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- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
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Stampato da Media 085.8071422
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Mosciano Sant'Angelo.
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Aria di mare, sanità di corpo.
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La
talassoterapia a Giulianova dall’Ospizio Marino
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alla colonia “Rosa Maltoni Mussolini”
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di Sandro Galantini
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1. –
La terapia fisica nel dibattito e nelle applicazioni di primo Ottocento
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Vivace era stato, nel corso del primo Ottocento, il dibattito in ambito
medico sui rimedi da utilizzare nella cura delle spesseggianti malattie
infettivo-contagiose. Ancora lontani dalla scoperta degli antibiotici, e
di fatto caracollante il cammino delle ricerche biologiche e
microbiologiche, i rimedi prescritti, e sui quali si registrava una
convergenza di opinioni, sarebbero rimasti ancora e per lungo tempo
limitati a soluzioni tutto sommato palliative e poco efficaci nel
contrastare la brutalità di patologie gravi e spessissimo esiziali,
ascrivibili a situazioni di grave compromissione ambientale, ad
inveterate abitudini di vita, alla mono e sottoalimentazione.
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A
fronte perciò degli inappaganti risultati conseguiti in una casistica
ampia e articolata che comprende, ma non esaurisce, le febbri gastriche
e intermittenti, il “cholera-morbus” e soprattutto la tubercolosi, tornò
a proporsi la vis medicatrix naturae, cioè la terapia
basata sul rafforzamento delle difese organiche da conseguire attraverso
la sostituzione o l’aggiunta alla polifarmacia sintomatica di agenti
fisici.
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Le
risorse naturali esistenti - mare, montagna, clima, sole - entravano
così a pieno titolo nelle pratiche terapeutiche del tempo che, per
diffuso convincimento, si riteneva giovassero a contrastare, se non a
debellare, taluni stati morbosi tra i quali l’anemia, la tubercolosi
polmonare, la malaria cronica e particolarmente la scrofola, una forma
di tubercolosi delle linfoghiandole superficiali.
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Non
si trattava, per vero, di una novità. Già Albinovano Cornelio Celso - in
linea con analoghi orientamenti espressi da Plinio, Areteo di Cappadocia
e molti altri ancora - aveva messo in relazione clima marino e
tubercolosi, consigliando ai malati lunghi viaggi sul mare. E nel secolo
XVIII, in un suo lavoro sulla Tabe Glandolare, Riccardo
Russel aveva proposto l’acqua di mare come rimedio efficace, anticipando
un lavoro del Cocchi, autore peraltro nel 1750 di un Trattato sui
bagni di Pisa uscito per i tipi della Stamperia Reale di
Firenze, avente ad oggetto una Dissertazione sopra l’uso esterno
appresso agli antichi dell’acqua fredda sul corpo umano.
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Minore, ma del pari risalente, era stata l’attenzione riservata
all’elioterapia, attualizzata nel 1769 dall’aba-te Lazzaro Spallanzani
che ne sosteneva l’azione battericida.
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È,
insomma, entro queste coordinate che, oltralpe, si collocano non solo
una produzione scientifica progressivamente vivace afferente la
climatoterapia montana, l’aeroterapia, le baropatie, la fotoelioterapia
e la talassoterapia, che avrà nei vari Laënnec, Edwards, Miquel,
Wiedasch, Lalessque, Guilbert i più accorti ricercatori e sostenitori,
ma anche le prime prove di applicazione.
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Nel
1818, infatti, i bambini poveri e linfatici di Nimes vengono inviati
alle cure marine di Cette, e quattro anni dopo sorge uno stabilimento a
Dieppe. Poco più tardi si attivano i primi sanatori alpini: quello di
Goerbersdorf, in Slesia, fondato dal Brehemers e quello di Falkenstein
sul Reno; ma anche in Norvegia, a Gansdal, sui Pirenei orientali e
soprattutto a Davos, nell’Engandina, destinato a durevole e cosmopolita
fama.
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Regolamento dell’Ospizio Marino di Giulianova approvato
dalla Congregazione di Carità di Teramo il 21 luglio 1904 |
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Se il
primo documento italiano riguardante la talassoterapia è costituito dal
Regolamento per il buon servizio e il buon ordine dei bagni di
mare approntato nel 1822 dal Governo Toscano, tuttavia sul piano
delle realizzazioni concrete sarà Trieste a godere di un innegabile
diritto di primogenitura inaugurando nel 1823 uno stabilimento
galleggiante per bagni marini.
