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- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
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Stampato da Media 085.8071422
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Mosciano Sant'Angelo.
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Giulianova nel bicentenario della Riforma
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Amministrativa di Giuseppe Bonaparte 1806-2006
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Divisione del territorio di Cologna e mancata
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unione con quello di Montone
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di Ottavio Di Stanislao
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1a PARTE
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Con
le riforme poste in essere da Giuseppe Napoleone nei mesi successivi al
suo insediamento sul trono di Napoli, in particolare con la Legge 8
agosto 1806 sulla divisione e amministrazione delle province del regno,
con quella del 18 agosto che creava la figura dell’intendente in luogo
del preside, con quella dell’8 dicembre 1806 che individuava i distretti
e i relativi governi, e infine con la Legge del 24 gennaio 1807 che
stabiliva la circoscrizione dei governi, fu applicato al Regno di Napoli
il moderno diritto amministrativo
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A.S.Te, Intendenza francese b. 28 f. 34 (1807).
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Il territorio di Cologna, dal Tordino al Borsacchio,
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fino al 1806 appartenente all’università di Giulianova.
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Il
Regno fu infatti diviso in tredici province, quaranta distretti,
quattrocentonovantacinque governatorati, più tardi chiamati circondari,
e duemilacinquecentoventi comuni superando antichi particolarismi
ecclesiastici e baronali che si erano sedimentati nel corso dei secoli
ed avevano dato vita ad una miriade di corti locali con relativo
governatore, feudale o regio, che fungeva da giudice di prima istanza.
Come pure erano proliferate le università sia per l’oggettiva difficoltà
di comunicazione e per l’orografia infelice del territorio provinciale,
sia per l’orgoglioso sentimento di autonomia delle piccole comunità
gelose delle proprie tradizioni e delle antiche forme di autogoverno.
Per superare questa frammentazione l’amministrazione “francese” fissò
dei criteri oggettivi: innanzitutto le giurisdizioni dei governatorati
dovevano essere limitrofe in modo da formare un solo territorio con una
popolazione intorno ai diecimila abitanti. La sede del governo doveva
essere nella località più importante ma anche più facilmente
raggiungibile. Le università divenivano comuni e non potevano avere meno
di mille abitanti. Le università più piccole dovevano essere riunite
alle più grandi con l’attenzione rivolta sia all’omogeneità culturale e
sociale, sia agli aspetti logistici. Sparirono così le piccole
università della Montagna di Roseto e dei monti della Laga in genere,
delle “ville” di Teramo, di Campli e di Civitella, ma anche la riunione
delle altre piccole università fu dolorosa e problematica. La
documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Teramo consente
di ricostruire con sufficiente chiarezza l’iter che portò alla
determinazione dei vari ambiti territoriali della provincia. In questa
sede interessa ricostruire la vicenda di Giulianova che uscì
pesantemente danneggiata da questo importante passaggio amministrativo.
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Il 2
agosto 1806 il ministro dell’interno chiedeva al preside di Teramo,
Pietro De Sterlich, di elaborare un piano di riunione delle
giurisdizioni dei governatorati per superare la frammentazione baronale,
con l’indicazione del paese più centrale che doveva essere la sede del
governatore.
L’ 11 agosto il preside, divenuto intendente con la Legge dell’ 8
agosto, rimetteva un Ripartimento delle giurisdizioni della provincia
che individuava diciassette governi in cui veniva divisa la provincia
che contava una popolazione di 146.849 abitanti (I, cc.ss. 3-13).
Giulianova veniva indicata come sede di un governatorato che comprendeva
anche le università di Mosciano, Tortoreto, Montone, Ripattoni e Poggio
Morello per una popolazione complessiva di 7.861 abitanti. Da notare che
il villaggio di Cologna, pur non essendo esplicitamente citato era da
ritenersi compreso nella espressione “Giulianova e ville” a testimoniare
quanto fosse scontata l’appartenenza del villaggio a Giulianova.
