La Nostra copertina: Camillo Fait nasce a Milano dove ha modo di seguire le lezioni di Aligi Sassu e l’influenza del Maestro è ancora visibile nel suggestivo uso espressionista del colore. Inizia come scultore e decoratore di ceramica per poi passare alla pittura che è attualmente la sua attività predominante. Ha partecipato a diversi concorsi a carattere nazionale riscuotendo premi e segnalazioni. Sue opere si trovano in collezioni in Italia e in Finlandia, Portogallo, Olanda, Francia e Germania. Attualmente ha aperto uno studio che è insieme Galleria d’Arte Contemporanea in via Castorani 7/9 a Giulianova alta. Marialuisa De Santis
Rivista "Madonna dello Splendore n.25
Giulianova, 22 aprile 2006
Stampato da Media 085.8071422
Mosciano Sant'Angelo.

 

     

Con la presente pubblicazione si festeggia il venticinquesimo anniversario della rivista della "Madonna dello Splendore" di Giulianova

Aria di mare, sanità di corpo.
La talassoterapia a Giulianova dall’Ospizio Marino
alla colonia “Rosa Maltoni Mussolini”

di Sandro Galantini

3. - La colonia “Rosa Maltoni Mussolini”

Pressoché nello stesso torno di tempo sempre a Giulianova veniva definendosi uno dei progetti più ambiziosi dell’Istituto Nazionale di Assistenza Magistrale “Rosa Maltoni Mussolini”, istituito con Regio decreto n. 1231 del 16 giugno 1927 per svolgere opera di previdenza ed assistenza economica ai maestri elementari ed ai direttori didattici, garantendo altresì ai bisognosi ed alle loro famiglie l’erogazione di borse di studio ma soprattutto facilitazioni per cure climatiche, coerentemente a precise linee educative e igieniche.
L’ I.N.A.M., che aveva nell’attivissimo Francesco Bascone il suo direttore generale, già nel primo anno di esercizio, quindi nel 1928, aveva dato avvio – iniziando dalla residenza trentina di San Cristoforo al Lago, in comune di Pergine, e quindi con la colonia temporanea di Nocera Umbra, in provincia di Perugia - ad un intenso programma finalizzato alla realizzazione, acquisizione od uso in comodato di strutture ricettive, a carattere non necessariamente permanente, per appositi trattamenti climatici, bandendo contestualmente un concorso per mille posti gratuiti e 300 semigratuiti, riservati a ragazzi d’età compresa tra i 7 e i 14 anni, tutti figli di insegnanti elementari, per le colonie marine o montane presenti nel territorio nazionale.
Giulianova, 1935. Maestranze della ditta Albani impegnate nei lavori di costruzione della colonia “Rosa Maltoni Mussolini”
 
