La Nostra copertina: Camillo Fait nasce a Milano dove ha modo di seguire le lezioni di Aligi Sassu e l’influenza del Maestro è ancora visibile nel suggestivo uso espressionista del colore. Inizia come scultore e decoratore di ceramica per poi passare alla pittura che è attualmente la sua attività predominante. Ha partecipato a diversi concorsi a carattere nazionale riscuotendo premi e segnalazioni. Sue opere si trovano in collezioni in Italia e in Finlandia, Portogallo, Olanda, Francia e Germania. Attualmente ha aperto uno studio che è insieme Galleria d’Arte Contemporanea in via Castorani 7/9 a Giulianova alta. Marialuisa De Santis
Rivista "Madonna dello Splendore n.25
Giulianova, 22 aprile 2006
Stampato da Media 085.8071422
Mosciano Sant'Angelo.

 

     

Con la presente pubblicazione si festeggia il venticinquesimo anniversario della rivista della "Madonna dello Splendore" di Giulianova

Aria di mare, sanità di corpo.
La talassoterapia a Giulianova dall’Ospizio Marino
alla colonia “Rosa Maltoni Mussolini”
 
di Sandro Galantini
 
2. - Genesi e vicende dell’Ospizio Marino di Giulianova
 
Scontando ritardi e trascuratezze, l’Abruzzo sarebbe stato lungamente assente da questo scenario folto di passionato impegno e generose realizzazioni.
Non è perciò sorpresa che Gennaro Finamore, esemplare figura di medico ed igienista originario di Gessopalena, nel volume significativamente intitolato L’ Abruzzo come stazione climatica uscito presso il Carabba nel 1884, in linea con ormai prevalenti e consolidati orientamenti scientifici tornasse a polarizzare l’attenzione sui "rapporti esistenti tra il clima e i fenomeni biologici", con specifica attenzione a quelli "che si riferiscono alla vita ed alla salute dell’uomo", elencando quindi una serie di stati morbosi - dall’anemia alla scrofola, dalla malaria cronica alla tubercolosi polmonare - per i quali sarebbe stato opportuno, e comunque fonte di apprezzabile giovamento, il trattamento climatico, sia montano che marino.
La rinvigorita attenzione riservata al tema, che aveva visto impegnato come efficace corifeo il Finamore, ma anche il preoccupante tasso di mortalità riscontrabile in Abruzzo tra i bambini a causa della scrofola, avrebbero sollecitato l’intervento, l’anno successivo, dell’anziano senatore teramano Vincenzo Irelli. Questi infatti, facendosi parte attiva e diligente nel Comitato di beneficenza sorto a Teramo e presieduto dal genero, il parlamentare Giuseppe Cerulli-Irelli, il 15 dicembre del 1885 comunicava  al presidente della Congregazione di carità del capoluogo aprutino, Berardo Costantini, il suo desiderio di realizzare sul litorale, promettendo la somma di 6 mila lire, un ospizio marino.
L’ iniziativa, resa pubblica, avrebbe coinvolto nemmeno un mese dopo un altro generoso e munificopersonaggio, questa volta giuliese: l’ingegnere Gaetano de Bartolomei.
Estate 1921. Bagni di sole per la sezione femminile
all’Ospizio Marino di Giulianova
Colto rampollo di una antichissima famiglia onusta di illustri presenze, attivamente impegnato nella vita pubblica della città, più volte assessore e consigliere comunale, membro tra i più solerti della Congregazione di carità, il de Bartolomei, mediante una sua lettera pubblicata il 20 gennaio 1886 sul “Corriere Abruzzese”, appalesava l’intenzione di cedere per il progettando ospizio marino mezzo ettaro di un suo terreno ubicato sulla spiaggia di Giulianova in contrada Fattinotte, poco meno di un chilometro a meridione del fiume Salinello.
La donazione del generoso ingegnere giuliese - che peraltro due anni prima, con altrettanta liberalità, aveva disposto la cessione a favore della Congregazione di carità cittadina di immobili e rendite anche della defunta sorella Rachele onde formare e alimentare un istituto di beneficenza - veniva formalizzata il successivo 1 agosto presso lo studio del notaio Favacchia, e pertanto, grazie anche alle 6 mila lire messe a disposizione dal senatore Irelli, nel 1888 si poteva finalmente procedere alla posa della prima pietra, proprio quando le statistiche contabilizzavano nella regione 127 decessi tra i bambini, quattro in più rispetto all’anno prima, proprio a causa della scrofola.
Tuttavia, la sincronica entrata in vigore del cosiddetto Codice sanitario Paglioni-Crispi, che imponeva regole e limiti stringenti all’operato delle congregazioni di carità, così come i nuovi assetti contenuti nella successiva e conseguente legge n. 6972 del 1890, determinarono - anche a causa di altre difficoltà d’ordine amministrativo ma più ancora finanziario - il ristagno dei lavori, donde il deciso intervento dei due comitati, quello teramano di beneficenza che, sensibilizzando la cittadinanza con una serie di conferenze e pubblicazioni, raccolse tramite sottoscrizioni, e mise quindi a disposizione, 464 lire, e l’altro provinciale di Carità, fondato dal veneziano conte Emmanuele Contin, che contribuì con la cospicua somma di 6 mila lire.

