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- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
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Stampato da Media 085.8071422
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Mosciano Sant'Angelo.
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Santa
Maria a Mare. Il portale
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di Stefania Segreti
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Foto di Pierino Santomo
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Le
più recenti informazioni sul portale in questione vanno rinvenute nel
volume intitolato Dalla valle del Fino alla valle del medio e alto
Pescara edito nel 2003, ormai sesto contributo di un lungo progetto
editoriale risalente agli anni Ottanta del secolo scorso. Vari sono gli
spunti offerti da questa ultima opera a partire dal ricco apparato
fotografico che da sempre contraddistingue la bellissima collana dei
Documenti dell’Abruzzo teramano e del quale ci serviremo, in questo
scritto, per istituire confronti e proporre eventuali ipotesi.
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Del
tutto indirette ma decisamente illuminanti si presentano le notizie
riguardanti il portale di Santa Maria a Mare accomunato a quello della
chiesa di Santa Maria in Colleromano esistente a Penne, da precise
caratteristiche di stile e da una similare stesura iconografica.
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S.
Maria a Mare, Giulianova, Portale (particolare) |
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Quest’ ultimo, ci appare infatti una sorta di modello iniziale rispetto
a quello giuliese sviluppatosi con una maggiore disinvoltura ornamentale
e da un assetto più armonico e definito anche nelle varie parti
dell’opera, come se le maestranze e un ignoto operatore di quell’epoca,
avessero adottato, sulla base di un prototipo precedentemente
sperimentato, una variante visivamente più leggera nel riprendere il
consueto connubio tra mondo vegetale e animale, nel sistemare secondo
una grammatica decorativa dialetticamente più compiuta
tralci, festoni, capitelli.
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In
tali esemplari le differenze sono minime riscontrabili nella diversa
posizione della Madonna
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con
il Bambino poste in entrambe le lunette dei due portali, nella esatta
replica delle formelle
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situate nell’intradosso dei due archi, varianti fra loro per un maggior
numero di inserti floreali rispetto a quelli figurati, nei vari girali
differentemente ornati.
Vorremmo introdurre questa nostra breve analisi basandoci non
necessariamente sulle analogie o differenze, ravvisabili evidentemente
nel confronto diretto dei molteplici manufatti della cosìddetta Scuola
Atriana, quanto piuttosto su di un fondante principio di ripetitività,
istituito tra la fine Ottocento e l’inizio del secolo successivo dallo
storico dell’arte viennese Alois Riegl caratterizzante tutta l’arte
decorativa.
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S.
Maria a Mare, Giulianova, Portale (particolare) |
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Lo
studioso inserisce questo tema, dall’andamento stereotipato, poco
incline ai mutamenti di uno stile personale, e per questo minoritario,
in un contesto storico amplissimo riannodando insieme i «fili tagliati
in mille pezzi» partendo dalla lontanissima preistoria per poi passare
attraverso le civiltà preclassiche medio orientali (Egitto,
Mesopotamia), nella Grecia arcaica, classica ed ellenistica, a Roma e
nella tarda Antichità per esser poi ereditato dalla civilizzazione
bizantina ed islamica, sino al Rinascimento europeo.
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In
questo lungo viaggio egli ripercorre, con dinamiche e successivi
sviluppi, il complesso evolversi di questa specifica modalità espressiva
attribuendogli una dignità pari a quella delle arti figurative.
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Il
dispiegarsi di una morfologia e di una sintassi dell’elemento vegetale,
che dal papiro passa dal loto alla palmetta, all’acanto e all’edera, ci
offre l’opportunità di ritornare al nostro ambito locale introducendo,
tra le argomentazioni finora esposte, l’operato di Ignazio Carlo Gavini.
Attento studioso, della cultura abruzzese ha il pregio di aver riportato
in auge le testimonianze architettoniche del nostro passato, dall’anno
Mille al Cinquecento, ma anche quello di aver condotto, con molto
perizia una indagine accurata dell’arte decorativa esistente in quel
periodo.
Egli infatti, costruisce a poco a poco un vocabolario ornamentale molto
ricco, del quale si serve per rintracciare artefici, scuole e stili
differenti del passato.
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S.
Maria a Mare, Giulianova, Portale (particolare) |
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A
questo proposito, prenderemo in esame la palmetta atriana un
motivo molto ricorrente nel lessico di Gavini, presente nel portale di
Santa Maria a Mare in quello di Colleromano e in altri
manufatti ancora.
