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- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
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Stampato da Media 085.8071422
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Mosciano Sant'Angelo.
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Aria di mare, sanità di corpo.
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La
talassoterapia a Giulianova dall’Ospizio Marino
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alla colonia “Rosa Maltoni Mussolini”
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di Sandro Galantini
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2. -
Genesi e vicende dell’Ospizio Marino di Giulianova
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Scontando ritardi e trascuratezze, l’Abruzzo sarebbe stato lungamente
assente da questo scenario folto di passionato impegno e generose
realizzazioni.
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Non è
perciò sorpresa che Gennaro Finamore, esemplare figura di medico ed
igienista originario di Gessopalena, nel volume significativamente
intitolato L’ Abruzzo come stazione climatica
uscito presso il Carabba nel 1884, in linea con ormai prevalenti e
consolidati orientamenti scientifici tornasse a polarizzare l’attenzione
sui "rapporti esistenti tra il clima e i fenomeni biologici", con
specifica attenzione a quelli "che si riferiscono alla vita ed alla
salute dell’uomo", elencando quindi una serie di stati morbosi -
dall’anemia alla scrofola, dalla malaria cronica alla tubercolosi
polmonare - per i quali sarebbe stato opportuno, e comunque fonte di
apprezzabile giovamento, il trattamento climatico, sia montano che
marino.
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La
rinvigorita attenzione riservata al tema, che aveva visto impegnato come
efficace corifeo il Finamore, ma anche il preoccupante tasso di
mortalità riscontrabile in Abruzzo tra i bambini a causa della scrofola,
avrebbero sollecitato l’intervento, l’anno successivo, dell’anziano
senatore teramano Vincenzo Irelli. Questi infatti, facendosi parte
attiva e diligente nel Comitato di beneficenza sorto a Teramo e
presieduto dal genero, il parlamentare Giuseppe Cerulli-Irelli, il 15
dicembre del 1885 comunicava al presidente della Congregazione di
carità del capoluogo aprutino, Berardo Costantini, il suo desiderio di
realizzare sul litorale, promettendo la somma di 6 mila lire, un ospizio
marino.
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L’
iniziativa, resa pubblica, avrebbe coinvolto nemmeno un mese dopo un
altro generoso e munificopersonaggio, questa volta giuliese: l’ingegnere
Gaetano de Bartolomei.
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Estate 1921. Bagni di sole per la sezione femminile
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all’Ospizio Marino di Giulianova
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Colto
rampollo di una antichissima famiglia onusta di illustri presenze,
attivamente impegnato nella vita pubblica della città, più volte
assessore e consigliere comunale, membro tra i più solerti della
Congregazione di carità, il de Bartolomei, mediante una sua lettera
pubblicata il 20 gennaio 1886 sul “Corriere Abruzzese”, appalesava
l’intenzione di cedere per il progettando ospizio marino mezzo ettaro di
un suo terreno ubicato sulla spiaggia di Giulianova in contrada
Fattinotte, poco meno di un chilometro a meridione del fiume Salinello.
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La
donazione del generoso ingegnere giuliese - che peraltro due anni prima,
con altrettanta liberalità, aveva disposto la cessione a favore della
Congregazione di carità cittadina di immobili e rendite anche della
defunta sorella Rachele onde formare e alimentare un istituto di
beneficenza - veniva formalizzata il successivo 1 agosto presso lo
studio del notaio Favacchia, e pertanto, grazie anche alle 6 mila lire
messe a disposizione dal senatore Irelli, nel 1888 si poteva finalmente
procedere alla posa della prima pietra, proprio quando le statistiche
contabilizzavano nella regione 127 decessi tra i bambini, quattro in più
rispetto all’anno prima, proprio a causa della scrofola.
