La Nostra copertina: Camillo Fait nasce a Milano dove ha modo di seguire le lezioni di Aligi Sassu e l’influenza del Maestro è ancora visibile nel suggestivo uso espressionista del colore. Inizia come scultore e decoratore di ceramica per poi passare alla pittura che è attualmente la sua attività predominante. Ha partecipato a diversi concorsi a carattere nazionale riscuotendo premi e segnalazioni. Sue opere si trovano in collezioni in Italia e in Finlandia, Portogallo, Olanda, Francia e Germania. Attualmente ha aperto uno studio che è insieme Galleria d’Arte Contemporanea in via Castorani 7/9 a Giulianova alta. Marialuisa De Santis
Rivista "Madonna dello Splendore n.25
Giulianova, 22 aprile 2006
Stampato da Media 085.8071422
Mosciano Sant'Angelo.
     

Con la presente pubblicazione si festeggia il venticinquesimo anniversario della rivista della "Madonna dello Splendore" di Giulianova

Maria di Nazareth, gli Attributi e le Arti in Suo onore
 
di Enrico Borgatti
 
L’argomento che espongo si presterebbe ad una sterminata dissertazione che investe – oltre l’aspetto direttamente filosofico-religioso – quelli storico-sociale ed artistico-culturale. Mi limito invece a raccogliere una piccola messe di osservazioni sulla base di un’esperienza artistica, culturale e didattica mia personale. Parto da una constatazione di fondo: Maria è il nome di donna più diffuso nell’Occidente[1] (in Italia vi sono ben due milioni e mezzo di donne così chiamate)[2]. Tale risonanza mondiale merita un approfondimento dell’ètimo utile ad introdurre l’enorme ventaglio di attributi diretti e indiretti che esso riversa in àmbito musicale e artistico in genere. Si può risalire al sànscrito devanagari Mrja (= purezza), mentre l’egiziano Mrjt (= la graziosa, la beneamata) porta ab origine i concetti di “grazia” (fusione di eleganza, semplicità, dolcezza) e di “amore” (desiderio del bene). C’è poi l’ebraico Mirjam e la prima donna con questo nome pare sia stata la sorella di Mosè. Dunque il nome fu importato dall’Egitto nei giorni dell’Esodo.
 
Fig. 1 - A. Dürer, Maria e l’Adorazione dei Magi (1504) – Firenze - Fig. 2 - V. Carpaccio, Sant’Agostino nello studio (1503) – Venezia
Fig.3-Chiesa “Madonna delle Grazie”-Teramo.   Fig.4-A.M.d.F., Statua della Madonna (1917)–Fátima (P).
Successivamente si diffonderà in modo straordinario: comunissimo, ad esempio, fra le donne ebree al tempo di Gesù[3]. Nelle Litaniae Mariae – vera e propria summa di attributi – ne troviamo alcuni “etimologici”: (Mater) divinae gratiae, purissima, castissima, immaculata, amabilis, admirabilis; (Regina) sine macula originali concepta[4].
Il nome dovette piacere alle donne d’Israele a motivo di qualche accezione seducente per il loro sesso, ad esempio “la Diletta”. Scomposto nelle sue due sillabe (Mar e yam) significherebbe anche “Illuminatrice del mare” o, con metafora equivalente, “Stilla (o Stella) del mare”. Naturalmente il nome è passato al greco Mαpíαv al latino Maria. Il canto Tota pulchra esalta il tema della bellezza mariana, con diretto riferimento al Cantico dei Cantici[5]: “Tutta bella sei, amica mia; in te nessuna macchia” (Ct 4, 7). Aurelio Agostino († 430) sostiene che la pulchritudo convenisse a Maria poiché “la stessa bellezza del corpo fu un’immagine dell’anima”[6]. Fra le Litanie troviamo Stella matutina. I tre “attributi primarî” (sanscrito-egizî) sembrano dunque generarne un quarto, che ci riguarda molto da vicino: lo Splendore (che c’è di più splendente della grazia e dell’amore?). La luminosa apparizione della Madonna il 22 aprile 1557 a Giulianova[7] ha favorito nei secoli un interesse che appare tuttora vivace, persino al di là dell’aspetto squisitamente religioso e cultuale. La pubblicazione (ormai venticinquennale) del nostro Annuario ne è fertilissimo esempio attuale. Ma già nel Salmo 45 si canta il Re come “il più bello tra i figli dell’uomo” e vede la Regina “tutta splendente” (vv 3, 14). Piu’ tardivamente c’è persino una descrizione dettagliata delle fattezze di Maria; si citano a tal proposito il poeta latino Venanzio Fortunato (sec. VI), lo scrittore bizantino Andrea di Creta († 740) e il monaco agiògrafo Epifànio di Costantinopoli († c. 802): “Di statura media, mora, con i capelli biondi, gli occhi chiari di media grandezza, le sopracciglia grandi, il naso medio, mani e dita lunghe”. Si osservi come la tradizione iconografica occidentale ne esprima in ricche variazioni la corporis (pulchritudo), mentre la mystica è dipinta nelle icone d’Oriente[8]. Litanie appropriate: Rosa mystica, Causa nostrae laetitiae. Certuni (come Padre Mariangelo da Cerqueto) ritengono l’arte mariana d’Occidente “minacciata da un certo naturalismo, in quanto vi prevale l’aspetto umano”; mentre “quella orientale accentua la grazia e santità, talvolta a scàpito della bellezza fisica”. Ma una cosa è certa (sono tutti d’accordo!): “Maria è la Donna più raffigurata” nelle arti visive.