Nel 1932, a soli quattro anni dalla sua istituzione, l’I.N.A.M. - in aggiunta alle strutture di San Cristoforo, alla colonia di Nocera Umbra ed ai convitti di Assisi e di Anagni - poteva contare sulle colonie climatiche di Lerici, Formia e di San Colombano al Collio, oltre che sulla “casa del maestro” a Silvi Marina, un immobile originariamente adibito a pensione, acquistato nel 1931 dal locale podestà Tommaso De Rosa e quindi, proprio nel 1932, opportunamente adeguato per le specifiche esigenze postulate dalla nuova e diversa destinazione[1].
Rimaneva tuttavia ancora irrealizzato il più ambizioso progetto dell’I.N.A.M.: quello cioè di dare vita ad un grande complesso da ubicare appositamente lungo il litorale teramano, particolarmente apprezzato dai vertici dell’ente per l’ampiezza dell’arenile ma anche per la levigatezza e sabbiosità del fondo marino. Una sorta di “città dell’infanzia”, insomma, modellata sugli imponenti complessi edificati dal PNF, o su committenza di grandi industrie, in grado di offrire ospitalità anche a mille e più bambini. Come, per rimanere al litorale adriatico, la colonia “Novarese” di Rimini, folta di 900 posti letto, ma più ancora come la “Bolognese”, pure realizzata nella città romagnola, i cui vastissimi ambienti potevano comodamente ospitare 2 mila ragazzi.
Un desiderio a lungo vagheggiato dai vertici dell’I.N.A.M. ma che, il 27 maggio 1932, avrebbe valicato la mera prospettazione per misurarsi sul piano della realizzazione concreta. In quella data, infatti, un personaggio col quale ci siamo già imbattuti, il dovizioso industriale Cesare Migliori, comunicava al podestà di Giulianova Domenico Trifoni la volontà di donare a favore dell’I.N.A.M. circa 2 mila mq. di arenile in proprietà onde realizzare, nel primo anniversario della morte del fratello Ernesto, una colonia marina permanente.
L’ ente, che con intuibile entusiasmo accettò formalmente la generosa donazione il 22 agosto successivo, affidò subito ad un tecnico molisano dipendente del ministero della Pubblica Istruzione, l’ingegnere Alberto Ricci, la stesura del relativo progetto,  approvato - ma limitatamente alla parte centrale del complesso, che prevedeva una capienza di 125 bambini per turno a fronte di una spesa di 300 mila lire - il 21 novembre 1933.
Fine anni Trenta. La colonia “Maltoni Mussolini” di Giulianova
Ostavano infatti, per dare esecuzione compiuta all’intero disegno, le dimensioni dell’area, ritenute insufficienti. A provvedere fu allora, e nuovamente, il commendator Migliori, che con atto del 21 febbraio 1934 dispose la cessione a titolo gratuito di altri 3.600 mq. di terreno, dichiarandosi disposto per il futuro, se necessario, ad ulteriori donazioni, nulla presagendo della morte che lo avrebbe colpito poco più tardi, il 16 marzo, nella sua residenza romana.
Il nuovo atto di liberalità garantiva pertanto la definitiva messa a punto del progetto, che qui come altrove (ma con la significativa eccezione rappresentata dalla coeva colonia “Stella maris” di Montesilvano[2]), conformandosi alla manualistica tipologica ed architettonica predisposta dal Regime[3], si risolveva in segni chiaramente riconoscibili.
Come l’impostazione su stilemi lineari, compositivi di un linguaggio estremamente funzionale aderente alla semplicità richiesta dal competente ministero, e la pianta che sembra segnare a terra, in modo inequivocabilmente celebrativo, la lettera M chiaramente allusiva a Mussolini[4].
La sollecita approvazione intervenuta sul nuovo e definitivo progetto dava a sua volta avvio - sempre nel corso del 1934 e con la solerte supervisione di Giuseppe Valignani di Turri, segretario particolare del ministro Bottai - ai relativi lavori, affi­dati alla ditta Cesare Albani e Fratelli di Giulianova.
Sincronicamente, su progetto affidato al geometra Bruno Ravaglioli, l’amministrazione podestarile retta da Alfonso De Santis deliberava la realizzazione della strada litoranea lunga 924 metri e larga 10, progenitrice dell’attuale lungomare Zara nord, destinata a collegare la nuova colonia al piazzale Fiume d’Italia, oggi piazza Renato Vuillermin[5], seguendo peraltro l’avvenuta ultimazione dei lavori di bonifica e la messa a dimora sull’intero litorale, tra il 12 marzo e il 9 giugno sempre del 1934, di oltre 4 mila pini marittimi.
Con l’intervento di due ulteriori donazioni disposte dalla vedova Gilda Migliori, rispettivamente il 26 gennaio 1935 e il 26 gennaio 1936, fu quindi possibile edificare tre padiglioni con 12 camerate e relativi servizi, dormitori per il personale e per le vigilatrici, sale di ricreazione, servizi di cucina e mensa con idonei servizi idro-sanitari, più un padiglione destinato ad infermeria e locali ad uso lavanderia.
L’ entrata in funzione della colonia “Rosa Maltoni Mussolini”, in assoluto il più grande complesso posseduto in Italia dall’I.N.A.M., che peraltro aveva rinunziato a dare ulteriore seguito ad un progetto cantierato ad Ostia sin dal 1932 facendo convergere ogni energia e tutte le risorse disponibili su Giulianova, si ebbe nell’estate del 1936, precedendo di qualche mese l’ultimazione del lungomare monumentale.
L’ attività della nuova e grandiosa struttura ("Dinanzi al mar maestosa / s’erge Maltoni Mussolini Rosa", avrebbe scritto in un impeto lirico il poeta giuliese De Merolis), capace a pieno regime di accogliere quasi mille persone, prendeva il suo abbrivo con l’attivazione di due turni di un mese ciascuno per un totale di 770 ospiti[6], di qui innanzi sotto la direzione della fiduciaria abruzzese dell’ente, la professoressa santomerese Annina Ramoni, e con l’assistenza medica affidata alla dott.ssa Adele Pisani[7].
Il pomeriggio del 16 marzo 1937, a tre anni esatti dalla scomparsa di Cesare Migliori, negli ampi locali della colonia l’on. Francesco Bascone procedeva allo scoprimento di un’artistica lapide che nelle intenzioni doveva eternare, con la bella epigrafe dettata personalmente dal direttore generale dell’I.N.A.M., il ricordo del munifico giuliese[8].
Un doveroso tributo per chi, come nel 1935 aveva scritto Francesco Manocchia nel volume Figli migliori di nostra terra, aveva realmente e sinceramente dedicato alla struttura "tutto il suo autorevole interessamento", ma del quale oggi - come per molti altri sensibili benefattori, dal de Bartolomei al Ventilii - nessuno sembra serbare più memoria.
 
Note
[1] 19 Si veda in proposito l’articolo di Francesco Bascone, La “Casa del maestro” di Silvi Marina, in «I diritti della scuola», a. XXXII [1932], n. 20.
[2] Sulla “Stella maris” di Montesilvano, splendido esempio di architettura dell’epoca, ma anche per riferimenti alla “Maltoni Mussolini” di Giulianova, vedasi Lorenzo Papponetti, La colonia marina a Montesilvano, Pescara, Tracce, 2003.
[3] In argomento Maurizio Morandi, L’ analisi storica per una rico­noscibilità dei luoghi, in Una trasformazione inconsapevole. Progetti per l’Abruzzo adriatico (1922-1945), a cura di Maurizio Morandi, Roma, Gangemi Editore, 1992, p. 18.
[4] Per una sintetica ma pur appagante ricognizione dell’archi-tettura fascista in Abruzzo, con riferimenti anche alle colonie marine e a Giulianova, si veda Raffaele Giannantonio, Tra memoria ed oblio. Tracce di architettura “fascista” in Abruzzo, in «Oggi e Domani», a. XXVII [1999], n. 9, pp. 27-32 e Id., Viaggio nella memoria breve (1920-’40): architetture a Stoccolma, Rotterdam, Helsinki e Pescara, in «Oggi e Domani», a. XXVIII [2000], n. 9-10, pp. 3-6.
[5] Sandro Galantini, Giulianova com’era, Pescara, Paolo de Siena editore, 2001, p. 148.
[6] Per le fasi genetiche della colonia “Rosa Maltoni Mussolini” si rimanda all’accuratissimo lavoro di Umberto Borghi, Cinquant’anni di solidarietà magistrale, Roma, Ente Nazionale di Assistenza Magistrale, 1998, pp. 167-169.
[7] Sandro Galantini, Giulianova com’era, cit., p. 148.
[8] «Il Solco», 24 marzo 1937.