-
- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 24
- Giulianova, 22
aprile 2005
-
Stampato dalla Tipolito Braga
-
di Giulianova Lido.
-

- GIUSEPPE BRAGA
- Pianista e
compositore,
- all'età di 32 anni
-

- GAETANO e GIUSEPPE
BRAGA
- (da un ritratto di
proprietà della Signora Donna Maria Migliori in Ciafardoni)
|
|
-
Giuseppe Braga, il fratello d’arte
-
Fu
pianista, di carattere diverso da Gaetano,
-
il
Re del Violoncello
-
di
Ludovico RAIMONDI
-
-
Gaetano Braga, il Re del Violoncello dell’ottocento, ebbe un fratello
d’arte, Giuseppe. Nel suo volume Gaetano Braga, Da’ ricordi della sua
vita, lo storico ed umanista Vincenzo Bindi ci riferisce che
Peppino, come lo chiamavano gli amici ed i concittadini, fu “pianista
compositore tra i più valorosi del suo tempo. Pochi lo eguagliarono
nella morbidezza del tratto, nella dolcezza dell’espressione, nel
colorito e nella soavità del canto”.
Di converso, Bindi si rammarica nel constatare, mettendo il dito sulla
piaga del nemo propheta in patria, che il più giovane Braga, morto alla
precoce età di 39 anni, fosse “un altro giuliese non pervenuto a
durevole fama, ma che ebbe distinto talento di compositore e di
pianista” come riprende anche l’altro storico Riccardo Cerulli in
Giulianova 1860 che, tuttavia, riporta anche una definizione di
“pianista bizzarro” sul conto delle doti di Giuseppe.
Quel talento si manifestò in “pregiate composizioni musicali, tra le
quali mi piace ricordare — elenca Bindi — quelle intitolate
Barilotto, Barcarola, Pianger ti vidi, L’estrema volta è questa, Una
gavotta, Rammenta nell’esilio, oggi del tutto dimenticate. Valgano
queste parole a tenere desto nell’animo dei miei concittadini il ricordo
dell’amico diletto, col quale divisi le gioie della mia giovinezza e
trascorsi i più lieti e sereni giorni della mia vita”, è il tributo che
l’autorevole umanista riserva alla memoria dell’artista suo amico che,
di fatto, non solo il talento distinse quant’anche una porzione
personale di considerazione e di apprezzamento che egli seppe
ritagliarsi, tanto che “famosi furono i trionfi che Egli ottenne a
Pietroburgo, Vienna, Londra, Ginevra, Parigi. Fu amico del Conte
Koncheleff, parente dello Zar di Russia, e del Barone de Rotschild”.
Probabilmente, come per solito avviene all’ombra di padri o famigliari
più famosi, Giuseppe pagò un qualche pegno alla sorte per essere
fratello minore di Gaetano, il quale all’epoca era una stella nel
firmamento della musica e dei salotti culturali italiani ed europei. Non
di meno, a limitare le fortune del pianista fu la brevità della sua
esistenza. Nato a Giulianova il 23 gennaio 1839 dal calzolaio Isidoro e
Splendora De Angelis, Giuseppe Braca
morì in un ospedale di Roma, per malattia ed in miseria, il 20 maggio
1879.
Nelle pieghe della scarna documentazione biografica pervenutaci sul suo
conto, si rintraccia il matrimonio con Rebecca Maria Grazia Pamela
Ingoletta Caravelli, celebrato a Giulianova il 24 novembre 1872.
Sicchè, per seguirne le orme nel suo percorso artistico, professionale e
privato, occorre affidarsi agli scritti del fratello violoncellista ed
alla bibliografia che in essi ha trovato sorgente di ispirazione.
D’altro canto, Gaetano fu il sostenitore e il mentore di Peppino. Nel
1849, lo volle con sé a Napoli e a proprie spese “col poco denaro che
guadagnava dando lezioni fuori dal Collegio, lo educò all’arte con ogni
amorevole cura”: Giuseppe, assicura Bindi, “doveva poi illustrare l’arte
stessa e il suo cognome come pianista di grande fama”.