Fig.5 / 6 / 7 -Anonimo, ritratto di G.B. Pergolesi - Milano. W. A. Rieder, Franz Liszt - Vienna. Codice riccardiano, Dante Alighieri - Firenze.
In architettura, “immense moli di pietra sono state erette per Lei: cattedrali di marmo o piccole cappelle di montagna”. Nôtre Dame di Parigi, Cattedrale di Chartres (Francia), Duomo di Milano (con la “Madonnina” sulla guglia più alta), Madonna delle Grazie (Teramo), SS.Annunziata (Giulianova), Maria SS.Assunta (Roseto) e migliaia d’altre in ogni parte del mondo. “È la Donna che ha più case a disposizione di ogni altra donna: sono Sue, a Lei dedicate ed offerte”. Architetti ed inventori incogniti; ma anche grandi personalità come Luciano Laurana (1420-79), il Bramante († 1514), Carlo Maderno († 1629), Gian Lorenzo Bernini († 1680), Filippo Juvarra († 1736) e tantissimi altri risultano autori per Lei di “mirabili euritmie spaziali”[9].
 
Nella scultura di tutti i tempi nessuna donna ha un posto più importante di Maria; dai lapicidi medievali all’arte romanica e gotica, fino all’estetismo rinascimentale di Donatello Bardi, di Jacopo della Quercia, del Sansovino: legno, pietra e marmo sono al Suo servizio [fig.4].
 
In pittura le raffigurazioni non si contano: dai deliziosi “primitivi” Cimabue (ca.1245-1309), Duccio di Buoninsegna (ca.1250-1318), Giotto di Bondone (ca.1267-1337), A. Lorenzetti (†1348), Simone da Bologna (sec.XIV), Gentile da Fabriano (ca.1370-1427) e il Beato Angelico (†1455), fino a celebri umanisti come Leonardo da Vinci (1452-1519) e Vittore Carpaccio (1455-1526) [fig.2], Raffaello Sanzio (1483-1520), il Correggio († 1534) e Tiziano Vecellio (†1576); poi i “riformati” Albrecht Dürer (1471-1528) [fig.1] e Rembrandt Van Rijn (sec.XVII), ma anche il Perugino (†1523) e il Caravaggio (†1610), Andrea del Sarto (1486-1530) ed El Greco (1541-1614); infine Henri Matisse (1869-1954) e Marc Chagall (1887-1985).
 