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Tuttavia, la sincronica entrata in vigore del cosiddetto Codice
sanitario Paglioni-Crispi, che imponeva regole e limiti
stringenti all’operato delle congregazioni di carità, così come i nuovi
assetti contenuti nella successiva e conseguente legge n. 6972 del 1890,
determinarono - anche a causa di altre difficoltà d’ordine
amministrativo ma più ancora finanziario - il ristagno dei lavori, donde
il deciso intervento dei due comitati, quello teramano di beneficenza
che, sensibilizzando la cittadinanza con una serie di conferenze e
pubblicazioni, raccolse tramite sottoscrizioni, e mise quindi a
disposizione, 464 lire, e l’altro provinciale di Carità, fondato dal
veneziano conte Emmanuele Contin, che contribuì con la cospicua somma di
6 mila lire.
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L’Ospizio Marino di Giulianova nei primi anni Trenta |
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A
questi si aggiunse, gareggiando in generosità, uno tra i maggiori
esponenti della grande proprietà terriera, Giuseppe Savini, che offrì
mille lire mentre la Congregazione di carità di Teramo integrò i fondi
con 7.746 lire del proprio bilancio.
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La
concomitante azione di soggetti privati e pubblici, giovò in maniera
determinante alla ripresa sollecita dei lavori che, poco dopo la loro
ultimazione, resero possibile, il 21 agosto 1897, procedere
all’inaugurazione ufficiale dell’Ospizio Marino di Giulianova, il primo
- e almeno fino al 1905 l’unico - presente non solo in Abruzzo ma in
tutta la fascia adriatica compresa tra Fano e il Salento.
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La
nuova struttura - che ogni anno, dal primo giugno fino a tutto a agosto,
ospitava e sottoponeva ai trattamenti talassoterapici nei primi 45
giorni le fanciulle, e nei successivi 45 i giovanetti, tutti comunque
provenienti da famiglie artigiane, contadine e in ogni caso
economicamente disagiate della provincia - si sarebbe rivelata efficace,
sebbene non risolutiva, nel fronteggiare la decisa recrudescenza
dell’endemia tubercolare in Abruzzo che, tra il 1900 ed il 1902, avrebbe
cagionato la morte, con vistosa impennata rispetto al triennio
precedente,
di 2.054 individui,
mentre le febbri tifoidi e le polmoniti, nello stesso torno di anni,
provocavano il decesso rispettivamente di 615 e 2.908 persone:
una lunga scia di lutti e sofferenze che, nelle fredde cifre
statistiche, non mancava di coinvolgere il segmento più vulnerabile
della popolazione, quello infantile.
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Non
sorprende perciò l’interesse riservato alla struttura giuliese, ancora
l’unica - ricordava nella sua comunicazione il dottor Carlo Ferranti
- negli oltre 140 chilometri della riviera abruzzese, in occasione del I
Congresso medico Regionale abruzzese-molisano organizzato nel settembre
1905 a Chieti per accertare e convalidare le nuove acquisizioni sulla
terapia fisica della tubercolosi, ma anche per perorare l’im-portanza
medico-terapeutica della regione.
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Tuttavia diversi mesi prima del convegno teatino, il 15 gennaio 1905,
una dettagliata e severa relazione, quella compilata dal dottor Gaetano
Manca, commissario prefettizio in sostituzione del destituito consiglio
d’amministrazione della Congregazione di carità teramana, in qualche
maniera ne aveva opacizzato l’immagine di officina sanatoriale rilevando
come l’Ospizio fosse ormai ridotto "alle umili condizioni di un semplice
stabilimento balneare, una volta che i malati rachitici e scrofolosi che
chiedono di curarsi […] costituiscono il minor numero, quasi
trascurabile, di fronte a quello di coloro che vengono ivi accolti per
fare i bagni di mare, benché né rachitici, né scrofolosi".
