La Nostra copertina: Camillo Fait nasce a Milano dove ha modo di seguire le lezioni di Aligi Sassu e l’influenza del Maestro è ancora visibile nel suggestivo uso espressionista del colore. Inizia come scultore e decoratore di ceramica per poi passare alla pittura che è attualmente la sua attività predominante. Ha partecipato a diversi concorsi a carattere nazionale riscuotendo premi e segnalazioni. Sue opere si trovano in collezioni in Italia e in Finlandia, Portogallo, Olanda, Francia e Germania. Attualmente ha aperto uno studio che è insieme Galleria d’Arte Contemporanea in via Castorani 7/9 a Giulianova alta. Marialuisa De Santis
Rivista "Madonna dello Splendore n.25
Giulianova, 22 aprile 2006
Stampato da Media 085.8071422
Mosciano Sant'Angelo.
     

Con la presente pubblicazione si festeggia il venticinquesimo anniversario della rivista della "Madonna dello Splendore" di Giulianova

La Chiesa di S. Anna e il
nucleo urbano antico di Giulia Nova
 
di Josè Maiorani
Foto di Pierino Sintomo
 
In questi giorni, si sta ristrutturando l’antica Chiesa di Sant’Anna, sita nel centro storico di Giulianova Alta.
Si spera, con l’avvento della prossima estate, di poter ridare all’uso della gente del borgo antico, questo piccolo gioiello dell’architettura vernacolare abruzzese, ed ancor prima, di ridare agli abitanti del centro storico la memoria di un angolo importante della nostra città.
Questo restauro, tanto atteso, va a completare il sistema di chiese che organizza la città storica d’inizio ottocento, proprio nell’uso collettivo degli spazi urbani all’interno del nucleo antico, dove ogni parte di abitato aveva nell’edificio di culto il suo centro sociale dominante.
 
La Chiesa di S. Anna nel Centro Storico di Giulianova - Vista lato nord.
 
La città, costruita su un impianto urbanistico quadrangolare, ha avuto da sempre per centro naturale la Piazza del Mercato, che era il luogo d’incontro prescelto dal popolo per il commercio, per lo scambio, per l’incontro.
Questa piazza, fin dall’idea iniziale, fu contrapposta all’attuale Piazza B. Buozzi, che fu invece utilizzata come spazio rappresentativo del potere, sede del Palazzo Ducale degli Acquaviva, i signori della città, e spazio progettato e poi utilizzato per l’adunanza militare all’interno della originaria fortezza. A questi due spazi collettivi primari erano legati i due edifici religiosi più rappresentativi, al luogo del potere era legato l’edificio religioso più importante il Duomo di San Flaviano - l’originaria Chiesa di S. Maria in Piazza - dove nel Cinquecento furono trasferite, dall’antico borgo di Castel S. Flaviano, le reliquie del santo, mentre nella piazza legata più comunemente alle attività popolane, era stata edificata una seconda chiesa mariana, la Chiesa di Santa Maria della Misericordia legata però alla fede popolare per una grazia concessa in occasione di una pestilenza accaduta nell’antico borgo di Castel S. Flaviano.
A questi spazi urbani collettivi, si aggiunsero nel tempo altre parti all’interno delle mura i cui centri erano rappresentati dalla Chiesa di S. Francesco - l’attuale Chiesa di S. Antonio - nella zona sud-ovest, dalla Chiesa di S. Rocco, annessa all’antico “spedale” ricadente nella zona di nord-est, e la Chiesa di Sant’Anna, nella zona alta del borgo, posta a nord-ovest del nucleo antico.
In realtà, c’era anche la presenza di una ulteriore chiesetta dedicata a S. Pietro, appena dietro la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, ma di questo edificio non abbiamo ancora sufficiente conoscenza per comprendere la sua locazione nella storia della città giuliese, se fosse un edificio costruito dal popolo del centro storico o che fosse legato a qualche famiglia benestante come cappella gentilizia. L a Chiesa di Sant’Anna sorge all’incrocio di Via della Rocca e Via dell’Asilo, e nel suo spazio antistante era solito incontrarsi tra le genti di questa parte del borgo.
La Chiesa di S. Anna - Altare (particolare). La Chiesa di S. Anna - Capitelli ornati.
 
