-
- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 24
- Giulianova, 22
aprile 2005
-
Stampato dalla Tipolito Braga
-
di Giulianova Lido.
|
|
-
Poesia, Musica e Fede fra Ottocento e Novecento:
-
profili di Giannina Milli, Nicola Dati e Giuseppe Rigetti
-
di
Enrico BORGATTI
-
-
Il
presente saggio è ampliamento e risistemazione del mio intervento al
Convegno Rilettura di Giannina Milli tenutosi nella
Sala Consiliare di Teramo il 3 febbraio 2005. L’iniziativa,
scrupolosamente curata dall’Associazione Culturale Teramo Nostra in
concorso con la Provincia e il Comune di Teramo, si è sviluppata a
partire da una mia analisi recuperativa dell’inno La squilia della
sera: testo di Giannina Milli (Napoli 1852), musica di
Giuseppe Righetti (Teramo 1925).
-
La
prima esecuzione avvenne il 24 maggio 1925 con le alunne della Regia
Scuola Magistrale presso
il Teatro Comunale di Teramo, in occasione del centenario della nascita
della poetessa teramana. Il lavoro è manoscritto a inchiostro “per canto
a 2 voci di contraltro, doppio coro e pianoforte”: Fu donato dal
musicista veneto-abruzzese alla Biblioteca Provinciale di Teramo il 18
Giugno 1928. Si presenta attualmente in buono stato di conservazione.
Debbo anche rilevare la particolare complessità dell’armonizzazione —
unita alla meticolosa condotta delle parti reali — che ne stimola e
facilita una realizzazione per banda od orchestra da camera; ma non mi
risulta esserci, a tutt’oggi, un simile lavoro nella prospettiva di una
esecuzione pubblica dopo 80 anni di oblio.
-
-
GIANNINA MILLI
nacque a Teramo (24-V-1825) e morì a Firenze (l0-X-1888).
-
Poetessa italiana dalla buona cultura e da ben diretti esercizi, trasse
materia per poetiche improvvisazioni che al suo tempo le diedero
notevole rinomanza. Regina dei
salotti letterari, sebbene di famiglia modesta, riuscì presto a mettersi
in luce raccogliendo ovunque successo: nel 1850 andò a Napoli per
iniziare una vita assai movimentata, ovunque richiesta ed acclamata in
private e pubbliche “accademie”.
Nell’ottobre 1888 la Scuola Normale Femminile di Teramo fu
trasferita in un fabbricato (allora ultimato) in Via del Tiro e
prontamente intestata alla poetessa appena scomparsa. In una memoria del
giugno 1889 il Sindaco L. Paris annotò: “Quella
data rimane tra le più belle che conti la storia civile contemporanea
della nostra provincia” Le allieve iscritte nell’anno scolastico 1888/89
erano ben 240.
-
Un
Premio Nazionale “Giannina Milli” fu istituito poco dopo la sua
morte. La poetessa lombarda Ada Negri (Lodi 1870 - Milano 1945)
ne fu insignita nel 1892, quando la “Casa Editrice F.lli Treves” di
Milano pubblicò Fatalità — sua prima raccolta di versi — che ebbe
grande risonanza ed affermazione letteraria. Nel
Convegno del 3 febbraio ho propugnato il ripristino ditale Premio.
-
•
La
pratica della “Poesia estemporanea”
-
com’è noto agli studiosi - è presente soprattutto in Italia nel corso
del Settecento e della prima metà (almeno) dell’Ottocento: essa è
talmente diffusa, continua e radicata da imporsi all’attenzione come
rilevante fenomeno di costume e da interessare (sia pur marginalmente)
anche la storia letteraria e culturale, nonché (aggiungo io) la
composizione musicale. Decine di virtuosi del genere acquistano allora
fama nazionale; sono acclamati nei teatri e nelle accademie (grazie
anche ad accompagnamenti musicali in adeguato stile classico-romantico);
sono contesi dai salotti e da varie corti italiane e rapidamente trovano
in quelle loro esibizioni una fonte sicura di cospicui onori e guadagni.
