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Gigino Falconi, la maternità |
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Giulianova e...,
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I
collaboratori della Rivista |
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Padre Gabriele Marinucci
Un giuliese al vertice dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi |
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di
Giovanni Mosca |
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Ezio Marinucci,
nacque a
Giulianova
il 5 marzo 1916 da
Giuseppe e Carmela
D’Angelo. Di statura
media, occhi e
capelli castani, era
il fratello maggiore
di Luigi, Ivo ed
Elvira; sin da
fanciullo si
dimostrò incline
alla devozione,
esprimendo la
volontà di divenire
missionario e
mostrando una
spiccata vocazione
al Sacerdozio.
-
Durante i primi
percorsi scolastici
di base, Ezio
maturò, dinanzi alla
statua della
Madonna dello
Splendore,
la sua vocazione
religiosa che si
concretizzò nel 1931
grazie al mons.
Leopoldo Giardini,
priore-parroco di
Montegranaro,
oratore di chiara
fama, chiamato a
Giulianova per
tenere la
predicazione delle
tre ore di agonia
nel Venerdì Santo,
che persuase il
giovane giuliese a
seguire la vita
ecclesiastica.
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Padre Gabriele Marinucci |
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con Papa Paolo VI, Roma
1963 |
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Il 2 novembre 1931, alla
tenera età di quindici anni,
il giovane Ezio entrò
ufficialmente tra i PP.
Agostiniani Scalzi nel
convento di S. Agostino di
Monte S. Martino in
provincia di Macerata,
ricevuto da p. Serafino
Marchionni.
-
Un distacco molto duro per
l’intera famiglia che vedeva
in lui un “punto di forza”,
soprattutto per la madre
Carmela, che nel dargli il
bacio di addio gli disse:
“Ti fai sacerdote
Agostiniano, ma mi togli
venti anni di vita!”.
-
Compiuti lodevolmente gli
studi di Scuola media e di
ginnasio, il 28 agosto del
1934 vestiva l’abito
religioso e si chiamava fr.
Gabriele Arcangelo. Il primo
settembre dell’anno seguente
prendeva i voti religiosi e
quasi al termine dei suoi
studi teologici, compiuti a
Roma, il 13 luglio 1941,
all’età di 25 anni, fu
ordinato sacerdote, vantando
il primato di essere stato
il primo della parrocchia
della Natività di Giulianova
Lido ad indossare l’abito
ecclesiastico.
-
Lo stesso anno, tornato
nelle Marche, fu subito
assegnato dai superiori al
convento “Madonna della
Misericordia” di Fermo con
il delicatissimo incarico di
cappellano dell’ospedale
civile “Augusto Murri” della
stessa città. Nonostante i
fattivi impegni, riuscì a
frequentare
contemporaneamente per un
anno anche le scuole del
ven. Seminario
Arcivescovile, per
completare i suoi studi.
-
Proprio nella cittadina
marchigiana, per ben 22 anni
si è impegnato al meglio
delle sue energie,
consacrando il suo operato
apostolico in mezzo a chi
soffre, raggiungendo grandi
traguardi durante lo
svolgimento delle diverse
mansioni e compiti che hanno
saputo manifestare lo zelo e
l’instancabilità di chi si è
dedicato interamente al
servizio di Dio e delle
Anime.
-
Fu infatti direttore del
Terz’Ordine Agostiniano,
direttore dal 1947 al
novembre del 1964 del
periodico mensile “Voce
Fraterna” da lui stesso
ideato e fondato, confessore
ordinario e straordinario di
più monasteri,
vice-cappellano per più mesi
delle carceri giudiziarie di
Fermo, commissario
provinciale delle Marche del
suo Ordine (nel 1949 fu
chiamato dai superiori
dell’Ordine e fino al 1954
tenne quell’ufficio, nel
quale fu poi rieletto nel
1960), assistente regionale
per le Marche degli orfani
di guerra e donatore di
sangue insignito degli onori
della medaglia di bronzo.
-
Eclatante fu l’episodio,
avvenuto presso la struttura
carceraria di Fermo, nel
quale si ricorda la
richiesta di un ergastolano
di morire accompagnato dal
sorriso di padre Gabriele.
-
Padre Gabriele è stato tra
l’altro autore di alcune
pubblicazioni stenografiche
su p. Serafino Marchionni,
indimenticabile Maestro ed
inventore di un pratico
sistema stenografico,
illustre figura che viene
ricordata anche grazie ad un
volume scritto dallo stesso
padre Gabriele e Danilo
Interlenghi, di cui si
contano più edizioni.

