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- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
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Stampato da Media 085.8071422
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Mosciano Sant'Angelo.
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Maria
di Nazareth, gli Attributi e le Arti in Suo onore
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di
Enrico Borgatti
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L’argomento che espongo si presterebbe ad una sterminata dissertazione
che investe – oltre l’aspetto direttamente filosofico-religioso – quelli
storico-sociale ed artistico-culturale. Mi limito invece a raccogliere
una piccola messe di osservazioni sulla base di un’esperienza artistica,
culturale e didattica mia personale. Parto da una constatazione di
fondo: Maria è il nome di donna più diffuso
nell’Occidente
(in Italia vi sono ben due milioni e mezzo di donne così chiamate).
Tale risonanza mondiale merita un approfondimento dell’ètimo utile ad
introdurre l’enorme ventaglio di attributi diretti e indiretti che esso
riversa in àmbito musicale e artistico in genere. Si può risalire al
sànscrito devanagari Mrja (= purezza), mentre
l’egiziano Mrjt (= la graziosa, la beneamata) porta
ab origine i concetti di “grazia” (fusione di
eleganza, semplicità, dolcezza) e di “amore” (desiderio del bene). C’è
poi l’ebraico Mirjam e la prima donna con questo
nome pare sia stata la sorella di Mosè. Dunque il nome fu importato
dall’Egitto nei giorni dell’Esodo.
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Successivamente si diffonderà in modo straordinario: comunissimo, ad
esempio, fra le donne ebree al tempo di Gesù.
Nelle Litaniae Mariae – vera e propria summa
di attributi – ne troviamo alcuni “etimologici”: (Mater) divinae
gratiae, purissima, castissima, immaculata, amabilis,
admirabilis; (Regina) sine macula originali concepta.
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Il
nome dovette piacere alle donne d’Israele a motivo di qualche accezione
seducente per il loro sesso, ad esempio “la Diletta”. Scomposto nelle
sue due sillabe (Mar e yam) significherebbe anche
“Illuminatrice del mare” o, con metafora equivalente, “Stilla (o Stella)
del mare”. Naturalmente il nome è passato al greco Mαpíαv al
latino Maria. Il canto Tota pulchra esalta
il tema della bellezza mariana, con diretto riferimento al Cantico dei
Cantici:
“Tutta bella sei, amica mia; in te nessuna macchia” (Ct 4, 7).
Aurelio Agostino († 430) sostiene che la
pulchritudo convenisse a Maria poiché “la stessa bellezza
del corpo fu un’immagine dell’anima”.
Fra le Litanie troviamo Stella matutina. I tre “attributi
primarî” (sanscrito-egizî) sembrano dunque generarne un quarto, che ci
riguarda molto da vicino: lo Splendore (che c’è di
più splendente della grazia e dell’amore?). La luminosa apparizione
della Madonna il 22 aprile 1557 a Giulianova
ha favorito nei secoli un interesse che appare tuttora vivace, persino
al di là dell’aspetto squisitamente religioso e cultuale. La
pubblicazione (ormai venticinquennale) del nostro Annuario
ne è fertilissimo esempio attuale. Ma già nel Salmo 45 si canta il
Re come “il più bello tra i figli dell’uomo” e vede la Regina “tutta
splendente” (vv 3, 14). Piu’ tardivamente c’è persino una descrizione
dettagliata delle fattezze di Maria; si citano a tal proposito il poeta
latino Venanzio Fortunato (sec. VI), lo scrittore bizantino Andrea di
Creta († 740) e il monaco agiògrafo Epifànio di Costantinopoli († c.
802): “Di statura media, mora, con i capelli biondi, gli occhi chiari di
media grandezza, le sopracciglia grandi, il naso medio, mani e dita
lunghe”. Si osservi come la tradizione iconografica occidentale ne
esprima in ricche variazioni la corporis (pulchritudo),
mentre la mystica è dipinta nelle icone d’Oriente.
Litanie appropriate: Rosa mystica, Causa nostrae
laetitiae. Certuni (come Padre Mariangelo da Cerqueto) ritengono
l’arte mariana d’Occidente “minacciata da un certo naturalismo,
in quanto vi prevale l’aspetto umano”; mentre “quella orientale accentua
la grazia e santità, talvolta a scàpito della bellezza fisica”. Ma una
cosa è certa (sono tutti d’accordo!): “Maria è la Donna più raffigurata”
nelle arti visive.
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Fig.5 / 6 / 7
-Anonimo,
ritratto di G.B. Pergolesi - Milano. W. A. Rieder, Franz Liszt -
Vienna. Codice riccardiano, Dante Alighieri - Firenze. |
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In
architettura,
“immense moli di pietra sono state erette per Lei: cattedrali di marmo o
piccole cappelle di montagna”. Nôtre Dame di Parigi, Cattedrale di
Chartres (Francia), Duomo di Milano (con la “Madonnina” sulla guglia più
alta), Madonna delle Grazie (Teramo), SS.Annunziata
(Giulianova), Maria SS.Assunta (Roseto) e migliaia d’altre in ogni parte
del mondo. “È la Donna che ha più case a disposizione di ogni altra
donna: sono Sue, a Lei dedicate ed offerte”. Architetti ed inventori
incogniti; ma anche grandi personalità come Luciano Laurana (1420-79),
il Bramante († 1514), Carlo Maderno († 1629), Gian Lorenzo Bernini (†
1680), Filippo Juvarra († 1736) e tantissimi altri risultano autori per
Lei di “mirabili euritmie spaziali”.