Francesco Contaldi, trattando la stessa circostanza nel suo volume
Arte Giuliese,
svela alcuni lati del “caratterino” del più piccolo Braga,
introducendoci in una vicenda umana e famigliare delicata, dolorosa,
antipatica dalla quale affiora in superficie un antitetico modo di
vivere e di pensare tra i due fratelli artisti. Essa si comincia a
comprendere quando Gaetano, tra il 1849 ed il 1850, scrivendo due
fantasie, una sui motivi del Guglielmo Tell ed un’altra su motivi
del Poliuto, e procurandosi qualche lezione, si guadagnò sette
ducati al mese, dai quali metteva da parte venti carlini da mandare
all’adorata mamma. Chiamando Giuseppe a Napoli, Gaetano si sobbarcò “ad
ogni sorta di sacrificii e privazioni per sopperire al suo mantenimento
e fargli studiare il pianoforte sotto il buon maestro Francesco Lanza
prima di presentarlo al Conservatorio. Le cure ch’egli ebbe allora per
quel fanciullo indocile e vivo, l’interesse minuzioso e costante che
spiegò per il suo avvenire hanno qualche cosa di materno, e basterebbero
di per se soli a far additare Gaetano Braga come esempio di uomo, di
figlio e di fratello”.
Solo dopo essersi accertato di avere sistemato Giuseppe, Gaetano nel
1851 lasciò il Collegio per Firenze. L’episodio del 1859, in occasione
della prima rappresentazione de La Mendicante di Gaetano al Teatro
Italiano di Parigi, è ancora più esplicativo delle divaricazioni che
avrebbero segnato la sorte di ciascuno. Giuseppe raggiunse il fratello,
che lo introdusse naturalmente nella migliore società parigina di cui
era assiduo e osannato protagonista. Il violoncellista “che fino allora
era vissuto soltanto per la sua famiglia, facendo sforzi ed imponendosi
sacrifici per aiutarla, lo tenne presso di sé, dividendo con lui ogni
sera gioie ed ogni sera amarezze. Forse il giovine, inesperto ed
infatuato di sé, — asserisce Contaldi, facendo intuire qualche sgarro di
Peppino — non corrispose pienamente all’affetto sincero, disinteressato
e pieno di abnegazione del buon Gaetano, ma non per questo lui gliene
volle male, che’ anzi si adoperò sempre per aiutarlo nella sua carriera
e, quando lo seppe agiato e felice, ne godè più che di una propria
gioia, come amaramente ne pianse la perdita immatura”.
Fu naturale che a Parigi anche Giuseppe cominciasse a frequentare la
casa di Gioacchino Rossini, amico fraterno di Gaetano. In una delle
lettere a Gaetano, pubblicate da Bindi, Rossini raccomandò di salutare
“il germano” che il grande musicista pesarese accolse sempre “con
deferente benevolenza”.
Successive testimonianze rileveranno, tuttavia, un Giuseppe Braga
alquanto dissoluto, propenso alla bella vita, soprattutto in quel di
Parigi. Nell’autunno 1862, l’artista organizzò un ricevimento al quale,
oltre a Gaetano, parteciparono illustri personalità della cultura del
tempo: Giovannina Lucca, Villemessant, Aureliano Scholl, Rochefort,
Wolff, Paolo De Cassagnac, Monsolet, Eduardo About, addirittura
Baudelaire.
Nel suo diario Ultime mie confessioni, nemmeno il violoncellista
può fare a meno di sgusciare la sua diversità con il fratello, incitando
il nipote prediletto “Tanuccio”, Gaetano figlio del fratello Francesco e
suo erede universale, a comportamenti consoni ad una vita virtuosa: “E
se, come spero, non sarai uno spostato canaglia, anzi spero un buon
figliuolo, per sposarti, pensaci prima mille volte. Quello è bello,
egoista abbandonare la famiglia donde nascesti, per farne una tua
propria. Guarda tuo zio Peppino, che mi costò inutilmente più di
cinquantamila franchi che non aiutò ne la sua famiglia ne quello di suo
Padre. Per fortuna che c’ero io che sempre tenni da fanciullo alta la
stessa bandiera”.
E continua, assumendo una certa ed inconsueta durezza: “Perciò ti
consigliava ad andare avanti sempre. E non mai pensare alle tante
contrarietà, che se vuoi salire, troverai. Ti replico che la tua
carriera è difficilissima se in questa vita vorrai, spero, lasciare un
bel nome onorato, se vorrai essere uno spostato canaglia ti sarà
facilissima, comoda, ma brutta ed oscura. Scegli! Nella tua propria
famiglia hai due esempi Peppino, ed io. Pensaci bene. E sceglierai”.