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Estate 1932. Nella foto D’Antonio gli esercizi dei
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ragazzi ospiti dell’Ospizio Marino
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In
effetti, l’anno passato - quindi nel 1904 - i bambini che avevano fatto
domanda di gratuita ammissione erano stati 99, tra i quali solo due o
tre affetti da scrofola. Ed inoltre sempre secondo il Manca non
difettavano, per l’estensiva e certo non disinteressata interpretazione
data al nuovo regolamento approvato il 21 luglio del 1904,
né i privilegiati né i raccomandati, rilevandosi la presenza dei figli
di due noti cattedratici romani inviati ai bagni proprio nell’Ospizio
Marino.
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La
sostanziale diminuzione di affezioni, in uno con la sistematica e
disinvolta violazione dei regolamenti, avrebbe spinto Gaetano Manca a
prospettare per l’Ospizio giuliese, ormai ridotto a semplice colonia
marina, la diversa destinazione a sanatorio.
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Saranno le meste esigenze derivanti dal conflitto mondiale del ’15-’18,
con la lunga sequela di drammi privati e collettivi, a frangere ogni
altra e diversa prospettiva per l’Ospizio Marino suggellando, con
significativo vulnus della originaria funzione ma
in linea con quanto nel periodo accade per analoghe strutture, la sua
destinazione a colonia marina.
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La
decisione aveva preso le mosse all’indomani della costituzione -
sollecitata dall’Ufficio centrale di Roma - di una Sezione teramana del
Fascio Nazionale Femminile, il cui comitato direttivo, presieduto da
Emma Scandalibene Michetti, nell’adunanza del 27 giugno 1918 aveva
accolto la proposta della vice presidente Rita Montani-Crugnola di
trasformare il complesso per l’appunto a luogo di soggiorno marino per i
figli dei militari morti o combattenti. Grazie ad una pubblica
sottoscrizione, alla collaborazione del prefetto di Teramo Raffaele
Rocco e con il consenso della Congregazione di carità, erano stati
avviati sollecitamente i lavori di ristrutturazione, di talché già il 4
agosto successivo, sotto la direzione delle componenti del comitato
promotore, le signore Cesira Scarzelli-Sampò e Rotosilde Fraticelli, e
con la vigilanza assicurata dalle maestre Marzapane e Di Marco oltre che
da alcune suore della congregazione delle Figlie della Carità, due
grandi vetture messe a disposizione gratuitamente dalla Società
“Abruzzo” potevano condurre alla volta di Giulianova i sessanta bambini
del primo turno,
saliti complessivamente a 114 alla fine della stagione estiva.
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Giulianova, 1932. Il refettorio dell’Ospizio Marino |
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Non
deflettendo da questi nuovi schemi, l’Ospizio Marino - ora più
semplicemente colonia balneare - avrebbe accolto 342 ragazzi nel 1919,
285 nel 1920 e 379 nel 1921, facendo contabilizzare fino al 1924 un
totale di 1151 ragazzi, per 22.227 giornate di presenza, a fronte di una
spesa ammontante a 78.300 lire.
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Nel
1925, tuttavia, il complesso - interessato da alcuni lavori di
adeguamento - pativa un nuovo cambio di destinazione, ospitando da
quell’anno e fino al 1927 una sezione distaccata del manicomio di Teramo,
per poi tornare ad accogliere come colonia marina, nel 1928, Piccole
italiane, avanguardisti ed orfani di guerra.
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Il
revirement, che aveva postulato interventi strutturali di una
certa consistenza, era stato sollecitato dal presidente della
Congregazione di carità di Teramo Serafino Mancini, ricevendo sostegno
dal suo omologo giuliese Cesare Migliori e dal fratello di questi, Amato
Alfonso, podestà di Giulianova, che aveva donato all’uopo un’area di
proprietà, mentre il benefattore moscianese Pasquale Ventilii per
l’ampliamento dei locali si era impegnato a concedere gli interessi
maturati su un capitale pari a un milione di lire.
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Si è
d’altronde in pieno clima fascista, e nella nuova Italia mussoliniana
vigoroso è l’impegno - per quanto non esente da preoccupazioni
propagandistiche - nei confronti della gioventù, che si voleva
"preparata nella mente e nel corpo, sana nello spirito e nelle membra".