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Nella
scultura
di
tutti i tempi nessuna donna ha un posto più importante di Maria; dai
lapicidi medievali all’arte romanica e gotica, fino all’estetismo
rinascimentale di Donatello Bardi, di Jacopo della Quercia, del
Sansovino: legno, pietra e marmo sono al Suo servizio [fig.4].
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In
pittura
le
raffigurazioni non si contano: dai deliziosi “primitivi” Cimabue (ca.1245-1309),
Duccio di Buoninsegna (ca.1250-1318), Giotto di Bondone (ca.1267-1337),
A. Lorenzetti (†1348), Simone da Bologna (sec.XIV), Gentile da Fabriano
(ca.1370-1427) e il Beato Angelico (†1455), fino a celebri umanisti come
Leonardo da Vinci (1452-1519) e Vittore Carpaccio
(1455-1526) [fig.2], Raffaello Sanzio (1483-1520), il Correggio († 1534)
e Tiziano Vecellio (†1576); poi i “riformati” Albrecht Dürer
(1471-1528) [fig.1] e Rembrandt Van Rijn (sec.XVII), ma anche il
Perugino (†1523) e il Caravaggio (†1610), Andrea del Sarto (1486-1530)
ed El Greco (1541-1614); infine Henri Matisse (1869-1954) e Marc Chagall
(1887-1985).
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La
musica
e la
poesia
non
sono da meno: laudi, canzoni, oratorî e tragedie di musicisti come G. P.
da Palestrina (1525-94) e Giovanni Battista Pergolesi
(1710-36) [fig.5], G. Rossini (1792-1868) e Franz Schubert
(1797-1828) [fig.6], Ch.-Fr. Gounod (sec.XIX), G. Verdi (1813-1901)
e L. Perosi (1872-1956). Costoro ed innumerevoli altri non rinunciarono
a musicare l’Ave Maria: “Quale donna al mondo ha
tanti musicisti e cantanti quanto Lei?”.
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Ancor
più fiorente è la letteratura poetica. Basti citare Efrem Siro (sec.IV)
e Sedulio (sec.V), Prudenzio (†613) e il Mechitar (1676-1749), Jacopone
a Todi (†1396) e Lope de Vega (1562-1635), Dante Alighieri
(1265-1321) [fig.7] e Paul Claudel (18681955). Vi sono anche poeti
celeberrimi, ma poco ortodossi dal punto di vista morale cristiano, che
non han potuto fare a meno di trattar di Lei: basti pensare ai
trecentisti Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, a J. W. Goete
(1749-1832) e a lord Byron (1788-1824).
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Desidero qui concludere con un’ultima osservazione alquanto ovvia: Maria
di Nazareth è la donna più studiata fra tutte. E’
anche in questo caso un elenco infinito da potersi fare: mi limito a
personaggi come Ireneo (sec.II), Ambrogio (sec.IV) e Agostino (354-430),
Basilio il Grande e Cirillo di Gerusalemme (sec.IV), Giovanni Crisòstomo
(† 407) e Giovanni Damasceno († 749), Leone I Magno (†461) e Gregorio I
il Grande († 604), Anselmo d’Aosta (†1109) e Bernardo di Clairvaux (†
1153), Alberto Magno (†1280) e Tommaso d’Aquino (sec.XIII), Bonaventura
da Bagnorea (sec. XIII) e Pietro Canisio (sec.XVI), Lorenzo da Brindisi
(†1619) e Francesco di Sales (†1622), Pierre de Bérulle (†1629),
Jean-Jacques Olier (1608-57), Alfonso M. de’ Liguori (†1787).
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Tra
di essi notiamo i più insigni Dottori della Chiesa, celebri in certi
casi anche per una trattazione scientifica oltre che morale e religiosa.
Questo scritto è il mio umile omaggio.
- Note
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P. Mariangelo da Cerqueto, Maria - la donna
sempre più viva, E.F.I., Perugia 1985, pp.31-4.
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S. Benvenuti, Come ti chiami?, Club degli
Editori, Milano 1979, p.61. O. Sala, Dizionario dei Nomi,
A. Vallardi Ed., Milano 1998, pp.223-6.
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V. Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Giuseppe
Flavio (storico ebraico esseno, 37-103 d.C.).
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Il
termine viene dal greco litaueia
(= súpplica) passato al latino litania (= preghiera púbblica).
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Libro della Bibbia, che significa il canto per
eccellenza. E stato fittiziamente attribuito al Re Salomone
(sec.X a.C.): la lingua ìndica l’epoca del ritorno dall’esilio
babilonese e la data di composizione è in genere fissata al sec.IV
a.C. Letteralmente è un poema d’amore con due personaggi
principali: lo Sposo e la Sposa. Nell’allegoria è descrizione
dei rapporti di Jahvé col suo popolo (tradizione ebraica) o
delle nozze di Cristo con la Chiesa (tradizione cristiana).
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PMdC, Dichiarazioni d’amore a Maria,
E.F.I., Perugia 2002, p.17.
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Recenti studî anticiperebbero al 1547 la
miracolosa apparizione. Cfr. S. Di Diodoro, AnnuarîMdS n.16-1997
(p.21) e n. 24-2005 (p.117). Rimando a questi due corposi saggi
chi volesse approfondire la questione.
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PMdC, op. cit., 2002, p.17.
-
Id., op. cit., 1985, pp.21-2.
-
Id., op. cit., 1985, p.22.
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