Vale la pena leggere insieme la sesta lettera del I volume delle
lettere a mio nipote Gaetano Braga di Francesco, nella quale il
violoncellista aggiunge con filosofica amarezza e con sintassi un po’
contorta ed appassionata: “Mio carissimo Gaetano, l’esperienza mi ha
imparato che nella vita umana la buona o cattiva natura è quella che ne
dirigge le opere. Tuo zio Peppino che ne aveva una cattiva e nulla gli
valsero i tanti sacrifici che per lui io feci. Sino alla sua prematura
morte la sua vita non fu che una serie di corbellerie, e di egoismo.
Mentre se l’avesse avuta buona io l’avevo messo in grado di aiutare con
me la numerosa famiglia nostra, con l’aiuto sarebbe stato migliore, più
efficace, e più presto. Tuo fratello e tu che da me neppure per la
quarta parte foste soccorsi come Peppino, state facendo quello che io
volea fare con lui. Qual è la ragione? Credo che la vostra natura
migliore. Tu sei nato presso a poco nelle mie stesse condizioni. La mia
natura salvò me e la mia famiglia, come la vostra salverà voi, e la
vostra famiglia. Comprendo che ci vuole una gran virtù meravigliarsi
tanto, ma la gioia che ci provoca nella tarda età è così bella, da fare
dimenticare qualunque sacrificio e benedire la buona natura che ci ha
permesso di fare del bene. Questa mia asserzione sembra un paradosso
eppure è così... Peppino portandomi fin dalla sua età di 11 anni da
Giulianova una natura perversa quand’io stavo ancora in Collegio di San
Pietro a Majella a Napoli impiegai tanti e tanti mezzi per metterlo
nella dritta via inutilmente mia madre di quel bel carattere antico,
semplice, ed angelico volea farlo medico veterinario per non troppo
spostarlo ed averlo suo a Giulianova, la grossa vanità di Peppino noi
permise. Egli vedendomi tanto popolare a Napoli, volea oscurarmi e volea
impararsi alla musica. Anzi volle studiare il violoncello. Io che pensai
ai bisogni della mia famiglia non glielo permisi. Ma volli fargli
studiare il pianoforte che anche mediocre artista potea guadagnarsi da
vivere, mentre col violoncello se con passione non si studiava almeno
sette ore al giorno non si arrivava che vivere stentatamente. E a forza
di legnate e maltrattamenti arrivai a fargli guadagnare una piazza
franca , che lui con varie scappate a venti anni se ne fece cacciare da
quel collegio dove io l’avea messo, e con simulate ragioni m’indusse a
riavercelo a Parigi. Ma è meglio tacere. E’ proprio sicuro che si lavora
colla sabbia quando la natura ti corrisponde male ? Tutte le mie
amorosissime cure quell’infelice mel rispondea con insolenza, perché la
sua natura era cattiva. Tu vedrai quando sarai vecchio come godrai
d’aver soccorso i tuoi genitori e i tuoi parenti”.
Fin da piccolo Giuseppe manifestava, al pari di Concetta - guarda caso
l’ultimo dei fratelli e l’ultima delle sorelle dei Braga - di
fuoriuscire dagli schemi abitudinari della famiglia, coricandosi tardi,
al contrario degli altri che lo facevano alle nove.
Il comportamento trasgressivo di Peppino fu oggetto delle
giustificazioni di Gaetano verso l’amico e compagno di studi a Napoli,
Francesco Florimo, storico della musica e compositore: “Mio fratello
vive d’una maniera distintissima da me. lo abito 6 Rue de Provence, e
lui 7 Rue St. Lazare. I suoi interessi non son i miei. Questo modo d’aggire
presso di lui, mi fa godere la pace. Certamente gli farò vedere ciò che
mi scriveste, e accompagnerò quello scritto di mie paterne osservazioni.
Anzi, lo pregherò di scrivervi. Ma non me vogliate se gli effetti che
v’aspettate verranno più tardi dei vostri, e miei desideri”.
In una lettera dattiloscritta, rinvenuta tra le pagine del diario
manoscritto, uno dei figli di Giuseppe, Umberto, accusato di avere
inviato una lettera anonima al violoncellista sulla questione delle
eredità che divisero gli appartenenti alla famiglia, puntualizza allo
zio Gaetano: “...ciò mi dispiace poiché chi ben ricorda il carattere
positivo del fu Giuseppe Braga, che assieme a voi fu Gloria e vanto
degli Abruzzi, dovrebbe formarsi il convincimento dei sentimenti, non
vili, incarnati nel nostro sangue... Ma le accuse, che, ingiustamente mi
lanciano i parenti mirano a maggiormente aizzarvi contro di noi poveri
orfani abbandonati ai quali altro non restò, che gli occhi per piangere
la cattiva stella che fatalmente s’imbattè sul cammin di nostra vita...