Il 20 agosto il ministro, pur apprezzando il lavoro fatto
dall’intendente gli comunicava che “la mappa però è giunta tardi, già si
era dovuta sottomettere a S.M. un’altra divisione. Il vostro lavoro sarà
sempre utile perché gioverà a perfezionare il primo. La diminuzione del
numero infinito di governatori erano (sic) una operazione necessaria”.
(I, c.s.14). Il 29 ottobre il ministro rimetteva all’intendente la mappa
di divisione dei circondari della provincia “benché da S.M. stata sia
(sic) definitivamente approvata pure vi compiacerete di esaminarla e di
farmi pervenire le vostre osservazioni (...) che potranno forse aver il
merito di qualche maggior esattezza onde si possono proporre i
cambiamenti più necessari”. (I, c.s. 18). In questo documento i governi,
che cominciano ad essere indicati con la nuova espressione di
circoscrizioni, sono individuati nel numero di sedici, e per quanto
riguarda quello di Giulianova, questo comprendeva anche Colonnella, ma
rispetto a quanto proposto dal De Sterlich venivano esclusi Ripattoni e
Poggio Morello. Inoltre, il villaggio di Cologna veniva incluso nella
università di Montepagano compresa nel governo di Notaresco. L’intento
del governo era di procedere speditamente, di concerto però con le
intendenze che avrebbero dovuto sollecitamente segnalare le incongruenze
presenti nella divisione proposta. Infatti, così scriveva il ministro
all’in-tendente l’8 novembre: “(…) compiacetevi di trasmettere nel
minore intervallo di tempo possibile le vostre osservazioni sulla
trasmessavi divisione, onde si possano, benché sia definitivamente
approvata, proporre a S.M. le correzioni più necessarie; onde è, che
dette osservazioni non devono cadere sul sistema generale adottato in
essa divisione, né sulla minore o maggior parte di popolazione addetta a
ciascun circondario, trattandosi solo in questo momento di rettificare
gli errori più gravi, che potessero essere sfuggiti, nel determinare i
diversi circondari, facendo dipendere da un Capoluogo delle popolazioni,
che ne fossero troppo lontane e divise, e di supplire principalmente
quelle popolazioni, o giurisdizioni che ne fossero state dimenticate”.
(I, c.s. 21). La stessa domanda era ripetuta il 12 novembre quando
tornava a chiedere: “(…) d’indicarmi quali siano gli errori più gravi
occorsi per avventura nella divisione della vostra Provincia, dico solo
dé più gravi: breve tempo dunque, e piccolo esame deve bastare per
discoprirli (…) Si andrà perfezionando in seguito un sistema concepito
con saviezza, ma in questo momento frettolosamente abbozzato, e voi di
mano in mano che l’osservazione locale andrà ai governatori rispettivi
scoprendo le cose che poteano in questa divisione esser meglio eseguite,
ricevendone la notizia, la trasmetterete a questo mio ministero, che la
sottoporrà all’approvazione Reale”. (I, c.s. 23). Finalmente
l’intendente rimetteva al ministero le osservazioni sulla proposta di
divisione dei circondari (I, cc.ss. 25ore 35); per quanto riguarda
Cologna, compreso nel circondario di Notaresco, ecco cosa notava:
“Quantunque questo villaggio abbia finora formato corpo con l’Università
di Giulia, pure saviamente è stato distaccato da quel luogo per la
distanza di circa sei miglia e per l’intersecazione del fiume Trontino
difficilmente valicabile in tempo d’inverno. Per queste ragioni
essendosi umiliato a S.M. il Piano del dipartimento ed aggregazione
delle piccole università di questa provincia si è proposta la riunione
di questo villaggio con la università di Montepagano e Morro”. (I, c.s.