L’Ospizio Marino di Giulianova nei primi anni Trenta

 
A questi si aggiunse, gareggiando in generosità, uno tra i maggiori esponenti della grande proprietà terriera, Giuseppe Savini, che offrì mille lire mentre la Congregazione di carità di Teramo integrò i fondi con 7.746 lire del proprio bilancio.
La concomitante azione di soggetti privati e pubblici, giovò in maniera determinante alla ripresa sollecita dei lavori che, poco dopo la loro ultimazione, resero possibile, il 21 agosto 1897, procedere all’inaugurazione ufficiale dell’Ospizio Marino di Giulianova, il primo - e almeno fino al 1905 l’unico - presente non solo in Abruzzo ma in tutta la fascia adriatica compresa tra Fano e il Salento[1].
La nuova struttura - che ogni anno, dal primo giugno fino a tutto a agosto, ospitava e sottoponeva ai trattamenti talassoterapici nei primi 45 giorni le fanciulle, e nei successivi 45 i giovanetti, tutti comunque provenienti da famiglie artigiane, contadine e in ogni caso economicamente disagiate della provincia - si sarebbe rivelata efficace, sebbene non risolutiva, nel fronteggiare la decisa recrudescenza dell’endemia tubercolare in Abruzzo che, tra il 1900 ed il 1902, avrebbe cagionato la morte, con vistosa impennata rispetto al triennio precedente[2], di 2.054 individui[3], mentre le febbri tifoidi e le polmoniti, nello stesso torno di anni, provocavano il decesso rispettivamente di 615 e 2.908 persone[4]: una lunga scia di lutti e sofferenze che, nelle fredde cifre statistiche, non mancava di coinvolgere il segmento più vulnerabile della popolazione, quello infantile[5].
Non sorprende perciò l’interesse riservato alla struttura giuliese, ancora l’unica - ricordava nella sua comunicazione il dottor Carlo Ferranti[6] - negli oltre 140 chilometri della riviera abruzzese, in occasione del I Congresso medico Regionale abruzzese-molisano organizzato nel settembre 1905 a Chieti per accertare e convalidare le nuove acquisizioni sulla terapia fisica della tubercolosi, ma anche per perorare l’im-portanza medico-terapeutica della regione[7].
Tuttavia diversi mesi prima del convegno teatino, il 15 gennaio 1905, una dettagliata e severa relazione, quella compilata dal dottor Gaetano Manca, commissario prefettizio in sostituzione del destituito consiglio d’amministrazione della Congregazione di carità teramana, in qualche maniera ne aveva opacizzato l’immagine di officina sanatoriale rilevando come l’Ospizio fosse ormai ridotto "alle umili condizioni di un semplice stabilimento balneare, una volta che i malati rachitici e scrofolosi che chiedono di curarsi […] costituiscono il minor numero, quasi trascurabile, di fronte a quello di coloro che vengono ivi accolti per fare i bagni di mare, benché né rachitici, né scrofolosi".
