La Nostra copertina: Camillo Fait nasce a Milano dove ha modo di seguire le lezioni di Aligi Sassu e l’influenza del Maestro è ancora visibile nel suggestivo uso espressionista del colore. Inizia come scultore e decoratore di ceramica per poi passare alla pittura che è attualmente la sua attività predominante. Ha partecipato a diversi concorsi a carattere nazionale riscuotendo premi e segnalazioni. Sue opere si trovano in collezioni in Italia e in Finlandia, Portogallo, Olanda, Francia e Germania. Attualmente ha aperto uno studio che è insieme Galleria d’Arte Contemporanea in via Castorani 7/9 a Giulianova alta. Marialuisa De Santis
Rivista "Madonna dello Splendore n.25
Giulianova, 22 aprile 2006
Stampato da Media 085.8071422
Mosciano Sant'Angelo.
     

Con la presente pubblicazione si festeggia il venticinquesimo anniversario della rivista della "Madonna dello Splendore" di Giulianova

Via della Rocca
 
di Sonia Aloisi
A ridosso della splendida abbazia benedettina di San Giovanni in Venere, nei pressi di Fossacesia, vive un ulivo millenario che recenti studi con il C 14 fanno risahre all’epoca di Costantino il Grande: una bell’età anche per una pianta notoriamente longeva, giunta in Italia al seguito dei coloni greci e la cui presenza nella nostra regione è attestata fin dal V secolo a.C..
 
Simbolo di prestigio e ricchezza, la sua storia si identifica da sempre con la civiltà mediterranea fin da quando la lancia della dea Atena, durante una mitica tenzone, fece germogliare l’albero sempre verde dai gustosi frutti.
 

 

Cerimonia dell’unzione carismatica del Re. Manoscritto dell’inizio del sec. XIV (Bibliothèque Nationale, Paris)

 

Serie Democratica emessa dalle Poste Italiane il 1 ottobre 1945 raffigurante un ramoscello di Ulivo.

 
Celebrato da Omero, presente nei riti di imbalsamazione dell’antico Egitto, nell’alimentazione ed illuminazione quotidiana, nella cosmesi e nei riti sacri di molte religioni, l’olio esprime l’essenza di una cultura millenaria di cui la scienza moderna ha dimostrato gli indubbi benefici. Oggi le varietà più diffuse nella nostra provincia sono leccino, frantoio, dritta, tortiglione, carboncella e castiglionese da cui si ricava l’olio Pretuziano D.O.P. delle colline teramane.
In via della Rocca c’era, situato al piano terra sotto l’abitazione dei proprietari, il frantoio della famiglia Massei, con un secondo ingresso su via del Popolo. L’ubicazione in pieno centro storico, come il 46,1% degli impianti familiari di questo tipo per la lavorazione conto terzi, fra il 1800 ed il 1900, secondo un’indagine della Comunità Montana zona N Cermignano (Te), evidenzia che l’asse portante dello sviluppo economico della società artigianale è il nucleo abitato che si attrezza per soddisfare il consumo dell’area urbana. In loco, infatti, non viene prodotto solo olio, ma oggetti in ferro legno e rame da veri e propri virtuosi, personaggi che hanno animato con il loro lavoro i vicoli della nostra città.
Frantoio di via della Rocca. Foto di Osvaldo De Fabiis
Mille voci, suoni cadenzati e rintocchi di campane si rincorrevano fra Sant’Anna, la Misericordia e Sant’Antonio insieme al cicaleccio fitto fitto del gioco della campana.
Verso la fine di ottobre, con il freddo alle porte, si rispolveravano preti e bracieri; lu trappet di via della Rocca riapriva i battenti e tutt’intorno cominciava ad aleggiare il denso profumo delle olive spremute: era il momento dell’olio nuovo con il pane fresco e le patate cotte sotto la cenere.
Al tramonto, fra l’andirivieni dei sacchi di olive, sotto le nere volte del frantoio, il fuoco proiettava un magico teatrino di ombre sui mattoncini delle pareti; in vena di confidenze, tra una salsiccia alla brace ed un bicchiere di vino, si facevano due chiacchiere sui trucchi del mestiere ed i raccolti memorabili, mentre si aspettava l’olio da portare a casa. Puntuale mio nonno Fernando arrivava con la “provvista” dentro le damigiane, subito sistemate in cantina vicino alla legna ed alle bottiglie di pomodoro.
Il progresso tecnologico si sa non conosce soste, ma le antiche origini della frangitura hanno lasciato traccia di sé nell’etimo del nostro blasonatissimo trappet, che ci riporta all’antica Grecia, alla tràpeza, il latino trapétum, pietra sottoposta al macino, usata, appunto, per spremere le olive. Alcuni dei modelli più antichi del V secolo a.C. sono stati portati alla luce nei pressi di Olinto; il pensiero della Grecia evoca il ricordo del mitico professore Pino Faranda, grande estimatore della nostra cucina, dalla cui raccolta “Gastronomia teramana” apprezziamo questa gustosa ricetta, tipico piatto servito ai lavoranti del frantoio.