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Due
anni dopo anche Viareggio si dotava di una analoga struttura che, come
quella triestina, non oltrepassava però i limiti di un generico
approccio al problema. Ad accogliere e diffondere le più scaltrite
esperienze rampollate all’estero saranno soprattutto il patavino
Giuseppe Pianelli, autore nel 1833 di un Manuale dei bagni di mare,
ed Augusto Guastalla, che nel suo Studio sull’acqua di mare
edito nel 1842 sosteneva con maggior vigore l’efficacia della
talassoterapia nella cura della scrofola, donde, nel 1849, la proposta
avanzata da un medico-patriota successivamente morto di tisi, il
livornese Edoardo Bargagli, di convertire uno dei lazzaretti presenti
nella sua città in nosocomio marino per la cura della tisi ma anche
delle malattie scrofolose e rachitiche sia negli adulti che nei bambini,
secondo un progetto - purtroppo non portato ad esecuzione - che
prevedeva il ricovero dei pazienti in camerette singole prospicienti il
mare.
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Maggiore fortuna avrà invece un altro medico egualmente toscano, il
fiorentino Giuseppe Barellai, che aveva sostenuto, in una memoria letta
all’Accademia medico fisica di Firenze nel 1853, l’assoluta necessità di
inviare al mare gli scrofolosi e i rachitici, procurando di pubblicare
l’anno successivo presso Le Monnier il volume Degli ospizi marini
gratuiti per gli scrofolosi. Nello stesso anno il Barillai che
avrebbe speso trent’anni della sua vita alla fondazione ed alla
propaganda degli ospizi marini - istituiva a Firenze un comitato per la
realizzazione di un ospedale pediatrico, riuscendo nel 1856 a condurre a
Viareggio, con l’ospitalità offerta dalle terziarie dell’Ordine dei
Servi di Maria presso il loro convento, i primi tre bambini affetti da
scrofola per sottoporli a terapie basate su bagni di sole e di mare.
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Finalmente il 14 ottobre 1861 fu posta la prima pietra dell’Ospizio vero
e proprio alla presenza del principe di Piemonte e del duca d’Aosta, in
rappresentanza del re Vittorio Emanuele II, al cui nome la struttura
sanitaria fu intitolata.
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Agosto 1918. I bambini del primo turno
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ospiti dell’Ospizio Marino di Giulianova
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L’
edificio, poi noto come “Palazzo delle Muse” e progettato da Giuseppe
Poggi, fu terminato nel 1869, affiancandosi ad un altro analogo nel
frattempo sorto a Lucca. "Cominciarono chetamente - osservava Niccolò
Tommaseo -le mandate dè teneri infermi a Viareggio, provvisti di vitto
sano; e i bagni regolati e ogni cosa: e il mare, che suole chiamarsi
infido, rispose fedelmente alla buona opinione che di lui concepì la
scienza e la carità, e in breve fece vedere, più che principii di
guarigione, quasi prodigi di cure. Invitati dal buon esito, anco gli
agiati ci vanno; e la retta non grave di lire sessanta, che pagan essi,
è rinfranco ai più provetti". L’iniziativa del solerte medico toscano,
che riceveva da subito l’autorevole avallo della prestigiosa società
medico-chirurgica di Bologna trovando altresì entusiasti sostenitori in
alcuni importanti clinici dell’epoca, dal torinese Giuseppe Berruti al
veneziano Moisé Raffaello Levi al milanese Gaetano Pini, in un breve
lasso di tempo sarebbe stata riproposta in altre località da appositi
comitati cittadini mediante la raccolta di fondi e sovente col soccorso
di enti pubblici.
È così che gli ospizi marini, dopo la Toscana, puntuano progressivamente
la fascia marittima della Liguria, dove si attiva l’impianto di Voltri,
e del Lazio (Anzio). Ma è soprattutto lungo le coste dell’Adriatico che
si assiste alla straordinaria gemmazione di impianti talassoterapici.
Dopo Trieste e l’altrettanto pionieristica iniziativa presa nel 1833 al
Lido di Venezia, si avranno via via analoghe strutture a Porto Corsini
di Ravenna, a Rimini, Riccione, Pesaro, Fano e infine - pretermettendo
tutto il litorale adriatico centro-meridionale compreso tra le Marche
anconetane e la Puglia barese -Santa Cesarea, in provincia di Lecce.
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* Al
dott. Alessandro Braccili, paziente e disponibile oltre ogni misura,
vanno i miei ringraziamenti per la collaborazione offerta relativamente
all’apparato iconografico.
Note
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Sulle iniziative toscane, cfr. Stefano Giampaoli, Vita di
sabbie ed acque. Il litorale di Massa. 1500-1900, Massa,
Palazzo di S. Elisabetta, 1984.
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Le colonie della Toscana,
Pisa, Ed. ETS, 1993.
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