Tengo a dichiararlo, che noi figli del fu Giuseppe, non siamo avidi di
possessioni e di ricchezze, e che mai in vita nostra (abbenchè la sorte
non ci fu favorevole) siamo andati soggetti a chicchessia facendo
assegnamento solo sulle nostre forze per guadagnarci, onestamente, di
che sostenerci... Da parte mia e dei miei fratelli riceverete sempre
venerazione e stima”.
Una lettera toccante perché, nel tentativo di una sorta di
riabilitazione del padre, doverosa ed affettiva per amor filiale,
Umberto si svela sofferente della disgrazia famigliare caduta sul capo
di loro figli di Giuseppe. In contrasto con il quadro poco idilliaco
dipinto sui loro rapporti ed a dispetto della loro diversa natura ed
esistenza, Gaetano e Peppino si cercavano e si ritrovavano.
Possibilmente amavano farlo, pur non avendone tempo e occasioni molto
frequenti causa il loro girovagare per il mondo nelle vesti di musicisti
e concertisti di successo, nella natia Giulianova. E diventavano
protagonisti anche delle rimpatriate, nei piacevoli momenti di
spensieratezza o nelle affascinanti e suggestive atmosfere di una
Giulianova pulsante di intelletti (allora), in specie nella dimora di
Alessandrina di Obrecoff e della di lei figlia Sofia Acquaviva
d’Aragona. Risale all’estate 1866 un rientro dall’estero di entrambi i
fratelli in cui “è indescrivibile la gioia di tutta la famiglia nel
rivedere i due amatissimi figlioli” ricorda Bindi, riportando poi la
graziosa descrizione di una piccola scena famigliare da parte dello
stesso Gaetano Braga: “Un dopo pranzo, sulla spiaggia, proprio vicino al
mare, feci sedere mia madre — racconta il violoncellista - e noi cinque
fratelli ci spogliammo e ci mettemmo a nuotare. Giovanni, Andrea,
Peppino e Francesco cominciarono l’accompagnamento della mia
“marinaresca’ e io intuonai il canto”.
La genialità dei Braga, della quale fa cenno anche Cerulli nella già
citata nota in Giulianova 1860,
illuminava le serate musicali che si rivelavano delle vere e proprie
audizioni in cui Giuseppe soleva accompagnare al pianoforte il fratello
violoncellista. Bindi conferma che “allora Giulianova era il centro
intellettuale di una società colta ed elegante, che da tutte le parti
della Provincia conveniva, attratta da quella affascinante signora, la
Contessa di Castellana di Obrekoff... Nella memoria del mio paese,
famose durano ancora nella memoria le feste, sontuose e brillanti, date
da quella ospitalissima ed intellettuale signora e dal marito di lei
conte Carlo, e vivo il ricordo della bontà, della bellezza, della
cortesia delle figliole, signorine Sofia e Isabella, dell’ingegno
vivacissimo, della meravigliosa e multiforme attitudine per ogni ramo
dello scibile, per ognuna delle belle arti, del figliuolo Andrea, come
dura nell’animo mio il ricordo di amici carissimi che in quel tempo mi
furono compagni inseparabili: Peppino Braga, Gaetano e Luigi De
Bartolomei, Apollo Caravelli, Francesco Accettella, Achille Durango,
Flaviano Bucci, Giovanni Cermignani, Pasquale e Vincenzo de Martiis,
Marino e Filippo Massei, Cesare Tentarelli, Battista De Luca, Luigi
Leone e tanti altri che purtroppo non sono più.