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E
pertanto il Regime, dando progressiva attuazione ad un programma che per
linee strategiche ed imponenza non aveva eguali nella storia italiana e
che presto avrebbe suscitato ammirazione anche all’estero, si era
impegnato nell’organizzazione di una capillare rete di colonie
climatiche cui indirizzare bambini bisognosi ma fondamentalmente sani,
mentre la cura di specifiche affezioni patologiche veniva demandata agli
ambulatori ed ai sanatori dell’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia,
istituita nel 1925 con competenze specifiche ma anche di coordinamento
dell’azione assistenziale svolta da altri enti pubblici o da privati.
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La
colonia climatica con il Fascismo dismette pertanto le vesti
strettamente terapeutiche, avute in eredità dall’esperienza
ottocentesca, divenendo soprattutto la palestra privilegiata per la
formazione fisica e spirituale dell’“uomo nuovo”.
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Al
loro arrivo i giovani ospiti ricevevano un corredo completo di vestiario
per la permanenza, e quindi - entro le coordinate di una concezione
geometrica e gerarchica dell’infanzia, che però bandiva ogni forma di
discriminazione sociale - venivano inquadrati, avendo riguardo all’età,
allo sviluppo fisico ed alla provenienza geografica, in squadre o
gruppi.
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Esercizi militari e addestramento formale, intensa attività ginnica,
bagni di sole e di mare, momenti ludici e ricreativi e rigoroso rispetto
degli orari (si andava a letto non più tardi delle 21) dovevano servire,
secondo la concezione del tempo, a rafforzare l’apparato fisico ma
anche, attraverso forme di indottrinamento politico, a plasmare il
fascista del futuro.
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Particolare attenzione era riservata all’alimentazione, abbondante - per
aumentare peso e massa muscolare - e variamente articolata, secondo
rigorose tabelle dietetiche. Nei tre pasti giornalieri, infatti, si
prevedevano pasta o riso al brodo, al sugo o al burro. La carne veniva
servita quattro volte per settimana con contorno. Non mancavano poi il
pesce (fresco o conservato), uova, verdure, legumi di stagione,
mortadella suina, formaggi, marmellate, frutta cotta, cioccolata, dolce
domenicale, frutti freschi, sani e ben lavati, ricchi di vitamina D. In
taluni casi venivano effettuate iniezioni energetiche di ferro, fosforo
e iodio.
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Ma
nel 1930, secondando la richiesta avanzata dall’O.N.M.I. di Teramo,
interveniva l’ennesima destinazione d’uso. Mediante i lavori portati a
termine nell’autunno di quell’anno, ammontanti a 353 mila lire, si
trasformava la colonia elioterapica in Istituto permanente di profilassi
antitubercolare,
in connessione funzionale sia con il Consorzio Provinciale
Antitubercolare costituitosi il 28 maggio di due anni prima, e sia con
il Dispensario di Teramo diretto dal dottor Stefano Di Tommaso.
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Non
per ciò cessava il vertiginoso tourbillon dei
cambiamenti, giacché nel 1932, con il rievocativo nome di colonia “Ventilii”,
il complesso viene annoverato tra le 261 colonie climatiche marine
dell’Ente Opere Assistenziali in quell’anno attive nel territorio
nazionale,
ricevendo, nella mattinata del 20 luglio, addirittura la visita del
potente Achille Starace.
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Nel
successivo anno 1933 la colonia, dedicata alla “Principessa di
Piemonte”, a composizione mista grazie ad ulteriori ma non consistenti
lavori, sotto la direzione affidata alla professoressa Aurini disponeva
complessivamente di 300 letti, spogliatoi, lavandini, gabinetti, di un
ampio e illuminato refettorio nonché, ospitata in una vicina palazzina
nei pressi della pineta, di apposita infermeria.
- Note
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Circa l’iter genetico dell’Ospizio Marino di Giulianova cfr.