Ne scaturisce — insomma — un vero e proprio divismo professionistico,
col quale siamo per ciò stesso in una prospettiva diversa da quella cui
poterono legarsi altri mestieranti della poesia (con o senza musica): si
pensi ad esempio ai cantastorie o a certi librettisti del
Sei-Settecento, anch’essi poco meno che improvvisatori.
-
Per
un certo tempo la moda dell’improvvisazione lirica così
determinata trovò facile ed a volte efficace impiego anche nell’àmbito
della poesia patriottica risorgimentale. Essa conobbe gli ultimi fastigi
soprattutto con Giuseppe Regaldi (Varallo Pòmbia
[NO] 1809 - Bologna 1883), scrittore che per le sue idee liberali nel
1849 dovette andare in esilio e viaggiò nel Vicino Oriente. Tornato in
Italia, insegnò storia nell’università di Cagliari e poi in quella di
Bologna, dove fu collega di Giosuè Carducci ed ebbe
allievo Giovanni Pascoli. I libri di viaggio sono
però gli unici ad avere un certo interesse: védasi ad esempio Il
Libano (1863) e L’Egitto antico e moderno (1870).
-
Giuseppe Regaldi è seguito poco dopo dalla nostra Giannina Milli, la
quale — tanto per chiarire — è contemporanea di Goffredo Mameli,
poeta patriota che nel settembre 1847 compose a Genova il “Canto
degli Italiani” (7 strofe in uno stile eroico-mistico certamente
simile a quello della già celebre teramana). Esso fu musicato dal
compositore suo concittadino Michele Novaro (Genova
1822 - 1885). Con il titolo “Fratelli d’italia” diventerà, cent’anni
dopo, l’Inno Nazionale della Repubblica Italiana all’entrata in vigore
della Costituzione (1° gennaio1948).
-
Dopo
il 1848, comunque, il fenomeno della poesia estemporanea si andò
progressivamente spegnendo e con essa
— io aggiungo — certa musica confezionata per l’occasione (similmente
agli “inni nazionali” di cui parlo più avanti).
-
•
Si può aggiungere che un certo “leopardisrno” sia presente —
in quanto “condizione” leopardiana piuttosto che “corrente” omogenea e
motivata — nelle performance degli improvvisatori come
Giannina Milli, specialmente attorno al 1848 (come già detto, la
Squilla è del 1852). Tali performance sono parte di quel
livello letterario più occultato dalla storia; che però nelle intenzioni
del pubblico è quello su cui si depositano i molti strati delle
celebrazioni e degli sfoghi ammirativi, i discorsi e le epìgrafi, gli
opuscoli, i libelli, le ipèrboli in rima. Uno studio
non dimentico della angolazione leopardiana è quello di G. Prassi
.
-
•
Anche
gli “inni nazionali” si possono ascrivere a ouesta prassi
letterario-musicale,
scaturendo pur essi dal cuore del sec.XVIII. Nel caso dell’innodia
nazionale, naturalmente, si ha il “valore aggiunto” della ufficialità
istituzionale; nonché della conseguente ovvia permanenza plurisecolare
sia nelle singole realtà statuali che negl’incontri internazionali in
àmbito artistico, culturale, musicale, politico, sportivo. Si potrebbero
aggiungere — per completezza di analisi — gli “inni regionali”; i
quali hanno però uno spiccato fondamento nelle singole tradizioni
popolari propendenti verso la (ri)evocazione ipostatizzante di una
realtà spesso obsoleta, comunque storicizzata de facto.