28). Sull’inserimento dell’università di Colonnella alla circoscrizione
di Giulianova queste le valutazioni dell’intendente: “Quantunque
distante dal capoluogo più di 12 miglia e divisa da due fiumi
difficilmente valicabili d’inverno l’aggregazione di questa comune al
circondario di Giulia è stata saviamente ideata giacché il Governatore
potrebbe così sorvegliare a tutta la linea marittima settentrionale. Si
rifletta però che Colonnella è l’ultimo paese del regno sul confine
Pontificio e luogo di necessario passaggio per l’alta Italia. Si
potrebbe, quando si volesse aver ragione a questa riflessione, aggregare
questo comune al circondario di Nereto e stabilirlo capoluogo”. Cosa che
poi effettivamente avvenne con la Legge n. 14 del 24 gennaio 1807.
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Il 10
novembre 1806 l’intendente, che si accingeva a proporre una drastica
riduzione del numero delle università, tracciava questo quadro al
ministro dell’ interno sulla distribuzione demografica della popolazione
della provincia di Teramo. “E’ questa Provincia formata di
centotrentasei università, che comprendono tutta la di lei popolazione
di 148.405 anime. Di queste solamente Teramo, Penne e Campli
oltrepassano le seimila anime, Atri, Civitella e Città S.Angelo
oltrepassano le quattromila Loreto e Pianella e la Montagna di Roseto
composta di ventotto villaggi oltrepassano le tremila. Quattro sole
università sono di duemila anime, trentacinque oltrepassano le mille,
trentasei ne hanno più di cinquecento, e le rimanenti cinquantadue non
arrivano a questo numero. Per eseguirsi il disposto della Legge de’ 18
ottobre, quella degli 8 agosto ed il Real decreto de’ 15 dello stesso,
non hanno le piccole università quegli elementi morali che si
richieggono non trovandosi in esse le persone della rendita, e della
idoneità che si prescrive, tantoppiù (sic) che essendo necessario, che
si estraggano a sorte deve questa estrazione farsi su di un numero
maggiore degli eligibili; deve rimanere fuori del Corpo decurionale
l’uomo capace della pubblica amministrazione e di vantaggio debbono
trovarvisi gli eligibili al Consiglio Distrettuale ed al Consiglio
Provinciale, oltre di componenti di un decurionato futuro compiti i
quattro anni. Converrebbe dunque che queste piccole università venissero
unite ad altre più grandi alle quali più prossime seguendo la Legge
della loro posizione locale e di poco scostandosi dalla divisione
politica de’ governi. Io propongo a V.E. questa riunione per la più
facile esecuzione della Legge,senza interrompere intanto quelle
operazioni che sono necessarie a mettere la Provincia in quelle facoltà
amministrative che la saviezza e bontà del Governo intende ad essa
accordare” (I, c.s.36). Seguiva quindi il Progetto della riunione
delle piccole università della prima provincia di Abruzzo Ulteriore
preceduto dai criteri cui l’intendente si era ispirato, articolati in
cinque punti.
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“I.
Le centotrentasette università componenti la Provincia prima di Abruzzo
ulteriore si ridurranno al n. di 45 riunendosi quelle, la di cui
popolazione non oltrepassa mille anime, a quelle Città o Terre a cui
sono vicino secondo l’annesso Piano.
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II.
Le Università aggregate farà (sic) una sola con quella a cui è stata
aggregata. La contribuzione fondiaria stabilita colla Legge degli 8
novembre sarà ripartita sul totale del territorio nel modo prescritto in
detta Legge.
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III.
Nelle piccole Università che sono aggregate alle grandi si eleggerà a
sorte dal numero dei possidenti un decurione o più, proporzionatamente
al numero delle popolazioni e de’ possidenti.
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IV.
Il sindaco, o uno degli Eletti dovrà almeno una volta l’anno visitare le
università aggregate. In essa il decurione, o il più vecchio essendo di
n° maggiore sotto la dipendenza del sindaco ed eletto ne’ soli casi
momentanei e che non ammettono dilazione.
