La Nostra copertina: Camillo Fait nasce a Milano dove ha modo di seguire le lezioni di Aligi Sassu e l’influenza del Maestro è ancora visibile nel suggestivo uso espressionista del colore. Inizia come scultore e decoratore di ceramica per poi passare alla pittura che è attualmente la sua attività predominante. Ha partecipato a diversi concorsi a carattere nazionale riscuotendo premi e segnalazioni. Sue opere si trovano in collezioni in Italia e in Finlandia, Portogallo, Olanda, Francia e Germania. Attualmente ha aperto uno studio che è insieme Galleria d’Arte Contemporanea in via Castorani 7/9 a Giulianova alta. Marialuisa De Santis
Rivista "Madonna dello Splendore n.25
Giulianova, 22 aprile 2006
Stampato da Media 085.8071422
Mosciano Sant'Angelo.

 

     

Con la presente pubblicazione si festeggia il venticinquesimo anniversario della rivista della "Madonna dello Splendore" di Giulianova

Giulianova nel bicentenario della Riforma
Amministrativa di Giuseppe Bonaparte 1806-2006
Divisione del territorio di Cologna e mancata
unione con quello di Montone
 
di Ottavio Di Stanislao
 
1a PARTE
 
Con le riforme poste in essere da Giuseppe Napoleone nei mesi successivi al suo insediamento sul trono di Napoli, in particolare con la Legge 8 agosto 1806 sulla divisione e amministrazione delle province del regno, con quella del 18 agosto che creava la figura dell’intendente in luogo del preside, con quella dell’8 dicembre 1806 che individuava i distretti e i relativi governi, e infine con la Legge del 24 gennaio 1807 che stabiliva la circoscrizione dei governi, fu applicato al Regno di Napoli il moderno diritto amministrativo[1]
A.S.Te, Intendenza francese b. 28 f. 34 (1807).
Il territorio di  Cologna, dal Tordino al Borsacchio,
fino al 1806 appartenente all’università di Giulianova.
Il Regno fu infatti diviso in tredici province, quaranta distretti, quattrocentonovantacinque governatorati, più tardi chiamati circondari, e duemilacinquecentoventi comuni superando antichi particolarismi ecclesiastici e baronali che si erano sedimentati nel corso dei secoli ed avevano dato vita ad una miriade di corti locali con relativo governatore, feudale o regio, che fungeva da giudice di prima istanza. Come pure erano proliferate le università sia per l’oggettiva difficoltà di comunicazione e per l’orografia infelice del territorio provinciale, sia per l’orgoglioso sentimento di autonomia delle piccole comunità gelose delle proprie tradizioni e delle antiche forme di autogoverno. Per superare questa frammentazione l’amministrazione “francese” fissò dei criteri oggettivi: innanzitutto le giurisdizioni dei governatorati dovevano essere limitrofe in modo da formare un solo territorio con una popolazione intorno ai diecimila abitanti. La sede del governo doveva essere nella località più importante ma anche più facilmente raggiungibile. Le università divenivano comuni e non potevano avere meno di mille abitanti. Le università più piccole dovevano essere riunite alle più grandi con l’attenzione rivolta sia all’omogeneità culturale e sociale, sia agli aspetti logistici. Sparirono così le piccole università della Montagna di Roseto e dei monti della Laga in genere, delle “ville” di Teramo, di Campli e di Civitella, ma anche la riunione delle altre piccole università fu dolorosa e problematica. La documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Teramo consente di ricostruire con sufficiente chiarezza l’iter che portò alla determinazione dei vari ambiti territoriali della provincia. In questa sede interessa ricostruire la vicenda di Giulianova che uscì pesantemente danneggiata da questo importante passaggio amministrativo.