La musica e la poesia non sono da meno: laudi, canzoni, oratorî e tragedie di musicisti come G. P. da Palestrina (1525-94) e Giovanni Battista Pergolesi (1710-36) [fig.5], G. Rossini (1792-1868) e Franz Schubert (1797-1828) [fig.6], Ch.-Fr. Gounod (sec.XIX), G. Verdi (1813-1901) e L. Perosi (1872-1956). Costoro ed innumerevoli altri non rinunciarono a musicare l’Ave Maria: “Quale donna al mondo ha tanti musicisti e cantanti quanto Lei?”[10].
 
Ancor più fiorente è la letteratura poetica. Basti cita­re Efrem Siro (sec.IV) e Sedulio (sec.V), Prudenzio (†613) e il Mechitar (1676-1749), Jacopone a Todi (†1396) e Lope de Vega (1562-1635), Dante Alighieri (1265-1321) [fig.7] e Paul Claudel (1868­1955). Vi sono anche poeti celeberrimi, ma poco ortodossi dal punto di vista morale cristiano, che non han potuto fare a meno di trattar di Lei: basti pensare ai trecentisti Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, a J. W. Goete (1749-1832) e a lord Byron (1788-1824).
Desidero qui concludere con un’ultima osservazione alquanto ovvia: Maria di Nazareth è la donna più studiata fra tutte. E’ anche in questo caso un elenco infinito da potersi fare: mi limito a personaggi come Ireneo (sec.II), Ambrogio (sec.IV) e Agostino (354-430), Basilio il Grande e Cirillo di Gerusalemme (sec.IV), Giovanni Crisòstomo († 407) e Giovanni Damasceno († 749), Leone I Magno (†461) e Gregorio I il Grande († 604), Anselmo d’Aosta (†1109) e Bernardo di Clairvaux († 1153), Alberto Magno (†1280) e Tommaso d’Aquino (sec.XIII), Bonaventura da Bagnorea (sec. XIII) e Pietro Canisio (sec.XVI), Lorenzo da Brindisi (†1619) e Francesco di Sales (†1622), Pierre de Bérulle (†1629), Jean-Jacques Olier (1608-57), Alfonso M. de’ Liguori (†1787).
Tra di essi notiamo i più insigni Dottori della Chiesa, celebri in certi casi anche per una trattazione scientifica oltre che morale e religiosa. Questo scritto è il mio umile omaggio.
Note
[1] P. Mariangelo da Cerqueto, Maria - la donna sempre più viva, E.F.I., Perugia 1985, pp.31-4.
[2] S. Benvenuti, Come ti chiami?, Club degli Editori, Milano 1979, p.61. O. Sala, Dizionario dei Nomi, A. Vallardi Ed., Milano 1998, pp.223-6.
[3] V. Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Giuseppe Flavio (storico ebraico esseno, 37-103 d.C.).
[4] Il termine viene dal greco litaueia (= súpplica) passato al latino litania (= preghiera púbblica).
[5] Libro della Bibbia, che significa il canto per eccellenza. E stato fittiziamente attribuito al Re Salomone (sec.X a.C.): la lingua ìndica l’epoca del ritorno dall’esilio babilonese e la data di composizione è in genere fissata al sec.IV a.C. Letteralmente è un poema d’amore con due personaggi principali: lo Sposo e la Sposa. Nell’allegoria è descrizione dei rapporti di Jahvé col suo popolo (tradizione ebraica) o delle nozze di Cristo con la Chiesa (tradizione cristiana).
[6] PMdC, Dichiarazioni d’amore a Maria, E.F.I., Perugia 2002, p.17.
[7] Recenti studî anticiperebbero al 1547 la miracolosa apparizione. Cfr. S. Di Diodoro, AnnuarîMdS n.16-1997 (p.21) e n. 24-2005 (p.117). Rimando a questi due corposi saggi chi volesse approfondire la questione.
[8] PMdC, op. cit., 2002, p.17.
[9] Id., op. cit., 1985, pp.21-2.
[10] Id., op. cit., 1985, p.22.