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- Rivista "Madonna
dello Splendore n. 24
- Giulianova, 22
aprile 2005
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Stampato dalla Tipolito Braga
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di Giulianova Lido.
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Il
raglio dell’asino
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di Giulio
DI MICHELE
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Primo
settembre 1943. - Il mese inizia molto male; ieri a Pescara, i
“liberatori”, arrivati dal mare, hanno sventrato mezza città. Brutto
martedì con duemila morti, forse più.
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I
bombardieri si affacciano sulla città intorno alle 13 mentre un treno,
proveniente da Milano o Bologna, non ricordo bene, sta entrando in
stazione. Dovevo prenderlo a Giulianova poi all’ultimo momento,
rinunciai. Che fortuna! Pescara, d’un tratto, ci sveglia da un soporoso
sonno che ci nega di vedere in faccia la realtà. È giugno il momento di
pensare che la guerra sta arrivando davanti casa! In rapida successione:
il giorno 8 ci arrendiamo senza condizioni e il 12 Mussolini è liberato
dai tedeschi. Ecco come la resa presentata dal quotidiano l’Avvenire
d’Italia. Testata non consone all’infelice momento che sta attraversando
la nostra Patria. E come non bastasse abbiamo a sinistra il proclama del
capo del Governo, abbastanza piagnucoloso e ambiguo, e a destra, in
netto contrasto. Il bollettino di guerra. Se non fosse una cosa molto
seria ci sarebbe da ridere! Giulianova Spiaggia, nel 1943, hai! massimo
sviluppo oltre la ferrovia, verso il mare, come prevedono le necessità
di una cittadina che concentra le sue attività nell’interesse e nello
sviluppo dell’ospitalità estiva. Verso la fine del mese, a Teramo e
provincia, con ritardo nei confronti delle altre località abruzzesi,
arrivano i tedeschi e con loro i primi bandi. Poi, di punto in bianco,
anche l’ordine di evacuazione della fascia costiera da Pescara sino alla
provincia di Macerata.
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La linea di demarcazione è data dalla statale adriatica. Per la verità
almeno a Giulianova, anche senza il bando di sgombero, la stragrande parte
della popolazione è già sfollata in paese, nelle campagne circostanti o
nell’entroterra per timore delle continue incursioni aeree. Quelle poche
famiglie rimaste nella zona vietata hanno poco tempo per cercarsi un rifugio
e fra l’altro, sono prive di qualsiasi mezzo per trasportare le cose
necessarie alla sopravvivenza. Qualche carrettiere è ancora in opera, “Lu
marchiscià”, al secolo Luigi Cassiani, forte tempra di lavoratore e sempre
ben disposto alla battuta. Ha un buon cavallo da tiro che, senza troppa
fatica, supera la salita tra spiaggia e paese. |
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Il secondo famoso per il suo asino, risponde al nome di “Bandunato”. Ormai,
però, sono invecchiati entrambi e l’asino stenta nei percorsi con una certa
pendenza. In uno di questi viaggi, dalla stazione a! paese, l’asino, forse
perchè sta tirando un carretto sovraccarico, a metà salita, quasi sotto il
belvedere, si impunta rifiutandosi di proseguire malgrado le buone parole
che Bandunato gli sussurra nelle orecchie. |
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Il carrettiere, persa la pazienza, alza la frusta per colpire la bestia
senza accorgersi che un graduato tedesco, che scende a piedi verso il lido,
è arrivato alla sua altezza. Non fa in tempo a far calare la frusta dalla
groppa dell’asino che un violento manrovescio si abbatte sul suo viso,
Bandunato, preso alla sprovvista si piega in due finendo tra le gambe
dell’asino che, per la contentezza, raglia e crepapelle. Spesso i tedeschi,
come tutti i popoli nordici, hanno in maggiore considerazione gli animali.
Termino questo breve racconto mostrandovi un’ordinanza, a firma Von Zanthier,
comandante della piazza di Teramo. Il riferimento è soltanto per l’ascolto e
la divulgazione di notizie che possono nuocere al decoro del Reich. Non
mancano ordinanze che camminano la pena di morte. Non abbiate paura, anche
gli angloamericani, al loro arrivo affiggono manifesti che, per gli stessi
reati, offrono in cambio la fucilazione. |
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