
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Maria di Nazareth...,
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L’angolo ...,
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L’angolo ...,
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Angela |
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Ai miei amici,
di
Andrea Palazzese |
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Giulianova e...,
di
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I
collaboratori della Rivista |
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di
Walter De
Berardinis |
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Lino Manocchia nasce a
Giulianova il 20
febbraio del 1921,
nell’abitazione di via
Madonna dei Sette Dolori
oggi via Amendola. È il
primogenito del giornalista
e scrittore, il cav.
Francesco Manocchia,
scomparso durante il
bombardamento su Giulianova
del 29 febbraio 1944, e di
Filomena Spadacci, d’origini
toscane. Dal matrimonio
nacquero anche: Franco,
Omero (morto per malattia a
17 anni) e Benito (Benny).
In realtà il vero nome
completo di Lino è Pasquale
(nome del nonno paterno)
Omero (del nonno materno)
Marino (dello zio paterno di
Pittsburgh); in famiglia lo
chiamavano con il diminutivo
di Pasqualino, ma per tutti
era semplicemente Lino.
-
Vive l’infanzia a Giulianova
soprattutto con i nonni
paterni, Pasquale, noto
calzolaio della città (morto
all’età di 94 anni) e Lucia
Macellaro, casalinga
(abitavano dietro la scuola
De Amicis, in via Diaz). Non
mancavano le frequentazioni
con i nonni materni in
Toscana, nel borgo di
Montefollonico (frazione del
Comune di Torrita di Siena)
e con la zia, sposata con un
ricco commerciante di
stoffe, a Montepulciano. A
Giulianova frequentava gli
amici più cari: Carlo
Marcozzi (poi sposato con la
Branciaroli), Guido Pompei,
Renato Campeti, Ernesto
Ciprietti, l’affezionato
Giancola e poi l’amico di
sempre, Giorgio De Santis,
il geometra Bruno Solipaca,
Dante Paolini, Poliandri,
Rossi, Epimerio Taffoni,
questi ultimi noti sportivi
giuliesi. Il padre investe i
risparmi nell’acquisto di
una cartoleria e di un
piccolo appezzamento di
terra. Nel frattempo la
famiglia si sposta nei
pressi della Chiesa di Sant’Anna,
vicino al Torrione e in
seguito, alla fine degli
anni ’30, nel palazzo dietro
il Comune, dove viveva anche
Renato Morganti padre della
sua maestra Maria.
-
Si iscrive al Regio Istituto
Tecnico Industriale
“Raffaele Pagliaccetti” in
piazza Vittorio Emanuele II
oggi Piazza della Libertà,
diretto dal dott. Marucci.
Alla fine degli anni ’30,
quasi diciottenne, ebbe modo
di conoscere e frequentare
l’avv. Attilio Re il quale
gli rivolse parole
profetiche: “perché non
scrivi come tuo padre
Francescuccio? Scrivi sul
nostro Giulianova calcio, se
sbagli ti aiuto io”. Arrivò
l’occasione, la squadra
vinse ed egli dovette
mantenere la parola data; si
recò al Caffè di Germano,
nel cuore di Corso
Garibaldi, l’avvocato Re
lesse l’articolo ed approvò.
Scese in tutta fretta le
scalette che conducono al
Lido e trasmise, con l’unico
telefono pubblico, tutto
l’articolo alla redazione.
Quel primo articolo gli
valse la tessera d’ingresso
al campo. Il padre, severo,
insisteva perché lui
desistesse nella convinzione
che “con questo mestiere ci
si muore di fame”. Ma lui
serafico rispondeva: “Ma
papà, tu sei un morto di
fame!”. Partecipò, come
giovane cronista, anche alla
famosa Coppa Alleva che si
teneva in occasione della
festa della Madonna dello
Splendore, a bordo della
splendida Lancia Lambda di
Pierino De Felice e
presenzio alla cerimonia di
premiazione alla presenza
della banda di Introdacqua,
diretta dal noto maestro Di
Rienzo.