In uno di questi emozionanti incontri, che la nobildonna Sofia organizzò
per beneficenza a favore delle famiglie povere di Giulianova,
all’abituale gruppetto si aggregò l’emergente Francesco Paolo Tosti, il
grande musicista e compositore di Ortona, anch’egli allievo di Saverio
Mercadante, già maestro di Gaetano Braga, e condiscepolo di Peppino
Braga, del quale rimase grande amico. Accadeva nel 1872, anno del
matrimonio di Giuseppe, ed in quella circostanza la serata di svolse nel
Palazzo Comunale. Bindi ricorda che Sofia, nel promuovere l’evento,
“ebbe a giovarsi del consiglio e dell’opera di due illustri maestri
giuliesi: Gaetano e Peppino Braga; il primo, tornato allora, come soleva
fare in ogni anno, da Parigi, dove era l’idolo della più eletta società,
che egli deliziava col suo violoncello nelle famose audizioni della Sala
Erard o nell’aristocratico salotto della principessa Matilde; reduce
l’altro dai suoi trionfi di Pregny e di Pietroburgo, dove, ospite del
barone di Rothscild e del conte Koucheleff, aveva, come pianista,
destato così grande entusiasmo e raccolta così cospicua fortuna”
sottolinea di nuovo Bindi, citando in proposito un articolo dell’amico
scrittore abruzzese Luigi Bologna nel periodico Risorgimento d’Abruzzo e
Molise.
“L’attrattiva della festa — continua il professore - fu Tosti che Sofia
aveva in grande stima e desiderava mettere in vista e che Gaetano e
Peppino Braga molto amavano. Gaetano, tra la più aspettativa e
curiosità, presentò il giovane alla eletta adunanza. Braga, accompagnato
dal fratello Peppino, suonò divinamente, come lui solo sapeva suonare,
la Preghiera di Mosè, l’omaggio a Bellini, Il Curricolo, traendo
da quel suo strumento accenti che ti penetravano nel più profondo
dell’anima; Sofia miniò da vera artista la Leggenda Valacca, con
accompagnamento di violoncello e di piano; e poi F. P. Tosti suonò e
cantò con una voce così dolce e delicata di tenore, con tanta grazia e
con una “dizione tutta sua” alcune romanze da deliziare il pubblico e
suscitare in esso il più grande entusiasmo. Conobbi così F. P. Tosti e
anche io, giovanissimo, anzi più giovane di lui, a lui mi strinsi con
tenera amicizia, e insieme ai fratelli Braga, che furono affettuosi e
fedeli amici miei fino alla morte, trascorsi alcuni giorni deliziosi ed
indimenticabili”
conclude Bindi. Mi è sembrato importante indulgere su alcuni dettagli
che, in apparenza marginali e pleonastici rispetto alla mia trattazione
sulla personalità di Giuseppe Braga, raffigurano un ambiente di fervore
intellettuale, non solo cittadino. In questo microcosmo culturale anche
il pianista ebbe il suo ruolo rifrangente dell’altro, più ampio, nel
macrocosmo musicale nazionale e internazionale. Personalmente, sono
convinto che Giuseppe abbia contribuito da par suo a far conoscere
maggiormente la Leggenda Valacca in Russia, grazie all’assidua
frequentazione della corte dello Zar a Pietroburgo ed ai numerosi ed
applauditi concerti che vi teneva.
La sua figura, quantunque vissuta all’ombra del fratello Gaetano, seppe
splendere nel lato opposto della luna, quello che non ci appare. Il
destino volle per poco, lui con sregolatezza.
-
-
NOTE BIBLIOGRAFICHE
-
Vincenzo Bindi, Gaetano Braga, Da’
ricordi della sua vita, Francesco Gianni & Figli
Tipografi-Editori, 1927, pag. 10, nota 1;
-
V. Bindi, ibidem, pag. 10, nota i, e Riccardo
Cerulli, Giulianova 1860, Tipografia C.E.T.I. per Abruzzo
Oggi, Teramo, 1968, pag. 295. Il volume è stato ristampato nel
mese di maggio 2003, dopo la morte dell’autore, dalla Editoriale
Eco srl per conto della Casa della Cultura di Teramo. Cerulli,
nella nota 121 a pag 334, esaltando il temperamento di Ernesto
Migliori, capitano di industria nell’oligarchia cittadina che
era venuta affermandosi dal primo Ottocento. Cerulli scrive:
“egli fu “figlio di Vincenzo “modesto uomo di piccoli negozi” e
di Maria Concetta Braga, “di umile origine, ma d’un ceppo di
gente geniale; era infatti la sorella di Gaetano Braga, il re
del violoncello... di Giuseppe Braga, "pianista bizzarro...“. La
definizione di “pianista bizzarro” è di Carlo Casali, In
memoria di Ernesto Migliori, Pescara, 1932.