Il 2 agosto 1806 il ministro dell’interno chiedeva al preside di Teramo, Pietro De Sterlich, di elaborare un piano di riunione delle giurisdizioni dei governatorati per superare la frammentazione baronale, con l’indicazione del paese più centrale che doveva essere la sede del governatore[2]. L’ 11 agosto il preside, divenuto intendente con la Legge dell’ 8 agosto, rimetteva un Ripartimento delle giurisdizioni della provincia che individuava diciassette governi in cui veniva divisa la provincia che contava una popolazione di 146.849 abitanti (I, cc.ss. 3-13). Giulianova veniva indicata come sede di un governatorato che comprendeva anche le università di Mosciano, Tortoreto, Montone, Ripattoni e Poggio Morello per una popolazione complessiva di 7.861 abitanti. Da notare che il villaggio di Cologna, pur non essendo esplicitamente citato era da ritenersi compreso nella espressione “Giulianova e ville” a testimoniare quanto fosse scontata l’appartenenza del villaggio a Giulianova[3]. Il 20 agosto il ministro, pur apprezzando il lavoro fatto dall’intendente gli comunicava che “la mappa però è giunta tardi, già si era dovuta sottomettere a S.M. un’altra divisione. Il vostro lavoro sarà sempre utile perché gioverà a perfezionare il primo. La diminuzione del numero infinito di governatori erano (sic) una operazione necessaria”. (I, c.s.14). Il 29 ottobre il ministro rimetteva all’intendente la mappa di divisione dei circondari della provincia “benché da S.M. stata sia (sic) definitivamente approvata pure vi compiacerete di esaminarla e di farmi pervenire le vostre osservazioni (...) che potranno forse aver il merito di qualche maggior esattezza onde si possono proporre i cambiamenti più necessari”. (I, c.s. 18). In questo documento i governi, che cominciano ad essere indicati con la nuova espressione di circoscrizioni, sono individuati nel numero di sedici, e per quanto riguarda quello di Giulianova, questo comprendeva anche Colonnella, ma rispetto a quanto proposto dal De Sterlich venivano esclusi Ripattoni e Poggio Morello. Inoltre, il villaggio di Cologna veniva incluso nella università di Montepagano compresa nel governo di Notaresco. L’intento del governo era di procedere speditamente, di concerto però con le intendenze che avrebbero dovuto sollecitamente segnalare le incongruenze presenti nella divisione proposta. Infatti, così scriveva il ministro all’in-tendente l’8 novembre: “(…) compiacetevi di trasmettere nel minore intervallo di tempo possibile le vostre osservazioni sulla trasmessavi divisione, onde si possano, benché sia definitivamente approvata, proporre a S.M. le correzioni più necessarie; onde è, che dette osservazioni non devono cadere sul sistema generale adottato in essa divisione, né sulla minore o maggior parte di popolazione addetta a ciascun circondario, trattandosi solo in questo momento di rettificare gli errori più gravi, che potessero essere sfuggiti, nel determinare i diversi circondari, facendo dipendere da un Capoluogo delle popolazioni, che ne fossero troppo lontane e divise, e di supplire principalmente quelle popolazioni, o giurisdizioni che ne fossero state dimenticate”. (I, c.s. 21). La stessa domanda era ripetuta il 12 novembre quando tornava a chiedere: “(…) d’indicarmi quali siano gli errori più gravi occorsi per avventura nella divisione della vostra Provincia, dico solo dé più gravi: breve tempo dunque, e piccolo esame deve bastare per discoprirli (…) Si andrà perfezionando in seguito un sistema concepito con saviezza, ma in questo momento frettolosamente abbozzato, e voi di mano in mano che l’osservazione locale andrà ai governatori rispettivi scoprendo le cose che poteano in questa divisione esser meglio eseguite, ricevendone la notizia, la trasmetterete a questo mio ministero, che la sottoporrà all’approvazione Reale”. (I, c.s. 23). Finalmente l’intendente rimetteva al ministero le osservazioni sulla proposta di divisione dei circondari (I, cc.ss. 25ore 35); per quanto riguarda Cologna, compreso nel circondario di Notaresco, ecco cosa notava: “Quantunque questo villaggio abbia finora formato corpo con l’Università di Giulia, pure saviamente è stato distaccato da quel luogo