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V. Se
qualche Università si sente gravata per la retrodetta unione per
particolari circostanze che non si sono avute in considerazione,
l’intendenza li esaminerà e rettificherà la riunione medesima”.
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In
questo Progetto la piccola università di Montone che contava 60
fuochi e 645 abitanti veniva “riunita” a Giulianova, dove erano indicati
260 fuochi e 2462 anime,
mentre il villaggio di Cologna, con 506 abitanti, veniva compreso nell’
università di Montepagano che, secondo la drastica visione
dell’intendente tesa ad accorpare il più possibile le università, doveva
includere anche Morro.
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(VAI ALLA 2a
PARTE)
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“Quest’ amministrazione confusa e mescolata sotto il passato
governo con attribuzioni militari e giudiziarie, che i così
detti Presidi riunivano nelle loro mani, fu separata da tali
estranee attribuzioni colla legge dell’8 agosto 1806. Una
migliore distribuzione geografica delle Province fu stabilita e
questa sarà di vantaggio perfezionata col travaglio generale,
che V.M. ha ordinato, e che sarà senza indugio finito. Un
Intendente per Provincia, de’ Sottointendenti e delle
Municipalità sono unicamente incaricati delle funzioni
amministrative e della Polizia dello Stato. Un Decurionato per
ciascun comune ne forma la rappresentanza, ne nomina gli
Amministratori, e succede agli antichi parlamenti, di cui
esercita le funzioni”. Rapporto generale sulla situazione del
Regno di Napoli negli anni 1806 e 1807 presentato al Re nel suo
Consiglio di Stato dal Ministro dell’Interno il dì 28 marzo 1808,
in “Giornale dell’Intendenza del I Abruzzo Ulteriore”, n. 12,
Giovedì 19 maggio 1808, pp. 16 – 17.
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Archivio di Stato Teramo, d’ora in avanti A.S.Te, Intendenza
francese, b. 68 f. 1911, I, c.s.1. Il fascicolo, con oggetto
Interno. Polizia. Circoscrizione geografica o rettifica dei
distretti, circondari e università, si compone di tre unità
archivistiche, numerate con numeri romani sulla copertina, con
carte cucite numerate sul recto. D’ora in avanti, per non
appesantire il testo con continui rimandi in nota, si indicherà
di seguito, fra parentesi, il numero romano dell’ unità seguito
da quello delle carte scritte.
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La stessa cosa era avvenuto per Mosciano, in quanto
l’indicazione “Mosciano e ville” comprendeva anche il villaggio
di Colle della Pietra. Questa tesi è desumibile anche dal
riscontro che si può fare confrontando la popolazione indicata:
2437 abitanti che comprendono sia gli abitanti di Giulianova che
quelli di Cologna. Infatti, Luigi Ercole nel Dizionario
topografico alfabetico portatile edito nel 1804, riportava
per Giulianova 1997 anime e per Cologna 440.(pp. 52-53). Bisogna
però considerare che il numero degli abitanti era quello
rilevato nella Mappa generale della provincia di Teramo,
fatta redigere dal preside Gaspare De Micheroux nel 1798. In
questo documento Giulianova faceva parte del II Distretto della
Ripartizione del Tronto ed era sede di corte locale per una
giurisdizione coincidente con quella dell’università. Montone,
con 502 abitanti e propria università, era compresa nella
giurisdizione di Bellante che comprendeva anche l’università di
Ripattoni. Vengono indicate centotrentasette università e una
popolazione di 147.400 abitanti. Invece, quando scriveva Luigi
Ercole Giulianova era sempre sede di Regio Governo ma con
annesse altre tre Terre: Tortoreto, Mosciano con la villa di
Colle della Pietra, e Montone.
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Alla fine del Progetto è annotato che “tanto la
numerazione de’ fuochi, quanto quello delle anime si è ricavata
dalle rivele fatte dalle Università in questa intendenza dietro
gli ordini antecedenti di S.E. il Ministro dell’Interno”(I, c.s.
54).
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