-
V. Bindi, ibidem, pag 10. Bindi torna ancora
sulle amicizie prestigiose e sui successi di Giuseppe in specie
nelle pagine 74-75-76-150;
-
Il suo cognome nel Registro di Nascita appare con
la “c” e non con la “g’ secondo un impervio destino anagrafico
che ancora oggi accompagna uno dei pochi ceppi autoctoni
giuliesi rimasti. Per le ricerche presso gli Uffici di Stato
Civile del Comune di Giulianova, un particolare ringraziamento è
doveroso a Adele Crocetti e Grazia Leone;
-
Emanuela Onofri, Gaetano Braga tra cronaca e
storia, tesi di Laurea in Storia della musica moderna e
contemporanea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea
in Lettere presso l’Università degli studi de L’Aquila, A.A.
2002/2003. pag, 17. Relatore il Prof. Walter Tortoreto. La
Onofri ha sostenuto un lavoro davvero immane, di sicuro valore
documentale per i futuri studi su Gaetano Braga, trascrivendo i
manoscritti, spesso indecifrabili, del violoncellista custoditi
presso la Biblioteca Civica “Vincenzo lindi”;
-
Atto di matrimonio presso Ufficio Stato Civile
del Comune di Giulianova;
-
Ultime confessioni di mia vita (primo
quaderno 1891 gennaio 14- 1893 ottobre 13); I volume delle
lettere a mio nipote Gaetano Braga di Francesco (1898 maggio
29—1899 agosto16); Ultime impressioni di mia vita, 1°
volume; Lettere di Bragaa Bindi Lettere al nipote Gaetano di
Francesco, e documenti vari che sono stati sorgenti di
notizie del volume di Bindi e dell’Inventano della
corrispondenza di Vincenzo Bindi di Pasquina Scoscina, tesi
di Laurea presso la Facoltà di Magistero de L’Aquila, a.a.
1971-72. relatore Prof. E Gaeta; lettere e biografie raccolte in
istituzioni pubbliche e private dalla Onofri a completamento
della sua tesi già citata;
-
V. Bindi, ibidem, pag 10;
-
Francesco Contaldi, Arte Giuliese, Raffaello
Pagliacceni- Gaetano Braga, saggi biografici, Premiato
Stabilimento Tipografico del Commercio Giulianova, 1894. Il 26
febbraio scorso, presso la Sala Consiiare del Comune, si è
tenuta una riuscita presentazione della ristampa anastatica del
libro di Contaldi, a cura dell’Assessorato alla Cultura e della
Biblioteca Civica, e dell’Agenzia per la Promozione Culturale
della Regione Abruzzo — sede di Giulianova. Il volume è stato
pubblicato per i tipi Media Edizioni nel mese di ottobre 2004;
-
Francesco Contaldi, ibidem, pag. 75;
-
Francesco Contaldi, ibidem, pag. 97;
-
V. Bindi, ibidem, pag. 153, nota I;
-
E. Onofri, ibidem, pag. 17;
-
G. Braga, pagg. 63 e 64, vedi E. Onofri, ibidem,
pagg. 130-131;
-
G. Braga, pag. 68, vedi E. Onofri, pag. 133;
-
G. Braga, pag. 9, vedi E. Onori pag. 140;
-
G. Braga, Ultime impressioni di mia vita, I
volume, pag. 132, vedi E. Onofri pag. 303;
-
Lettere di Braga a Florimo, Real Collegio
di musica, Napoli 20 giugno 1883, gli autografi sono conservati
presso la biblioteca del conservatorio di S. Pietro a Majella di
Napoli (vedi E. Onofri, pag. 356. La lettera in questione è
riportata a pag. 363 della tesi di E. Onofri). Francesco Florimo
(Sangiorgio Morgeto, RC, 1800- Napoli 1888) fu storico della
musica e compositore, reggente dal 1826 e dal 1851 fino alla
morte direttore archiviano della biblioteca del Conservatorio di
Napoli;
-
Umberto Braga, Lettera dattiloscritta, fondo
Braga presso la Biblioteca Civica Bindi, Campli 12 settembre
1906, vedi E. Onofri, pagg. 340-1;
-
V. Bindi, ibidem, pagg. 55-56;
-
R. Cerulli, ibidem pag. 334;
-
V. Bindi, ibidem, pag. 74;
-
V. Bindi, ibidem, pag. 76, nota I;
-
V. Bindi, ibidem, pag. 76;
-
L. Raimondi, Gaetano Braga, suggestioni in
letteratura, Progetto Braga 2000 a cura dell’istituto
Musicale Pareggiato “G. Braga” di Teramo, del Comune di
Giulianova e della Tercas, stampato da Deltagrafica di Teramo
nel mese di giugno 2000, pag. 36, paragrafo.
|