-
L’innodia
nazionale comprende canti, marce, fanfare o altri brani di sapore
mistico-eroico, i quali nei vari Paesi sono costituiti (per decreto) a
musica ufficiale dello Stato; sono dunque da eseguirsi in determinate
occasioni, come sopra detto. Le scaturìgini vanno probabilmente
ricercate nella seconda metà del ’700, precisamente in Inghilterra: la
connessione è con God Save the King, eseguito nel 1745 al
Drury Lane Theatre di Londra come canto patriottico-religioso (di
autore ignoto) nell’arrangiamento dell’umanista e compositore londinese
Thomas Augustine Arne, trentacinquenne neodirettore
dell’orchestra di quel teatro. Questa composizione divenne da allora
popolare in tutto il Paese e fu abitualmente associata come loyal
song ad ogni manifestazione connessa con la monarchia. Il termine
“inno nazionale” (national anthem) invalse per la prima volta —
ancora in Inghilterra — verso il 1825. L’esempio inglese fu presto
seguito dagli altri Stati europei
.
Quello italiano è dunque uno dei primi in tal senso.
-
-
NICOLA DATI
nacque ad Osimo (AN) nel 1826 da Luigi e Romualda Versani. Morì a
Teramo, in Via Nazionale, sabato 7- I-1905 assistito dalla
consorte Maria Querceti
.
La sua morte rattristò la cittadinanza: fu uomo virtuoso, maestro
corretto, compositore geniale.
-
Nel
1839— a soli 13 anni — era già valente organista e buon allievo del
M° Vecchiotti (composizione, concertazione e direzione d’orchestra,
di banda e di coro). Nel 1841 supplì per una stagione il M° Amadei
nella Cappella di Loreto (AN); ciò gli valse una carriera direttiva
orchestrale nei teatri di Fermo (AP), Caserta, Catanzaro. Cominciò a
comporre messe, marce per banda, inni sacri.
-
E’
attestato in Abruzzo dal 1851:
il suo “Caino” eseguito ad Atri (TE) gli meritò applausi e un
incarico di maestro di cappella in Cattedrale. Tre anni dopo fu chiamato
a Teramo per supplire il celebre M° Camillo Bruschelli — ormai
malato — di cui sarà degno successore alla sua morte nel 1865. Nel 1859
compose l’inno a San Berardo (omaggio al quartiere omonimo): un
brano polifonico-contrappuntistico, imitativo e arpeggiato, che è
tuttora in repertorio. Nel capoluogo cominciò — proprio in quel 1861 che
vide la nascita del Regno d’Italia — la serie di trionfi del M° Dati:
egli dedicò alcune opere a re Vittorio Emanuele II, che lo
ricompensò conferendogli il titolo di Cavaliere della Corona d’Italia.
Assunse poi la direzione del Teatro Civico, della Scuola Corale nonché
delle Bande di Teramo e Civitella. Nel 1895 fondò La Cetra
(Accademia Filarmonica), di cui fu primo direttore.
-
Fu
uomo esemplare e caritatevole: aprì una Scuola di Musica per i poveri.
Profondamente religioso, sostava in devota preghiera davanti al
Tabernacolo prima di ogni esecuzione musicale.
-
Come
ha già scritto l’amico ed ex collega di scuola don Roberto Borghese
— sempre gentilmente prodigo di notizie ed informazioni — anch’io
auspico che la Città e la Provincia di Teramo vogliano degnamene
ricordare questo Maestro, nel centenario della sua morte.
-
-
GIUSEPPE RIGHETTI
nacque a Verona (8-II-1871) e morì a Teramo (12-VI-1943).
Violinista e compositore italiano, studiò violino e composizione al
Liceo Musicale “G. Rossini” di Pesaro con Raffaele Frontali e
Carlo Pedrotti, diplomandosi a 20 anni (1891).
-
Nel
1894 fu direttore di banda a Melilli (SR). Due anni dopo tornò a Verona
alternando l’attività di violinista nell’orchestra della Scala a Milano
a quella di maestro concertatore in vari teatri. Trasferitosi a
Teramo nel 1903, fu insegnante nell’Accademia Filarmonica La
Cetra che Nicola Dati aveva fondato 8 anni prima; ne
diventerà direttore dopo la morte di quest’ultimo (1905). Formò una
schiera di ottimi musicisti e diede vita in Abruzzo a manifestazioni
musicali di primissimo piano, che lo videro impegnato direttamente.