-
Poi si dedicò alle cronache
del calcio giuliese: vero,
vivo, combattuto sempre
nella lealtà, quello di
Paolini, Taffoni, Poliandri,
Rossi, contro squadroni del
calibro della Maceratese,
Sambenedettese, Fermana,
Teramo, Chieti, Vasto e
tante altre.
-
Strano destino quello di
Lino. Un bel giorno la sua
famiglia ricevette dai due
fratelli paterni (Gino e
Marino Manocchia,
proprietari di una fabbrica
di tabacchi in Pennsylvania)
i biglietti per l’America ma
la nonna Lucia, di salute
malferma, convinse suo
figlio, Francesco, a restare
a Giulianova.
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Lino Manocchia e Ruggero Orlando |
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Negli anni dello studio
partecipò ai movimenti
giovanili dell’epoca;
incoraggiato dallo slogan
“Guardo in alto, ammiro e
penso”, partecipò agli
Agonali Fascisti per le
scuole giuliesi piazzandosi
ai primi posti. Arrivarono
le selezioni provinciali a
Teramo dove, nonostante la
vittoria, la giuria lo
retrocesse al secondo posto
favorendo il nipote di un
funzionario di stato. Si
presentò anche agli Agonali
sportivi della provincia
partecipando ai cento metri
con un paio di scarpette
bianche da ballo, il suo
rivale, il teramano
Lanciaprima, arrivò primo ma
calzava vere e proprie
scarpe da ginnastica.
Mestamente di accontentò del
secondo posto tra gli
applausi dei presenti.
-
Completate le scuole
superiori si spostò a Torino
dove insegnò, come
supplente, Italiano e
Tecnologia.
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Conclusa questa esperienza,
fu iscritto dal padre al
Regio Collegio Aeronautico
“Bruno Mussolini” di Forlì,
perché intraprendesse una
sicura carriera militare
nella Regia Aeronautica
Italiana. Un bel giorno, in
visita al Regio Collegio,
arrivò il Duce in persona, e
Lino, da buon giuliese, si
fece avanti per stringergli
la mano. Al termine della
visita ufficiale, il
redattore dell’EIAR
(l’agenzia di stampa
governativa) dettò il
resoconto della visita, ma
il suo collega aviere, preso
dall’emozione non riuscì a
scrivere neanche una parola.
Allora il Colonnello chiamò
Lino e gli chiese di
trascrivere il resoconto che
lo stesso Mussolini visionò
e si congratulò con lui
chiedendo chi fosse. Quando
Lino rispose con nome e
cognome, il Capo del
Fascismo sorrise ed esclamò:
“…sei il figlio di
Francesco?”. Infatti, il
padre era il corrispondente
da Teramo per il “il Popolo
d’Italia”, il quotidiano del
P.N.F.
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Durante la guerra, inquadrato nella Regia
Aeronautica Italiana, venne
trasferito a Mostar, nell’ex
Jugoslavia dove incontrò il
concittadino Elio Fracassa
già esattore delle giocate
delle lotterie di stato.
Dopo l’8 settembre, ed una
lunga odissea dentro i
vagoni merci, fu internato
in uno stalag nella zona di
Francoforte sul Meno, in
Germania. L’internamento
così duro gli rende, ancora
oggi, difficile il ricordo
di quei giorni.
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Dopo tre anni di dura
prigionia, viene rimpatriato
e fa l’amara scoperta che
suo padre è morto a causa
dell’ennesimo bombardamento
angloamericano su Giulianova.
La bomba, caduta il 29
febbraio del 1944, aveva
centro in pieno la loro
abitazione; morirono diversi
condomini ma si salvarono la
madre e i suoi tre fratelli,
solo Benito fu colpito, da
ben 30 schegge.
-
Poi gli anni duri della
ricostruzione,
venticinquenne e con una
vita tutta da inventare.