per la distanza di circa sei miglia e per l’intersecazione del fiume Trontino difficilmente valicabile in tempo d’inverno. Per queste ragioni essendosi umiliato a S.M. il Piano del dipartimento ed aggregazione delle piccole università di questa provincia si è proposta la riunione di questo villaggio con la università di Montepagano e Morro”. (I, c.s. 28). Sull’inserimento dell’università di Colonnella alla circoscrizione di Giulianova queste le valutazioni dell’intendente: “Quantunque distante dal capoluogo più di 12 miglia e divisa da due fiumi difficilmente valicabili d’inverno l’aggregazione di questa comune al circondario di Giulia è stata saviamente ideata giacché il Governatore potrebbe così sorvegliare a tutta la linea marittima settentrionale. Si rifletta però che Colonnella è l’ultimo paese del regno sul confine Pontificio e luogo di necessario passaggio per l’alta Italia. Si potrebbe, quando si volesse aver ragione a questa riflessione, aggregare questo comune al circondario di Nereto e stabilirlo capoluogo”. Cosa che poi effettivamente avvenne con la Legge n. 14 del 24 gennaio 1807.
Il 10 novembre 1806 l’intendente, che si accingeva a proporre una drastica riduzione del numero delle università, tracciava questo quadro al ministro dell’ interno sulla distribuzione demografica della popolazione della provincia di Teramo. “E’ questa Provincia formata di centotrentasei università, che comprendono tutta la di lei popolazione di 148.405 anime. Di queste solamente Teramo, Penne e Campli oltrepassano le seimila anime, Atri, Civitella e Città S.Angelo oltrepassano le quattromila Loreto e Pianella e la Montagna di Roseto composta di ventotto villaggi oltrepassano le tremila. Quattro sole università sono di duemila anime, trentacinque oltrepassano le mille, trentasei ne hanno più di cinquecento, e le rimanenti cinquantadue non arrivano a questo numero. Per eseguirsi il disposto della Legge de’ 18 ottobre, quella degli 8 agosto ed il Real decreto de’ 15 dello stesso, non hanno le piccole università quegli elementi morali che si richieggono non trovandosi in esse le persone della rendita, e della idoneità che si prescrive, tantoppiù (sic) che essendo necessario, che si estraggano a sorte deve questa estrazione farsi su di un numero maggiore degli eligibili; deve rimanere fuori del Corpo decurionale l’uomo capace della pubblica amministrazione e di vantaggio debbono trovarvisi gli eligibili al Consiglio Distrettuale ed al Consiglio Provinciale, oltre di componenti di un decurionato futuro compiti i quattro anni. Converrebbe dunque che queste piccole università venissero unite ad altre più grandi alle quali più prossime seguendo la Legge della loro posizione locale e di poco scostandosi dalla divisione politica de’ governi. Io propongo a V.E. questa riunione per la più facile esecuzione della Legge,senza interrompere intanto quelle operazioni che sono necessarie a mettere la Provincia in quelle facoltà amministrative che la saviezza e bontà del Governo intende ad essa accordare” (I, c.s.36). Seguiva quindi il Progetto della riunione delle piccole università della prima provincia di Abruzzo Ulteriore preceduto dai criteri cui l’intendente si era ispirato, articolati in cinque punti.
“I. Le centotrentasette università componenti la Provincia prima di Abruzzo ulteriore si ridurranno al n. di 45 riunendosi quelle, la di cui popolazione non oltrepassa mille anime, a quelle Città o Terre a cui sono vicino secondo l’annesso Piano.
II. Le Università aggregate farà (sic) una sola con quella a cui è stata aggregata. La contribuzione fondiaria stabilita colla Legge degli 8 novembre sarà ripartita sul totale del territorio nel modo prescritto in detta Legge.
III. Nelle piccole Università che sono aggregate alle grandi si eleggerà a sorte dal numero dei possidenti un decurione o più, proporzionatamente al numero delle popolazioni e de’ possidenti.
