 |
- Rivista "Madonna
dello Splendore n.25
- Giulianova, 22
aprile 2006
-
Stampato da Media 085.8071422
-
Mosciano Sant'Angelo.
|
|
|
|
|

-
Francesco Barnabei
-
decano degli arbitri abruzzesi
|
-
“In ogni attività gli uomini inetti e senza valore
sono molti, mentre quelli seri
-
e degni di stima sono pochi!”
-
(Eutidemo, 301 D)
-
Platone
|
-
di
Walter De Berardinis
-
 |
Francesco Barnabei nasce a Giulianova all’una di notte del 14
marzo 1909, nella casa posta tra Via Mazzini e Corso Garibaldi. |
-
Francesco è il sesto di sei figli - gli altri erano Livia, Olga,
Giacinto, Umberto, Francesca (Chicchì), Cleomena e Chiara (Rina) - di
Alfredo Raniero, originario di Colonnella e primo direttore dell’Ufficio
Postale di Giulianova, e di Agnese Cantarelli. Per successione, come da
regolamento dell’epoca, Francesco sarà nominato a sua volta direttore
delle Poste di Giulianova, in sostituzione del papà Alfredo. L’Ufficio
Postale era proprio sotto la casa paterna, ed attraverso una botola si
poteva accedere dal piano superiore. Nel 1938, per esigenze d’ufficio,
Francesco si raccomandò ad alcuni amici per trovare una ragazza da poter
inserire nell’ufficio postale da lui diretto: la prescelta sarà
un’avvenente diciassettenne giuliese, Lida Ciabattoni, fresca di studi.
-
Il
lavoro quotidiano, tra bolli e posta da smistare, renderà possibile far
sbocciare tra i due un tenero amore che li porterà alla fine della
guerra, il 13 luglio 1946, ad unirsi in matrimonio nella chiesa di Sant’Antonio,
proprio vicino alla casa paterna della moglie. Dall’unione nacquero
Alfredo, Antenore (Nino per gli amici) e Sandro, oggi noti e stimati
professionisti. La prima passione che Francesco coltivò, e che lo
accompagnerà fino alla fine della sua vita, sarà il sassofono, suonato
in solitudine o in compagnia degli amici.
-
Ma
accanto alla passione per il sassofono, Francesco coltiva anche quella
per lo sport e in modo particolare per l’arbitraggio, che lo terrà
impegnato quasi tutte le domeniche. La data d’inizio dell’ingresso
ufficiale di Barnabei nel mondo dell’arbitraggio è quella del 20 marzo
del 1939, quando da Ancona riceve l’autorizzazione all’iscrizione alla
CITA - Gruppo Arbitri Marchigiani “Ernesto Fogola” di Ancona. Essendo
sotto il periodo fascista, gli verrà chiesta, oltre ai normali
certificati medici-sportivi, anche l’iscrizione alla GIL - Gioventù
Italiana del Littorio, insieme con l’iscrizione al Partito Nazionale
Fascista. Barnabei non si fa pregare due volte: seguendo la sua passione
per la casacca adempie a tutti gli obblighi sicché, il 2 aprile 1939,
può finalmente partecipare alla sua prima gara ufficiale da arbitro,
dirigendo l’incontro tra la Società Sportiva Sambenedettese Allievi e il
Gruppo Sportivo Giovani Studenti sempre di San Benedetto del Tronto,
gara valevole per il campionato della sezione propaganda Fascista di
Ascoli Piceno.
-
Già
in una rara foto ufficiale del Giulianova Calcio - siamo negli anni ’20
- compare con gruppo di amici in tenuta ginnica. Spesso e volentieri,
per la carenza dei mezzi, si serviva della sua inseparabile bici per
raggiungere i campi di calcio del teramano spingendosi fino a
Montesilvano, come accade per un partita del Penne calcio, dove la
corriera della squadra avversaria lo caricò proprio allo svincolo della
città pescarese. Fino al 1951 eserciterà la funzione di arbitro, per poi
proseguire come guardalinee CAN fino al 1954. Fu anche arbitro fino alla
serie B e guardalinee persino in alcune partite della serie A.
-
Dalla
stagione successiva e fino al 1958 sarà anche nominato Commissario
Speciale della IV^ serie. Il 21 giugno del 1965 il Coni-Figc lo nomina
Arbitro Benemerito della Federcalcio, insignendolo di una medaglia e
consegnandogli la tessera che gli consente l’accesso a tutte le
manifestazioni sportive sul territorio nazionale. Lo stesso Presidente
dell’epoca, Giuseppe Pasquale, gli scriverà una toccante lettera di
ringraziamento per la lunga carriera. Nel 1974, la sezione dell’AIA,
cioè l’ Associazione Italiana Arbitri, gli conferirà il premio di decano
e pioniere dell’arbitraggio per i suoi 48 anni di servizio ininterrotto.
-
Nella
sua lunga carriera molti sono gli episodi che lo vedranno protagonista
di quel periodo a cavallo dell’ultima guerra mondiale. Francesco amava
ricordare una partita in cui per sbaglio fischiò un giocatore che stava
facendo gol: tutti si fermarono, ma la palla fatalmente entrò lo stesso
in rete e Barnabei indicò subito il dischetto del centrocampo, tra le
proteste degli avversari. In un’altra partita fu rincorso da una delle
due tifoserie fuori dal campo; lui e la sua bici fortunatamente
trovarono rifugio dentro un androne e poi sotto il letto di un
funzionario che lo salvò dal linciaggio dei tifosi inferociti.