-
Tra
le sue composizioni spiccano: un Tempo di minuetto per strumenti
vari (Pesaro, Saggio finale al Lic. Mus., 1891); l’oratorio Le
sette parole (Verona, chiesa di S.Bernardino, VI- 1893); la
cantata sacra per coro a 4 v. La crocifissione (ivi, Teatro
Drammatico, 1901); l’opera teatrale in 1 atto La figlia di
Jefte (ivi, Teatro A. Manzoni, 1901) su libretto di Giuseppe
Pistelli dalla commedia di Felice Cavalotti
;
il coro su testo di Croce Crucioli Inno al Petrarca (TE, La
Cetra, 1904) ed il quartetto per archi Suite d’Abruzzo
(costituito dal Righetti, ibid.); il poemetto lirico Attollite
portas per voci ed orchestra, su testo di Arturo Craf
(Teramo, Teatro Comunale, 1905); pezzi vari per archi, per violino e
pianoforte; composizioni per banda; 3 sonate ed altra musica da camera.
-
-
I tre
personaggi che ho qui delineato, pur nella diversità delle loro origini
e dei loro percorsi, hanno illustrato degnamente la letteratura e la
musica nell’Abruzzo teramano a cavallo dei due secoli. Siamo però ancora
lontani da un loro recupero storico-culturale adeguato e definitivo; ciò
vale per tanti altri autori (ancor meno noti) fra il 1848 e il 1945.
-
Faccio solo qualche esempio, per concludere: i teramani Francesco
Biondi (1850 ca.-?) e Nazzareno Dati (?-?), l’atriano
Antonio Franceschini (?-?), i corropolesi Carlo (1866-1903) e
Benedetto Ricci (1872-1937), i teramani Malaspina (3
fratelli), il camplese Raniero Mucci (1890 ca.-?), il teramano
Alberto Angelini (1893_1949).
-
Non
abbandonerò comunque l’impegno in tal senso, iniziato ormai molti anni
or sono, grazie anche all’amicizia stimolante degli amici giuliesi
Pierino Santomo e Sandro Galantini.
(Footnotes)
-
Questa denominazione, desunta dal frontespizio, appare
impropria: la Scuola Normale Femminile era già estinta
(1-X- 1923) per effetto della Riforma Scolastica del ministro
Giovanni Gentile. Era nato così il Regio Istituto
Magistrale, distinto in corsi triennali inferiore e
superiore (v, G. Di Giannatale, Le origini dell’Istituto
Magistrale “G. Milli” di Teramo - I.M.S. "G.M." / Tip.
Deltagrafica,Teramo XII-2001). L’allora docente di Canto
corale era, forse,Alfonso Cipollone (G.D.G.,op. cit.,p.18).
-
Cfr. RIZZOLI LAROUSSE, ENCICLOPEDIA UNIVERSALE,
vol.X, p. 91 - Rizzoli Ed., Milano 1969. Nell’aggiornamento
E.R.L., LA BIBLIOTECA DEL SAPERE (22 voll.) - RCS, Milano
2003, la voce “Milli (Giannina)” è scomparsa.
-
Cfr. M. MARTELLI (dir.ed.), TERAMO (Guida + Carta
della città), p. 105 - Multimedia Ed., Teramo XI-2004
(2a ed.).
-
Cfr. G.D.G.,op. cit., pp. 10-11.
-
Cfr. G. GRANA, LETTERATURA ITALIANA: NOVECENTO,
vol. I contemporanei, vol. I p. 689 (di Daniele Mattalia) -
Marzorati Ed., Milano 1979.
-
Cfr. R.L., op. cit., XII, 557; 1970.
-
Cfr.: A. BASSO (dir.), D.E.U.M.M. - Le
Biografie,vol.V, p.411 (di Edward Neill) - UTET, Torino 1988.
E.R.L., op. cit., v. 8, p. 805.