Estate 1932. Nella foto D’Antonio gli esercizi dei
ragazzi ospiti dell’Ospizio Marino
In effetti, l’anno passato - quindi nel 1904 - i bambini che avevano fatto domanda di gratuita ammissione erano stati 99, tra i quali solo due o tre affetti da scrofola. Ed inoltre sempre secondo il Manca non difettavano, per l’estensiva e certo non disinteressata interpretazione data al nuovo regolamento approvato il 21 luglio del 1904[8], né i privilegiati né i raccomandati, rilevandosi la presenza dei figli di due noti cattedratici romani inviati ai bagni proprio nell’Ospizio Marino.
La sostanziale diminuzione di affezioni, in uno con la sistematica e disinvolta violazione dei regolamenti, avrebbe spinto Gaetano Manca a prospettare per l’Ospizio giuliese, ormai ridotto a semplice colonia marina, la diversa destinazione a sanatorio.
Saranno le meste esigenze derivanti dal conflitto mondiale del ’15-’18, con la lunga sequela di drammi privati e collettivi, a frangere ogni altra e diversa prospettiva per l’Ospizio Marino suggellando, con significativo vulnus della originaria funzione ma in linea con quanto nel periodo accade per analoghe strutture, la sua destinazione a colonia marina.
La decisione aveva preso le mosse all’indomani della costituzione - sollecitata dall’Ufficio centrale di Roma - di una Sezione teramana del Fascio Nazionale Femminile, il cui comitato direttivo, presieduto da Emma Scandalibene Michetti, nell’adunanza del 27 giugno 1918 aveva accolto la proposta della vice presidente Rita Montani-Crugnola di trasformare il complesso per l’appunto a luogo di soggiorno marino per i figli dei militari morti o combattenti. Grazie ad una pubblica sottoscrizione, alla collaborazione del prefetto di Teramo Raffaele Rocco e con il consenso della Congregazione di carità, erano stati avviati sollecitamente i lavori di ristrutturazione, di talché già il 4 agosto successivo, sotto la direzione delle componenti del comitato promotore, le signore Cesira Scarzelli-Sampò e Rotosilde Fraticelli, e con la vigilanza assicurata dalle maestre Marzapane e Di Marco oltre che da alcune suore della congregazione delle Figlie della Carità, due grandi vetture messe a disposizione gratuitamente dalla Società “Abruzzo” potevano condurre alla volta di Giulianova i sessanta bambini del primo turno[9], saliti complessivamente a 114 alla fine della stagione estiva.