Memorabile fu anche la partita disputata tra il Senigallia e il Fano,
terminata 1 a 1: era il 30 gennaio del 1946. In quell’occasione la
tifoseria locale rimase talmente male dell’arbitraggio di Barnabei, che
la Polizia Militare Polacca lo dovette salvare portandolo sopra la
propria Jeep. I tifosi del Senigallia lo assediarono per oltre 3 ore e i
Carabinieri dovettero estrarre le pistole d’ordinanza con il colpo in
canna per tenerli a bada. Tutto questo per un calcio di rigore non
concesso.
-
Di
solito, quando stava con gli amici oppure incontrava la stampa, amava
dire queste parole: “Al pubblico direi che l’arbitro può sbagliare,
ma sempre in buona fede. Ai giocatori, che oggi sono più raffinati nei
falli rispetto a ieri, direi di essere corretti e di non andare
dall’arbitro dopo una decisione, tanto non c’è nulla da discutere.
All’arbitro non direi nulla prima della partita, semmai dopo”.
Parole che oggi fanno riflettere, e che rimandano alla sua estrema
serietà, all’affidabilità e soprattutto al suo rigore: se l’arbitro
Barnabei decideva di applicare il regolamento lo faceva senza
esitazioni, ed i giocatori, che conoscevano la sua correttezza e la
severità, trovavano conveniente evitare ogni discussione.
-
Un
altro aspetto se vogliamo interessante dell’attività arbitrale di quel
tempo, era costituito dai rimborsi, così lontani dalle cifre attuali. Il
Direttorio della XII^ Zona, avente competenza sull’Abruzzo, per ogni
partita inviava a Barnabei, tramite la Banca Nazionale del Lavoro, un
assegno circolare di 30 lire e 20 centesimi. In proposito è appena il
caso di rilevare che un viaggio in treno da Giulianova a Teramo,
utilizzando la 2^ classe, costava 10 lire e 20 centesimi, mentre un
frugale pasto ammontava a 20 lire.
-
Le
cose miglioreranno nel dopoguerra, quando la FIGC creerà la Lega
Interregionale di Centro, con sede a Firenze: da allora in poi i
rimborsi spesa saranno più decorosi, anzi talvolta persino consistenti,
tanto da arrivare in taluni casi a sfiorare le 5 mila lire. Tuttavia
nell’ambiente il rigore rimaneva la norma. Ogni volta, infatti,
riecheggiava il perentorio invito, rivolto agli arbitri, di usufruire
dei ribassi ferroviari in vigore e di ricorrere ad ogni sconto possibile
per il contenimento delle spese. Ne è prova ulteriore il fatto che
all’indomani della guerra si utilizzassero ancora i vecchi moduli in uso
precedentemente, durante cioè il Regime, per redigere il referto
arbitrale: la stampigliatura rievocativa del Ventennio - Littorio,
Direttorio, ecc. - veniva allora cancellata con un tratto di penna per
non urtare la sensibilità della nascente democrazia italiana.
-
Tra i
tanti documenti come tra gli oggetti presenti nell’archivio di famiglia,
colpisce particolarmente il primo fischietto ricevuto da Francesco
Barnabei nel dopoguerra. Furono alcuni suoi amici di Giulianova - Dante,
Cecco, Giorgio e Gino - che glielo regalarono dopo aver girato tutta
Bologna: era proprio quello che Barnabei da tempo andava cercando. Quel
fischietto fu spedito all’amico arbitro con una frase bellissima che
merita di essere riportata: “….speriamo che ti vada bene. Il nostro
augurio è che esso ti porti fortuna, perché non vorremmo essere
involontariamente la causa di eventuali irritamenti di pubblico e di
conseguenti “mazzate”.
-
Con
l’età che avanzava, giunse anche la pensione. Lasciando l’Ufficio
Postale nel quale a lungo e sempre con grande professionalità aveva
operato, Francesco tornò con maggior vigore ed impegno al suo
inseparabile sassofono, al quale dedicava quasi tutto il giorno,
suonandolo e dedicandogli cure amorevoli. La musica tornava a
ristabilire un ruolo importante nella sua vita. Il 29 agosto del 1991
Francesco chiudeva gli occhi definitivamente, lasciando un vuoto
incolmabile in chi aveva avuto modo di conoscerlo. Queste righe sono un
giusto, per quanto modesto, tributo di stima, di affetto e di
riconoscenza per una persona semplice e cordiale, che fu un vero
gentiluomo d’altri tempi.
-
-
*
E’ il caso di rammentare che all’indomani della sua scomparsa, in
occasione di una manifestazione sportiva, la moglie di Francesco
Barnabei regalò a Pasqualino Rodomonti, com’è noto arbitro di rango
internazionale, un bellissimo fischietto d’oro con dedica, e questi a
sua volta contraccambiò con una dedica in ricordo della figura di
Francesco. Sarebbe bello se la Commissione per la toponomastica del
Comune di Giulianova dedicasse a Francesco Barnabei una via o, in
subordine, apponesse una targa in ricordo di uno sportivo giuliese che
indubbiamente ha dato lustro alla nostra città.
-
-
Ringraziamenti:
-
Lida
Ciabattoni Barnabei, la moglie; Alfredo, Antenore (Nino) e Sandro
Barnabei, i figli e Sandro Galantini, giornalista e ricercatore storico
giuliese.
|