-
Cfr. V. BRANCA (dir.), DIZIONARIO CRITICO
DELLA LETTERATURA ITALIANA, § Poesia estemporanea (di
Armando Balduino), vol. II, pp. 2O5 -206 - UTET, Torino 1986
(rist.1992).
-
Cfr. V.B., op. cit., § Leopardismo (di Gilberto
Lonardi), II, 596.
-
Cfr. G. FRASSI, Introduzione a G. Milli, Poesie,
Firenze, 1862; cit. in V.B., op. cit.,
Bibliografia, p. 604.
-
Cfr.:
A,B., op. cit., LB, I,142-3 (di John Harley); 1985.
A.B., op. cit., - IL, II, 505 (di aa.vv); 1983.
-
Cfr.: R. BORGHESE, Ricordo di Nicola Dati, in
L'Araldo Abruzzese, p. 7, 19-XII-2004. Al musicista
marchigiano-abruzzese è intestata una via di Teramo (zona NE
della Villa Comunale, ove ha sede il Palazzo del Ruzzo).
-
Cfr.: A. PIOVANO, Immagini e fatti dell’arte
musicale in Abruzzo, Il Novecento, pp. 145/6 - Didattica
Costantini, Pescara 1980. N.B.: Mentre il testo di Piovano non
menziona la data di morte, l’indicazione viaria in fraz.
S.Nicolò a Tordino (zona O) la pone erroneamente nel
1958. AH., op. cit. - LB,VI, 348.
-
F.C. (Milano 1842 - Roma 1898). Scrittore
e uomo politico: fu garibaldino, poi redattore del Gazzettino
rosa, democratico-repubblicano in politica e
sostenitore della “scapigliatura”in letteratura. Deputato
nel 1873, fu capo del partito radicale, nemico del trasformismo
di A. Depretis e dell’autoritarismo coloniale-imperialistico di
F. Crispi. La sua produzione letteraria - che meritò le lodi di
Giosuè Carducci - comprende poesie liriche, commedie e
drammi in prosa ed in versi. Ma più che letterato - ed ancor più
che uomo politico – F. Cavallotti resta noto per l’appassionata
eloquenza e generosità con cui difese ogni causa che ritenesse
giusta. Così si attirò rancori e odi che lo costrinsero a
scendere sul terreno contro gli avversari politici in una
sterminata serie di duelli. L’ultimo dei quali - quello con il
giovane conte Ferruccio Màcola - gli fu fatale
(6-III-1898). Costui era giornalista ed uomo politico. Deputato
di destra alla Camera, fu fondatore del quotidiano genovese
Secolo XIX (1885) e poi direttore della La Gazzetta di
Venezia. Ma il suo nome è legato soprattutto al
duello vittorioso contro Felice Cavallotti detto il “Bardo della
democrazia" [cfr: R.L., op. cit., IX, 287; E.R.L., op. cit., 4,
659.]
-
A.G.
(Atene 1848 - Torino 1913). Poeta, romanziere e critico
letterario. Figlio di un tedesco e di un’italiana, visse
irrequieto oscillando fra pessimismo e positivismo
evoluzionistico, socialismo e misticismo tardoromantico, scienza
e sentimento, idealismo e cattolicesimo decadente. Fu allievo di
Francesco de Sanctis all’Università di Napoli (1871), poi
docente di letteratura italiana e romanza a Roma e infine a
Torino (dal 1882). L’opera poetica di Graf (1880-1906)
costituisce un esempio di crisi e di trapasso: vi confluiscono
ritardi romantici, tentativi simbolisti, svolgimenti di motivi
decadenti. Il romanzo Il riscatto (1901)- che precede di
4 anni i Poemetti drammatici da cui è tratto
quello musicato dal Righetti a Teramo - rimane uno dei frutti
più caratteristici dello spiritualismo del primo ’900. [v. G.
Bàrberi Squarotti in l’Enciclopedia, vol. 9, pp. 659-6O -
UTET, Torino 2003 - I.G. DeAgostini, Novara 2003.
|