-
Nel dicembre del 1963, padre
Gabriele viene nominato
Superiore generale dei pp.
Agostiniani Scalzi da parte
del Capitolo generale. Viene
infatti nominato Priore
generale dell’Ordine dai
suoi confratelli a primo
scrutinio; l’elezione
gratificò tutti
nell’aspettativa di avere
una guida sicura e paterna
per il bene e la prosperità
dell’Ordine, padre Gabriele
era una persona ritenuta da
tutti affabile, caritatevole
e colta. Ecco perché la
cittadinanza fermana, pur
nella gioia di una
meritevole ed ambita
promozione, vide
nell’assenza di padre
Gabriele Marinucci un vuoto
quasi incolmabile. Al Rev./mo
padre, giunsero tantissime
congratulazioni nonché la
propiziatrice apostolica
Benedizione da parte dello
stesso Pontefice Papa
Giovanni XXIII.
-
Come massima autorità di un
Ordine religioso, prese
parte al Concilio Ecumenico
Vaticano II, indetto da Papa
Giovanni XXIII e continuato
con successo da Papa Paolo
VI; si ricordano di lui
diverse missioni all’estero
tra le quali amava
maggiormente ricordare
quelle nei Paesi del centro
Europa, in Olanda, in
Danimarca, in Turchia e in
Terra Santa. Meritevole di
ricordo è uno dei viaggi
evangelici durante il regime
comunista negli anni ’70
nell’allora Cecoslovacchia,
dove nella città di Praga,
durante tutti i suoi
spostamenti fu costantemente
seguito dalla polizia
politica, nonostante avesse
deciso di indossare l’abito
civile per meglio
confondersi tra la gente
togliendosi per la prima
volta, come lui stesso ha
più volte raccontato,
l’abito dell’Ordine.
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Nella seconda metà degli
anni sessanta, soggiornò in
Brasile dove, avendo
ereditato da una nobile
famiglia di Rio de Janeiro
un grande possedimento
terriero con annesso
poderosa villa, trasformò il
tutto in una delle
principali strutture al
servizio della comunità
cattolica cristiana.
-
Nello stesso Brasile, padre
Gabriele festeggiò, nel
1966, il 25° anniversario di
sacerdozio celebrando due
messe solenni
rispettivamente a Rio de
Janeiro il 13 luglio e a Bom
Jardim il 17 luglio.
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Molto legato ai suoi cari e
alla sua terra natale, padre
Gabriele non rinunciava mai
a trascorrere parte delle
sue ferie estive fra gli
affetti familiari a
Giulianova, dove di rito
erano previste visite al
santuario della Madonna
dello Splendore e, se in
concomitanza con la sua
permanenza, la fattiva
partecipazione ai solenni
festeggiamenti in onore di
Maria
SS.ma del Portosalvo.
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Confessore straordinario di
molteplici Istituti
ecclesiastici della capitale
a fine mandato di Priore
Generale dell’Ordine, fu
incaricato quale economo che
accettò con la sua solita
umiltà, trasferendosi dalla
Curia generalizia degli
Agostiniani Scalzi di Piazza
Ottavilla a Roma alla Curia
provincializza di via del
Corso, dove continuò la sua
intensa attività apostolica.
-
Attiva fu la sua
collaborazione alla
struttura di “telefono
amico”, servizio telefonico
anonimo rivolto alle persone
in cerca aiuto psicologico,
dove padre Gabriele con la
sua semplicità, il bagaglio
culturale e le molteplici
esperienze di vita, riusciva
a risolvere i più svariati
problemi dei bisognosi.
Ammalato da tempo ai bronchi
e gravemente debilitato
dalle cure a cui era
sottoposto, fu ricoverato
d’urgenza per un principio
di collasso all’ospedale S.
Giacomo di Roma dove, dopo
vari accertamenti, gli fu
diagnosticato un serio
problema alla vena aorta.
Trasportato presso la
struttura ospedaliera del S.
Camillo per essere
sottoposto all’intervento
alla vena aorta, durante la
degenza pre operatoria, la
notte del 20 febbraio 1980,
all’età di 64 anni fu colto
da un fatale infarto, che
gli costò la vita.
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La camera ardente fu
allestita presso la stessa
struttura ospedaliera dove
padre Gabriele morì, e
numerose furono le visite di
autorità civili ed
ecclesiastiche, come
numerosissime furono le
presenze alla cerimonia
funebre che si svolse nella
capitale presso la Curia
generalizia degli
Agostiniani Scalzi.
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Le sue spoglie furono
riportate nella sua terra
natale di Giulianova dove
tuttora posano.
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