IV. Il sindaco, o uno degli Eletti dovrà almeno una volta l’anno visitare le università aggregate. In essa il decurione, o il più vecchio essendo di n° maggiore sotto la dipendenza del sindaco ed eletto ne’ soli casi momentanei e che non ammettono dilazione.
V. Se qualche Università si sente gravata per la retrodetta unione per particolari circostanze che non si sono avute in considerazione, l’intendenza li esaminerà e rettificherà la riunione medesima”.
In questo Progetto la piccola università di Montone che contava 60 fuochi e 645 abitanti veniva “riunita” a Giulianova, dove erano indicati 260 fuochi e 2462 anime[4], mentre il villaggio di Cologna, con 506 abitanti, veniva compreso nell’ università di Montepagano che, secondo la drastica visione dell’intendente tesa ad accorpare il più possibile le università, doveva includere anche Morro.
                            (VAI ALLA 2a PARTE)
Note
[1] “Quest’ amministrazione confusa e mescolata sotto il passato governo con attribuzioni militari e giudiziarie, che i così detti Presidi riunivano nelle loro mani, fu separata da tali estranee attribuzioni colla legge dell’8 agosto 1806. Una migliore distribuzione geografica delle Province fu stabilita e questa sarà di vantaggio perfezionata col travaglio generale, che V.M. ha ordinato, e che sarà senza indugio finito. Un Intendente per Provincia, de’ Sottointendenti e delle Municipalità sono unicamente incaricati delle funzioni amministrative e della Polizia dello Stato. Un Decurionato per ciascun comune ne forma la rappresentanza, ne nomina gli Amministratori, e succede agli antichi parlamenti, di cui esercita le funzioni”. Rapporto generale sulla situazione del Regno di Napoli negli anni 1806 e 1807 presentato al Re nel suo Consiglio di Stato dal Ministro dell’Interno il dì 28 marzo 1808, in “Giornale dell’Intendenza del I Abruzzo Ulteriore”, n. 12, Giovedì 19 maggio 1808, pp. 16 – 17.
[2] Archivio di Stato Teramo, d’ora in avanti A.S.Te, Intendenza francese, b. 68 f. 1911, I, c.s.1. Il fascicolo, con oggetto Interno. Polizia. Circoscrizione geografica o rettifica dei distretti, circondari e università, si compone di tre unità archivistiche, numerate con numeri romani sulla copertina, con carte cucite numerate sul recto. D’ora in avanti, per non appesantire il testo con continui rimandi in nota, si indicherà di seguito, fra parentesi, il numero romano dell’ unità seguito da quello delle carte scritte.
[3] La stessa cosa era avvenuto per Mosciano, in quanto l’indicazione “Mosciano e ville” comprendeva anche il villaggio di Colle della Pietra. Questa tesi è desumibile anche dal riscontro che si può fare confrontando la popolazione indicata: 2437 abitanti che comprendono sia gli abitanti di Giulianova che quelli di Cologna. Infatti, Luigi Ercole nel Dizionario topografico alfabetico portatile edito nel 1804, riportava per Giulianova 1997 anime e per Cologna 440.(pp. 52-53). Bisogna però considerare che il numero degli abitanti era quello rilevato nella Mappa generale della provincia di Teramo, fatta redigere dal preside Gaspare De Micheroux nel 1798. In questo documento Giulianova faceva parte del II Distretto della Ripartizione del Tronto ed era sede di corte locale per una giurisdizione coincidente con quella dell’università. Montone, con 502 abitanti e propria università, era compresa nella giurisdizione di Bellante che comprendeva anche l’università di Ripattoni. Vengono indicate centotrentasette università e una popolazione di 147.400 abitanti. Invece, quando scriveva Luigi Ercole Giulianova era sempre sede di Regio Governo ma con annesse altre tre Terre: Tortoreto, Mosciano con la villa di Colle della Pietra, e Montone.
[4] Alla fine del Progetto è annotato che “tanto la numerazione de’ fuochi, quanto quello delle anime si è ricavata dalle rivele fatte dalle Università in questa intendenza dietro gli ordini antecedenti di S.E. il Ministro dell’Interno”(I, c.s. 54).
 
      2a Parte