Lavorò con il Comune di
Giulianova organizzando
eventi per le feste d’estate
per aiutare la madre ed i
suoi tre fratelli più
piccoli.
-
Innamoratosi della sua
concittadina, Ada Di
Michele, figlia di emigranti
italiani già negli USA e
nata nell’Ohio, la sposò nel
1948 nella parrocchia del
Lido. Intanto aveva ripreso
le collaborazioni con
diverse testate
giornalistiche italiane,
molte delle quali dirette
dai colleghi di suo padre
Francesco. Continuava a
seguire le vicende della sua
città. Si occupò, tra le
altre cose, del tentativo
intrapreso dall’avv.
Riccardo Cerulli, di
annessione della frazione di
Cologna (Roseto degli
Abruzzi) a Giulianova; della
battaglia giornalistica in
favore della salvaguardia
dell’ex colonia Rosa Maltoni
Mussolini. E c’erano anche
le grandi serate al Kursaal,
dove allestiva splendidi
spettacoli con cantanti,
sfilate di Miss, orchestre e
balli; il tutto intorno al
mitico Trenino di Santa
Fè. Nonostante l’impegno
e la voglia di riscatto, per
Lino si profilava la via
dell’espatrio per
accarezzare il sogno
americano. Nei primi giorni
del marzo 1949, con il
piroscafo Vulcania, si
imbarcò a Napoli (tratta
Genova-Napoli-New York)
insieme alla moglie alla
volta degli USA. Salutò Giulianova in una serata
indimenticabile a casa di
Bruno Solipaca ed in
compagnia di Giorgio De
Santis, Dante e Renato
Granata, Claudio Gerardini,
Carlo Marcozzi e Renato
Lattanzi.
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Arrivato a New York, visse
un periodo nel Bronx, nel
quartiere “Piccola Italia”,
poi nella zona del
Westchester, oggi nota zona
residenziale. All’inizio si
adattò a lavori come
macellaio con il suocero
(già cittadino americano),
ed in seguito, con un cuoco
sorrentino, aprì un
ristorante “Da Capri”. La
parentesi della ristorazione
fu breve, iniziarono infatti
le collaborazioni con la
“Voice of America” e
l’attività di corrispondente
dall’estero per giornali
italiani. Iniziò a lavorare
anche con la tv americana,
presentando un programma
televisivo settimanale sulla
rete “Wevd” e uno
radiofonico sulla “Whom”.
Mentre, l’avventura di
giornalista vero, stava
iniziando con “l’apertura”
dei famosi studios americani
con le “prime” mondiali del
mondo della celluloide.
Numerosi e tanti, furono gli
attori ed attrici che ha
intervistato e conosciuto
dei quali conserva ancora
preziose foto. Ha incontrato
ed intervistato personaggi
come: Frank Sinatra, Marilyn
Monroe, Dean Martin, Perry
Como, Rocky Marciano, Juan
Manuel Fangio, Mario
Andretti e tanti altri
illustri personaggi.
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Durante il lavoro con “Voice
of America”, Manocchia ha
avuto modo di intervistare
cinque Presidenti americani:
Eisenhower, Kennedy, Johnson,
Carter e Clinton. Manocchia
trovava anche il tempo per
inviare, tramite “Voice of
America”, servizi regionali
per l’Abruzzo, con la Rai di
Pescara, allora diretta dal
noto giornalista Dino Tiboni.