Sulla scrofola e sugli ospizi marini. Conferenza detta nella
sala comunale di Teramo dal dott. C. Pierannunzi il giorno 22
aprile 1893, in «Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti»,
a. VIII [1893], fasc. VII-VIII, spec. pp. 297-299, e Marcello
Mazzoni, Storia sociale e sanitaria della tubercolosi a Teramo,
in «Notizie dalla Delfico», 1-2/2001, pp. 26-27. Vedasi anche
Riccardo Cerulli, Giulianova 1860, Teramo, “Abruzzo Oggi”, 19682,
pp. 310-311.
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Cfr. Costantino Felice, Il disagio di vivere. Il cibo, la casa,
le malattie in Abruzzo e Molise dall’Unità al secondo
dopoguerra, Milano, Franco Angeli, 1989, p. 107.
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Si veda in proposito Lucia Gorgoni Lanzetta, Stampa socialista
ed istruzione in Abruzzo nell’età giolittiana, in La virtù è
sapere. Cultura, istruzione e socialismo nell’età giolittiana, a
cura di Lino Rossi, Milano, Franco Angeli, 1991, p. 485 nota 10.
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Per questi dati si rimanda a Giuseppe Bolino, L’Abruzzo nelle
inchieste parlamentari.2. L’inchiesta sui contadini del
1906, in «RST. Rassegna di
Studi sul Territorio», a. II [1983], n. 4, p. 20.
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In argomento Giuseppe Bolino, La salute del fanciullo: aspetti
sociologici della mortalità infantile in Abruzzo nel primo
Novecento, in «Regione Abruzzo», 1979 n.s., n. 1, pp. 34-39. La
Statistica delle cause di morte relativamente al 1901 segnala
in Abruzzo un 4,34 per mille di nati-morti; il coefficiente di
probabilità di morte al primo mese di vita viene indicato in un
77,6% (81,2% del Regno), e tra un mese ed un anno in un
raggelante 149,7% (131,9% del Regno).
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Carlo Ferranti, Stazioni climatiche d’Abruzzo e Molise, in Atti
del I° Congresso Medico Regionale degli Abruzzi e del Molise (Chieti
23-24-25 settembre 1905), Lanciano, Stab. Tipografico
Masciangelo, 1906, p. 95.
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Sul congresso teatino cfr. opportunamente Concezio
Alicandri-Ciufelli, Il “I Congresso medico regionale
d’Abruzzo e Molise” a Chieti nel 1905,
in «Abruzzo», a. VI [1968], n.2-3, pp. 487-501.
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Congregazione di Carità di Teramo, Regolamento per l’Ospizio
Marino in Giulianova, Teramo, Stab. Tip. Bezzi e Appignani,
1904.
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Sul punto si rimanda alla relazione di Checchina Arcieri
pubblicata nell’opuscolo Colonia Marina in Giulianova per i
figli dei militari morti o combattenti della città e della
provincia di Teramo, Teramo, Casa del Corriere, 1918.
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Cfr. al riguardo la relazione di Rita Montani-Crugnola
pubblicata nel volume Colonia Marina estate 1921,
Teramo, Soc. Tip. Edit. “Il Risveglio”, 1921, nonché «L’Italia
Centrale», 2223 luglio 1924.
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«Il Popolo Abruzzese», 16 giugno 1925 e Marco Quarchioni, Il
manicomio di Teramo e Marco Levi Bianchini, in «Abruzzo
contemporaneo», a. I [1991], n. 1, p. 160.
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Ne riassume origini ed attività dispiegata nel territorio
provinciale Lori Mangano, L’ Opera Maternità ed Infanzia in
Teramo, in «Italia Fascista», 1935, p. 37.
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Sui lavori ancora in corso se ne veda la notizia ne «Il Solco»,
7 aprile 1930.
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Cfr. «La Rivista illustrata del “popolo d’Italia”», a. X [1932],
n. 9, p. 70.
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«Il Lido», 2 agosto 1932.
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«Il Solco», 2 settembre 1933.
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