Giulianova, 1932. Il refettorio dell’Ospizio Marino

 
Non deflettendo da questi nuovi schemi, l’Ospizio Marino - ora più semplicemente colonia balneare - avrebbe accolto 342 ragazzi nel 1919, 285 nel 1920 e 379 nel 1921, facendo contabilizzare fino al 1924 un totale di 1151 ragazzi, per 22.227 giornate di presenza, a fronte di una spesa ammontante a 78.300 lire[10].
Nel 1925, tuttavia, il complesso - interessato da alcuni lavori di adeguamento - pativa un nuovo cambio di destinazione, ospitando da quell’anno e fino al 1927 una sezione distaccata del manicomio di Teramo[11], per poi tornare ad accogliere come colonia marina, nel 1928, Piccole italiane, avanguardisti ed orfani di guerra.
Il revirement, che aveva postulato interventi strutturali di una certa consistenza, era stato sollecitato dal presidente della Congregazione di carità di Teramo Serafino Mancini, ricevendo sostegno dal suo omologo giuliese Cesare Migliori e dal fratello di questi, Amato Alfonso, podestà di Giulianova, che aveva donato all’uopo un’area di proprietà, mentre il benefattore moscianese Pasquale Ventilii per l’ampliamento dei locali si era impegnato a concedere gli interessi maturati su un capitale pari a un milione di lire.
Si è d’altronde in pieno clima fascista, e nella nuova Italia mussoliniana vigoroso è l’impegno - per quanto non esente da preoccupazioni propagandistiche - nei confronti della gioventù, che si voleva "preparata nella mente e nel corpo, sana nello spirito e nelle membra".
E pertanto il Regime, dando progressiva attuazione ad un programma che per linee strategiche ed imponenza non aveva eguali nella storia italiana e che presto avrebbe suscitato ammirazione anche all’estero, si era impegnato nell’organizzazione di una capillare rete di colonie climatiche cui indirizzare bambini bisognosi ma fondamentalmente sani, mentre la cura di specifiche affezioni patologiche veniva demandata agli ambulatori ed ai sanatori dell’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, istituita nel 1925 con competenze specifiche ma anche di coordinamento dell’azione assistenziale svolta da altri enti pubblici o da privati.
La colonia climatica con il Fascismo dismette pertanto le vesti strettamente terapeutiche, avute in eredità dall’esperienza ottocentesca, divenendo soprattutto la palestra privilegiata per la formazione fisica e spirituale dell’“uomo nuovo”.
Al loro arrivo i giovani ospiti ricevevano un corredo completo di vestiario per la permanenza, e quindi - entro le coordinate di una concezione geometrica e gerarchica dell’infanzia, che però bandiva ogni forma di discriminazione sociale - venivano inquadrati, avendo riguardo all’età, allo sviluppo fisico ed alla provenienza geografica, in squadre o gruppi.
Esercizi militari e addestramento formale, intensa attività ginnica, bagni di sole e di mare, momenti ludici e ricreativi e rigoroso rispetto degli orari (si andava a letto non più tardi delle 21) dovevano servire, secondo la concezione del tempo, a rafforzare l’apparato fisico ma anche, attraverso forme di indottrinamento politico, a plasmare il fascista del futuro.
Particolare attenzione era riservata all’alimentazione, abbondante - per aumentare peso e massa muscolare - e variamente articolata, secondo rigorose tabelle dietetiche. Nei tre pasti giornalieri, infatti, si prevedevano pasta o riso al brodo, al sugo o al burro. La carne veniva servita quattro volte per settimana con contorno. Non mancavano poi il pesce (fresco o conservato), uova, verdure, legumi di stagione, mortadella suina, formaggi, marmellate, frutta cotta, cioccolata, dolce domenicale, frutti freschi, sani e ben lavati, ricchi di vitamina D. In taluni casi venivano effettuate iniezioni energetiche di ferro, fosforo e iodio.
Ma nel 1930, secondando la richiesta avanzata dall’O.N.M.I. di Teramo[12], interveniva l’ennesima destinazione d’uso. Mediante i lavori portati a termine nell’autunno di quell’anno, ammontanti a 353 mila lire, si trasformava la colonia elioterapica in Istituto permanente di profilassi antitubercolare[13], in connessione funzionale sia con il Consorzio Provinciale Antitubercolare costituitosi il 28 maggio di due anni prima, e sia con il Dispensario di Teramo diretto dal dottor Stefano Di Tommaso.