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La casa di Lino Manocchia |
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Iniziò come corrispondente
de “Il Messaggero” di Roma,
“Il Secolo XIX” di Genova,
la “Gazzetta di Mantova”, ed
altri. Poi l’incontro con il
grande giornalista Luigi
(Gino) Palumbo che lo portò
a “Sport Sud” e poi
collaborò per nove anni al
“Corriere della Sera” e con
“La Stampa” di Torino. È
stato anche cofondatore,
assieme a Remo Roveri, di
“Stadio” di Bologna (poi
divenuto “Stadio-Corriere
dello sport”), con il quale
continuò la collaborazione
dagli Stati Uniti inviando
interessanti reportage. È
stato inviato speciale di
importanti testate, tra i
suoi servizi si ricordano
quello sul “SAC” (comando
aereo strategico
statunitense), per la Linea
aerea strategica degli Usa
nella guerra fredda e le
cronache con il compianto e
grande giornalista italiano,
Ruggero Orlando. Ricevette
dalla Commissione della Rai
il più alto elogio per una
sua trasmissione sull’anno
geofisico.
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Non trascurò mai di
intervistare tanti abruzzesi
in America, narrando le loro
“odissee”. Fu corrispondente
per oltre un ventennio di
settimanali automobilistici
quali “Rombo” (con Marcello
Sabbatini, recentemente
scomparso), “Autosprint” e “Controsterzo”.
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Oggi concentra la sua
attività, malgrado le
numerose primavere e ancora
pubblica i suoi lavori su
Internet:
www.primadanoi.it/,
www.abruzzopress.info/,
www.newsitaliapress.it/
e il blog
http://giulianovanews.blogspot.com/.
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La sua famiglia è nata nel
giornalismo, dopo Lino,
emergono Franco, ex
redattore de “Il Corriere
della Sera” e poi Benny
(Benito), anch’egli dagli
Stati Uniti per la Rusconi.
Manocchia ha avuto numerose
sollecitazioni perché
scrivesse sulla sua attività
americana, dopo vari
tentennamenti ora sta
lavorando ad un volume “I
miei 40 anni ad
Indianapolis” sulla famosa
500 miglia: la corsa più
spettacolare del mondo.
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Oggi Manocchia vive a
Cambridge nello stato di New
York, insieme a suo figlio
Adriano (sposato anche lui
con la giuliese, Teresa
Schiavi), noto artista e suo
nipote Adriano Jr, manager
del reparto ricerche della
Cornell University di Ithaca
a New York. Nonostante
l’età, sfidando spesso i
disagi dei voli aerei, segue
le varie manifestazioni
motoristiche delle quali è
esperto, incontrando famosi
attori americani
appassionati di motori come
lui, una passione nata da
un’intervista a Tazio
Nuvolari, prima di una Coppa
Acerbo a Pescara.
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Mentre scrivevo questo breve profilo biografico,
gli ho chiesto:
ricominceresti da capo senza
cambiare nulla? Lui mi ha
risposto: “Certo che
accetterei. Ma cancellerei
la parentesi della prigionia
in Germania e la perdita di
mio padre sotto le bombe. La
vita mi ha dato tanto ed io
le sono grato insieme alla
Provvidenza che mi ha
guidato, aiutato e
sorretto, facendomi
acquisire una esperienza
favolosa. Ringrazio anche il
dono della capacità di
volgere in gioco le più
crudeli avversità, di
comunicare col pubblico, in
un sapiente dosaggio di
ruoli. La mia vita è un
romanzo multicolore, bello,
reso affascinante dalla
moltitudine di soggetti
incontrati e trattati”.
Credo, alla luce di quanto
raccontato, che questo
illustre giuliese, 87enne ed
ancora in attività, abbia
una miscela esplosiva di
estro e di calcolo, di
impulsività e scetticismo,
condito dalla
spregiudicatezza che
accomuna molti giuliesi
conosciuti fino ad ora.
Eppure non c’è stato
interlocutore più amabile,
agguerrito e conversatore di
lui, uno che si reputa
“artigiano” della penna, un
cronista chiaro
nell’esposizione dei fatti
raccontati. Che magnifico
istrione questo Lino
Manocchia! Credo che la
Città di Giulianova lo debba
onorare con un encomio
pubblico per aver portato il
lavoro e la laboriosità di
noi giuliesi fuori dai
confini internazionali.
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