Diamo ora uno sguardo a questo edificio, tanto semplice quanto bello.
La costruzione della chiesa può risalire, da uno studio che ho eseguito sulle caratteristiche architettoniche, sulle tecniche costruttive e sui materiali impiegati, ai primi anni dell’800, anche se dall’analisi dei lotti abitativi e da un’analisi dello sviluppo delle aree urbane - è bene ricordarsi che gli edifici popolani sono costruiti seguendo la tipicità dei lotti medievali - si può ipotizzare una più antica presenza di un edificio in quel sito, che fa supporre una ricostruzione in tempi successivi.
In questi giorni, stiamo anche operando dei sondaggi aggiuntivi sulle strutture e in particolare sulle fondazioni, che saranno rinforzate, proprio per carpire elementi che ci possono far datare e meglio definire la storia di questo edificio.
Dai lineamenti architettonici modesti, che spiegano la semplicità della gente che abitava l’antico borgo, la facciata è definita da due pilastri in mattoni a vista, con capitelli ornati di forme geometriche semplici, sempre in laterizio, che includono le superfici e il gioco di modanature, con il portale sormontato da un timpano; una base modanata con ricorsi ed un leggero cornicione, delimitano orizzontalmente la facciata; il campanile, leggero nelle forme ma robusto nella struttura, chiude il disegno a destra della facciata.
I due prospetti laterali ripropongono la semplicità del disegno principale: ai lati i due pilastri, la base e il coronamento, tutto rigorosamente in mattone a vista, appena lavorato nei vari aggetti, con la presenza di una apertura al centro, in ciascuna delle facciate.
L’ interno della chiesa è caratterizzato da un’unica navata. Lo stato attuale è ancora precario: il tetto sarà ricostruito con tecniche e materiali che rispettano l’aspetto originario, mentre le volte “a botte”, che definivano la copertura dall’interno della chiesa, non saranno ricostruite, ma sarà possibile leggere la loro posizione originaria.
La volta della chiesa era divisa in cinque parti, visti i pochi resti, si comprende che essa era suddivisa da quattro archi con basi in muratura, su cui poggiavano le strutture dei singoli archi, questi insieme alle volte erano realizzati in cannicciato, con un disegno simile a ciò che possiamo osservare attualmente nella vicina Chiesa di Sant’Antonio.
La tecnica di costruzione, così come per l’intero complesso dell’altare maggiore - ancora visibile sebbene in pessimo stato - fa pensare, seppur nella semplicità esecutiva delle forme, ad un tardo barocco. Anche qui, il pensiero torna alla vicina Chiesa di S. Antonio: sicuramente le maestranze che ne curarono le forme furono le stesse, o almeno furono guidate dalla stessa idea realizzatrice.
Il pavimento ora rimosso era in piastrelle di cemento poggiate direttamente sul terreno. Da un sondaggio realizzato ad una profondità maggiore non si riscontrano rilievi di altri pavimenti o strati lavorati, quindi, supposta la presenza in loco di un edificio più antico, possiamo pensare all’esistenza di un precedente pavimento in legno, posato anch’esso direttamente sul terreno, poi rimosso in occasione della successiva pavimentazione.
L’uso di soluzioni tecniche ed architettoniche così semplici, erano motivate dalla situazione economica in cui vivevano gli abitanti del borgo che, per la maggior parte, erano dediti all’attività agricola.
Le limitate risorse economiche a disposizione comportavano la scelta di soluzioni e stili quanto mai semplici ma non per questo stilisticamente inferiori ad altre architetture più ricercate.
Anche la Chiesa di Sant’Anna non sfuggì da questa logica economica ma la sua realizzazione legata alla forte fede cristiana che motivava la popolazione, ha prodotto un edificio unico nel suo genere architettonico legato alla tradizione dell’architettura vernacolare abruzzese del primo Ottocento.
Gli elementi edilizi mancanti, comunque, sono tutti ricostruibili, in quanto sono legati ad una corretta lettura che si può avere da ciò che esiste ancora. Diversamente invece gli infissi e gli arredi saranno ricostruiti seguendo un criterio comparativo con analoghe produzioni presenti in chiese risalenti allo stesso periodo storico, in città vicine la nostra.
Con il restauro della Chiesa di Sant’Anna si riconsegna alla storia un angolo della città e si completa un percorso storico-culturale già presente, includendo in esso una parte urbana significativa che fino ad oggi è rimasta emarginata.
Detta area che racchiude una serie di edifici residenziali di carattere storico-popolare, trova nella sola presenza di detto edificio l’elemento urbano e sociale caratterizzante.
Il ripristino dell’uso della chiesa ricompone l’uso degli spazi sociali di questo piccolo rione, che, al momento attuale, risulta il più degradato della cinta urbana antica e l’auspicio è che tale intervento possa essere motore di un rinnovamento urbano che coinvolga anche le altre parti del borgo antico.