Non per ciò cessava il vertiginoso tourbillon dei cambiamenti, giacché nel 1932, con il rievocativo nome di colonia “Ventilii”, il complesso viene annoverato tra le 261 colonie climatiche marine dell’Ente Opere Assistenziali in quell’anno attive nel territorio nazionale[14], ricevendo, nella mattinata  del 20 luglio, addirittura la visita del potente Achille Starace[15].
Nel successivo anno 1933 la colonia, dedicata alla “Principessa di Piemonte”, a composizione mista grazie ad ulteriori ma non consistenti lavori, sotto la direzione affidata alla professoressa Aurini disponeva complessivamente di 300 letti, spogliatoi, lavandini, gabinetti, di un ampio e illuminato refettorio nonché, ospitata in una vicina palazzina nei pressi della pineta, di apposita infermeria[16].
Note
[1] Circa l’iter genetico dell’Ospizio Marino di Giulianova cfr. Sulla scrofola e sugli ospizi marini. Conferenza detta nella sala comunale di Teramo dal dott. C. Pierannunzi il giorno 22 aprile 1893, in «Rivista Abruzzese di Scienze, Lettere ed Arti», a. VIII [1893], fasc. VII-VIII, spec. pp. 297-299, e Marcello Mazzoni, Storia sociale e sanitaria della tubercolosi a Teramo, in «Notizie dalla Delfico», 1-2/2001, pp. 26-27. Vedasi anche Riccardo Cerulli, Giulianova 1860, Teramo, “Abruzzo Oggi”, 19682, pp. 310-311.
[2] Cfr. Costantino Felice, Il disagio di vivere. Il cibo, la casa, le malattie in Abruzzo e Molise dall’Unità al secondo dopoguerra, Milano, Franco Angeli, 1989, p. 107.
[3] Si veda in proposito Lucia Gorgoni Lanzetta, Stampa sociali­sta ed istruzione in Abruzzo nell’età giolittiana, in La virtù è sapere. Cultura, istruzione e socialismo nell’età giolittiana, a cura di Lino Rossi, Milano, Franco Angeli, 1991, p. 485 nota 10.
[4] Per questi dati si rimanda a Giuseppe Bolino, L’Abruzzo nelle inchieste parlamentari.2. L’inchiesta sui contadini del 1906, in «RST. Rassegna di Studi sul Territorio», a. II [1983], n. 4, p. 20.
[5] In argomento Giuseppe Bolino, La salute del fanciullo: aspetti sociologici della mortalità infantile in Abruzzo nel primo Novecento, in «Regione Abruzzo», 1979 n.s., n. 1, pp. 34-39. La Statistica delle cause di morte relativamente al 1901 segna­la in Abruzzo un 4,34 per mille di nati-morti; il coefficiente di probabilità di morte al primo mese di vita viene indicato in un 77,6% (81,2% del Regno), e tra un mese ed un anno in un raggelante 149,7% (131,9% del Regno).
[6] Carlo Ferranti, Stazioni climatiche d’Abruzzo e Molise, in Atti del I° Congresso Medico Regionale degli Abruzzi e del Molise (Chieti 23-24-25 settembre 1905), Lanciano, Stab. Tipografico Masciangelo, 1906, p. 95.
[7] Sul congresso teatino cfr. opportunamente Concezio Alicandri-Ciufelli, Il “I Congresso medico regionale d’Abruzzo e Molise” a Chieti nel 1905, in «Abruzzo», a. VI [1968], n.2-3, pp. 487-501.
[8] Congregazione di Carità di Teramo, Regolamento per l’Ospizio Marino in Giulianova, Teramo, Stab. Tip. Bezzi e Appignani, 1904.
[9] Sul punto si rimanda alla relazione di Checchina Arcieri pubblicata nell’opuscolo Colonia Marina in Giulianova per i figli dei militari morti o combattenti della città e della provincia di Teramo, Teramo, Casa del Corriere, 1918.
[10] Cfr. al riguardo la relazione di  Rita Montani-Crugnola pub­blicata nel volume Colonia Marina estate 1921, Teramo, Soc. Tip. Edit. “Il Risveglio”, 1921, nonché «L’Italia Centrale», 22­23 luglio 1924.
[11] «Il Popolo Abruzzese», 16 giugno 1925 e Marco Quarchioni, Il manicomio di Teramo e Marco Levi Bianchini, in «Abruzzo contemporaneo», a. I [1991], n. 1, p. 160.
[12] Ne riassume origini ed attività dispiegata nel territorio pro­vinciale Lori Mangano, L’ Opera Maternità ed Infanzia in Teramo, in «Italia Fascista», 1935, p. 37.
[13] Sui lavori ancora in corso se ne veda la notizia ne «Il Solco», 7 aprile 1930.
[14] Cfr. «La Rivista illustrata del “popolo d’Italia”», a. X [1932], n. 9, p. 70.
[15] «Il Lido», 2 agosto 1932.
[16] «Il Solco», 2 settembre 1933.