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- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
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Stampato da Media 085.8071422
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Mosciano Sant'Angelo.
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La
Chiesa
di S. Anna e il
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nucleo urbano antico di Giulia Nova
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di Josè Maiorani
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Foto di Pierino Sintomo
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In
questi giorni, si sta ristrutturando l’antica Chiesa di Sant’Anna, sita
nel centro storico di Giulianova Alta.
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Si
spera, con l’avvento della prossima estate, di poter ridare all’uso
della gente del borgo antico, questo piccolo gioiello dell’architettura
vernacolare abruzzese, ed ancor prima, di ridare agli abitanti del
centro storico la memoria di un angolo importante della nostra città.
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Questo restauro, tanto atteso, va a completare il sistema di chiese che
organizza la città storica d’inizio ottocento, proprio nell’uso
collettivo degli spazi urbani all’interno del nucleo antico, dove ogni
parte di abitato aveva nell’edificio di culto il suo centro sociale
dominante.
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La Chiesa di S.
Anna nel Centro Storico di Giulianova -
Vista lato nord. |
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La
città, costruita su un impianto urbanistico quadrangolare, ha avuto da
sempre per centro naturale la Piazza del Mercato, che era il luogo
d’incontro prescelto dal popolo per il commercio, per lo scambio, per
l’incontro.
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Questa piazza, fin dall’idea iniziale, fu contrapposta all’attuale
Piazza B. Buozzi, che fu invece utilizzata come spazio rappresentativo
del potere, sede del Palazzo Ducale degli Acquaviva, i signori della
città, e spazio progettato e poi utilizzato per l’adunanza militare
all’interno della originaria fortezza. A questi due spazi collettivi
primari erano legati i due edifici religiosi più rappresentativi, al
luogo del potere era legato l’edificio religioso più importante il Duomo
di San Flaviano - l’originaria Chiesa di S. Maria in Piazza - dove nel
Cinquecento furono trasferite, dall’antico borgo di Castel S. Flaviano,
le reliquie del santo, mentre nella piazza legata più comunemente alle
attività popolane, era stata edificata una seconda chiesa mariana, la
Chiesa di Santa Maria della Misericordia legata però alla fede popolare
per una grazia concessa in occasione di una pestilenza accaduta
nell’antico borgo di Castel S. Flaviano.
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A
questi spazi urbani collettivi, si aggiunsero nel tempo altre parti
all’interno delle mura i cui centri erano rappresentati dalla Chiesa di
S. Francesco - l’attuale Chiesa di S. Antonio - nella zona sud-ovest,
dalla Chiesa di S. Rocco, annessa all’antico “spedale” ricadente nella
zona di nord-est, e la Chiesa di Sant’Anna, nella zona alta del borgo,
posta a nord-ovest del nucleo antico.
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In
realtà, c’era anche la presenza di una ulteriore chiesetta dedicata a S.
Pietro, appena dietro la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, ma di
questo edificio non abbiamo ancora sufficiente conoscenza per
comprendere la sua locazione nella storia della città giuliese, se fosse
un edificio costruito dal popolo del centro storico o che fosse legato a
qualche famiglia benestante come cappella gentilizia. L a Chiesa di
Sant’Anna sorge all’incrocio di Via della Rocca e Via dell’Asilo, e nel
suo spazio antistante era solito incontrarsi tra le genti di questa
parte del borgo.
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La Chiesa di S.
Anna - Altare (particolare). |
La Chiesa di S.
Anna -
Capitelli ornati. |
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Diamo
ora uno sguardo a questo edificio, tanto semplice quanto bello.
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La
costruzione della chiesa può risalire, da uno studio che ho eseguito
sulle caratteristiche architettoniche, sulle tecniche costruttive e sui
materiali impiegati, ai primi anni dell’800, anche se dall’analisi dei
lotti abitativi e da un’analisi dello sviluppo delle aree urbane - è
bene ricordarsi che gli edifici popolani sono costruiti seguendo la
tipicità dei lotti medievali - si può ipotizzare una più antica presenza
di un edificio in quel sito, che fa supporre una ricostruzione in tempi
successivi.
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In
questi giorni, stiamo anche operando dei sondaggi aggiuntivi sulle
strutture e in particolare sulle fondazioni, che saranno rinforzate,
proprio per carpire elementi che ci possono far datare e meglio definire
la storia di questo edificio.