Elemento inconfondibile della Scuola Atriana appunto che all’inizio del
Trecento, in una nuova ripresa dell’attività edilizia ecclesiastica e
civile, genera la foglia di palma la quale precisa l’autore “raramente è
stilizzata a masse che la facciano somigliare all’acanto spinoso”.
Un chiaro passaggio dalla natura all’arte in cui lo studioso individua
“un nuovo genere di palma che ha qualche somiglianza con la felce e
prende forme caratteristiche della scuola di Atri che chiamerò palmetta atriana (perché costituisce un elemento che troveremo
ripetuto nella maggior parte dei monumenti della scuola atriana) ha
forme ristrette alla base e si sviluppa come un doppio pettine ai lati
della nervatura centrale, allargandosi con frastagliature acute fino al
ripiegamento, dove sembra cambiare natura”9.
Vorremmo concludere commentando positivamente il lavoro svolto da Carlo
Ignazio Gavini autore di una complessa vita delle forme ancora tutta da
riscoprire.
- Note
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Cfr. F. Aceto,
Chiesa di Santa Maria in
Colleromano, in “Dalla valle del Fino alla valle del medio e
alto Pescara”, DAT VI, I, Teramo, Fondazione Cassa di Risparmio
della Provincia di Teramo, 2003, pp. 378-382; sempre nello
stesso volume vedi F. Gandolfo, Madonna con il Bambino.
Chiesa
di Santa Maria in Colleromano. Penne, pp. 431-433.
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Si tratta della ghiera superiore del
portale uguale a quella esistente nel secondo ingresso della
cattedrale di Atri. Cfr. le fig. 544 e 545 del secondo volume di
I. C. Gavini, Storia dell’Architettura in Abruzzo, Pescara, Costantini Editore, 1980. Vedi anche l’intervento di F. Bologna
dal titolo Altar maggiore. Cattedrale di San Massimo. Penne, in
“Dalla valle del Fino alla valle del medio e alto Pescara”, op. cit., pp. 406-417.
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Il portale di Santa Maria a Mare e quello
di Santa Maria in Colleromano hanno ognuna diciotto diverse
formelle. In quelle di Giulianova i riquadri floreali sono
quattro, in quelle di Penne sono invece otto.
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Alois Riegl nasce a Linz (Austria) nel
1858 muore prematuramente nel 1905. Pubblica nel 1891 Antichi
tappeti orientali, nel 1893 da alle stampe Problemi di stile,
dove sviluppa la storia analitica dell’arte decorativa.
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Cfr. la voce
Ornato in “Enciclopedia
Universale dell’Arte”, Novara, Istituto Geografico De Agostini,
voll. X, coll. 237272, curata principalmente da E. Battisti e
contenente un ricco corredo di motivi e simboli ornamentali
nelle coll. 266-270. Sempre in questo volume e precisamente
nella prima foto posta in alto a sinistra della tav. 139, figura
una finestra dell’abside della Chiesa di Saint-Pierre a Aulnay
in Francia del XII secolo, dove possiamo notare dei complessi e
filiformi intrecci vegetali nei quali si muovono alcune
figurette umane, aventi una posa molto simile a quello che si
arrampica, tutto solitario, a sinistra del racemo più grande
posto nella Chiesa di Santa Maria a Mare di Giulianova e che
ritroviamo anche nel già citato secondo portale di Atri.
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Si
tratta della Storia dell’Architettura in Abruzzo, uscita nel
1927 per i tipi Bestetti e Tumminelli in soli due volumi e
recensita da Armando Venè sulla rivista Architettura e arti
decorative del 1928, A. VIII, nov., fasc.III, pp. 143-144. Per i
riferimenti e citazioni successive ci serviremo dell’opera
completa in tre volumi ristampata nel 1980 da Costantini
Editore, Pescara.
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Gavini ha coniato una terminologia degli
elementi decorativi e architettonici che ritroviamo nelle
pagine dei tre volumi della sua Storia dell’Architettura. Ne
ricordiamo alcune come la palmetta del martirio, la palmetta a
pannocchia, la palma diritta quella ad acroterio.
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In Gavini, op. cit. p. 241-242.
9 Op.
cit. p. 241.
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