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Dai
lineamenti architettonici modesti, che spiegano la semplicità della
gente che abitava l’antico borgo, la facciata è definita da due pilastri
in mattoni a vista, con capitelli ornati di forme geometriche semplici,
sempre in laterizio, che includono le superfici e il gioco di
modanature, con il portale sormontato da un timpano; una base modanata
con ricorsi ed un leggero cornicione, delimitano orizzontalmente la
facciata; il campanile, leggero nelle forme ma robusto nella struttura,
chiude il disegno a destra della facciata.
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I due
prospetti laterali ripropongono la semplicità del disegno principale: ai
lati i due pilastri, la base e il coronamento, tutto rigorosamente in
mattone a vista, appena lavorato nei vari aggetti, con la presenza di
una apertura al centro, in ciascuna delle facciate.
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L’
interno della chiesa è caratterizzato da un’unica navata. Lo stato
attuale è ancora precario: il tetto sarà ricostruito con tecniche e
materiali che rispettano l’aspetto originario, mentre le volte “a
botte”, che definivano la copertura dall’interno della chiesa, non
saranno ricostruite, ma sarà possibile leggere la loro posizione
originaria.
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La
volta della chiesa era divisa in cinque parti, visti i pochi resti, si
comprende che essa era suddivisa da quattro archi con basi in muratura,
su cui poggiavano le strutture dei singoli archi, questi insieme alle
volte erano realizzati in cannicciato, con un disegno simile a ciò che
possiamo osservare attualmente nella vicina Chiesa di Sant’Antonio.
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La
tecnica di costruzione, così come per l’intero complesso dell’altare
maggiore - ancora visibile sebbene in pessimo stato - fa pensare, seppur
nella semplicità esecutiva delle forme, ad un tardo barocco. Anche qui,
il pensiero torna alla vicina Chiesa di S. Antonio: sicuramente le
maestranze che ne curarono le forme furono le stesse, o almeno furono
guidate dalla stessa idea realizzatrice.
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Il
pavimento ora rimosso era in piastrelle di cemento poggiate direttamente
sul terreno. Da un sondaggio realizzato ad una profondità maggiore non
si riscontrano rilievi di altri pavimenti o strati lavorati, quindi,
supposta la presenza in loco di un edificio più antico, possiamo pensare
all’esistenza di un precedente pavimento in legno, posato anch’esso
direttamente sul terreno, poi rimosso in occasione della successiva
pavimentazione.
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L’uso
di soluzioni tecniche ed architettoniche così semplici, erano motivate
dalla situazione economica in cui vivevano gli abitanti del borgo che,
per la maggior parte, erano dediti all’attività agricola.
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Le
limitate risorse economiche a disposizione comportavano la scelta di
soluzioni e stili quanto mai semplici ma non per questo stilisticamente
inferiori ad altre architetture più ricercate.
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Anche
la Chiesa di Sant’Anna non sfuggì da questa logica economica ma la sua
realizzazione legata alla forte fede cristiana che motivava la
popolazione, ha prodotto un edificio unico nel suo genere architettonico
legato alla tradizione dell’architettura vernacolare abruzzese del primo
Ottocento.
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Gli
elementi edilizi mancanti, comunque, sono tutti ricostruibili, in quanto
sono legati ad una corretta lettura che si può avere da ciò che esiste
ancora. Diversamente invece gli infissi e gli arredi saranno ricostruiti
seguendo un criterio comparativo con analoghe produzioni presenti in
chiese risalenti allo stesso periodo storico, in città vicine la nostra.
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Con
il restauro della Chiesa di Sant’Anna si riconsegna alla storia un
angolo della città e si completa un percorso storico-culturale già
presente, includendo in esso una parte urbana significativa che fino ad
oggi è rimasta emarginata.
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Detta
area che racchiude una serie di edifici residenziali di carattere
storico-popolare, trova nella sola presenza di detto edificio l’elemento
urbano e sociale caratterizzante.
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Il
ripristino dell’uso della chiesa ricompone l’uso degli spazi sociali di
questo piccolo rione, che, al momento attuale, risulta il più degradato
della cinta urbana antica e l’auspicio è che tale intervento possa
essere motore di un rinnovamento urbano che coinvolga anche le altre
parti del borgo antico.
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